Brown Dan

Il Codice da Vinci

Autore: 
Brown Dan
Pistis Sophia
 Poco più di un anno fa un volume faceva bella mostra di sé nella vetrina di tutte le librerie della città. La tentazione di averlo tra le mani, sfogliarlo e rendere mia ogni singola pagina era troppo forte per potermi opporre. All’epoca non era ancora entrato così massicciamente nelle case degli italiani, non avevo modo di verificare le impressioni di chi poteva leggere, per la prima volta, delle tematiche trattate, al di là della storia romanzata.
Era un curioso esperimento psicologico a cui avrei assistito, ma non credevo potesse avere una siffatta portata.
Già in ambienti internazionali il romanzo di Dan Brown, in classifica da sette mesi prima dell’uscita italiana, aveva suscitato una serie infinita di polemiche come se non si fosse trattato di un romanzo, ma di una sorta di rivelazione fastidiosa ed imbarazzante tra le parti in causa, nella realtà così come nella finzione. Chi lo ha duramente criticato per i contenuti blasfemi e gli attacchi sconsiderati, sinceramente credo non lo abbia letto o, quantomeno, non lo abbia letto fino in fondo.
Un’ampia, prolifica, bibliografia si è accumulata negli anni sugli argomenti trattati, ma il problema, almeno per questo libro, è legato alla presa che ha sul lettore e, quindi, alla sua ampia diffusione rispetto alla più articolata saggistica.
 Dopo poco più di un mese dal mio acquisto, “Il Codice da Vinci” non ha mai abbondato, se non per brevi istanti, la pole position tra i libri più letti (e, quindi, più acquistati). Ha suscitato talmente tanto scalpore che c’è chi si è accaparrato i diritti per la trasposizione cinematografica, approfittando della classica gallina dalle uova d’oro. Riuscirà anche sullo schermo ad avere tanto successo? Ne dubito fortemente. Aspetterò comodamente seduta di vedere cosa ne uscirà fuori, visti gli ultimi deludenti tentativi con “Revelation”, “Dogma” ed il recente “Il mistero dei Templari”(a ritroso, possiamo citare “L’ultima tentazione di Cristo”, ma è tutt’un altro discorso). 
Il Codice da Vinci rappresenta un bignami, una sintesi, la raccolta ultima di alcune idee che ogni tanto emergono dall’ombra, non sempre suggestive.
Ciò che lega i diversi elementi in questo libro è una storia romanzata inquadrata nel genere thriller. Natura che, già di per sé, assume l’intreccio delle ricerche di studiosi, semplici appassionati o pseudo-ricercatori, nel tentativo di spiegare un passato oscuro che potrebbe cambiare per sempre un futuro sempre più impalpabile. Idee possibiliste o semplicemente eccentriche si amalgamano a fatti reali finendo per collimare, al di là di ogni immaginazione.
L’assassinio, come ogni thriller che si rispetti, è il primo ad entrare in scena. Il curatore del Museo del Louvre, Jacques Saunière (ai più questo cognome può dire poco, ma basta fare qualche ricerca su Rennes-le-Château e ci si accorge che non è un nome scelto a caso), viene trovato in una sala a pochi passi dalla Monna Lisa di Leonardo da Vinci, in una posizione che ha tutta l’aria di un macabro scherzo o di un sottile messaggio esoterico.
L’uomo è disteso come l’Uomo di Vitruvio e solo le lampade speciali della polizia riveleranno un cerchio attorno alla figura.
Molti altri riferimenti ed uno strano messaggio trascineranno sulla scena del delitto prima Robert Langdon, esperto di simbologia, e, successivamente, Sophie Neveu, crittologa della polizia scientifica di Parigi, che si rivelerà essere poi la nipote del curatore assassinato.
Una scena della sua infanzia, legata ad un rito antichissimo molto simile a quello individuato in “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick, l’aveva allontanata dal nonno. Una serie di colpi di scena in rapida successione porteranno alla luce misteri sempre più fitti ed inquietanti che toccheranno le corde dell’essenza dei singoli personaggi coinvolti. 
Così nero l’inganno dell’uomo. La tradizione del Priorato, il suo culto della dea, si basa sulla convinzione che alcuni uomini molto potenti, all’inizio della Chiesa cristiana, hanno ingannato il mondo diffondendo bugie che svilivano la donna e spostavano l’equilibrio a favore del maschio”, p. 149.
Da un lato la Chiesa cattolica e l’Opus Dei, dall’altro il Priorato di Sion, leggendaria setta di cui si è detto di tutto e di più, il cui braccio militare nei passati e lontani secoli era considerato l’Ordine dei Cavalieri del Tempio (conosciuti semplicemente con il nome di “Templari”).
Il Priorato di Sion era una segretissima forza che racchiudeva nella sua storia personaggi quali Botticelli, Newton e lo stesso Leonardo da Vinci come Gran Maestri, o Nautonnier (ma prendevano anche il nome di Giovanni o di Giovanna, se donne). La scelta di non discriminare le donne era coerente con la natura del Priorato stesso. La struttura gerarchica utilizzava titoli particolarmente significativi: sotto il Nautonnier c’era il Principe Noachite de Notre-Dame (per tre iniziati) e, quindi, il grado di Croisé de Saint Jean o Constable(per 9 membri). C’erano altri sei gradi, ma la guida era rappresentata dai primi tredici membri collettivamente detti “Arch Kyria”, con la parola greca che significa “donna”, titolo attribuito anche alla dea Iside (scorrendo le leggende si troveranno altri accostamenti, non da ultimo alla Dama del Lago delle leggende arturiane).
Al centro della storia de “Il codice da Vinci”, un segreto occultato per duemila anni che avrebbe portato grandi poteri ad alcuni ed il terrore ad altri, tanto da poter essere disposti ad uccidere per salvare la “Via”.
Un meccanismo criptato fatto di messaggi e di marchingegni rubati alle idee dello stesso Da Vinci porterà quindi i vari personaggi ad accedere a segreti sempre più incredibili, percorrendo una strada irta di pericoli mortali: la luce ed in fondo una scelta decisiva, divisa in due, da portare avanti. 
Dopo averlo letto, ho provato ad approfondire le critiche visto che, neanche tanto velatamente, sono state risparmiate citazioni ad organizzazioni attualmente esistenti, oltre a personaggi di influenza mondiale di tutti i tempi, dai fondatori dell’Opus Dei a personaggi di spicco del Vaticano, tanto per fare un esempio. Sono richiamati anche personaggi storici quali lo stesso da Vinci e Newton, letterati quali Walter Scott, principi e re della dinastia dei Merovingi, fino ad arrivare ai tempi moderni con una ricostruzione attenta della simbologia delle opere di Disney (tra le tante la “Sirenetta” ed il “Re Leone” con un riferimento assolutamente fuori dal normale nel mezzo della storia), di Stanley Kubrick e persino del Presidente Mitterand.
Una delle curiosità, del tutto originale, la si trova anagrammando il nome di alcuni personaggi significativi del romanzo che rimandano agli autori di uno dei saggi matrice del libro di Brown, “Il Santo Graal” di M. Baigent, R. Leigh, H. Lincoln.
Cos’è che attira l’attenzione dei vari personaggi di questa storia?
La tanto famosa cerca del Graal (che secondo una versione è stata una coppa contenente il sangue di Cristo)?
Per altre teorie, legate alla ricerca affannosa dei primi nove cavalieri Templari sotto il tempio di Gerusalemme, improvvisamente arricchiti, è qualcosa di più del tesoro favoloso di cui si narra. La coppa potrebbe essere un calice, una coppa simbolica, un qualcosa vicino a quella forma che conteneva il Sangue di Cristo, il Sangue Reale, “Sang Real” (da cui deriverebbe Sacro Graal).
Cosa può esserci di tanto simbolico da contenere il Sangue di una persona?
La soluzione non è poi così impossibile da trovare, se ci si riflette con un po’ di attenzione.
Un mistero accuratamente nascosto dalla Chiesa, già dall’Imperatore Costantino che cancellò i riferimenti da cui si potevano trarre le opportune considerazioni: in primo luogo l’elemento femminile sempre duramente respinto dalla Chiesa (si pensi, ad esempio, alla caccia alle streghe).
Tutti i personaggi legati al Priorato di Sion, però, nonostante il segreto, hanno sempre reso omaggio a quel particolare “calice”, manifestando in ogni modo possibile la sua esistenza e la sua importanza al mondo.
Nel Cenacolo di Leonardo Da Vinci, c’è un personaggio che sembra la contrapposizione di Cristo, anche nei colori utilizzati. Tra la sua e la posizione di Cristo sembra crearsi la forma di quel calice a cui si vuole fare riferimento. È uno degli apostoli, ma un particolare nell’aspetto fisico lo lega ad alcuni soggetti botticelliani, nonché a quelli dello stesso Disney.
Nel libro ci sono continui riferimenti ad altri capolavori sia dell’arte che della letteratura, accuratamente analizzati nella loro simbologia.
Non c’è alcun dubbio che il romanzo, sotto questo punto di vista, ha un notevole fascino e viene spontaneo osservare queste opere con occhi diversi e più attenti.
Una ricerca estenuante contro il tempo porterà, infine, i vari personaggi nei luoghi già abbondantemente citati nella letteratura a tema, in primo luogo la cappella di Rosslyn (“La Chiave di Hiram” ed il “Secondo Messia” di C. Knight e R. Lomas).
Avevo forti perplessità sul giudizio finale da attribuire al thriller di Dan Brown.
Non mi erano sconosciute le idee, le simbologie utilizzate, i luoghi visitati, le teorie sul Santo Graal e così via. Non riuscivo a trovare, quindi, l’elemento di novità del libro, se non quella di aver riassunto gli aspetti più eclatanti di questo “mistero” che affascina gli uomini di ogni tempo.
Il Codice da Vinci, tuttavia, si lascia leggere con voracità perché avvincente e ben architettato.
Indovinelli, messaggi, anagrammi da decifrare si amalgamano con l’analisi ingegnosa delle opere d’arte piene di indizi fino alla rivelazione conclusiva. Questo alla fine, almeno per me, è la parte “nuova” che cercavo: una caccia al tesoro che coinvolge anche il lettore pronto a svelare il mistero unitamente ai protagonisti.
La cosa semmai preoccupante è l’attacco feroce sulla sua attendibilità storica: se dichiaratamente trattasi di un thriller, così si presenta e si sviluppa dall’inizio fino alla fine, cosa significa “storicamente inaccettabile”?
Per farsene un’idea è sufficiente cercare sul sito ufficiale dell’Opus Dei, arricchito da nuove critiche settimanali. Tutto questo nonostante alcuni dei personaggi di rappresentanza dell’Organizzazione possano esser capaci di commuovere nella parte conclusiva del libro, dimostrando che non tutto è come appare (ciò sta a significare che chi attacca non ha letto il libro fino in fondo).
Una vera assurdità, come criticare il “Il Signore degli Anelli” di Tolkien affermando che la Terra di Mezzo non sia mai esistita. Che male può fare qualcuno che voglia credervi?
Non è la fede ad essere minacciata. Non basta un libro per minarne le fondamenta; è sufficiente guardarsi attorno in questo mondo per averne un’idea.
Potrei avere un giudizio diverso se Dan Brown, a mo’ di moderno predicatore, avesse utilizzato la forma del romanzo per diffondere le sue teorie, che poi si rivelano esser non proprio tanto originali, se proprio vogliamo essere sinceri.
Quelli che erano i miei dubbi iniziali su di un’ingegnosa operazione commerciale si sono alla fine rivelati fondati. Dopo l’abbondante interesse verso la new age, l’attenzione si è spostata verso il mistero del Graal, i vangeli gnostici e sulla vita di un “Uomo” vissuto circa 2000 anni fa.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Dan Brown, storico dell’arte, insegnante di inglese all’università e scrittore.
Collabora con alcune riviste e scrive romanzi.
Il suo maggior successo è stato “Il Codice da Vinci”, il libro più venduto in Italia nel 2004. Dello stesso autore anche “Angeli e demoni” (novembre 2004), thriller ambientato tra la setta degli Illuminati a Roma.
 Dan Brown, “Il Codice da Vinci”, Mondadori, 2003.
Traduzione di Riccardo Valla.
Approfondimenti in rete: Opus Dei
 Movida, dicembre 2004.
Pagine già inserite in ciao.it. Revisione ampliata per Lankelot.com.
 
ISBN/EAN: 
9788804523413

Commenti

MOVI!

così com'era stata scritta...ero un po' indecisa a riproporla...ma come potevo non farlo?

...cronaca di una vendita annunciata...

"Già in ambienti internazionali il romanzo di Dan Brown, in classifica da sette mesi prima dell?uscita italiana, aveva suscitato una serie infinita di polemiche come se non si fosse trattato di un romanzo, ma di una sorta di rivelazione fastidiosa ed imbarazzante tra le parti in causa, nella realtà così come nella finzione. Chi lo ha duramente criticato per i contenuti blasfemi e gli attacchi sconsiderati, sinceramente credo non lo abbia letto o, quantomeno, non lo abbia letto fino in fondo.
Un?ampia, prolifica, bibliografia si è accumulata negli anni sugli argomenti trattati, ma il problema, almeno per questo libro, è legato alla presa che ha sul lettore e, quindi, alla sua ampia diffusione rispetto alla più articolata saggistica. "

> Ecco: con semplicità hai spiegato subito il nodo principe della questione. Ossia, l'impatto diverso che ha avuto - che ha potuto avere - un romanzo rispetto a tanti saggi, ciascuno con ben diversa e ridotta fortuna...

"(a ritroso, possiamo citare ?L?ultima tentazione di Cristo?, ma è tutt?un altro discorso). "

> Film che andrebbe recensito e ridiscusso.
E dovrei decidermi a comprare in Dvd...

"Una ricerca estenuante contro il tempo porterà, infine, i vari personaggi nei luoghi già abbondantemente citati nella letteratura a tema, in primo luogo la cappella di Rosslyn (?La Chiave di Hiram? ed il ?Secondo Messia? di C. Knight e R. Lomas)."

> Entrambi - ancora - mancanti;)

"Il Codice da Vinci, tuttavia, si lascia leggere con voracità perché avvincente e ben architettato.
Indovinelli, messaggi, anagrammi da decifrare si amalgamano con l?analisi ingegnosa delle opere d?arte piene di indizi fino alla rivelazione conclusiva. Questo alla fine, almeno per me, è la parte ?nuova? che cercavo: una caccia al tesoro che coinvolge anche il lettore pronto a svelare il mistero unitamente ai protagonisti."

> Ecco, e anni dopo le furiose polemiche d'antan, anni dopo le perplessità e i frenetici recuperi di tanti libri prima patrimonio di pochi, cosa rimane? Questo.
Un romanzo che si lasciava leggere con grande facilità, avvincente e convincente com'era, con quel paragrafo finale d'ogni capitolo che ti spingeva a leggere il successivo.
Una "caccia al tesoro" piena di reminiscenze e riferimenti più o meno alti, che ha avuto il grande merito di spingere tanti neofiti a studiare, in rigoroso disordine, pubblicazioni altre.

Fossero tutti così i casi letterari, libri seminali e "porte" per tanti altri...;).

bel pezzo.

6. l'incipit del mio vecchio scritto "altrove": "Una pagina bianca, vuota, asettica che chiede di essere spruzzata di parole.
A cascata cadono come pioggia nella mente, ma nulla di tutto quello che il cuore ardeva di scoprire.
Un diamante grezzo da incastonare tra le pietre più preziose dei ricordi.
Quella pietra purissima si è rivelata un coccio di vetro, tanto fragile da poter essere triturato in polvere, tanto tagliente da poter ferire il più fragile dei suoi estimatori"....

7. esiste già un vecchio scritto su Hiram, ma per l'appunto è troppo vecchio...mi ci vuole tempo...dopo....
pagina che avevo scritto d'impeto, assai critica,...pagina dolorosa...per tante vicende che ne seguirono...

9, 7. a tua discrezione, amica mia.

l'ultima frase era riferita a L'ultima tentazione...:)...