Della lunga carriere artistica di Reno Bromuro, costellata da numerose pubblicazioni, da illustri frequentazioni e da importanti riconoscimenti, tra cui il conferimento della Targa d'oro della professionalità poetica conseguita nel 1989 dall'Istituto Superiore di Studi Umanistici in Roma "in virtù delle sue considerevoli benemerenze acquisite nel novero delle belle lettere italiane, non disgiunto dalla serietà con cui conduce la sua attività", fino ad oggi avevo avuto il piacere di apprezzare solo la cifra poetica, non già il talento di romanziere.
Deciso a colmare questa lacuna ho acquistato la sua ultima fatica editoriale, il romanzo “Le ali dell’anima”, dalla cui lettura ho ricavato una gradevole piacevolezza. Si tratta di una storia meravigliosa, profonda, coinvolgente, che non vorresti finisse mai e che si legge tutta d’un fiato come un bicchiere di acqua fresca in un giorno di solleone. Fin dalle prime pagine l’autore rivela una raffinata capacità descrittiva quasi inconsapevole, incidendo le immagini con la stessa precisione del pittore sulla tela e portando la scrittura ad un alto grado di rifinitura.
“Erano due olmi favolosi(...) rigogliosi di foglie di un tenero colore verde tra cui si affacciava il rosso dei piccoli fiori, che il vento staccava e disperdeva per il prato incolto.(...) Due faggi striminziti facevano da contrasto a significare l'ambiente umano che popola la zona. Più a sinistra un salice ondeggiava i rami al vento. Al centro un giovane abete sembrava accompagnarsi al suo stato d'animo.(...) beveva la danza dei rami, lo svolazzare dei fiori rossicci degli olmi e gialli dei faggi.
Pur non muovendosi in una dimensione autobiografica, egli ci consegna, attraverso il personaggio di Giovanni, il naufrago esistenziale, il presbite dell’anima, l’albatro baudelairiano deriso dalla ciurma; in cui non solo è facile intuire momenti della vita dell’autore, ma addirittura rinvenire la caratteristica inconfondibile di ogni poeta e di ogni artista.
Reno Bromuro non tratteggia in queste pagine un percorso biografico lineare, ma passando attraverso l’infaticabile ricerca d’amore di Giovanni, l’afflizione intensa e disincantata della moglie Marilena, il delicato trasporto sentimentale di Mavie ed il prezioso contributo delle altre presenze femminili che ruotano attorno al protagonista, dipana la matassa di un intenso e coinvolgente romanzo sentimentale, facendoci vivere tutta una vita di affetti, di slanci e di rinunce amare.
Chiudendo il libro ho provato un autentico sentimento di gratitudine per questo autore mai incline a fare carovana nella letteratura moderna, paladino della difesa della libera poesia e degli artisti emergenti ed obliati, portando il suo treno verso binari liberi e non occupati dalle correnti autocelebrative, che, giunto al vertice della sua carriera, ha deciso di avventurarsi nel labirinto ove sono racchiuse le ragioni che fanno di un’artista una creatura fragile ed incompresa, ha affrontato il Minotauro ed è risalito a raccontarcene la storia.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Reno Bromuro, “Le ali dell’anima”, Edarc Edizioni, 2007.
Prefazione di Paolo Ragni.
Approfondimento in rete: Wikipedia / Reno Bromuro e le sue opere / Poetilandia / Modulazioni / Intervista in Arte Insieme
Gian Paolo Grattarola
Recensione pubblicata su Il Convivio n. 30/2007 / IBS 28.08.2007 / Oltrepensiero.com 22.09.2007.
Commenti
Ave, Grattarola.
Scheda di Bromuro on line.
Qualche domanda: scrivi: "Chiudendo il libro ho provato un autentico sentimento di gratitudine per questo straordinario letterato che, giunto al vertice della sua carriera, ha deciso di avventurarsi nel labirinto ove sono racchiuse le ragioni che fanno di un?artista una creatura fragile ed incompresa, ha affrontato il Minotauro ed è risalito a raccontarcene la storia."
> Posso domandarti a quali autori senti sia vicino Bromuro, e per quali ragioni? Cosa e chi ti ricorda, e perché?
Una nota sull'esordio:
"Dell?illustre parabola biografica di Reno Bromuro, costellata di ampi riconoscimenti, di famose frequentazioni culturali e di numerose pubblicazioni,"
> Purtroppo, e lo dico non senza rammarico, di questa illustre parabola ne sapevo ben poco. So d'una forte attività nel web, in questi anni, a fronte di pubblicazioni spesso molto di nicchia. Non so dartene motivazione, non conosco l'autore e non conosco l'opera.
Né so valutare gli "ampi" riconoscimenti: purtroppo non conosco il Teatro. Tra noi c'è chi, come Andrea Brancolini, il teatro studia.
Vediamo se queste prime due righe vanno ridiscusse e modificate o meno. Fatemi sapere...
"Fin dalle prime pagine l?autore rivela una raffinata capacità descrittiva quasi inconsapevole, incidendo le immagini con la stessa precisione del pittore sulla tela e portando la scrittura ad un alto grado di rifinitura."
> Potresti campionare qualche passo, per favore, per darcene esempi?
Magari argomentando su ogni passo scelto.
"Chiudendo il libro ho provato un autentico sentimento di gratitudine per questo straordinario letterato che, giunto al vertice della sua carriera, ha deciso di avventurarsi nel labirinto ove sono racchiuse le ragioni che fanno di un?artista una creatura fragile ed incompresa, ha affrontato il Minotauro ed è risalito a raccontarcene la storia."
> Sulla scelta dell'aggettivo "straordinario" non so cosa commentare, ripeto. Gli straordinari letterati italiani del Novecento sono, a mio avviso, Magris, Del Giudice, Eco, Bufalino, Ottonieri, Pahor, Arbasino, Tabucchi, Calasso. Solo per nominare qualcuno, poi se vuoi argomento. Senti che Bromuro sia a quel livello?
A proposito:
"ha deciso di avventurarsi nel labirinto ove sono racchiuse le ragioni che fanno di un'artista una creatura fragile ed incompresa",
> Per sicurezza elimino l'apostrofo, prima di "artista"; a meno che non fosse apostrofo semantico, diciamo così, a suggerire dell'altro.
Ave!
La notte
E? giunta la notte,
e tutto dorme d?intorno:
anche il vento.
Sosta l?umano lavoro,
tace l?umano travaglio.
Trapunto di stelle,
stende il suo manto la notte
sulla laguna di lacrime.
Che vale ch?io vegli?
Ma datemi l?oblio?
(Ave Marco! Conosci l'opera di Bromuro? Ce ne parli anche tu, per favore?)
Grazie a nevabop per aver risposto alle insistenti provocazione senza alimentare cultura di franchi con una lirica ad oc tratta da "Note e Motivi" C. Armanni editore Napoli 1955. Non ho mai creduto che uno scrittore o un poeta debba avere per forza di cose un modello, perché, a amio avviso chi si rifà ai modelli esistenti e "autopubblicizzati" non sarà mai originale. Pace e Bene Mercuzio
Ave, Bromuro! Mi spiace doverla correggere, ma è fuori strada; non si tratta di "insistenti provocazioni". Sono domande, domande destinate proprio a chiarire le idee a chi legge, e magari ancora non la conosce, come me.
Il tono dell'incipit di Grattarola era entusiastico.
Bisogna solo saperlo argomentare, come Grattarola farà. Da queste parti, incredibile ma vero, funziona così: si chiama democrazia.
Prendo nota della sua scelta d'essere del tutto unico della storia del Novecento.
Pace e bene,
Franchi
Intanto, ha confermato l'affermazione nel punto 2: "So d’una forte attività nel web, in questi anni, a fronte di pubblicazioni spesso molto di nicchia." > E questo le fa onore.
ah. gianfranco, guarda, non conosco Bromuro e il suo teatro, ahimé, non posso dirne niente. magari cerco di informarmi. vedrò. sembrerebbe interessante;-) grazie per la segnalazione;-)
Grazie per il contributo, Andrea.
Ti sarò molto grato per ogni futura informazione.
Mi piacerebbe tanto aver mantenuto rapporti con i professori del DAMS che ho conosciuto a Roma III, Ruffini poteva contribuire ad aiutarci.
*
Marco! Se passi, rinnovo l'invito. Help!
si neanch'io, semplicemente dal sito che veniva suggerito come link ho proposto questi versi, che mi parevano esemplari. mi piaceva in particolare la chiusa, assai significativa. ma andiamo pure avanti! e aspettiamo eventuali studiosi. mi spiace avere alimentato speranze su mie competenze..
mercuzio, qui si cerca solo di lavorare insieme. Gianfranco è un uomo di curiosità intellettuale mostruosa (forse pari alla sua generosità) e freme difronte le novità..
ho capito... e ti ringrazio per la franchezza. A questo punto attendiamo il parere dell'esperto. Grattarola, quando potrà, chiarirà. E assieme, staff e recensore, decideremo se quegli aggettivi sono troppo generosi o se sono adeguati.
(danke per le belle parole, Marco, cfr. 14;) ).
Anche perché - ripeto: "autentico sentimento di gratitudine per questo straordinario letterato che, giunto al vertice della sua carriera"; "Dell?illustre parabola biografica di Reno Bromuro, costellata di ampi riconoscimenti, di famose frequentazioni culturali e di numerose pubblicazioni," > non vorrei che ci fossimo persi tutti qualcosa di splendido per strada. E non capisco perché - se non per i soliti problemi del teatro italiano contemporananeo.
Ossia che gli illustri sono ben pochi, i riconoscimenti molto provinciali e fumosi, le frequentazioni oscure, le pubblicazioni dalla circolazione ridotta. Ma non significa mica "demerito".
E' per questo che voglio capire se esistono canali diversi per decifrare questa carriera. Chiedo venia per l'impreparazione. Ma leggo "letterato", e sobbalzo. Tutto qui:).
Com'è provinciale la cultura se si ferma ai nomi altisonanti, trascurando per esempio la figura di un uomo, che appartiene a quella nutrita schiera di scrittori e poeti di talento ai quali non sempre è data la giusta visibilità. Per chi ancora non lo conosca Reno Bromuro è un esponente di primissimo piano di quella cultura centro meridionale che da sempre, è stata il fulcro della vita intellettuale del nostro Paese. Amico personale di Pablo Neruda che ne incoraggiò l'attività e la pubblicazione delle sue poesie, di Salvatore Quasimodo, di Alfonso Gatto e Vincenzo Cardarelli, drammaturgo e regista teatrale, sceneggiatore e collaboratore di Federico Fellini, ha sempre tenuto alta la bandiera della verità nella poesia. E'un uomo di lettere che non ha mai chieste prebende a chicchessia, né accettato le proposte di critici prezzolati i quali chiedono denaro in cambio della recensione di uno spettacolo teatrale, della divulgazione di un libro sia di poesia, sia di saggistica oppure di narrativa, con la quale vinse il primo premio indetto dal Giornale "L'Eco di Salerno" del valore di 25.000 lire nel 1954, che ha conseguito ambiti premi per la poesia, per la narrativa, la saggistica e il giornalismo e che ha ricevuto ben oltre tremila recensioni su quotidiani settimanali specializzati e mensili letterari.
Mi si chiede : «Posso domandarti a quali autori senti sia vicino Bromuro, e per quali ragioni? Cosa e chi ti ricorda, e perché?»
A mio avviso accostare la sua poetica ad un nome altisonante costituirebbe una mortificazione di un autore che non ha mai fatto carovana nella letteratura moderna, che ha fatto della difesa della libera poesia la propria bandiera, della sua narrazione uno stile puro ed estremamente originale portando il suo treno verso binari liberi e non occupati dalle correnti autocelebrative.
E' un uomo intriso di delicatezza e di profonda umanità, tanto riservato e pudico nella vita quanto rigoroso ed originale nelle scelte artistiche. Egli sembra difendere il mistero della propria poetica incurante del compiacimento artistico, risultando talvolta sprezzante verso il compiacimento artistico e costituendo un'isola felice nel mare di un mercato letterario disastrato e gonfiato.
Gian Paolo Grattarola
Bene.
Prima osservazione:
"Com?è provinciale la cultura se si ferma ai nomi altisonanti, trascurando per esempio la figura di un uomo, che appartiene a quella nutrita schiera di scrittori e poeti di talento ai quali non sempre è data la giusta visibilità."
Molto bene: allora, per favore, riformuli l'incipit. Che dice altro, mi pare: glielo ricordo:
"Dell?illustre parabola biografica di Reno Bromuro, costellata di ampi riconoscimenti, (...) di numerose pubblicazioni"
Seconda osservazione:
"cultura centro meridionale che da sempre, è stata il fulcro della vita intellettuale del nostro Paese."
> Mi perdoni, cosa intende per "centro-meridionale"? La definizione è imprecisa.
Terza osservazione:
"E?un uomo di lettere che non ha mai chieste prebende a chicchessia, né accettato le proposte di critici prezzolati i quali chiedono denaro in cambio della recensione di uno spettacolo teatrale"
> Può fare qualche nome, per favore? La tutelo io. Purché lei abbia delle prove.
"con la quale vinse il primo premio indetto dal Giornale ?L?Eco di Salerno? del valore di 25.000 lire nel 1954,"
> Mi perdoni, ma non mi sembra, purtroppo, un "ampio riconoscimento". Non trova?
Subito dopo: "ambiti premi per la poesia, per la narrativa, la saggistica e il giornalismo e che ha ricevuto ben oltre tremila recensioni su quotidiani settimanali specializzati e mensili letterari".
> Quali premi?
Soprattutto: come sarebbe a dire 3000 recensioni se la critica era corrotta?
Quinta osservazione:
"A mio avviso accostare la sua poetica ad un nome altisonante costituirebbe una mortificazione di un autore che non ha mai fatto carovana nella letteratura moderna"
> Ma io glielo chiedo per ragioni stilistiche, contenutistiche, linguistiche. Che sia laterale mi è ormai chiaro: ma rispetto a chi, e perché?
"E’ un uomo intriso di delicatezza e di profonda umanità, tanto riservato e pudico nella vita quanto rigoroso ed originale nelle scelte artistiche. Egli sembra difendere il mistero della propria poetica incurante del compiacimento artistico,"
> Guardi che è intervenuto poco fa... dichiarando:"insistenti provocazione senza alimentare cultura di franchi con una lirica ad oc tratta da "Note e Motivi" C. Armanni editore Napoli 1955. Non ho mai creduto che uno scrittore o un poeta debba avere per forza di cose un modello, perché, a amio avviso chi si rifà ai modelli esistenti e "autopubblicizzati" non sarà mai originale. Pace e Bene Mercuzio"
> Le sembra pudico? Le sembra incurante del compiacimento? Cosa intende per "pudico"?
(intanto, grazie per l'interessante confronto e per la Sua disponibilità, Dottore).
"?Fin dalle prime pagine l?autore rivela una raffinata capacità descrittiva quasi inconsapevole, incidendo le immagini con la stessa precisione del pittore sulla tela e portando la scrittura ad un alto grado di rifinitura.?
> Potrebbe campionare qualche passo, per favore, per darcene esempi?
Magari argomentando su ogni passo scelto. (DOMANDA INEVASA)
Mi creda: teniamo molto al dialogo; soprattutto a fronte di certe aggettivazioni. Non siamo i soli. La creazione delle pagine su Wikipedia si fonda, immagino, su dibattiti simili. Qui sono trasparenti e pubblici.
Guardi, ad esempio, come hanno impostato la pagina sull'artista:
http://it.wikipedia.org/wiki/Reno_Bromuro
Non parlano dei premi, né delle 3000 recensioni, né di un'attività "illustre". E' una voce poco analitica, quella di wiki, e molto sintetica. Ho l'impressione che non sia schierata.
Io sono convinto che lei voglia trasmettere amore per l'opera di RB, ma mi creda: magnificare va bene, argomentando però, sempre. Altrimenti, l'effetto è quello indesiderato. Tutto qui.
Mettiamo da parte per questa occasione wikipedia.org e andiamoa vedere cose accade a Lima, in Perù andando al link sottoscritto
http://skorpiona.webcindario.com/reno_bromuro.htm
Artista, mi perdoni: vorrei le parole del recensore.
Lei è unico nel Novecento, la dovrò studiare a parte e con calma.
In generale: mi sembra che l'introduzione dell'articolo - almeno quella - vada ampiamente riformulata. L'articolo deve essere ampliato. Questo per avallare la liceità della sua permanenza on line nel sito.
Invito nuovamente i neofiti a leggere il regolamento:
www.lankelot.eu/index.php/regolamento/
Faccio un esempio ulteriore. Teatro dell’Immagine o dell’Immaginazione: "Per la prima volta, lo spettatore è chiamato anche a «scrivere» ogni sera, il finale dell’opera. Nasceva il «Teatro dell’Immagine o dell’Immaginazione»." Dovrebbe essere il 1970. Lo presenta come un fatto storico. In rete non ne trovo traccia. Mi spiega dove possiamo studiare questo evento storico? Chi ne ha parlato e dove?
In altre parole: non era più saggio calibrare i toni?
Parlando di un autore molto laterale, attivo tendenzialmente in ambito teatrale, con pubblicazioni poco note e tuttavia talvolta recensite, negli anni? Argomentando quindi sui temi, sullo stile, sul lessico, sui contenuti... sul Teatro del Novecento, e quindi - considerando questo articolo - sulla Letteratura del Novecento?
Amico Platus, sed magis amica veritas. Considero la mia amicizia con Reno Bromuro un privilegio che affonda le proprie ragioni nella stima e nell'apprezzamento dei testi che nel corso degli anni ho avuto modo di leggere. Dalla sua viva voce ho avuto modo di apprendere aneddoti interessantissimi che hanno contraddistinto la sua lunga carriere artistica costellata da rilevanti frequentazioni e da importanti riconoscimenti che fanno buona mostra nella sua dimora. Certo non ha mai conseguito il premio Strega o il Campiello per fare degli esempi molto noti ma numerosi altri premi legati a conocrsi di poesia e di regia teatrale. Posso citare tra i tanti il conferimento della Targa d'oro della professionalità politica conseguita nel 1989 dall'Istituto Superiori di Studi Umanistici con sede in Roma. Tra le morivazioni è menzionato "in virtù delle sue considerevoli benemerenze acquisite nel novero delle belle lettere italiane, non disgiunto dalla serietà con cui conduce la sua attività". Come ho avuto modo di asserire il nostro è un personaggio che rivela una poetica poco affine alle correnti a lu contemporanee e non sarei in grado di identificare un artista che possa costituire un suo nume tutelare o una corrente a cui possa accostarlo con convinzione. Il fatto che non abbia avuto un'adeguata visibilità in rapporto al valore della sua opera è un giudizio critico personale, che nulla toglie, me lo consenta, al fatto che comunque la di lui parabola artistica sia tuttavia conosciuta dai cultori della materia attraverso internet. Non trovo rilevo pertanto alcuna contraddizione tra questa considerazione ed il mio incipit. Il ruolo di primissimo piano che Bromuro riveste nella cultura centro-meridionale gli è stato attribuito fin dal 1975 nel corso di una recensione a firma A. Maiolini sulla rivista "La settimana a Roma".
Da ultimo cita alcuni passi tratti dall'incipit del libro sperando che queste possano soddisfare la sua curiosità in merito al mio giudzio ciritico " Erano due olmi favolosi(...) rigogliosi di foglie di un tenero colore verde tra cui si affacciava il rosso dei piccoli fiori, che il vento staccava e disperdeva per il prato incolto.(...) Due faggi striminziti facevano da contrato a significare l'ambiente umano che popola la zona. Più a sinistra un salice ondeggiava i rami al vento. Al centro un giovane abete sembrava accompagnarsi al suo stato d'animo.(...) beveva la danza dei rami, lo svolazzare dei fiori rossicci degli olmo e gialli dei faggi. Dr. Gian Paolo Grattarola
Guardi:
io suggerisco di integrare questo lungo commento nell'articolo.
Andrebbe riscritto. E' onesto dichiarare di essere amico dell'autore, prima di chiamarlo "illustre" e "straordinario". E' onesto dire che tra i tanti premi non ce n'è nessuno eccezionalmente noto; è onesto dire che è conosciuto ai cultori via web, difficilmente altrove.
Questa è un'impostazione diversa. E non poco.
A latere; le osservazioni linguistiche e stilistiche che attendevo, assieme al frammento, non sono arrivate, vedo.
Assieme, qualche appunto.
Lei è appena giunto su questo sito. Non ha mai commentato nessun articolo diverso dai suoi. Ce ne sono circa 2000.
Peraltro, si presenta scrivendo un pezzo su un autore amico...
Le abbiamo pubblicato queste due recensioni - B. e Marai - perché capisse qual è l'ambiente in cui si trova: se avrà tempo e modo di leggere gli altri articoli dedicati a Marai, capirà perché nutrivo delle perplessità. Cerchiamo profondità, analisi, preparazione, competenza, umiltà: cerchiamo chi accetti il confronto.
Tra l'altro, non ha risposto a una domanda basilare: cosa significherà mai "centro-meridionale"? Quali regioni include, e per quali cause?
Come se dicesse "centro-settentrionale". Cosa significa?
La ringrazio vivamente del diritto d replica e prendo atto dei suoi suggerimenti di cui intendo fare tesoro. Mi consenta nondimeno di dire che io mi sono limitato a parlare di
una raffinata capacità descrittiva quasi inconsapevole, incidendo le immagini con la stessa precisione del pittore sulla tela e portando la scrittura ad un alto grado di rifinitura. E le righe da me riportate vanno a mio avviso a confortare questo giudizio.
La ringrazio anch'io, ma la prego di riformulare l'articolo integrando quel che ha appena scritto, nei commenti. Mi creda: ne deriverebbe un lavoro decisamente più degno e più onesto, nei suoi intenti e nella realizzazione. Integro, in alto, la dicitura: "Articolo in via di riscrittura".
Nota per lo STAFF > Entro domani notte la nuova versione dell'articolo dovrebbe andare on line. In alternativa, se ne riparla domenica.