Brizzi Enrico

Bastogne

Autore: 
Brizzi Enrico

IL PRECIPIZIO DEL NIZZARDO.

 

Enrico Brizzi pubblicò “Bastogne” successivamente alla fortunata pubblicazione del diario giovanile bolognese damsino “Jack Frusciante”. Ad essere onesti, avremmo gradito una sorta di bibliografia in appendice a quel romanzo; che davvero è stato una sorta di (fascinoso) saccheggio ben riuscito e piuttosto armonioso, ammettiamolo. Ecco nell'ordine i testi letteralmente depredati dal pirata Nizzardo - Bolognese nel Frusciante:


a)
“Arancia Meccanica”, di Burgess. Imitazione dello stile, in particolare analoga la propensione per i neologismi e per la creazione di uno slang pseudo-giovanile particolarmente contaminato, et cetera.

b) “Il giovane Holden”, di Salinger. Trascrizione grossolana e artefatta dell'atteggiamento – diremmo più correttamente della “posa” – del personaggio del talentuoso scrittore americano: un puer aeternus, tuttavia, più provinciale ed evidentemente "modaiolo al contrario", secondo i dettami di certa prolissa e annacquata avanguardia (retroguardia?) post-settantasettina o almeno post-punkiana coeva.

E infine, per analogia:

c) “Tokyo Blues (Norwegian wood)” di Murakami. Qui si può riscontrare una perfetta simmetria con la psicosi citazionistica del Brizzi: e mai simmetria fu più tossica, sino al soffocamento. Il nauseante cocktail è mescolato con una coscienziosamente artefatta leggerezza espositiva: da Baricco disimpegnato, potremmo arrischiarci a dire, sebbene Brizzi stesso preferirebbe forse la ritenessimo da primo De Carlo.

 
Quel diario (chiamarlo romanzo richiede davvero coraggio: voglio averne) aveva un pregio: rispetto alla norma dei bestseller, aveva trama e linguaggio eterogenei e non convenzionali. Rispetto ad una linearità (compostezza) di facciata di stampo marainiano o ad una onesta storiella artigianale alla Bevilacqua, confezionata per le allegre massaie dei supermercati rionali,
Brizzi sembrava un beatnik.
Tutti esultammo, sperando che l'esempio di uno scrivente che giocava a esternare le sue vicende umane in pubblico col festoso esibizionismo di un sedicenne provocasse una qualche reazione o desse qualche scossa al mare mortuum del pubblico italiota. L’epilogo della vicenda lo conosciamo tutti: una pioggia di epigoni brizziani, zattera della medusa di un clone provinciale d’una letteratura provinciale:aberrante. Rimaniamo un paese dalle imbarazzanti contraddizioni e dagli stomacanti provincialismi.

 Il pubblico adesso festoso accoglie la produzione giallistica custodita nei cassetti del Camilleri da decenni, inedita e polverosa; paraletteratura su paraletteratura. Trionfo della prima serata di Rai Uno: la trasposizione filmica televisiva rappresenta forse un sinonimo di alta qualità artistica?
Su quella stessa rete, il nizzardo Brizzi fu giudice di un Sanremo; altrove, ospite di un Costanzo. Che spirito ribelle e anticonformista: che inarrivabile coerenza. Avanguardia pura del precipizio della nostra letteratura.
Un mediocre fu un caso letterario: e tutti attendemmo la sua seconda opera al varco...


Finalmente apparve “Bastogne”, un romanzetto violento, noioso, disgustoso e nauseante, privo di ispirazione e verve, neppure condito dai vecchi allegri esibizionismi: nulla. Un centinaio di cartelle di sano fimo urbano (metropolitano?) stiracchiate con grande fatica nel tentativo (ampiamente) fallito di omaggiare (emulare?) Pazienza. Un’opera infima, dunque: proprio perché non solo pretendeva di essere letteraria svelandosi diarismo da cameretta di basso livello, ma addirittura depravava il senso estetico del pubblico con delle descrizioni che ben avrebbero figurato in un
fumetto horror di quarta serie; un creepshow da adolescente americano obeso e brufoloso, gioioso morboso onanismo tra donnine seminude e irreale turpiloquio.


Un tentativo pietoso di mostrarsi diverso dal giovinastro odiosetto del jackfrusciante, strategicamente ben definito, artefatta e ipocrita costruzione editoriale della nostra recente storia letteraria. Diverso, in fondo, è stato: ma se nel primo romanzo il Brizzi era stato un gaudioso mediocre, qui risulta un irritante imbrattacarte presuntuoso e privo di talento.

Accetteremmo l’arroganza se intravedessimo talento. Ad un artista autentico concediamo, senza scrupolo, tracotanza e presunzione. Ad un artigiano privo di stile e di immaginazione voltiamo le spalle. E senza alcun rimpianto.

I più coraggiosi avranno letto il terzo “libro”, nuova agenda sottratta ai cassetti di Brizzi: il titolo è uno straziante omaggio a Robert Smith, che ancora mi domando come non abbia querelato per diffamazione il nostro nizzardo; ad ogni modo, “Tre Ragazzi Immaginari” è un jackfrusciante infelice e meno puberale; ecco, qui Brizzi dimentica la pubertà e ingaggia una lotta con la tardo adolescenza. Come sfogliando un album di famiglia noi lettori riconosciamo il fanciullino divenuto uomo.

Importante, in questo romanzo, l'aneddoto autobiografico relativo alla prima pubblicazione del nostro Brizzi. Circolano voci irresistibili a proposito: sembra che più di un lettore le abbia ritenute credibili. Possibile? Possibile e plausibile.
Il primo vero romanzo di Brizzi è il quarto ad essere pubblicato. Si chiama "Elogio di Oscar Firmian", ed è una storia. Ha trama, spessore, ispirazione e qualche traccia di umiltà.


Auspicando che venga data alle fiamme la prima produzione del nizzardo (ah già, si è scoperto che pure questa era una sofisticata menzogna: è bolognese), trionfando in particolare dell'ipotizzato crepitare lussurioso delle pagine di “Bastogne”, sfogliamo dunque “Oscar Firmian” pensando ad alta voce: che giovane interessante. Che fortuna che sia all'opera prima.
Cosa poteva pubblicare a 19 anni, con quello stile acerbo e quell’esperienza al limite rionale? Diari, diari, diari; borborigmi e singulti generici, anglofoni a volte, o iper (pseudo?) felsinei.  Singolare conato.

Stracciate questo libro, qualora doveste rinvenirlo in qualche biblioteca: oppure, impacchettatelo con cura e amore per confezionare un delizioso regalo kitsch per un amico goliardico. La sua euforia sarà incontenibile.
Doveroso segnalare che parrebbe che dalla produzione brizziana sia stata originata certa letteratura giovanile, letteratura plastica o d'immediato consumo: attendiamo con malcelato godimento che l'onda d’urto di questa insignificante corrente sia arginata dall’arte dei grandi letterati italiani.
Claudio Magris, Sebastiano Vassalli, Daniele Del Giudice, Tommaso Ottonieri, Antonio Tabucchi. Ai grandi scrittori del nostro paese vadano fiducia, ammirazione e devozione; agli scribacchini, agli scriventi e agli imbrattacarte come Brizzi si risponda con puro ostracismo e totale opposizione.

 

Quello che mi lega ad Andrea Pazienza è l'amore del lettore di fumetti nei confronti di un maestro dei fumetti. Non l'ho conosciuto perché è morto quando avevo tredici anni, ma è comunque in qualche modo un mio punto di riferimento. Molte storie di Zanardi sono ambientate a Bologna e parlano di luoghi e situazioni che riconosco”.(tratto dal sito ufficiale di Enrico Brizzi)

 


 


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Enrico Brizzi (Bologna, 1974), narratore e giornalista italiano. 


Enrico Brizzi, “Bastogne”, Baldini & Castoldi, Milano, 1996.

 

Info internet: http://www.enricobrizzi.net/

 


 

Lankelot, G.F., gennaio del 2002.  

Una prima versione di questa recensione, revisionata nel settembre del 2003, è originariamente apparsa su ciao.com e lankelot.com.

ISBN/EAN: 
9788884909848

Commenti

Avevo 24 anni. Si è trattato di una delle primissime pagine di "altra critica". E' piena di errori emozionali, ma non voglio stravolgerla. Noto con piacere che dal 2002 ad oggi non ho cambiato parere a proposito dei Narratori Italiani da leggere: solo questo.

- [...]fumetto horror di quarta serie; un creepshow da adolescente americano obeso e brufoloso, gioioso morboso onanismo tra donnine seminude e irreale turpiloquio. -

Non vorrei ripetermi - tanto ormai avete capito tutti che lo detesto - ma è una definizione che si avvicina in maniera preoccupante anche ad Ammaniti.

Ricordo Jack frusciante letto da adolescente quindicenne. Mi era piaciuto.
Ho ripreso in mano il libro qualche mese fa e mi innervosito.
Non so, forse certi pezzi puoi leggerli solo all'età che gli si addice.
Non si può pretendere ad un libro per ragazzi di essere letteratura.

Bastogne non l'ho letto e non ne ho l'intenzione.

Scrive michele_bonaventura "Bastogne non l?ho letto e non ne ho l?intenzione".
Neppure io. Mi hanno regalato "Razorama", pubblicato da Mondadori nel 2003 e insieme a "Ti prendo e ti porto via" di Ammaniti è uno dei libri peggiori che mi siano capitati in mano (e che con orgoglio non ho terminato).
***
Scrive Franco:
"Stracciate questo libro, qualora doveste rinvenirlo in qualche biblioteca: oppure, impacchettatelo con cura e amore per confezionare un delizioso regalo kitsch per un amico goliardico. La sua euforia sarà incontenibile."
Il che vale bene anche per Razorama (compreso il rogo).
Ma se invece volete conquistare il cuore di una fanciulla che sappia leggere fate attenzione, potrebbe scomparire per sempre.

"Ecco nell?ordine i testi letteralmente depredati dal pirata Nizzardo - Bolognese nel Frusciante" > aggiungerei il forse poco noto "Boccalone" di Palandri, quello sì, anche se facente parte di una precisa strategia editoriale,puerilmente goliardico, forse ingenuo e torrenziale ma vero (scritto ed ambientato nel 1977), con evidenti e mai sconfessati intenti di diarismo militante

per il resto, GieFFe, benché parli di entusiasmi giovanli da incanalare, questo mi sembra uo ottimo esempio di come recensire da web-writer: competenza, stile e originalità interpretativa motivata e energetica. Ovvero recensioni così, come ho già detto da qualche parte, sono forse poco mediate, ma si bevono d'un fiato. Quando hai certi tipi di sete.

Baol: Palandri ce lo devi portare - non appena puoi e non appena ne hai voglia;).
Quanto a quella sete...cinque anni fa ne avevo tanta, adesso sto assimilando - e a breve assimilerò più in fretta e più in fretta ancora - da voi.
Ilde: certo, una bella stroncatura di Razorama ci stava.;)
Michele: piuttosto che leggere questo libraccio guarda "Paz" di Santamaria, e là ritroverai quel che forse Brizzi voleva realizzare qua. Rubacchiando.

7. Palandri credo sia fuori catalogo (appunto). L'ho letto in biblioteca ed era marchiato Feltrinelli (ovviamente).Ma vediamo che si può fare. Mi informo ove si possa.

(ricorda che Ilde è sostegno primo e assoluto per tutto quel che riguarda le BIBLIOTECHE)

buone notizie pare che Palandri sia reperibile (ristampato da Bompiani nel 2002). Avrete mie nuove :-)

bene, bene...

Egregio esimio, è uno dei libri che ho nella pila dei "non letti".
Al che adesso mi chiedo: lo metto sul comodino per leggerlo o direttamente nella pattumiera?
Facciamo così: quando sentirò di avere un momento un po' masoch me lo sciroppo e così non ci penso più (almeno mi faccio un'idea).

Diciamo così: se hai amato e apprezzato Pazienza, potresti divertirti oppure tirare madonne amarissime. Se invece avevi apprezzato il solo Jack Frusciante, non potrai che rimpiangere il denaro speso. In generale, mi sembra che in Italia ne abbiano parlato bene in pochi; non so quanto fossero sinceri o onesti. Vedi tu...

di Brizzi ho letto i primi tre. dopodiche, mi han regalato L'altro nome del rock, racconti suoi e di Lorenzo Marzaduri (spero di non avere sbagliato il cognome, o il nome;-). Jack mi era piaciuto. Bastogne quasi per niente. Tre ragazzi immaginari un po' meglio. Ora mi han regalato il suo penultimo, resoconto di camminata, Nessuno lo saprà, e ne ho lette solo le prime pagine. sembra buono. ho visto che ha pubblicato ora un romanzo, anvedi, su dei tipi che vanno per montagne. Niente. Bastogne lo trovai irritante. Ecco, sì. e vabbè. buon sabato;-)

("Elogio di Oscar Firmian" è il migliore, ti dico:) )

Ecco, voglio dire. Ne ho ben 4, e non ho il "migliore". un po' sfava, scusa;-) ciao!!! lo terrò presente. mi sembra di averlo visto fra i remainders. ma prima vorrei leggerne qualche altro migliaio, ecco. magari lo tengo per la vecchiaia....;-)

Concordo: il Firmian è quanto di migliore scritto da Brizzi. Almeno racconta qualcosa di originale senza imitare De Carlo, Tondelli, Arancia Meccanica e Pazienza, come già detto.

Di recente è uscito, per i capoccia Mondadori, il suo ultimo romanzo on-the-road: qualcosa su trentenni che girano la penisola a piedi, altro non so.

Ho letto Nessuno lo saprà. è carino. lettura estiva. (dello scorso anno) quest'anno come letture estive sono decisamente migliorato. ah!