Brewer Gene

K-Pax

Autore: 
Brewer Gene

La sconfitta della logica è prossima. Il cammino della ricerca dell’origine della storia della nostra specie, l’esplorazione dei segreti dedali della mente sono ancora acerbi e immaturi. Viviamo dominando i nostri corpi, senza spesso essere consapevoli della prigionia del cervello. Potremmo avere più coraggio e più passione di quegli antichi eroi che oltraggiavano i confini del loro mondo sfidando le colonne di Gibilterra: dovremmo abbandonarci nella terra di nessuno della nostra mente, e avanzare nell’ombra dei nostri segreti e delle nostre energie sconosciute. Viviamo in corpi che ci illudiamo di possedere: apparteniamo davvero ad uno scheletro e ai ruscelli di sangue che danzano instancabili nelle nostre vene, oppure siamo ospiti di un’armatura, o di uno scafandro, o di una macchina ancora segreta e assolutamente perfettibile?

Io credo che la nuova frontiera di ricerca risieda su binari paralleli, paralleli e forse, in futuro, convergenti: la psicanalisi, la frenologia, lo studio del genoma. La mia irresistibile convinzione è che nella letteratura si annidi un segreto che potrà essere non solo sostegno, ma colonna principale nel tempio della nuova ricerca. Quando, un giorno, la nostra specie sarà stata liberata dall’inaccettabile peso dell’ignoranza sulla sua stessa origine e la mediocrità dell’evoluzione di questi millenni sarà un ricordo oltraggiato o almeno ridotto a fantasia postromantica, le nuove generazioni sfoglieranno forse le pagine del romanzo che sto per raccontarvi e presentarvi, sorridendo della bellezza, della dolcezza e dell’innocenza delle intuizioni dell’artista, l’ex chimico (ricorrenza curiosa questa, e dai risultati sconcertanti e ammirevoli, nel novecento, pensando a Levi ed a Houellebecq) Gene Brewer.
Nel corso dell’ultima stagione, i più fortunati tra noi hanno avuto l’opportunità di apprezzare il film di Iain Softley tratto dal libro: sembrava, in certi frangenti, una galleria di alienati di Gericault.
Una galleria di immagini di umanità sofferente ed estraniata e isolata, in un asilo mentale dal sinistro simbolismo: unica figura umana tra gli ostinati dottori era quella dell’analista del paziente Prot. Analista che sapeva scindere la sua dedizione professionale dall’affetto e dall’ammirazione che nutriva nei confronti del degente, vivendo una cura dolorosamente catartica per entrambi, sino all’imprevisto esito ultimo.
Questa recensione è rivolta sia a quanti hanno avuto la fortuna di vedere il film di Softley, sia a quanti intendono accostarsi esclusivamente al libro di Brewer.

La prima interessante scoperta è che siamo di fronte non ad un romanzo a sé stante, ma alla prima parte di una trilogia, tutta incentrata sulla vicenda del misterioso, messianico ed affascinante Prot. Prot è ospite di una clinica psichiatrica: e il suo caso è del tutto atipico. Sostiene di essere un alieno, proveniente dal pianeta K-Pax, di poter viaggiare oltre la velocità della luce e di essere in missione, primo della sua specie, sul pianeta Terra. Il libro è strutturato in un prologo, un epilogo e in sedici capitoli, corrispondenti alla registrazione delle sedici sedute di analisi del paziente: tutto è narrato attraverso gli occhi dell’analista, alter ego niente affatto celato dell’artista Brewer.


Le singolari tesi del paziente Prot sembrano essere confermate da alcune sue straordinarie caratteristiche: sembra conoscere il linguaggio degli animali, poter individuare gli ultravioletti, poter offrire descrizioni della disposizione della nostra galassia ancora segrete alla maggior parte dei ricercatori. Per giunta, il suo naturale carisma sembra sortire un effetto miracoloso sui pazienti della clinica: gli internati, conquistati dal suo magnetismo e dalla sua umanità(ma è possibile parlare di umanità, in questa circostanza?), iniziano a tendere alla guarigione e a conquistare la liberazione dalle proprie sofferenze, agognando d’esser portati dal K-Paxiano sul suo pianeta.


L’analista si accosta all’eccezionale paziente con incertezza e incredulità: salvo accorgersi, progressivamente, che la cura di Prot e l’analisi della sua psiche promette rinnovamento e perfezionamento per la sua stessa psiche, e per la psiche dei suoi familiari.

 
La figura di Prot è, nonostante le singolari caratteristiche intellettuali e spirituali, del tutto simile a quella degli altri esseri umani. Pazientemente, il dottore scava nella sua mente e nei segreti recessi della sua anima, in cerca della misteriosa fonte di dolore della sua esistenza. Il tempo è ridotto: Prot ha annunciato d’esser prossimo alla partenza, fornendo addirittura una data, spiegando che i suoi cinque anni di permanenza sul pianeta sono prossimi alla conclusione. E sarà proprio questo elemento desueto, rispetto alla letteratura clinica a proposito dei soggetti mentalmente disturbati, a prestare al dottore una prima chiave di lettura del tormento che affligge il suo paziente.
Con un procedimento tortuoso e seducente, entriamo in punta di piedi nel labirinto della psiche e della memoria di Prot: sgomenti e atterriti assistiamo all’apparizione della fonte del dolore, sconfiggiamo noi stessi con lui la sua amnesia, come fossimo nuovi argonauti scopriamo che la sua anima è la nostra stessa anima: uno è il sentiero di ricerca, e qui si delinea. Nitido.
Appare la sorgente della sofferenza: attingiamo a quella sofferenza, rabbrividendo per il freddo nel gelido recesso della nostra anima, ricordando poco a poco l’evento traumatico che era destinato a mutare il corso dell’esistenza. D’un tratto, qualcosa stride. Ecco il cortocircuito atteso. Possibile che il caso del paziente-alieno Prot sia così lineare? Come motivare i suoi doni e le sue caratteristiche? Possibile che la sofferenza e il dolore abbiano risvegliato in lui nuovi talenti e iniettato nuove predisposizioni e nuove conoscenze? Come è possibile che un essere umano sappia essere così sublimemente empatico con tutte le creature del pianeta? Prot e la terra sono uno. Ogni pianta, ogni animale, ogni essere umano è in perfetta armonia con il suo spirito, tutto comunica senza equivoci, compromessi, fraintendimenti possibili. Il paziente Prot ha trovato il codice perfetto della comunicazione, fuggendo dal dolore più atroce e dalla memoria più straziante che avesse ospitato nella sua mente.


Il dottor Gene Brewer, parafrasando l’incipit dell’opera, prova una gioia segreta, perché conoscendo un’altra persona, ne sa un po’ di più su se stesso: e tuttavia niente può impedirgli di tornare a sognare e ad interrogare le stelle, sospirando un ritorno del K-Paxiano dall’angosciosa e tenebrosa isola che lo ha rapito.

Sia lecito un ultimo piccolo inciso: nella traduzione italiana del primo romanzo, il nome del protagonista è inspiegabilmente tradotto con la parola “Trob”: ho avuto modo di costatare, sul sito dell’artista, che il suono del nome doveva richiamare il vocabolo Goat. Mi sembra del tutto inaccettabile, da un punto di vista filologico, la traduzione imposta dalla redazione (per ragioni onomatopeiche) a Dario Fonti.


Un romanzo psicoanalitico, in prima istanza: un’opera che adopera un espediente narrativo analogo a “Follia” di McGrath (Adelphi), per intenderci, ossia quello del racconto della storia di un paziente attraverso gli occhi del dottore. Un romanzo simbolico, in seconda istanza, per via delle splendide descrizioni del sistema K-Paxiano del nostro Prot: è descritta una sorta di Repubblica platonica, dove non esistono religioni, né divinità, né famiglie, né leggi, né armi: i bambini non vengono cresciuti dai genitori biologici, ma da tutti. E vivono tra gli adulti, come loro simili e loro pari.


Un romanzo simbolico dove questa fascinosa figura messianica insegna all’umanità malata come “To look for the bluebird”: ossia come cercare il segreto della felicità. L’espressione idiomatica inglese viene tradotta letteralmente, come vedrete. I pazienti, in piena Manhattan, incontreranno uno splendido uccellino azzurro, appollaiato come per incanto poco distante.
E il dottor Gene, il cui nome in K-Paxiano significa “colui che dubita”, verrà iniziato ai misteri della vita del nuovo pianeta dal paziente Prot, il cui nome significa, paradossalmente, “colui che viaggia”.


Un romanzo spirituale, in ultima istanza: intriso della spiritualità e dell’umanità più profonda e autentica, quella oggi dimenticata. L’eterna, infinita e perfetta poesia della nostra origine.

 
Spogliati dunque dell’arroganza e dell’insolenza delle nostre certezze, nudi avanziamo nell’ombra nuova. Consapevoli che presto apparirà una luce nuova. Inestinguibile.
 



EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE:

Gene Brewer (Muncie, Indiana, 1937), romanziere americano.

 

Gene Brewer,“K-Pax”, Baldini & Castoldi, Milano, 1996, 2002. Traduzione di Dario Fonti.

Gene Brewer rappresenta l’ennesimo caso di “letterato atipico” del nostro tempo. Laureato in biochimica nel Winsconsin, si è dedicato per anni allo studio del dna. Dopo aver rinunciato alla ricerca scientifica, si è consacrato alla ricerca letteraria. Il suo autore di riferimento è Kurt Vonnegut.

Composizione completa della trilogia di K-Pax:

K-Pax (1995).

On a beam of light (2001).

The worlds of Prot (2002).


Il romanzo K-Pax è stato pubblicato per la prima volta nel 1995 dalla Saint Martin Press di New York. Da allora è stato tradotto in più di venti Paesi.


IPERTESTO:
K-Pax, un film di Iain Softley (2001).


Sito internet dell’autore:
www.genebrewer.com/

 



Lankelot, Gianfranco Franchi, luglio del 2002.

ISBN/EAN: 
9788884901576

Commenti

Mr. Brewer, la seconda e la terza parte della trilogia rimangono ancora inedite in Italia. E' davvero un peccato.

"Un romanzo spirituale, in ultima istanza: intriso della spiritualità e dell?umanità più profonda e autentica, quella oggi dimenticata. L?eterna, infinita e perfetta poesia della nostra origine".

Ecco, questo nel film si coglie molto meno. O, forse, sono io che non l'ho colto. Comunque è uno scritto appassionato il tuo, si vede che il testo t'ha regalato parecchie suggestioni.

E avevo - ho avuto - una corrispondenza con l'autore, che si faceva tradurre vecchi pezzi di lankelot.com per capire meglio cosa si stava creando. Tutto è nato dal film di Softley; quindi m'ero messo sulle tracce delle fonti. Succedono cose incredibili, nel web;)

luglio 2002. Quasi otto anni

luglio 2002. Quasi otto anni fa. Scrivevo un po' diversamente da oggi:). Cmq. Ecco la copertina!

[velocità della luce] ansa di

[velocità della luce] ansa di oggi, settembre 2011:

L'AQUILA - E’ arrivata la conferma ufficiale: la velocita’ della luce e’ stata superata. I dati, resi noti questa mattina, dimostrano che le i neutrini viaggiano ad una velocita’ di circa 60 nanosecondi superiore a quella della luce, il limite della velocità nel cosmo. Il risultato e’ stato ottenuto nell’esperimento Cngs (Cern Neutrino to Gran Sasso) e le anomalie sono state osservate dal rivelatore Opera, che ha analizzato il fascio di neutrini che dal Cern di Ginevra vengono lanciati verso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

Il risultato si basa sull'osservazione di oltre 15.000 neutrini tra quelli che, una volta prodotti dall’acceleratore del Cern Super Proton Synchrotron, percorrono i 730 chilometri che separano il Cern dal Gran Sasso e i dati del rivelatore Opera, che saranno presentati oggi a Ginevra, dimostrano che i neutrini impiegano 2,4 millisecondi per coprire la distanza, con un anticipo di 60 miliardesimi di secondo rispetto alla velocita’ attesa. L’analisi dei dati, raccolti negli ultimi tre anni, dimostra che i neutrini battono di circa 20 parti per milione i 300.000 chilometri al secondo ai quali viaggia la luce. Il risultato e’ stato ottenuto con una serie di misure ad altissima precisione, fatte in collaborazione con gli esperti di metrologia del Cern e di altre istituzioni.  La distanza tra l'origine del fascio di neutrini e il rivelatore Opera e’ stata misurata con un'incertezza di 20 centimetri sui 730 chilometri del percorso e il tempo di volo dei neutrini e’ stato determinato con una precisione di meno di 10 nanosecondi, utilizzando strumenti molto sofisticati, come sistemi Gps progettati appositamente per l’esperimento e orologi atomici.

‘’Abbiamo sincronizzato la misura dei tempi tra il Cern e il Gran Sasso con un'accuratezza al nanosecondo e abbiamo misurato la distanza tra i due siti con una precisione di 20 centimetri’’, ha detto Dario Autiero il ricercatore oggi pomeriggio presentera’ i dati al Cern. ‘’Nonostante le nostre misure abbiano una bassa incertezza sistematica e un'elevata accuratezza statistica – ha aggiunto - e la fiducia riposta nei nostri risultati sia alta, siamo in attesa di confrontarli con quelli provenienti da altri esperimenti”. Il Cern stesso rileva in una nota che ‘’considerando le straordinarie conseguenze di questi dati,  si rendono necessarie misure indipendenti prima di poter respingere o accettare con certezza questo risultato. Per questo motivo la collaborazione Opera ha deciso di sottoporre i risultati a un esame piu’ ampio nella comunita’’’. I dati saranno quindi presentati oggi pomeriggio in un seminario nel Cern di Ginevra e lunedi’ in un seminario nei Laboratori del Gran Sasso. 

“Quando un esperimento si imbatte in un risultato apparentemente incredibile e non riesce a individuare un errore sistematico che abbia prodotto quella misura, la procedura standard e’ sottoporlo a una piu’ ampia indagine’’, ha osservato il direttore scientifico del Cern, Sergio Bertolucci. “Se questa misura fosse confermata – ha aggiunto - potrebbe cambiare la nostra visione della fisica, ma dobbiamo essere sicuri che non esistano altre, più banali, spiegazioni. Cio’ richiederà misure indipendenti’.