“Penso a ciò che la vita ci chiede e ci dà, e mi vengono in mente gli obiettivi. L’amore, l’amicizia, l’ambizione, la riproduzione, la vita sociale e professionale, i sorrisi e le uscite notturne e diurne, gli interessi e l’arte, le passioni, le emozioni, i titoli e i profitti, gli affetti e gli abbracci e i dolori; e io di tutto ciò non voglio più nulla, voglio l’assoluta libertà di rifiutare tutto e di non combattere per ottenere tutto ciò, voglio l’onore delle armi per obiezione di coscienza alla vita. Voglio il diritto al patetismo: alla sconfitta e alla rinuncia, alla debolezza e al crollo” (pag. 15)
Alfonso Brentani (classe 1978), amante di letteratura, black metal e a quanto pare anche di alberi (“li adoro passerei tutte le ore a fissarli e abbracciarli”, pag. 30) come si legge in copertina, ha scritto un romanzo in onore e debitore del Male oscuro di Berto. Le pagine contengono con un crescendo nevrotico il flusso di coscienza di una mente insoddisfatta e instabile che cerca di capire come togliersi la vita e, allo stesso tempo, spiegare perché lo fa e per colpa di chi lo ha fatto (almeno in alcune circostanze). Laureato in filosofia, trentenne lavora come editor in una casa editrice e fa la spola (clichè che l’autore non amerebbe) tra il paesino nei pressi di Sassari in cui è nato e Nuoro, dove può dedicarsi al suicidio lontano dalla famiglia. Tutto inizia col presente, il “Fatto”, in cui l’io narrante ci spiega come intende suicidarsi (col gas della marmitta). Segue l’Antefatto, che mescola i flashback del passato a stralci di presente in cui l’autore scrive – e magari fa qualche pausa per cercare dei termini nel dizionario – la sua storia. Nell’Antefatto si torna al suo primo tentativo di morte, abbastanza tragicomico, dove si mette dapprima con una corda al collo e poi tenta di esalare il gas della stufa.
Le ansie e i pensieri di troppo però gli rendono difficile consegnarsi a una morte reale e il primo tentativo fallisce miseramente. Il secondo, dopo essersi rivolto a una costosissima psichiatra non troppo professionale e umana, lo induce a mescolare psicofarmaci a Jack Daniel’s, causandogli una lavanda gastrica e un gran bello spavento per i suoi amici. Dopo aver cambiato dottore e aver ripensato al senso della vita, nel capitolo iniziale (il Fatto), l’autore sale in macchina e, recidivo, ci prova un’altra volta.
La depressione, l’incapacità di relazionarsi con gli altri vengono raccontati con estremo realismo, seguendo ragionamenti spesso scalfiti (per non dire dilaniati) da parentesi del tutto insulse che contribuiscono ad aumentare il climax a un racconto ansiogeno già in partenza. Più inquietante è il ritorno dell’autore al paese mentre si lamenta di essere un misero “suicida da scrivania” (p. 63), che sta alla finestra a immaginare di sparare alla gente, che si rifiuta categoricamente di raccogliere la cacca del suo cane con la paletta e per questo disposto anche a litigare con le signore che lo colgono sul fatto; soprattutto interessante è la sua cameretta – che rispecchia evidentemente la sua formazione culturale di base – “in cui troneggiano tantissimi cd di musica pesante e tanti libri di autori suicidati disadattati depressi alcolisti drogati morti” (sempre p. 63). La cosa che più sorprende di questo autore sardo è il sano attaccamento alla tradizione letteraria italiana per cui spuntano nomi troppo ignorati dai suoi contemporanei; ecco quindi riferimenti espliciti a
Guido Morselli,
Luciano Bianciardi,
Guido Piovene e, dando uno sguardo al passato più lontano, a
Svevo, fino a
Petrarca. C’è anche la
Nothomb.
Il libro si conclude con stralci di diario contenenti riflessioni sui due farmaci sbagliati che hanno indotto l’io narrante al secondo suicidio e a casi reali, inerenti la pericolosità di una scelta sbagliata per quel che riguarda la cura del nostro organo più sensibile. Il cervello.
Si ride, ci si allarma, si colgono allusioni alla vita reale e alla sana letteratura nel libro di Brentani, Per oggi non mi tolgo la vita. Convinti di non aver perso del tempo e lieti di aver conosciuto un altro autore da aggiungere alla lista per la rinascita letteraria dell’isola.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Alfonso Brentani, (1978) scrittore sardo.
Alfonso Brentani, “Per oggi non mi tolgo la vita”, Exòrma Edizioni, Roma, 2010
Approfondimento in rete:
Exòrma
Luca Martello, gennaio 2011
Commenti
[brentani] eccolo...
[brentani] eccolo...
[brentani] il frammento che
[brentani] il frammento che proponi, in apertura, è semplicemente famigliare, oltre a essere di forte impatto:
"e io di tutto ciò non voglio più nulla, voglio l’assoluta libertà di rifiutare tutto e di non combattere per ottenere tutto ciò, voglio l’onore delle armi per obiezione di coscienza alla vita. Voglio il diritto al patetismo: alla sconfitta e alla rinuncia, alla debolezza e al crollo” (pag. 15)"
> Bello.
[brentani] In coda, scrivi
[brentani] In coda, scrivi qualcosa che somiglia molto a una buona quarta d'autore: "Si ride, ci si allarma, si colgono allusioni alla vita reale e alla sana letteratura nel libro di Brentani, Per oggi non mi tolgo la vita. Convinti di non aver perso del tempo e lieti di aver conosciuto un altro autore da aggiungere alla lista per la rinascita letteraria dell’isola".
> Memorizzato & annotato. Grazie Hammer.
[letteratura sarda] e per
[letteratura sarda] e per approfondire... LETTERATURA SARDA in Lanke:
http://www.lankelot.eu/letteratura-sarda
[letteratura sarda] mi son
[letteratura sarda] mi son preso la briga di aggiungere il tag dove mancava :)
[letteratura sarda] ho visto,
[letteratura sarda] ho visto, sei stato veramente grande. Come sempre.
[brentani] nella pagina ibs
[brentani] nella pagina ibs c'è un commento di un altro autore sardo, Alessandro De Roma (pubblica col Maestrale) che ne rivendica il talento e la poca popolarità (in effetti sul web non ho trovato quasi nulla su questo libro...).
[brentani, de roma] allora
[brentani, de roma] allora dobbiamo scoprire anche Alessandro De Roma. Se ha buon gusto è probabile che scriva bene:). Ci aiuti tu?
[de roma] eh, prima ho due
[de roma] eh, prima ho due libri che mi ha mandato la Iacobelli, due saggi sulla letteratura sarda. Ma poi, insomma, si vedrà :)
(più che altro bisogna portare su Lanke Salvatore Mannuzzu, riconosciuto unanimamente dagli studiosi come il più importante scrittore sardo vivente)
[Per oggi non mi tolgo la
[Per oggi non mi tolgo la vita] Mi piace in particolare questo passaggio del tuo articolo Hammer:
"La cosa che più sorprende di questo autore sardo è il sano attaccamento alla tradizione letteraria italiana per cui spuntano nomi troppo ignorati dai suoi contemporanei; ecco quindi riferimenti espliciti a Guido Morselli, Luciano Bianciardi, Guido Piovene e, dando uno sguardo al passato più lontano, a Svevo, fino a Petrarca. C’è anche la Nothomb."
E visto che è un periodo che sto ricominciando a scrivere, interrogandomi sulla mia italianità e dove sto andando, potrai non crederci, ma passaggi come questi mi danno una mano a non buttarmi troppo giù.
[mannuzzu] memorizzo il nome,
[mannuzzu] memorizzo il nome, intanto...;)
[per oggi non mi] grazie
[per oggi non mi] grazie andrea, figurati, se c'è una realtà dove l'Italia è mai esistita, credo sia esclusivamente quella letteraria... E poi, è come al cinema, un regista italiano non può permettersi di diventare tale senza aver indagato i maestri che l'hanno preceduto...
[hammer] aiò, ma da quant'è
[hammer] aiò, ma da quant'è che non scrivi una recensione su lanke?
[franks] eh, con la sinusite
[franks] eh, con la sinusite mi vengono dei mal di testa odiosi, non riesco a stare al pc per più di dieci minuti alla volta... aspettiamo che l'antibiotico mi permetta di tornare a scrivere :)
[hammer] io tifo omeopatia.
[hammer] io tifo omeopatia. Ma tieni duro comunque. viva hammer.
[Exòrma] nei prossimi giorni
[Exòrma] nei prossimi giorni un altro titolo di questa casa editrice romana...
[exorma] aspettiamo con viva
[exorma] aspettiamo con viva curiosità, hammer...
[hammer, camminare] Secondo
[hammer, camminare] Secondo l'ottimo Luigi Nacci, "Camminare fa male".
Il suo bellissimo pezzo: http://www.fucinemute.it/2011/05/camminare-fa-male/