Galileo Galilei è unanimemente riconosciuto come padre della fisica e del metodo scientifico moderno. Isaac Asimov scrive nel suo Libro di fisica: «Ma fu proprio Galileo a rovesciare il punto di vista dei greci, realizzando una rivoluzione. Egli aveva una logica convincente ed era un genio della divulgazione: descrisse i suoi esperimenti ed espose le sue idee in modo così chiaro e così suggestivo da conquistare la comunità colta d’Europa, che accettò, oltre ai suoi risultati, i suoi metodi”, ed ancora “La sua rivoluzione consistette nel mettere la induzione al di sopra della deduzione come metodo logico della scienza. Anziché giungere alle conclusioni in base ad un insieme di generalizzazioni assunte come vere, il metodo induttivo parte dalle osservazioni e da esse ricava delle generalizzazioni (o, se preferite, degli assiomi)».
Per gli storici della scienza, Galileo non può che venire idealizzato secondo i canoni dell’uomo di genio romanzato, dove una energia intellettiva eccezionale significa anche una umanità e doti morali ed etiche esemplari. Ma non sempre il suo agire fu abbinato a tali valori. Galilei non fu, più della persona comune, un eroe. Egli infatti, sotto la minaccia del Santo Uffizio, scelse di svicolare le responsabilità nei confronti della sacralità della verità, della testimonianza coraggiosa di essa, e si piegò ad abiurare le sue scoperte più significative e pericolose, temendo la pena dell’eretico, il rogo. Egli, dunque, non fu un esempio di fedeltà all’idea assoluta, e per questo divenne argomento di superficiali accuse da parte di certa critica marxista, che qui lo resero allegoria dell’intera sistema scientifico moderno, sostenendo la posizione che la scienza, gli scienziati ed il suo intero cosmo non possano essere un’entità separata ed indipendente dal potere, ma anzi, sintetizzando e accusando la scienza di essere colpevole strumento dell’organo di oppressione dei governi, amena alle vicissitudini del popolo, e con i suoi progressi responsabile della distanza incolmabile che separa l’elite borghese e aristocratica dall’ignorante plebe. Al contrario, viene elogiata la dottrina della filosofia, richiamando come esemplificazione l’analoga situazione di un coevo come Giordano Bruno, che sotto l’avvisaglia dell’anatema, scelse invece di detenere le sue teorie spregiudicate, abbandonandosi alla pena delle fiamme.
Oggi queste facili attribuzioni di etichette non possono apparire, se non altro, che ingenuamente riduttive. È si vero che Galilei non ebbe una comportamento adeguato alle rispondenze dei suoi biografi, ma altra cosa è conciliare la vita privata, non contributiva e intellettuale, dell’individuo, con un intera branca della conoscenza, la scienza, generalizzando polemicamente. Sarebbe come argomentare che, siccome Einstein fu un cattivo padre e marito, l’intera scienza contemporanea e le asserzioni dello scienziato su astronomia e fisica generale risulterebbero sostenitrici del maschilismo e dell’egoismo.
Galilei era uomo di visoni futuristiche ambiziose. Credeva al potere del raziocinio, piuttosto che alla cecità della fede. Quando si prefigurò il conflitto inevitabile con la sapienza passata, con i dettami della sacre scritture, egli si risolse per la rinuncia alle sue scoperte, al suo passato e al suo onore di coerenza. Giudicare è lineare e sentitamente dovuto, oggi che ognuno è libero di esprimere ciò che pensa, almeno in maniera più emancipata data l’assenza del predominio del controllo della Chiesa, ma ciò che veramente andrebbe avvalorato, in vista della ricerca da affrontare, non dovrebbe blandamente contenersi alle debolezze negli errori del personaggio, ma invece nel valore del contributo da esso promosso, che mai come in questo caso è ancora oggi base della rivoluzione scientifica che vede protagonista l’alba del nuovo millennio.
Leggendo l’opera teatrale di Brecht si scoprono particolari interessanti e sconosciuti della personalità dello scienziato: la sua spasmodica dedizione alla sperimentazione ed alla perizia degli elementi, la sua ghiottoneria, forse enfatizzata eccessivamente nel voler apparir vizio deleterio all’integrità della sua autorità, ma anche la sua abnegazione nella circostanza della epidemia di peste, dove incurante del pericolo si rifiuta di tralasciare i suoi impegni e si trascura dallo scappare al sicuro, pur avendone la possibilità.
Ma il tema forse più sentito di Brecht, è il modo di comportarsi dell’uomo di genio con l’inerme schiavitù culturale nella quale soggiace il proletariato: Galileo ebbe anche l’indiscutibile merito di esordire, prima di altri, nell’abitudine radicale di scrivere i suoi saggi e studi in una lingua accessibile ai più, il volgare, scartando il latino perché usufruibile da un numero esiguo di lettori. Egli aveva disposto di scrivere in volgare sin dall’età di 22 anni, con l’opera La bilancetta. Questa preferenza di linguaggio cela anche una politica divulgativa estremamente decisiva: il latino era la lingua delle traduzioni di Aristotele e dell’eredità classica, la stessa erudizione che egli si prefisse di correggere e superare, quindi la scelta dell’Italiano fu una presa di posizione costituzionale della sua opera in vita. Brecht legge però in maniera definita il rapporto di Galileo con la classe dei lavoranti e degli incolti nella sua poco virile opzione di rinnegare la verità prima testimoniata. Egli sopprime la speranza dell’opportunità di una scienza che si ponga paladina della verità, che scardini la saldezza di un organizzazione repressiva come quella vaticana, attaccando i comandamenti e l’attendibilità inviolabile della Bibbia. La Bibbia è infatti consolazione dei poveri, la promessa di una vita di premiazione per i patimenti terreni. La dipendenza degli umili all’elite dei ricchi e nobile appoggia sulla concretezza del disegno divino, che dia senso alle angherie e ingiustizie della sottomissione all’autorità. Nel momento nel quale il dubbio prende ad insinuarsi nelle leggi precostituite, il controllo delle masse disagiate barcolla, il dubbio è scintilla di ribellione intollerabile.
E nella fiacchezza del depositario della verità, “Galileo Galilei l’ammazza-Bibbia”, si perdono per sempre le illusioni libertarie del popolo, offuscate da una realtà nella quale la luminosità inestinguibile della verità, arrende la propria testimonianza di espiazione a una drammatica imperturbabilità della costituzione arcaica della oppressione dei pochi fra i più.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Bertolt Brecht (1898-1956), scrittore tedesco.
Oppositore al nazismo, visse esule dal 1933 al ’49. Nel 1949 fondò a Berlino Est il Berliner Ensemble. Autore di ispirazione marxista, creò un teatro epico che mette in scena miti e conflitti della nostra epoca e sollecita lo spettatore al dibattito e al giudizio. Al teatro B. affiancò una produzione in versi, dialettica e antimelodica, gli apologhi e aforismi di Me-ti (postumo, 1965) e i saggi (breviario di estetica teatrale, 1948 ecc.).
(breve nota biografica tratta da Enciclopedia Generale L’Universale)
Bertolt Brecht, “Vita di Galileo”, Einaudi, Torino, 1963.
Prima edizione: “Leben des Galilei”, 1955.
Arpaeolia
Commenti
"Egli, dunque, non fu un esempio di fedeltà all?idea assoluta, e per questo divenne argomento di superficiali accuse da parte di certa critica marxista, che qui lo resero allegoria dell?intera sistema scientifico moderno, sostenendo la posizione che la scienza, gli scienziati ed il suo intero cosmo non possano essere un?entità separata ed indipendente dal potere, ma anzi, sintetizzando e accusando la scienza di essere colpevole strumento dell?organo di oppressione dei governi"
E' necessario essere fedeli all'idea assoluta? Io dico di sì, in linea di principio e in generale, perché se davvero è assoluta allora non è possibile tradire. Non solo a quali marxisti tu alluda, tuttavia non escludo che almeno quella parte della loro critica sia sensata. Esistono forse scienziati liberi di professare senza sostegno statale? Potevano esisterne allora? E a quale prezzo?
Ma Galileo era credente? Parlaci della relazione di Galilei col Santo Uffizio. Brecht credeva davvero nella scienza?
Cosa poteva saperne quel semidio di Brecht della scienza?
Ma Brecht era ebreo?
E qui si entra in un campo minato.
Io dico che si può fare ed essere rivoluzione anche senza essere partecipi fino in fondo dell'idea assoluta. Vedi Galileo, la rivoluzione è indiscutibile. Egli non è la scienza. Ha avuto molte buone idee e molte altre discutibili. Dicevo che quei raffronti di critica marxista tenevano conto di un fattore specifico isolato per generalizzare dinamiche costitutive di un'intero mondo quale è la scienza successiva. E' sensata come considerazione - non assurda -, certo, può essere anche vera, ma sono i presupposti che non mi convincono. Galileo allegoria della scienza - e della mentalità scientifica odierna? No, mi sembra superficiale come approssimazione. La scienza non è diversa da qualsiasi altro ambito - o quando viene mercificato: strumento - umano di potere. Anche le arti sono state strumenti di potere e propaganda e proselitismo - vedi cattolicesimo e rinascimento - e indottrimamento e profitto. Mi piace pensare per singoli scienziati e artisti. Ci sono molti casi di scienziati finanziati da agenzie filantropiche non per forza inclini alla soprafazione, così come molte iniziative artistiche libere ed indipendenti. Il denaro è aria. E' imprenscindibile alla sopravvivenza - per qualsiasi scienziato e artista. Dipende dagl'animi e dalle coscienze delle singole persone, sempre.
Rileggendo è un po' deboluccia come risposta, d'accordo ;)
Ma sta di fatto che io ho molta fiducia nella scienza e negli scienziati. Dipende dal fatto che ho avuto a che fare con persone specializzate davvero convinte ed oneste nel loro intento di progresso delle conoscienze per il benessere di tutti. Sono gli individui che mi hanno convinto, i loro sogni e le loro speranze.
La scienza è una delle leve più importanti dei mutamenti sociali. Pensiamo alle implicazioni dell'emancipazione femminile corrisposte dall'avvento dell'industrializzazione. Pensiamo all'ottimizzaizone dei beni primari che hanno permesso lo sviluppo di facoltà ed interessi necessariamente secondari alla sopravvivenza, come di genere intellettuale ed etico. La scienza è stata il benessere - mai visto in tutta la storia dell'uomo - di miliardi di persone ma ha anche meccanizzato ineccepibilmente nuovi strumenti di oppressione e controllo. Siamo d'accordo che è come una sorta di superpotere sempre pronto ad esplodere da un momento all'altro, ma anche soluzione ad inimagginabili disgrazie e problemi. Per questo è necessario affidarsi alle singole coscienze, è lì la salvagurdia del futuro. Dire, così come insisteva certa critica marxista, ancora attuale, che la filosofia è estranea agli ingranaggi del potere è una menzogna. E preferisco stare in guardia non solo sulla scienza, ma anche sulla filosofia e la morale che ne può macerare.
Di Brecht so poco e nulla. Galileo era credente ma combattuto. Non assolutista in religione. Insicuro. Credeva ci potessero essere delle eclissi di verità e perciò non vi si affidava definitivamente. Immagino la sua unica risorsa fosse sempre stata la curiosità. Sovrumana, quasi, di quelle che ti fanno sforzare incredibilmente e fare i conti con te stesso e con quello che puoi sviscerare. Curiosità che non si sazia neanche quando trova la soluzione, perché la soluzione solo finge di essere assoluto ed invulnerabile. Ed in questo la scienza è differente da qualsiasi teologia - e a volte filosofia.
"è necessario affidarsi alle singole coscienze"...
amerai Stirner.
e arpa pensa.
Arpa oggi ha zappato all'orto del padre e s'è accorto della schiena. E poi sconsolatamente uscirà a dissiparsi, crede.
Arpa, onore a chi lavora - dove che sia il lavoro.
Io ho impilato tutte le canzoni di una band e ho scritto un promo di un libro per la stampa. Ma i campi mi affascinano sempre.
E' che mi piacciopno le angurie e mio padre non mi vede mai :)
Ma nel frattempo pensavo, sai.
Lo so. Hai poi trovato il gabbiano con la penna rossa?
Tu mi insegni che è lui la preda.
Hahaah. Mai preda. Sono dei cacciatori di anime umane. Fosse per me li condannerei sempre alla golconda.
Golconda, golconda, l'anima sprofonda, scriveva mastro tiz.
eh.
La famosa "abiura" di Galilei nacque da diverse ragioni. In primo luogo occorre considerare che la santa Inquisizione mise le mani su un uomo pressoché ottantenne, che non aveva più la vigoria fisica per sopportare sia torture psichiche né tantomeno fisiche. Che forse vi furono, anche se applicate in modo blando. Però, di fronte alla possibilità che un intero mondo, e qui penso non solo al campo degli studi, ma anche a quello più vasto e importante del "potere" sulle anime e sugli uomini, venisse scardinato da un uomo era insopportabile per molte menti della Curia. Occorreva fermarlo, e lo si fermò.
CITTA' DEL VATICANO - Avrebbe voluto essere presente anche il segretario di Stato vaticano, il card. Tarcisio Bertone, alla messa solenne che è stata celebrata oggi da mons. Gianfranco Ravasi nella Basilica di Santa Maria degli Angeli in onore di Galileo Galilei, 445 anni dopo la sua morte.
Davanti alla platea di scienziati della World Federation of Scientists (Wfs), promotori dell'iniziativa, tra cui figuravano anche una delegazione cinese e una russa, mons. Ravasi ha infatti letto un messaggio inviato dal card. Bertone che ha voluto esprimere "ricordo ammirato e venerazione per questo insigne uomo di scienza e uomo di fede, Galilo Galilei. Uomo divino - ha aggiunto - come è stato giustamente definito".
Attraverso il messaggio del card. Bertone anche il Papa ha espresso la sua benedizione all'iniziativa e ha dato il suo benvenuto, in particolare, ai rappresentanti dell'accademia della scienza della Cina. Mons. Ravasi, nell'omelia, ha spiegato come lo scienziato del Seicento distinguesse "le verità scientifiche" da quelle che "sono necessarie alla nostra salvezza", cioé le verità di fede. Il professor Antonino Zichichi, intervenendo alla fine della celebrazione, si è riferito a Galileo come 'padre della sciesnza' ed ha annunciato che i membri cinesi della WFS doneranno alla Basilica di Santa Maria degli Angeli una statua raffigurante Galileo Galilei di uno scultore cinese.
ARPA!
Prendi nota. LONGO, "Galileo Galilei. L'uomo che contava le stelle". Meridiano Zero, Padova, 2009.
http://www.meridianozero.it/new/o_longo1.htm
400 ANNI SOTTO IL CIELO DI GALILEO
Una Terra che gira intorno a un Sole immobile, anziché essere il centro dell?universo. Un?infinita distesa di stelle che popolano il cielo, visibili solo al cannocchiale. Pianeti che hanno anch?essi dei satelliti, come la Terra ha la Luna. Cognizioni ovvie e condivise, oggi, ma quattrocento anni fa, quando Galileo veniva divulgando a Padova la teoria copernicana, non era così. E se da un lato vi erano studenti e professori dalle menti aperte, che abbracciarono di buon grado questa nuova visione, non avendo posizioni preconcette da difendere; dall?altro categorie che vedevano le proprie rendite e posizioni minacciate da un simile stravolgimento si opposero con incredulità e ostilità. Erano medici legati alle pratiche astrologiche, cattolici oscurantisti e, in ultima, le massime autorità ecclesiastiche, severe custodi di un potere basato sull?Inquisizione.
Scienziato di smisurato genio, Galileo Galilei da Pisa sarà costretto ad abiurare la teoria copernicana, ma nel suo intimo non la rinnegherà mai. È la storia che rivive oggi, a quattrocento anni di distanza, quando le nostre conoscenze sull?universo hanno conosciuto avanzamenti incredibili, decollati proprio da Padova, da quelle aule in cui Galileo coraggiosamente "sgombrò primo le vie del firmamento".
Oddone Longo rilegge con sobria eleganza narrativa le scoperte di Galileo ? le prime osservazioni con il cannocchiale, gli studi delle maree veneziane, le controversie scientifiche con Ticho Brahe e Keplero, i dubbi e le certezze del grande, immenso scienziato ? e lo fa con un saggio di immediata fruibilità, un agile pamphlet che non manca di affascinare per completezza e facilità di lettura.
Ahahh,ok. Adesso però sto ancora leggendo un libro che mi vergogno di confessarti... e l'ultimo numero di Poesia è fenomenale. ho scoperto Gonzalo Rojas. Sorpresissimo.
Ma dai? dimmi dimmi...
Un libraccio che avrei dovuto leggere da ragazzino. Rojas devo procurarmi raccolte.
"Donna, il tempo ci lascia. Io sono un uomo. Tu
sei una donna. La poesia
è il nostro sangue. Tutto questo
è ciò che è stato fra di noi, l'ho detto,
e dirlo ancora non ci serve a nulla."
ecco la copertina:)
ecco la copertina:)