Brautigan Richard

Sognando Babilonia

Autore: 
Brautigan Richard

Immagino che uno dei motivi per cui non sarò mai un grande critico letterario è che passo troppo tempo Sognando Tenochtitlàn 

Buone notizie, Cattive notizie

Il 4 ottobre 2006 portava buone notizie e cattive notizie. Prima le buone: grazie ad una tipa avevo conosciuto un'altra tipa che mi aveva affidato finalmente qualcosa da recensire. Le cattive: non avevo penna, fogli, computer, per scrivere, ma soprattutto mi mancava il libro. Ovviamente per accettare avevo dovuto dire di possederlo, chiaro e netto come le ombre di mezzogiorno, ma proprio non sapevo da che parte rifarmi, né avevo idea di chi fosse quel benedetto autore. Manna e sale cadutimi dal cielo allo stesso tempo. Mi ero svegliato, per altro, con un forte malditesta: la sera prima mi ero dimenticato di mettermi la maschera per dormire. Sì, in somma, dormo con una maschera che mi copre gli occhi, perché purtroppo il mio appartamento ha due finestre, a est ed a ovest, ma soprattutto è ricolmo di specchi, e la luce battendovi sopra crea una sorta di nebbia luminescente che confonde ogni cosa, e questo dall'alba al tramonto. Non ho neppure degli occhiali da sole: gli ultimi che avevo li ho pestati una mattina inavvertitamente, non vedevo una mazza, e li ho rotti, sapete com'è, la nebbia luminescente etc, non so se avete presente. Dopo ho provato con lo scotch, ma non avrei dovuto sbagliare, ne avevo solo 8 centimetri. Volete sapere il motivo per cui so che ne avevo 8 centimetri? Ho cominciato a tenere il conto delle cose che mi rimanevano, dopo che mi sono accorto di aver finito i soldi dell'incidente. Comunque, dovevo trovare assolutamente il libro, leggerlo, e scriverne una recensione.

 

Grandi tette, gran culo e cose poco importanti

 

La tipa che mi aveva fatto conoscere l'altra tipa si chiama Carla Lauroniti: l'avevo conosciuta una volta ad un concorso per diventare critici letterari di una nota rivista letteraria e da quel momento eravamo diventati amici. Sapete, lei era entrata, ed io no, e questo è un buon motivo per rimanere amici delle persone: non essere concorrenti. Difatti siamo diventati amici subito dopo aver saputo il risultato: lei mi ha offerto da bere (anche perché io non avrei potuto fare lo stesso con lei, dato che ero in uno dei miei periodi senza soldi. Ovvero, ero nel, diciamo, periodo prevalente della mia vita, e non in uno di quegli intervalli, di solito brevi, dove ho qualche disponibilità danarosa) per festeggiare la sua entrata, e, parole sue

“Consolarti per essere stato escluso: ma ti rifarai!”. Certo, come no.

Però eravamo diventati amici, ovvero mi prestava soldi, e quel 4 ottobre 2006, stufa di prestarmene, mi aveva fatto conoscere l'altra tipa Franca Gianfranchi, che aveva appena messo su una piccola rivista letteraria indipendente, e nonostante questo voleva pagare chi ci lavorava (cosa assurda, se ci pensate bene: cioé se pensate a “rivista”, “letteraria” e “indipendente” + “pagare chi scrive” = Fallimento; non c'è altro. Se aggiungete anche: “0” e “finanziamenti” = Fallimento tombale). Comunque, lei era alta e bionda, grandi tette, a differenza della Carla, alta e mora, gran culo: ora che ci penso: sono complementari.

Ne discutemmo, di questa recensione, nella birreria più famosa della città, e mi scuserete se non faccio il nome né della città, né della birreria, ma vi ho lasciato qualche ... sospensione, come dire, e poi non me li ricordo così bene, certi nomi. Uno tende a dimenticare le cose poco importanti, tipo: quello che uno vuole dimenticare e si sforza di dimenticare. Comunque, Franca e Carla bevevano una quantità impressionante di birra, una bionda, e l'altra mora, e io le avrei bevute volentieri entrambi, nel senso che, ehm. Comunque, non sono mai andate al cesso. Siamo stati lì almeno 45 minuti, ed io sono andato a scaricarmi almeno due volte per tenere il loro ritmo, ma loro: loro mai. Un metro di birra a testa, e dove sia andata a finire non si sa, ecco: i grandi interrogativi della vita. Tra l'altro hanno dovuto subire anche le attenzioni di alcuni avventori, respinte come neanche Rey Misterio avrebbe saputo fare. Rutti che spettinano, come si dice in gergo. Tipe simpatiche, in fondo. Stavo pensando di provarci con entrambe, quando le ho viste arrivare insieme, ma dopo, dopo, anche no. Sapete, prima con Carla non ci avevo mai provato per non intaccare il nostro rapporto, rapporto, “professionale”, ecco (ma se non mi avesse più prestato soldi, tale rapporto sarebbe finito), e sì, con Franca l'avrei subito intaccato, ma non pensavo davvero che mi avrebbe dato il lavoro, dopo avermi visto.

Per e-mail e tiro ai piccioni

Sapete, non sono una gran bellezza, fuori, è dentro che sono particolarmente ricco, ma tanto, soprattutto da quando ho cominciato a sognare Tenochtitlàn, otto anni fa. Mi ha reso ricco dentro, ma è stata anche causa delle mie disgrazie fuori, per esempio la bocciatura al concorso per critico di quella rivista letteraria. Purtroppo, quando mi metto a sognare Tenochtitlàn, tutto il resto scompare, un po' come nel mio appartamento di specchi (e da un lato sono contento che ce ne siano così tanti - a proposito, prima era il magazzino, piccolo, di un venditore di specchi, poi è morto, il venditore – così non mi devo vedere. Che strano: così tanti specchi, e non riesco a vedermi. Una fortuna, come potreste ben capire se aveste l'occasione di incontrarmi. Difatti poi la Franca mi ha detto di spedirle il pezzo per e-mail) che è invivibile anche notturnamente, come potrete facilmente immaginare, ma è l'unico posto che ho trovato ad un prezzo, ad un prezzo agevole. Per me. Certo, negli ultimi sei mesi non ho pagato l'affitto, ma devo dire che la proprietaria è molto gentile, quando non mi incontra. Ho sentito che agli altri inquilini dice di volermi bene, che le ricordo il figlio che non ha mai avuto, e che in fondo l'appartamento è quello che è etc etc, in somma si fa bella con me, io sono la sua buona azione. Purtroppo sono la sua buona azione con gli altri, e non con me. Una volta l'ho vista sparare ai piccioni del palazzo con un fucile. E li centrava. Dopo mi ha lanciato un'occhiata, con quel fucile in mano, dalla qual cosa ho capito che devo stare attento.

La promessa del calcio contro il vento del sud: Tenochtitlàn

Tenochtitlàn è un posto bellissimo: nella civiltà azteca sono sicuro che mi sarei trovato benissimo, a me piacciono molto le donne messicane di nome Camilla. Quando sono a Tenochtitlàn sono il più grande critico letterario azteco, e tutte le riviste letterarie mi vogliono, sono disposte a darmi qualunque cifra purché io scriva per loro. Ma io rimango fedele al mio ufficio, ed alla mia bellissima segretaria che, sì, si chiama Camilla. Camilla è la mia segretaria, segretamente innamorata di me, ed io di lei, e ce lo diciamo ogni volta che facciamo l'amore, che siamo segretamente innamorati l'uno dell'altra, ma poi non ufficializziamo mai. Ricordo ancora la prima volta che l'ho vista, ero sicuro di farcela. Ero nel mezzo di un provino come portiere di una famosa squadra di calcio giovanile. Nella via dove abitavo da piccolo ero il più bravo in quel ruolo: non avevo mai subito un gol da fuori area, ed anche se in area, gli attaccanti dovevano essere molto bravi per riuscire a segnare. Ero famoso, quando abitavo nella via, e c'era chi veniva dalle altre vie del paese a sfidarmi. Una volta addirittura dalla città venne uno: Roberto Taccio. Quel Roberto Taccio. Allora non era ancora famoso come ora. Ma era già una delle promesse del calcio. Silenzioso come un cobra che sta per sferrare il suo attacco, i suoi tiri erano come falchi in picchiata verso la porta. Ovviamente, non riuscì a superarmi. Così, qualche anno dopo, feci il provino per quella squadra: era un pomeriggio di maggio, tirava il vento del sud, mentre il campo da calcio in cui ero seguiva la direzione est-ovest. Ero sicuro di farcela, nonostante la porta fosse il doppio di quella in cui giocavo abitualmente: non era un giardino molto grande, ci dovevamo arrangiare, noi ragazzi della via. Davanti mi si presentò questo tipo: Carlo Lancillotti.

“Ora tiro”, mi fece.

Feci il cenno del portiere sicuro di sé. Tirò. Non era un tiro difficile, feci due passi e mi buttai verso la palla.

Una ventata dal sud cambiò direzione al pallone, che mi colpì alla tempia, non ricordo se destra o sinistra. Tenochtitlàn apparve in tutta la sua bellezza: Camilla. Non che avesse molti vestiti, sapete, un tempo si era molto più tranquilli su queste cose, soprattutto nelle regioni in cui fa caldo. Voglio dire: freddo ci si copre, caldo ci si scopre. Naturale. “Sono Camilla, sono Camilla!” mi diceva, schiaffeggiandomi con le sue manine. Aprii gli occhi e non lo feci apposta, giuro, ma le sue tette erano davvero molto vicine al mio volto, non potei esimermi dal notare quanto fossero, ecco, nude, e d'altronde era maggio, una buona stagione per stare a tette di fuori. Purtroppo, anche io come dire, ed a volte succede di svegliarsi con, ecco, sono un po' imbarazzato, quindi capirete, mi sento molto più a mio agio a parlare di tette e culi, che non di me. Comunque, succede, ed ecco, anche a me quella volta era successo. In più ero seminudo, a Tenochtitlàn, e lei se ne accorse subito “Non ora” mi disse, “è imbarazzante qui”.

Rubini per la storia letteraria azteca

Eravamo nel mio ufficio, sulla porta era la mia targhetta d'oro con scritto “Il più grande critico letterario della storia della letteratura azteca”. Il mio nome non c'era, perché tutti mi conoscevano così, quindi mi era sembrato inutile, quando l'avevo ordinata, farvelo incidere. Le cose, ok, erano andate diversamente: vado dal targhettatore più bravo dell'intera popolazione azteca, e gli dico che vorrei una targhetta così e così. Lui mi squadra e mi fa “Scusa, non ho capito il nome. Sei sicuro di avere i soldi per pagare?” Glielo ripetei, ma non capì. Allora gli dissi “Il più grande critico della storia della letteratura azteca” e lui cominciò subito a darmi del lei, a trattarmi con riverenza, mi disse che seguiva sempre i miei consigli librari, che comprava le riviste a seconda di dove avevo fatto le mie recensioni, e non voleva neppure essere pagato (d'altronde il miglior targhettatore azteco se lo poteva permettere) ma io gli lasciai comunque un paio di rubini, così, tanto per il tempo che mi aveva fatto sprecare ad andarci: nemmeno il telefono aveva. Quanto se la tirava questo tipo, più di me. Vedi invece la mia Camilla, figlia di Tlacaelele, Cihuacoatl dell'imperatore, che era stata disposta, per l'amore che nutriva verso di me, a fare un lavoro qualunque come la segretaria. Segretaria, certo, del più grande critico letterario della storia della letteratura azteca, che sarei io, tra l'altro pagato, si sa come vanno queste cose, da suo padre per aiutarlo, con la mia decisiva influenza, nella riscrittura fondamentale della storia letteraria azteca, e della coscienza dell'intero popolo azteco. Tlacaelele infatti voleva sbarazzarsi dei grandi imperi editoriali che manovravano subliminalmente le menti del popolo azteco: questi infatti promuovevano casi ogni anno che si assomigliavano tutti, scritti non allo stesso modo, ma senza comunque far occupare troppa capacità intellettiva al lettore. Tlacaelele era invece, come me, per una letteratura che stimolasse un po' più la mente del lettore, senza per questo uccidere l'intrattenimento, ma certo dando un po' più spazio ai libri capaci di far riflettere...

Ops, era un sogno

Quando mi urlò “Vaffanculo frocio di merda! Ma vattene a Cuba!” mi accorsi che non era Camilla la persona che stavo cercando di baciare. Da allora sognare Tenochtitlàn è stata un po' fortuna e un po' disgrazia. Certo se non riuscissi più a controllarmi, questi miei sogni mi porterebbero per sempre via. Sarebbe anche bello. Questa vita fa schifo.

Un genio incompreso

Franca mi aveva promesso di pagarmi, se le avessi spedito per e-mail (l'ho già detto il motivo per cui non voleva più vedermi? Durante la conversazione mi sono messo a fissarle le tette. Mi ricordavano tanto quelle di Camilla, anche se Franca ha la pelle più chiara, ovviamente. Una cosa che non mi era mai successa con Carla, ad esempio, anche se il suo culo mi ricordava tremendamente quello di Camilla, difatti al concorso per entrare nella famosa rivista letteraria lei era davanti a me, ed era stato il suo culo a farmi andare di nuovo a Tenochtitlàn, nonostante mi fossi ripromesso che, almeno durante la prova, non ci avrei pensato. Lei non si è mai accorta di questo, che io sogno Tenochtitlàn, non è una cosa carina per una ragazza sapere che una sua parte del corpo fa sognare un'altra ragazza, e non lei. Uno dei motivi per cui siamo amici, io e Carla, è che penso che lei pensi che io sia segretamente innamorato di lei, e questo le dà molta autostima. Pensa che io sia una persona dannatamente in gamba, un genio incompreso, non so per quale strano motivo si sia messa in testa questa cosa, ma è così, e me lo dice spesso

“Sei un genio incompreso”.

Credo sia per via del fatto che sono brutto. Lei è una gran bella ragazza, e il suo culo varrebbe da solo tutto il pacchetto, nel senso che anche solo per quello uno potrebbe perdere la testa per lei. In più è tutta bella, ecco, anche se non raggiungerà mai Camilla. Ecco, Camilla è Franca e Carla messe insieme, praticamente perfetta, più di Mary Poppins, anche perché non si veste con quegli abiti ridicoli, diciamocelo. Ma io e Camilla non possiamo essere una coppia ufficiale, suo padre Tlacaelele, pur stimandomi, non ce lo permetterebbe mai perché si creerebbe un conflitto d'interesse, così ci dobbiamo amare segretamente, e lei per dissimulare è costretta pure ad andare con un altro, di cui non ricordo il nome, sapete com'è, con questi nomi io non ci vado affatto d'accordo, e pure io quindi ogni tanto vado giù al locale SexyTenochti, mi siedo a bere col mio nome comune che nessuno sa, e sto dimenticando anche io, e come un comune azteco pago da bere a ballerine bellissime con cui poi finisco a fare delle cose che preferisco non riportare) la recensione.

Stop.

Bogart era un nano

Franca mi disse che aveva assolutamente bisogno di quella recensione per quello stesso giorno a mezzanotte. Io la tranquillizzai dicendole che il libro l'avevo già letto, e gli avrei dovuto dare una veloce riguardatina, e le chiesi 5 euro per poter andare ad un internet point una volta scritto, e mandarglielo. Lei mi disse “Te ne do 10, e li scalo dal tuo compenso”, io le risposi “Va bene”, poi mi venne in mente che non mi aveva ancora detto di quanto sarebbe stato il mio compenso, e glielo feci presente con delicatezza “Già, ma quanto” rutto “mi daresti per il pezzo?” rutto. Lei mi disse “20 euro: 10 ora e 10 poi. Due cartelle, mi raccomando”. Due cartelle per una cavolo di recensione, pensai tra me e le sue tette, che diavolo di rivista letteraria indipendente vuol mettere su? Ma questo non era un mio problema, se era disposta a pagarmi, ed anzi, mi stava già dando 10 euro, senza contare la birra, che ovviamente non avrei pagato, dato che non ero stato io a scegliere il posto dell'incontro. E mi ero anche dovuto travestire, perché avevo già al tempo qualche problemino con il proprietario del locale: avevo tagliato i capelli con delle forbici che avevo trovato sotto il letto cercando le scarpe quella mattina. Come me li ero tagliati me ne resi conto, naturalmente, dopo essere uscito dall'appartamento, visto che dentro non avevo visto niente, ed era già molto che non mi fossi portato via un orecchio, o tutti e due. E mi ero anche cambiato impermeabile. Mi piacciono molto i film con Bogart, questo credo di non avervelo ancora detto. Bogart era un nano, mentre io sono alto, ma mi piacciono molto i suoi impermeabili e come porta il cappello, infatti quando sogno Tenochtitlàn porto sempre dei magnifici cappelli, anche se tutti mi prendono in giro, perché a quel tempo non usava portarli a quel modo. Ma nella realtà non ne ho. Stavo camminando finalmente in modo normale, ero ad una distanza adeguata dal palazzo, fuori dalla portata del fucile della proprietaria che mi voleva tanto bene, quando mi vidi in una vetrina, e fu lì che mi resi conto di come mi ero tagliato i capelli: la mia testa sembrava un passerotto un po' spelacchiato, con i capelli qua e là di lunghezze diverse e la barba più lunga di quella che un grande critico del mio calibro letterario dovrebbe tenere, se non sognasse però Tenochtitlàn, ovvio. A Tenochtitlàn sarei andato bene, così, perché i miei capelli sembravano quasi piume, le piume dei loro copricapi durante i sacrifici, che come si sa ne facevano parecchi. Tlacaelele ne aveva aumentato di molto il numero, per far fuori gli avversari, ma questa era una cosa che sapevamo solo in pochi. Immagino. Non so ancora come da un uomo così fosse nata una donna come Camilla. Sarà stata sua madre, chi sa.

Mentire dà soddisfazione

Franca mi dette i 10 euro, ed era da quando mi erano rimasti 10 euro del premio assicurativo per l'incidente, che non avevo visto una tale somma tutta insieme. Erano passati più di sei mesi da quando li avevo finiti. L'incidente era stato una benedizione, per me. Stavo facendo uno dei miei soliti giri, avevo appena cercato di rubare due monete ad un finto cieco, senza riuscirci, così stavo sognando un po' Tenochtitlàn, ma è una cosa molto pericolosa, sognare Tenochtitlàn per strada. Comunque stavo riuscendo ad attraversare sulle strisce, benedette strisce, e una macchina mi investì. Inutile dire quanto sia stato bello il periodo all'ospedale, in cui potevo andarmene da Camilla ogni volta che volevo, senza contare il fatto che potevo addirittura esplicitare i miei sogni, che venivano presi come traumi dovuti all'incidente, e addirittura un'infermiera si finse Camilla per cercare di alleviare il mio dolore, che non era dolore, ma lei pensava lo fosse, di aver perduto da poco questa Camilla. A me fece molto piacere, però non si andò mai oltre a qualche bacio. Poi mi dimisero, e con i soldi dell'assicurazione sono andato avanti per un po'. Ma erano finiti.

Dopo avermi dato i soldi Franca e Carla se ne andarono, ma ad un certo punto Carla si voltò, per vedere se le stavo guardando il culo, ed io lo stavo facendo, e mi sorrise. Tornò indietro e mi disse “Secondo te dovrei farmi un'operazione al seno?”

“Perché?” le risposi

“Hai guardato quello di Franca tutto il tempo”

ed io le dissi così “No Carla, nessuna operazione. Il tuo seno è perfetto, perché così un uomo può parlare con te senza distrarsi, e ti può anche ascoltare, cosa che ad esempio io non ho fatto molto prima, dato che fissavo le tette di Franca, soprattutto quando sbatteva il boccale sul tavolo una volta finito, che le tette le andavano su e giù, fino a che non si fermavano, mio dio, non ho capito quasi niente di quello che ha detto, mentre invece è bello parlare con le donne, soprattutto quando sono intelligenti come te. Così, non farti nessuna operazione, che svilirebbe la tua intelligenza, ed inoltre sei molto bella comunque, e lasci un ricordo molto più bello a chi ti guarda quando te ne vai perché, diciamolo, Franca ha un sedere più brutto del tuo. Quando te ne vai, lasci sempre l'uomo che ti guarda con un sorriso, felice, che viene voglia di rivederti il prima possibile”.

Lei mi guardò e mi disse “Tu sei un genio: meglio un bel culo che due tette giganti?”

“Sì. Senza dubbio”

Mi dette persino un bacio sulla guancia. Certe volte mentire dà soddisfazione. Ma speravo che con quel complimento, facendole risparmiare i soldi per un'operazione costosa, avrebbe ricominciato a prestarmi un po' di denaro, ogni tanto.

L'autore, il titolo, Pasta a caso

Avevo 10 euro, ed altri 10 che mi aspettavano non appena avessi scritto la recensione a quel libro. Dovevo solo trovarlo, adesso. Non mi restava che cercare una biblioteca in cui non ero ancora andato (avevo da restituire alcuni libri...) essendo io non un ladro (non è vero, ma entrando in una libreria mi sarei certo distratto, avrei rubato qualcosa di totalmente inutile). Dovendo fare una richiesta per un libro, avevo meno possibilità di sbagliare. Il fatto è che non ricordavo esattamente le parole di Franca, dato che le sue tette erano davvero molto simili a quelle di Camilla, ed io avevo passato il tempo in birreria lottando per non andare a Tenochtitlàn, e la lotta mi aveva consumato le energie che mi sarebbero dovute servire per ascoltare le parole di Franca. Era un grosso problema. Mi ricordavo il cognome dell'autore, l'avevo già sentito, mi sembrava fosse Brotigani, Brotigana, forse era romeno, Brotiganu, sì, mi sembrava proprio di sì. Ma il titolo. Il titolo, pensai, l'avrei riconosciuto tra i vari titoli che mi sarebbero apparsi al momento di cercarlo nel catalogo informatico della biblioteca in cui non ero ancora andato. Se avessi fatto in fretta, avrei potuto addirittura sfruttare la postazione internet per mandare via il pezzo, senza intaccare i 10 euro. Stavo diventando davvero oculato, con il denaro. Per congratularmi con me stesso decisi che i soldi risparmiati per l'internet point li avrei usati per mangiare, dato che per ora avevo solo bevuto birra, avevo bisogno di mettere qualcosa di solido sotto i denti. Per risparmiare (stavo diventando proprio oculato, si vede), me ne andai da Pasta a caso, un posto dove si spendeva davvero poco per un piatto di pasta, però non potevi scegliere cosa mangiare. Mangiavi quello che c'era, ogni giorno cambiavano tipo di pasta e condimento, e se per caso non ti piaceva, pazienza. A me era sempre piaciuto tutto. Una volta un tizio mi disse che c'era una regolarità col quale facevano le varie paste, non era “a caso” come volevano dar da intendere agli avventori. Solo che non mi ricordo per nulla se me la disse, la frequenza con cui i piatti ricomparivano, e la loro sequenza, oppure no. La birra mi aveva un po' affaticato la mente, senza dimenticare la lotta per non andare a Tenochtitlàn da Camilla.

Dopo aver mangiato un kebab con tutto (lo avvertivo navigare nella birra gioioso, esultante ad ogni passo. Più o meno. Vi siete chiesti come mai non ho mangiato la pasta da Pasta a caso? Mentre ci stavo andando, avevo già deciso di andare lì, era una certezza che sarei andato lì, mi venne in mente che era troppo lontano per i soldi che avevo. I soldi mi avevano fatto venire una fame che non poteva aspettare Pasta a caso. Vidi un kebabbaro, e ci andai) mi erano rimasti ben 7 euro, che con la pancia piena mi sembravano anche di più. Sentivo i neuroni della testa funzionare un po' meglio, tanto che mi dissero a quale biblioteca andare. Era una biblioteca un po' fuori mano, ma dotata di tutto punto. Avrei potuto prendere un bus per andarci, ma non volevo dare fondo subito ai miei risparmi, così decisi di andarci a piedi.

La biblioteca media del quartiere medio ed i conquistatori

Lungo la strada mi resi conto che il malditesta era passato, probabilmente merito di tutta quella birra, o di tutto quel tutto del kebab, o forse era stato il seno ipnotico di Franca, o il culo solare di Carla. Chi sa. Per non fare torto a nessuno, decisi che era stata la combinazione di tutte queste cose insieme.

La biblioteca era una media biblioteca di quartiere medio, niente di eccezionale, all'entrata qualche volantino riguardanti iniziative volte ad accrescerne il numero di fruitori e così via. Andai al banco per poter fare la tessera: non c'era nessuno. Dato che non avevo voglia di perdere tempo, pensai di cercare un computer per consultare il catalogo. Mi girai e ne vidi uno nella stanzetta appresso. Entrai e ce n'erano addirittura 4. Devono avere soldi, pensai, e mi misi a sedere. Digitai il nome che ricordavo: Brotiganu. C'era un solo scrittore con quel cognome, la fortuna aveva proprio deciso di darmi una mano, quel benedetto giorno. Era il primo pomeriggio, avevo 7 euro, e mi sarebbe bastato poco per averne altre 10. Già immaginavo il contratto per la rivista indipendente a 3 zeri, anche se, d'altra parte, diventando l'amante di Franca avrei potuto evitare di lavorare ed essere mantenuto da lei.

Mentre scorrevo i vari titoli dei romanzi di Brotiganu mi venne in mente Camilla. No, non l'avrei potuta tradire con nessuno, anche se per certi versi l'avevo già fatto, ma non l'avrei mai potuta tradire con nessuno che avesse le sue tette, come Franca. Questo no. Anche perché le tette mi avrebbero ricordato il suo splendido culo, come quello di Carla. Perché accontentarsi, quando basta partire per Tenochtitlàn per avere tutto il desiderabile? Là avrei sconfitto da solo tutti i cartelli editoriali, ed avrei salvato la letteratura vera, non quella così e via, quella che finge di essere scelta dalle persone, e invece è imposta dall'alto. Grazie alla mia influenza come critico letterario, avrei risollevato le sorti del popolo azteco, ed all'arrivo dei conquistatori li avremmo rimandati a casa con la coda tra le gambe. Mi sovvenne in quel momento che se i conquistatori non avessero conquistato...uhm. Dovevo pensarci bene prima di fare qualche pazzia.

Volantini e nessunoooooooooooo

Continuavo, nel frattempo, a cercare il titolo che mi aveva detto Franca, ma ogni volta, mentre visualizzavo la scena in cui lei pronunciava quelle parole, la mia attenzione si concentrava sulle sue tette. Mi accorsi che, in fondo, ciò che avevo detto a Carla era molto più vero di quanto mi sembrava.

Finalmente un titolo sembrò ricordarmi qualcosa: Sognando Mosca. Doveva essere quello. Controllai il numero delle pagine: 87. Sì, era proprio quello. Erano le 15:15, avrei fatto tranquillamente in tempo a leggerlo ed a scriverne direttamente dalla biblioteca, visto che questa, dopo la chiusura delle 19:00, la sera dopo cena sarebbe stata aperta, per uno di quegli incontri pubblicizzati nei volantini di cui sopra. Rivalutai l'importanza di leggere i volantini, e mi ripromisi di leggerli con un minimo di attenzione, invece di prenderli per poi gettarli direttamente nella spazzatura e senza passare dal via.

Presi un cartellino giallo per il prestito, e lo compilai con una penna trovata lì. Andai di nuovo al banco, sperando ci fosse qualcuno. Mentre mi avvicinavo sperai che l'addetto fosse un nano, dato che non riuscivo a vederlo. Ma non c'era. Per niente. Vuoto. Vabbé.

“C'è nessuno?” dissi, con un tono di voce un po' più alto del normale, sporgendomi sul banco. Niente.

“C'è nessunooo?” dissi, con un tono di voce più alto del normale, ma ancora ragionevole, sporgendomi sul banco. Niente.

Stavo per mettermi a ripetere, ma urlando piano, “C'è nessunoooooooooooo???” quando sentii una porta sbattere, ed un “Ehm. Arrivo”.

Saltò fuori quest'uomo vecchio, sulla quarantina, portati male, a metà strada fra un calvo e un capellone: aveva un'aureola di capelli biondicci inadeguatamente lunghi per non essere veri, due occhi verdi semaforo, e un fisico più che decente, ma zoppicante.

“Che vuole?”

“Vorrei questo libro. Devo anche fare la tessera”

“Ah. La tessera. Scusi un attimo” e tornò da dove era venuto.

Nessuna somiglianza

Dopo un paio di minuti ricomparvero in due: l'uomo era con una donna, una quasi vecchia di più di trenta anni, portati parecchio male, che si presentò con un sorriso pulito, un po' ingobbita, una sensazione di lindezza artificiale che mi disse “Per la tessera mi dia la carta d'identità”, mentre l'uomo “Intanto vado a prenderle il libro, così facciamo presto”.

Appena l'uomo uscì lei mi mise a fuoco attraverso le lenti a contatto “Non sa usare il computer, quello. Ogni volta mi chiama. Non c'è pace”

“Capita. Però sembra una brava persona”

“Sì. Anche troppo. Era da tanto che aspettava?”

“No. Non molto”

“Ha sentito qualcosa?”

“Dovevo sentire qualcosa?”

Digitava e parlava come se stesse facendo solo una delle due cose. Sempre invidiato la capacità delle donne di fare più cose nello stesso momento. Male, ma nello stesso momento.

“No. Ecco” e mi sorrise “Domani lui non c'è, e la biblioteca è chiusa dalle 13 alle 15. Ma io ci sono. E comunque ci sono sempre. Anche stasera.” e continuò a sorridermi. Lei non aveva nessuna somiglianza con Camilla, neppure lontanamente, e forse ci sarei potuto andare senza sentirmi in colpa. Ma era proprio un cesso. Lo so, sono esigente.

Le ricambiai il sorriso, per cortesia, e silenzio. Tornò l'uomo con il libro, e lei smise anche di sorridere, mentre mi dava tessera e Sognando Mosca.

“Grazie” ed uscii.

Neve!!

Mi ero dimenticato di informarmi riguardo internet, ma anche quella sera ci sarebbe stata lei, e mi sembrava doveroso approfittarne. Per la connessione, eh. Non per altro. Bleah.

Trovai un piccolo giardino, ad un centinaio di metri dalla biblioteca, e mi ci diressi per la mia tranquilla lettura. Una panchina sotto un buon abete era quello che ci voleva. Non c'era nessuno, e mi ero meritato una siesta prima di mettermi al duro lavoro, così, seduto, mi addormentai con il libro in mano. Sognando Mosca.

C'era stato un grande cambiamento climatico, e Tenochtitlàn era sommersa: dalla neve! Questo aveva ovviamente influito sugli indumenti di tutti i Tenochtitlàni, ed anche su quelli di Camilla, con grande mio disappunto. Anche in ufficio c'era un gran freddo, e le stamperie non lavoravano, così non potevano stampare le mie super recensioni, e nessuno le poteva leggere, e non potevo cambiare la storia della letteratura azteca, e non potevo aiutare Tlacaelele, e farmi bello agli occhi di Camilla, e non potevo un sacco di altre cose, con la temperatura sotto zero a Tenochtitlàn. Sembrava di essere dall'altra parte del mondo, con un vento gelido che entrava dalle finestre e ti sferzava la guance come Wilkinson (non il campione di rugby, idiota! il freddo mi rende più insofferente!).

“Tesoro?” era la dolce, suadente, vellutata, lievemente roca, ammiccante, voce di Camilla, che proveniva da non so dove a chiamarmi (mi chiamava sempre “tesoro” dato che il mio nome nessuno se lo ricordava, e pure io negli ultimi tempi avevo avuto delle difficoltà).

“Sono qui, sotto la scrivania”

Andai da lei come un leone di montagna verso un cervo: era proprio sotto la mia scrivania, l'unico punto dell'ufficio dove il vento dava un po' di tregua. Il suo abito piumato la rendeva ancora più attraente, tanto che mi venne voglia di rendere grazie per l'improvviso cambiamento climatico, dovuto certamente a chi sa quale traffico dei conquistatori che ancora dovevano arrivare, quei portatori di capitalismo senza ritegno (anche se il whisky, beh, okay, ehm, e qualche altra cosuccia, ehm. Ma certo la tequila, eh! Io sono un autarchico!) che aveva permesso questo gioco molto eccitante di vedo tra le piume non vedo tra le piume. Ci eravamo appena adagiati in ogni modo complementarmente, tipo lei convessa, io concavo, e viceversa, quando uno strac[@#@#] di cosa mi colpì dritto, più o meno, in faccia, facendomi riscuotere immeritatamente.

Quasi Camilla

“Scusi signore!” una vocina odiosa, d'infante un po' sudicio che scorrazza libero per i giardini senza il controllo di un genitore qualunque, impunemente lasciato giocare ad un gioco nobile e per cristiani come il calcio, mio mio mio mio....lasciamo stare, mi dissi.

“Non è niente, figliolo” mentre gli restituivo il pallone con un calcetto da finta educanda, testa di beatles ignorante che non sei altro!

Evidentemente era arrivato qualcuno, mentre stavo riposando. Il libro mi era cascato a terra, così mi piegai per riprenderlo.

“Scusi” una voce quasi dolce, suadente, vellutata, lievemente roca, ammiccante “Scusi se mio nipote l'ha colpita, signore”, volsi lo sguardo verso l'alto, molto lentamente, perché volevo che mi rimanesse impresso tutto ciò che i miei occhi stavano cogliendo lungo l'ascensione.

Quasi Camilla.

Senza Parole.

“Che libro stava leggendo?”

“Veramente stavo...ehm. Sognando Mosca, di Brotiganu”

“Oh, interessante. Sono in pochi a conoscerlo. Scrittore straordinario”

“Sì, beh, sa, non tutti riescono ad apprezzare le cose belle”

“E lei sì?”

“Mi dia del tu!”

“E tu sì?”

“Non lo so. Forse”

“Interessante la sua risposta.”

“???”

“Perché forse?”

“Perché non sono sicuro che le cose che io penso siano belle, sono oggettivamente belle. Magari non ho gusto, e mi piacciono le cose brutte, invece”

“Il gusto, il gusto. Ah, la Spagna del '600! L'adoro?”

“E quella di ora?”

“Cosa?”

“La Spagna odierna, come le sembra?”

“Molto bella. Barcellona è strepitosa, ci ho fatto l'Erasmus qualche anno fa”

“Ah”

“Non ci sei mai stato? Dovresti andarci, sai. Uno come te ci si troverebbe bene”

“E perché mi ci troverei bene? Chi te lo dice? Ci conosciamo da un secondo, e già mi dici dove devo andare? E poi? La prossima cosa cos'è? Dove pisciare? A che ora? Perché vuoi controllare la mia vita? Chi sei tu per farlo? Eh? Ma ti ho chiesto niente io? Non sai neppure il mio nome, e vuoi dirmi dove devo andare? Vuoi forse un figlio da me? Ma guarda tuo nipote, guarda. Che non tiri palloni addosso alla gente. Ecchec.”

Lei se n'era andata a “Dove pisciare?” ma mi sembrava brutto non terminare ciò che avevo cominciato. D'altronde, era “quasi” Camilla.

Pronto

Mi misi a leggere Sognando Mosca, stando molto attento a non essere disturbato, ed a non attaccarmi a qualunque cosa per partire verso Tenochtitlàn. Fortunatamente il kebab e la birra mi avevano dato energia sufficiente per leggere tutte le 87 pagine, comprensive di introduzione, del romanzo. Erano le 20:43 ed ero pronto a scrivere la più grande recensione della storia per la storica cifra di 20 euro, di cui 10 già avuti, di cui 3 già spesi, di cui gli altri 10 da avere a lavoro concluso.

Ero davvero pronto.

L'ora del cinema

Mi diressi alla biblioteca, che doveva essere aperta già da 13 minuti, quindi potete immaginarvi la mia tranquillità quando vidi che, in effetti, era aperta. Entrai, al banco non c'era nessuno, così guardai se c'era una postazione internet nella saletta dov'ero stato nel pomeriggio. C'era un computer solitario, in un angolo. Era quello. Mi misi a sedere ed aprii Word, “Fanculo Office” pensai. Sempre preferito i programmi Open. Difatti a Tenochtitlàn usavo Linux. Qua no perché non ho il computer, come ovvio.

Comunque, le mie dita battevano alla velocità delle ali del colibrì, non so se mi spiego, tanta era stata la mia concentrazione durante la lettura, mi sembrava di essere Forrester, ed anche meglio di lui, ad essere sincero, già mi immaginavo anziano saggio che davo le dritte al mio pupillo e lo aiutavo a sconfiggere i nuovi cartelli editoriali che si erano ripresi il potere dopo che io, debilitato da una lunga malattia, avevo dovuto dire addio alla critica militante.

La mia vita diretta da Van Sant, anzi no. Da me stesso, che sono un grande regista, in potenza. Più grande di tutto. Ne avrei dovuto tener conto, per una nuova avventura a Tenochtitlàn. In effetti, anni di critica letteraria azteca mi avevano un po' stancato. Sarebbe stata l'ora del cinema, era deciso.

Senza abbandonare la mia fida segretaria Camilla, chiaramente.

Pillola blu o pillola rossa?

Stavo scrivendo l'ultima parola, e non ricordo quale fosse, quando sentii qualcuno dire “Ciao”, probabilmente lo stava dicendo a me, pensai, era una voce femminile che non avevo mai sentito prima, e mi voltai.

Era la bibliotecaria del pomeriggio.

“Ciao”, le risposi.

“Così sei tornato”

“Lavoro.”

Speravo se ne andasse, ma veniva verso di me.

“Che lavoro?”

“Una recensione per una rivista”

“Oh, interessante”

La parola “interessante” stava cominciando a rimanermi discretamente sulle scatole, come si suol dire, e lei neppure era “quasi”. Decisi di finire ciò che stavo facendo, così

“Mi scusi un attimo, mando una mail”

“Certo” mi rispose ammiccante.

Anche “ammiccante” non mi stava piacendo più. Altri dieci minuti ed avrei avuto in odio qualunque parola, pensai. Speravo non mi desse più fastidio. Invece.

“Ha fatto?”

“No”.

Avevo fatto, ma non sapevo proprio come levarmela di torno.

Mi disse “Pillola blu o pillola rossa?”

“Viagra?!”

“No, sciocco. Hai finito, giusto? La recensione l'hai scritta, no?”

“Sì”

“Vieni con me”

E andai con lei, così. A volte faccio le cose, così. Non so bene neppure io il motivo.

Mi portò in un'altra stanza, e non vi dico quale assurda sorpresa nel trovarmi di fronte Franca e Carla! Avevano anche dei boccali di birra. Da un litro. In una biblioteca media di quartiere medio. Non ci stavo capendo una mazza, come si dice. Tra l'altro, dopo avermi chiesto quale pillola volevo, se blu o rossa, non me ne aveva data nessuna. Mah. Che tipa.

L'ombra del seno

“Ciao”

“Ciao”

“Ciao”

Mai stato bravo a salutare le persone. Anche quando sogno Tenochtitlàn ho dei problemi nelle relazioni con le altre persone, a parte Camilla. Chi sa per quale motivo.

“Hai scritto la recensione”

“Sì”

“Di Sognando Mosca, scritto da Brotiganu”

“Certo. Era quello che mi avevi detto. Mi hai portato i 10 euro?”

“Mi aveva avvertito, Carla”

“Avvertito?”

“Sì”

“Di cosa?”

“Che ti eri distratto”

“Eh? Distratto?”

“Il mio seno”

Il seno di Franca era coperto completamente, lo scollo del mattino era stato seppellito da una maglia a collo alto, ed aveva una pashmina a coprirla ulteriormente. In somma, il suo seno non era ora che l'ombra del seno di quel mattino. Carla sorrideva.

“Non potevo non dirglielo”

“Ma cosa?”

“Che non eri stato a sentire quello che ti diceva, che il suo seno ti aveva distratto. E che era probabile che non ti ricordassi cosa dovevi recensire”

“Hai ancora i 10 euro?”

Guardai Carla, guardai Franca. Insieme, Camilla. Sì.

“Ne ho spesi 3”

“Va bene. Rendimene 5”.

Li tirai fuori di tasca. Glieli porsi. Lei li prese

“Sai com'è, rivista, letteraria, indipendente. Pago anche i miei collaboratori. Ma se mi danno quello che gli chiedo. Non Brotiganu. E già ti ho pagato 5 euro”

Ero mooolto triste.

“Sarebbe stato lo stesso, in ogni caso. Gli altri 10 non te li avrei mai dati, non appena visto il tuo pezzo”

“Ma come mi avete trovato?”

“Carla ti conosce”

“Così bene?”

“Sì. Ti conosco. Sai, anch'io ti ascolto. E tu parli.”

Qualcuno mi aspetta

Pensai che la dovevo proprio ringraziare, Carla. In fondo, mi aveva trovato un lavoro, anche se l'avevo perso subito. Certo, a Tenochtitlàn non mi sarebbe mai accaduto.

Di incontrare una direttrice di rivista letteraria indipendente così tirchia, anche se con delle tette bellissime. Se fosse stata a Tenochtitlàn, l'avrei fatta affondare come gli altri cartelli editoriali superpotenti, perché a Tenochtitlàn avrebbe vinto la vera letteratura azteca, fatta da persone generose e di buon cuore, non certo da quelle che ti tolgono il pane da sotto i denti.

E anche Carla, tradirmi così.

Capii anche come avevano fatto a trovarmi. Idiota che non sono altro. E dire che l'avevo letto attentamente, quel volantino. L'incontro della sera era tenuto da Franca, che doveva parlare della sua esperienza nel mondo editoriale, e di come era riuscito a fondare questa piccola rivista letteraria indipendente che prometteva di essere la nuova grande rivista letteraria indipendente.

Avevo scritto una grande recensione inutilmente, alla fine. Che talento sprecato. Mentre uscivo, mi venne da pensare. Mica mi avevano detto cosa dovevo recensire, invece di Sognando Mosca, di Brotiganu. Un atteggiamento tipico di Camilla. Non mi parlava mai di lavoro. Neppure io le parlavo di lavoro, no.

Quando lessi la mia stupenda recensione su quella rivista letteraria indipendente, diretta da Franca Gianfranchi, con titolone in copertina “Riscoperto un grande della letteratura mondiale: Brotiganu!” pensai proprio che qualcuno mi stava aspettando, a Tenochtitlàn.

Edizione esaminata e brevi note

Richard Gary Brautigan (1935-1984) qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Brautigan

La scheda del romanzo, Sognando Babilonia, sul sito della casa editrice Marcos y Marcos: http://www.marcosymarcos.com/babilonia.htm

Traduzione di Pietro Grossi

Un sito monografico molto interessante: http://www.brautigan.net/brautigan/

ISBN/EAN: 
9788871683393

Commenti

Omaggio a Brautigan ed a questo romanzo che mi ha allietato l'estate, nonostante sia davvero breve. Ripensarci dà gioia.
Da leggere anche le sue poesie sul sito.
Opere in Italia tradotte da Marcos y Marcos e ISBN.
Questa mia è una rilettura divertita della storia di questo sfigatissimo investigatore privato, elementi che si inseguono, e si rovesciano, e fanno capriole, in definitiva. Spero sia venuta bene. Di sicuro lunga.
buonanotte ;-)

Non mi prende grassetti, sottolineati. uhm.

Non mi prese i link. O ho sbagliato io? uhm. Più tardi metto a posto.

(prova mit explorer...)

i link sono a posto! a voi!

Solo per dirti che da ora sei fisso in homepage:
http://www.lankelot.eu/index.php?staff=1

era ora!

"(cosa assurda, se ci pensate bene: cioé se pensate a ?rivista?, ?letteraria? e ?indipendente? + ?pagare chi scrive? = Fallimento; non c?è altro. Se aggiungete anche: ?0? e ?finanziamenti? = Fallimento tombale)."

> Credo nella poetica del fallimento:)

Dai, adesso raccontaci di Brautigan:)

8. Cavolo gianfranco, mi sembrava di avere scritto tanto di Brautigan!!

http://www.brautigan.net/babylon.html

mi sembra interessante...

;)

6. le 22.57!

qui 4 poesie splendide di Brautigan:
http://onethingiknow.net/2006/07/30/richard-brautigan-three-poems/

che ricopio qui sotto (la quarta è superba):

XEROX CANDY BAR

Ah,
you?re just a copy
of all the candy bars
I?ve ever eaten.

?STAR-SPANGLED? NAILS

You?ve got
Some ?Star-Spangled?
Nails
In your coffin, kid.
That?s what
They?ve done for you,
Son.

THE GALILEE HITCH-HIKER

Part 1

Baudelaire was
driving a Model A
across Galilee.
He picked up a
hitch-hiker named
Jesus who had
been standing among
a school of fish,
feeding them
pieces of bread.
?Where are you
going?? asked
Jesus, getting
into the front
seat.
?Anywhere, anywhere
out of this world!?
shouted
Baudelaire.
?I?ll go with you
as far as
Golgotha,?
said Jesus.
?I have a
concession
at the carnival
there, and I must not be
late.?

THE BEAUTIFUL POEM
I go to bed in Los Angeles thinking
about you.
Pissing a few moments ago
I looked down at my penis
affectionately.
Knowing it has been inside
you twice today makes me
feel beautiful.
3 A.M.
January 15, 1967

Ian Degrassi aveva scritto una poesia simile, sul Wunderwagen. Si chiamava "piscio e piango". Plagio di Brautigan o comune fonte di ispirazione?

12. Io sono per la seconda. Tutti pisciamo, prima o poi. Se era una scopiazzatura, comunque bravo, visto che di RGB non si trovano le poesie in italiano, e quindi le avrebbe dovute cercare e leggere in lingua originale. Comunque. La seconda che hai detto, dai. Per dirimere del tutto la questione ci vorrebbe un intervento del sopracitato Ian Degrassi...

E' grande cinema e grande letteratura, lui.
Tornerà.

e in arrivo, a firma Branco?

un romanzo di un autore messicano (forse il romanzo che Borges non ha scritto? o forse il romanzo che Borges avrebbe scritto fosse stato messicano? tutto questo è per sviare), ed un film visto al cinema sabato scorso: l'ultimo Allen (ci sono 3 buoni motivi più 1 per andarlo a vedere: Penelope Cruz, Scarlett Johansson, Rebecca Hall (una scoperta, mai vista prima, splendida) e il più uno è Javier Bardem). per il resto è un film di Allen. :-)

magnifico!

16. Ecco, testina di cazzo, vedi di finirli, quei pezzi, che gl'è venuto la barba bianca!! Anche a te, testina di merda!!!

daje branco!

vediamo se in un anno almeno un pezzo di quelli che ho cominciato, lo finisco...