Autore:
Brault Brigitte, de Saint Pern Dominique
Brigitte Brault vive una parte della sua vita in terra di Francia, come una qualsiasi ragazza occidentale, con buone possibilità di avere un lavoro normale a cui dedicare le energie quotidiane e dimenticare così le questioni familiari dolorose e irrisolte. Brigitte vuole o forse pretende di più, sentendo di poter sacrificare se stessa e le sue personali ambizioni per un qualcosa che non ha ancora un nome né un volto.
Si aggrappa tenacemente ai suoi sogni e diventa giornalista per una piccola emittente francese che le fa da apripista per la più grande avventura della sua vita. Nel 2001 si trova in Afghanistan e, grazie alla sua testardaggine, riesce ad intervistare il comandante Massoud, poco prima dell’attentato in cui perderà la vita, l'8 settembre. È una svolta clamorosa per la sua professione, ma quell’evento la segna nel profondo. Non riesce a dimenticare il magnetismo e la tenacia di Massoud nella lotta contro l’oppressione. Non riesce a cancellare dalla sua mente l’immagine di quei terroristi travestiti da finti giornalisti con cui si era intrattenuta poco prima dell’attentato al comandante. Sul Panjshir sta per calare una fredda notte, illuminata dalle luci artificiali di un’altra dolorosa guerra in arrivo. E' l'11 settembre 2001.
Brigitte è costretta a rientrare; la missione a cui aveva partecipato in modo del tutto volontario, sottraendo giorni alle sue ferie, è giunta al termine ma, una volta in Francia, tenta ogni mezzo per tornare, decisa a prendere al laccio la possibilità che la vita le offre in una terra martoriata che pure non ha perso la voglia di ricominciare, dopo il regime dei Talebani e la guerra devastante che aveva ridotto in cumuli di macerie le vestigia di un’antica e orgogliosa civiltà. Decide di metter in campo le sue forze, unitamente alle organizzazioni di volontariato, e prova a ricominciare dalle donne, fino a quel momento annullate sotto il chadri azzurro (burqa) e che solo ora iniziano timidamente a uscire fuori di casa. L’integralismo è ancora in agguato, non può rischiare e così organizza una scuola segreta di videogiornalismo: “la visione delle prime cassette mi riservò uno shock: vedevano la vita in pendenza!Tutte. Senza dubbio a causa dello spioncino del chadri e della riduzione del campo visivo. Il che non impediva loro di difendere quelle inquadrature sbilenche rinfacciandomi che “la vita è così’. Insegnai loro che la vita, certe volte, era in equilibrio e perpendicolare” (pag. 59).
Le ragazze sono indifferenti, assenti, stremate da anni di isolamento e sacrificio ma non per questo prive di quella luce negli occhi che le porterà un giorno a fronteggiare un uomo per strada e gridargli in faccia la menzogna integralista. Quelle donne la seguiranno in un viaggio pericoloso, perlustrando l’Afghanistan in lungo e largo a caccia di altre donne che hanno vissuto l’oppressione e che hanno voglia di raccontarsi.
Le sue giovani allieve, armate di microfono e telecamera, si commuovono e si ribellano al loro destino, dando vita a un documentario necessario, ancorché doloroso, in cui restituiranno la parola ad altre connazionali violate nella loro stessa esistenza.
“Regards d’Afghanes”, oggi “
Afghanistan Unveiled", è quel documentario, il primo film della speranza interamente realizzato da afghane dopo il regime del terrore.
Questo libro racconta innanzitutto la scelta coraggiosa delle famiglie di restituire loro un passato sottratto dalla violenza e, allo stesso tempo, un futuro nella luce, e poi le forze messe in campo per addestrare ognuna di quelle ragazze a diventare strumento di libertà dopo la segregazione.
È un reportage; è un viaggio on the road in terra afghana tra pericoli e chiusure ma è anche una testimonianza degli effetti devastanti del regime talebano sull’economia e sulla mente della popolazione e, sopra ogni cosa, sulla condizione femminile.
Ma questo è anche un romanzo e in esso si riversa la storia personale di Brigitte Brault che in quel viaggio di passione incontra Shazada, un capo pashtun, del territorio mohmand, a cui decide di legare la sua anima, tra le difficoltà linguistiche che pur inizia ad affrontare, pronta a rinunciare agli agi e alle comodità occidentali, ma soprattutto alla sua indipendenza.
Lui è già sposato e, secondo la tradizione, una volta uniti in matrimonio, Brigitte dovrà segregarsi nel povero villaggio a cui lui appartiene. Potrà riuscire una donna occidentale, così fiera e libera, ad adattarsi ad una vita di sacrificio, nell’oscurità di una cultura rigidamente ancorata alle tradizioni patriarcali? Non è facile pensare di poter convivere con un’altra donna che ha già donato dei figli all’uomo che ama; non è facile pensare di poter rinunciare alla luce elettrica o alla comodità di un bagno in stile occidentale; non è altrettanto facile pensare di rinunciare alla sua professione, alla lotta giorno per giorno per restituire dignità a chi se l’è vista privare in nome di una religione e, allo stesso tempo, rinchiudersi in casa, in attesa dell’amato che tutto potrà sulla sua vita. Ma Shazada, in fondo, l’ha amata per quella che era, una donna fiera e indipendente, capace di tener testa ad un gruppo di “barbe bianche”, capace di viaggiare nel pericolo e nelle difficoltà per il bene del suo popolo.
Ecco, con le storie compassionevoli e devastanti della collettività umana per cui e con cui lotta e il suo amore incredibile, Brigitte ci racconta la storia dell’Afghanistan tra la guerra e la ricostruzione, tra la minaccia integralista e la forza incrollabile delle sue donne, tra la straordinaria bellezza e la terribile devastazione, e di un popolo altrettanto sconosciuto capace di grande saggezza e pietismo, fiero e valoroso che riconosce la lealtà e l’onore sopra ogni cosa.
Brigitte oggi continua a lottare per la crescita e lo sviluppo di un Paese che l’ha adottata con l’amore che le è mancato nella prima parte della vita e che ha accolto, anche grazie agli sforzi di lei, dopo anni di guerra, sotto la continua minaccia terrorista, l’apertura di una sala cinematografica di 650 posti come un segno di speranza per il futuro. In quella sala, il giorno dell’inaugurazione, c’era in disparte Claude Lelouch, regista di fama mondiale, che piangeva, commosso. La vita ora poteva avere un senso.
“Il 9 ottobre 2004 a Kabul, nelle prime ore del giorno, le strade straripanti di taxi gialli e biciclette, si riempirono di gente a piedi. Uomini in tenuta tradizionale, donne con il foulard o il chadri, si dirigevano ai seggi elettorali. Era commovente vedere le lunghe code di figure azzurre, con accanto quelle dei mariti, dei padri e dei figli che aspettavano il proprio turno con la massima pazienza. Qualcuno usciva dal seggio ostentando il segno di vittoria. Il pollice tinto d’inchiostro nero era servito per firmare il registro”, (pag. 208).
Hamid Karzai sarebbe stato eletto Presidente. Il nuovo Governo, tra cui sedeva anche Shazada, avrebbe dovuto fare i conti con i baroni dell’oppio, con la miseria inarrestabile e con la minaccia terrorista che non era affatto cessata come da lì a poco avrebbe dimostrato, ma l’Afghanistan quel giorno festeggiava l’avanzata verso la democrazia e l’autonomia.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Brigitte Brault (Bourges, 1960), giornalista di France 3 e regista di documentari, vive a Kabul dal 2002. Ha realizzato con 14 donne afgane da lei avviate al videogiornalismo il road movie Regards d’Afghanes, reportage sulla condizione femminile nominato nel 2005 agli Emmy Awards nella categoria “News and Documentaries”. Nel 2006 ha fondato a Kabul la casa di produzione cinematografica Women’s Eye.
Dominique de Saint Pern, scrittore francese, ha collaborato con Brigitte Brault nel dare alla sua testimonianza la forma di uno straordinario romanzo.
Brigitte Brault – Dominique de Saint Pern, “Per l’amore di un guerriero”, 2009, O barra O, Milano, pag.240. Traduzione dal francese di Guido Lagomarsino.
Commenti
?la visione delle prime cassette mi riservò uno shock: vedevano la vita in pendenza!Tutte. Senza dubbio a causa dello spioncino del chadri e della riduzione del campo visivo. Il che non impediva loro di difendere quelle inquadrature sbilenche rinfacciandomi che ?la vita è così?. Insegnai loro che la vita, certe volte, era in equilibrio e perpendicolare? (pag. 59).
Torno dopo, ma intanto, per una comparazione:
www.lankelot.eu/index.php/2007/09/14/vollmann-william-tanner-afghanistan...
ambientato in "altra" epoca storica...
3. letto e molto incuriosita..la Brault ha avuto un'esperienza diversa, in altra epoca giustamente...e ritagliando uno spazio enorme sulla condizione femminile nella fase di passaggio e in quella successiva. Il video che ho linkato testimonia ciò che è riuscita a fare...quella ragazza che parla con fermezza ad un suo connazionale...pochissimi mesi prima aveva il burqa.
La Brault si è dedicata all'Afghanistan ritagliandosi le ferie dal lavoro in Francia, poi in aspettativa e, quindi, a tempo pieno...vivendo dei progetti delle Ong a cui riusciva a partecipare.
"Non riesce a cancellare dalla sua mente l?immagine di quei terroristi travestiti da finti giornalisti con cui si era intrattenuta poco prima dell?attentato al comandante."
> Ti credo...
"sotto il chadri azzurro (burqa) e che solo ora iniziano timidamente a uscire fuori di casa."
> Qual è la differenza tra "chadri" e "burqa"?
Scheda molto interessante - e non solo per l'atipica scelta di vita della scrittrice e reporter francese.
Domanda editoriale. Proviamo a fare un po' d'ordine nelle edizioni o barra o? Quali sono le collane principali? Come presenteresti le loro pubblicazioni e la loro filosofia editoriale?
6. Il burqa è un velo che copre tutta la testa compreso il volto. Il chadri è il burqa completo, diciamo per semplificare un mix tra chador (corpo e testa coperti, ma volto scoperto) e il burqa stesso. Il termine da indicare, per l'Afghanistan è proprio chadri (generalmente azzurro).
7. eh sì, il libro è molto interessante.
Dunque, in realtà O barra O ha una divisione in collane, in sintesi:
1) Antecedenti
2) Agli estremi dell'Occidente
3) Occidente - Oriente
4) in Asia, a sua volta divisa per territorio: Corea, Vietnam, Cambogia, Buthan, Birmania, Thailandia e per genere Gialli e saggistica.
1) tema della collana è la ricerca
2) scritti, saggi, discussioni su varie tematiche quali musica, teatro, letteratura, arte in genere e la loro complessità (Le stanze di Rita di Paolo Ferrari, ad esempio, appartiene a questa collana)
3) tema dominante è lo scambio tra Occidente e Oriente, tra influnze e letture reciproche, come dice il titolo della collana. Vi si possono trovare romanzi, saggi, geopolitica. E' lo scambio il tema. Il libro della Brault appartiene a questa categoria.
4)saggi e letteratura d'origine divisi per territorio: classici della letteratura, tradizione orale, contemporanea, con particolare attenzione alla Corea che è stata la prima fonte d'interesse della Casa editrice.
A questa collana appartengono, ad esempio La sposa birmana, Hong Kiltong, S-21 la macchina di morte dei Khmer rossi, Che cosa ci fa un morto nell'ascensore ed altri che inserirò dopo agosto :)
Ovviamente il mio primo interesse è stata la Corea di cui ha il catalogo attualmente più nutrito e pregiato, poi progressivamente sono venuti anche gli altri Paesi del Sud-est asiatico.
In Fiera poi ho prelevato anche alcuni titoli delle altre collane come questo della Brault, a seguito di amabile conversazione con il loro staff.
Ecco, spero di aver fatto una chiara presentazione, ma c'è tutto sul loro sito, compresa la linea editoriale che riporto virgolettata
"IL PROGETTO
O barra O edizioni si muove tra due poli opposti e complementari, l?Occidente e l?Oriente.
Pubblica saggistica e letteratura occidentali, geopolitica, saggistica e letteratura di Bhutan, Birmania, Cambogia, Cina, Corea, Thailandia, Vietnam.
Individuare una nuova rotta tra i due estremi culturali, cogliere i margini del pensiero nelle sue fluttuazioni si mostra indispensabile in un mondo che in pochi anni ha cambiato la sua fisionomia in termini finora impensabili. La casa editrice si occupa perciò di quel pensiero, di quelle operazioni dell?Occidente e dell?Oriente che delimitano un?area capace di cambiamenti rapidi e continui, di contaminazioni, verso un futuro probabile o persino improbabile. Senza tuttavia eliminare quelle fonti che hanno impresso nell?attività umana la memoria di cui è fatta la storia.
I titoli raccontano la complessità del mondo e di chi l?osserva, andando a cogliere culture, storie, paesaggi, tradizioni, criticità della società e del potere, nuove sperimentazioni e ricerche, che possono, dati gli estremi a cui appartengono, disegnare quell?area ampia e articolata che si spinge fino ai limiti d?un?evidenza data.
Tre le strade principali. Una, volta all?esplorazione di mondi meno conosciuti in Italia, quali la Cina, la Corea, il Sud-Est asiatico, il Centro Asia, con scelte editoriali radicate nelle diverse realtà culturali, storiche, politiche. Una seconda volta alla ricerca di autori del campo umanistico-scientifico, artistico-musicale rappresentativi della cultura più avanzata e innovativa dell?Occidente. Infine, una terza con la scelta di testi di taglio geopolitico: una via mediana che illumini le diversità culturali, le dinamiche e i cambiamenti epocali in atto negli equilibri mondiali."
grazie cara;)