Botchorichvili Elena

Opera

Autore: 
Botchorichvili Elena

Elena Botchorichvili è una scrittrice georgiana, nata probabilmente nella prima metà degli anni Settanta, trasferita in Québec già nel 1992. Ha esordito giovanissima, in patria, come giornalista sportiva: l'insolita scelta è stata dovuta alle censure politiche del regime socialista sovietico allora imperante; la Botchorichvili ragazzina preferì aggirare l'ostacolo, con intelligenza e creatività.

Partita per il Canada, ha esordito pubblicando il romanzo “The Butterfly Drawer” nel 1999. Scrive in russo e viene tradotta in francese e in inglese, nella terra adottiva. Scrive in russo ma non viene (ancora) pubblicata né in Georgia né in Russia; inizia a essere popolare, oltreoceano, come pioniera d'un nuovo genere, il “romanzo stenografico”, composto da un periodare singultico, scabro ed essenziale.

Assaggiamolo, nella traduzione di Emanuela Bonacorsi:

Allora la primavera arrivava dopo l'inverno secondo il calendario. D'inverno talvolta cadeva la neve. Le vecchie si mettevano le galosce. Nere e splendenti come macchine governative. Tutti erano diventati poeti. Si sigillavano in soffitta e scrivevano poemi d'amore. Ma la neve si scioglieva più in fretta di quanto le rime si accoppiassero. Io lo so, anch'io scrivevo poemi d'amore” (p. 16).

Si tratta di osservazioni semplici ed elementari, descrizioni minime, secche: Hemingway e Carver molto ben interiorizzati e rinnovati, adattandoli alla propria terra e alla propria lingua d'origine. L'impatto è quello, commovente e partecipante, della lettura dei primi pensieri d'un bambino: è lirico, quando involontariamente, quando artificialmente, quando artisticamente. Ma è lirico.

Opera” è ambientato a Tbilisi, Georgia. Una terra e un popolo tristemente abituati ai terremoti e alle guerre, racconta l'autrice. Ci accompagna il prefatore Scarlini: “La Georgia, terra che vanta tradizioni antichissime (...) ha resistito per molti aspetti alla sovietizzazione, mantenendo molte proprie modalità di espressione e restando fedele a una cultura che ha il proprio bardo in Shota Rustaveli, poeta (...)”. Poeta e tradizione tutte da scoprire.

Questo libro è “Una favola nera (...) sul potere salvifico della fantasia, che deve confrontarsi con lo scenario di una terra desolata, secondo l'intuizione espressa dal filosofo eretico georgiano Merab K. Mamardasvili, inviso al regime di Mosca, di cui sono uscite in italiano le Variazioni Kantiane. Poco prima della morte, nel 1991, dichiarò: 'I giovani d'oggi, in questo Paese, quando si risvegliano si trovano di fronte a una foresta di cadaveri' ” (p. 7).

Non vi stupirà, allora, se il narratore di questa storia, un artista di ventinove anni, sognava di scrivere un'opera lirica in cui tutti erano morti. Era un giovane cosciente della sorte del suo popolo.

Sono nell'aldilà e aspettano l'incontro con Dio. Tengono strette le piccole cose che i loro cari in lacrime gli hanno dato con sé. Ma vengono accolti da certi burocrati che fanno domande, compilano moduli, si impossessano di quelle piccole cose...” (p. 11). I georgiani muoiono e si ritrovano soffocati dal comunismo anche nell'aldilà. I russi non mollano la presa nemmeno per un attimo.

Il narratore cantava ai funerali, tutti i giorni. La fame uccideva, dice, quando ancora non si chiamava fame. Non c'era benzina per i carri funebri, nemmeno. Qualcuno si stava arricchendo, ma la maggioranza della popolazione soffriva una miseria bestiale. Nessuno lavorava, qualcuno faceva lavoretti. Intanto, lui componeva e suonava. Componeva un'opera dedicata ai morti, e intanto s'annoiava. S'annoiava e ascoltava preghiere.

Ragazzine piccole e gracili accendevano sottili candeline chiedendo a Dio la morte del nemico. La morte del presidente. A morte! A morte! E Dio, immortale come Lenin, ascoltava le preghiere e taceva” (p. 20).

E intanto, come per un presentimento, il compositore che cantava ai funerali sente di dover terminare la sua opera, prima che sia troppo tardi. Si rifiuta di credere alla premonizione, e così facendo sprofonda. Quel che desiderava non accade; l'amore sognato e vissuto viene spezzato: e come in un incubo grottesco, la sua stessa esistenza viene interrotta. Interrotta senza senso, e senza una ragione. Sembra che a Tbilisi le cose andassero proprio così. Il domani non esisteva, e non si poteva immaginarlo diverso dal buio.

Opera” è un nero e poetico tributo a un popolo che troppo e troppo a lungo ha sofferto. Sta alla sensibilità degli europei della nuova generazione studiare le cause e le dinamiche di quella sofferenza, sostenendo sin d'ora la cultura e la letteratura georgiane. La voce d'una scrittrice esule è il primo canto da ascoltare. Questo libro è uno scrigno di dolore, di morte e di speranza: speranza che la morte non sia stata invano.

Da avere. E da leggere.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Elena Botchorichvili, (Batumi, Georgia), giornalista e scrittrice georgiana.  Vive a Montréal dal 1992. La sua opera prima, “The Butterfly Drawer”, è del 1999. Tre dei suoi quattro libri di narrativa sono stati pubblicati, in Canada, da Boréal. Scrive in russo.

Elena Botchorichvili, “Opera”, Voland, Roma 2008. Collana Libri Piccoli Voland, 21. A cura di Emanuela Bonacorsi. Introduzione di Luca Scarlini.

Prima edizione: “Opéra”, 2005, Les Allusifs, Montréal.

Approfondimento in rete: “Pioggia sottile” (2002) / Monica Capuani su D – La Repubblica delle Donne / Wiki fr.


Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Dicembre 2008.

Per gentile concessione del portale N.d.T. - La Nota del Traduttore http://www.lanotadeltraduttore.it/

Prima apparizione: NDT - La Nota del Traduttore

 

ISBN/EAN: 
9788862430135

Commenti

Elena Bo??ori?vili (Elena Botchorichvili), georgiana.

?Ragazzine piccole e gracili accendevano sottili candeline chiedendo a Dio la morte del nemico. La morte del presidente. A morte! A morte! E Dio, immortale come Lenin, ascoltava le preghiere e taceva? (p. 20).

Ah questi Russi (mi perdoni l'Autrice georgiana) che non riescono a staccarsi mai dalla Patria matrigna... pensavo che fosse un tratto della cosiddetta "seconda generazione" e invece pare che le generazioni di esuli che rimpiangono casa loro non siano ancora finite.
Stessa domanda che ti ho fatto su L'offesa: quanto tempo occorrerà anche a loro per riappropriarsi di un'identità storica ricostruita e non spezzata?

difficile risponderti. La Georgia è indipendente da una manciata d'anni. Dopo secoli di sofferenze e un Novecento di atroce dominazione sovietica. Sarebbe interessante documentarci sulla cultura e sulla letteratura georgiana, per determinare quanto profonde siano le radici di questo dolore. E quanto inconsolabile sia la loro condizione di popolo dominato e vessato. *
Il Novecento ha cancellato popoli dalla cartina geografica del mondo. Penso ai ruteni - come Andy Warhol - che sotto l'AU avevano ben altro rispetto e considerazione, in virtù di una politica di tolleranza, tolleranza e rispetto emblematica. La Russia ha "russificato" popoli liberi. Oggi dobbiamo difendere ucraini e georgiani, ma non sono i soli, dal rinnovato slancio imperialistico russo.

dixi;)
 gf

"I georgiani muoiono e si ritrovano soffocati dal comunismo anche nell?aldilà. I russi non mollano la presa nemmeno per un attimo."

Eh...
Una frase emblematica, che sintetizza perfettamente i discorsi ascoltati qualche settimana fa da un'amica moldava.
Grazie sempre per gli ottimi spunti di riflessione.

;)

e lunga vita ai popoli liberi dal comunismo e dalla Russia.
Sognando una confederazione libera e democratica di nazioni indipendenti, europee e de-ideologizzate.

Articolo pubblicato per gentile concessione del portale N.d.T.
- La Nota del Traduttore http://www.lanotadeltraduttore.it/

Prima apparizione: NDT - La Nota del Traduttore

"Nessuno lavorava, qualcuno faceva lavoretti. Intanto, lui componeva e suonava. Componeva un?opera dedicata ai morti, e intanto s?annoiava. S?annoiava e ascoltava preghiere." questa è pura analisi sociale della nostra povera patria!

MOSCA - La guerra tra Georgia e Russia continua: questa volta -per fortuna- a colpi di canzonette invece che a colpi di cannone. Dopo l'attacco ai primi di agosto 2008 della Georgia alle regioni dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia e la devastante risposta della Russia i rapporti tra le due nazioni sono rimasti molto tesi. A causare un altro incidente diplomatico tra il presidente georgiano Saakashvili e Putin rischia di essere la canzone che la Georgia ha intenzione di presentare all'Eurovision Song Contenst (in Italia conosciuto come Eurofestival) che si terrà il 16 maggio di quest'anno a Mosca.

RISCHIO ESCLUSIONE - Il Comitato organizzatore di Mosca vuole escludere la canzone georgiana cantata dal gruppo Stephane & 3 G perché ritiene il titolo provocatorio. «We Don't Wanna Put In», in effetti, è un gioco di parole in cui si può leggere «Noi non vogliamo Putin». «La canzone goergiana è immorale e offensiva nei confronti del nostro Paese. Cose come queste lanciano un'ombra su tutta la competizione. Il nostro festival è un evento di pace. Al contrario, qualcuno vuole utilizzare delle canzoni per sobillare ulteriormente gli animi», dice un organizzatore dell'Eurofestival di Mosca.

(CORSERA)

[georgia] (ANSA) - GORI

[georgia] (ANSA) - GORI (GEORGIA), 12 APR - L'enorme statua in bronzo che troneggiava dal 1952 nella piazza principale della georgiana Gori, sua citta' natale, l'hanno rimossa due anni fa. Ora tocca al museo: aperto nel 1937, nel pieno del Grande Terrore, per onorare il georgiano Josep Stalin, sara' riconvertito a breve per illustrare le atrocita' del 'padre dei popoli'. Il progetto e' del ministro della Cultura georgiano Nika Rurua, secondo il quale il suo Paese non puo' piu' ospitare un museo ''che glorifica il dittatore''.