Bosonetto Marco

Requiem per un'adolescenza prolungata

Autore: 
Bosonetto Marco

Nuova interpretazione – satirica – del dramma generazionale del precariato e della disoccupazione degli umanisti: “Requiem per un’adolescenza prolungata” del letterato piemontese Marco Bosonetto, scrittore e traduttore classe 1970, è una brillante e amarissima trasfigurazione di una tragicomica palude esistenziale. All’invettiva, al pamphlet e alla denuncia rabbiosa l’artista preferisce il grottesco, l’iperbole e l’assurdo, con generose reminiscenze bulgakoviane spese a testimoniare, paradossalmente ma non troppo, come la Letteratura possa incidere e decidere delle nostre sorti, e quanto una formazione umanistica possa avere senso e peso nella quotidianità: la finale incarnazione della letteratura nella realtà è una sottesa dichiarazione di rifiuto dell’ultimatum che tutti stiamo ricevendo; è la velenosa artigliata dell’intellettuale che pur ammettendo la sconfitta non sa arrendersi. Difficile negare, d’altra parte, che questa società rifiuta gli umanisti e considera zavorra i letterati: la decimazione è in atto e questa satira ne è testimonianza.
Dobbiamo, dovremmo, snaturarci: deformarci e trasformarci, divenendo altro da noi, pur di guadagnare l’opportunità dell’integrazione.
La società contemporanea è riuscita nell’impresa di far sentire gli umanisti colpevoli del loro studio, delle loro passioni e delle loro attitudini: costretti a terrificanti autodafè quotidiani, a malinconico e depressivo isolamento, all’autoironia coatta come ultimo stadio prima della disperazione, e del furore.
Bosonetto, traduttore, romanziere e collaboratore di vari quotidiani, risponde così: resuscitando memorie d’un romanzo scritto contro un regime omicida, replicando immagini della quotidianità di molti giovani intellettuali figli della piccola e media borghesia, rinnovando angosce e sensi di colpa che scavano dentro di noi come l’acqua in una grotta, giorno dopo giorno.
Aiutarci a sorridere della situazione è un atto nobile. Ridere di questa situazione è folle, perché è una santa barbara.  

Veniamo, in sintesi, alla trama. 29 maggio 2013 è la data destinata a restare scolpita nella memoria dei cittadini bamboccioni: s’avvia la CSAP, Campagna per lo Sradicamento dell’Adolescenza Prolungata, nata per liberare le famiglie dal peso abnorme della presenza degli ultratrentenni estranei all’autonomia e all’indipendenza.

Protagonista della vicenda è Candido Neve, trentadue anni, chierica e principio di epa, alle spalle una laurea in Lingua e Letteratura Russa, sei anni di relativa disoccupazione postlauream e un vivo culto per “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov: un intellettuale proletario. Il budget prevede tot sigarette, birre, cinema e quotidiani. E parecchi pasti scroccati a destra e a manca.
Non paga l’affitto – la casa l’ha ereditata dalla nonna morta – ed è separato solo e soltanto da un pianerottolo dai suoi genitori: la mamma ancora lava e stira e cucina. In casa, Candido ha molti libri e pochi vestiti. La CSAP lo costringe a uscire dallo stallo; ne derivano vicende grottesche e caricaturali, colloqui con commissari idealisti – per così dire – e con vecchi amici pronti a consegnarsi alle forze del male – per così dire – non senza una curiosa chiacchierata con una coraggiosa madre che si divide in tre lavori pur di mantenere il figlioletto.  

In senso lato potremmo considerare il Requiem come un romanzo di formazione, soprattutto analizzando l’epilogo; ma è la formazione debole della nostra generazione, quella fondata sulla speranza e sul tiriamo a campare, sulla consapevolezza che l’aggettivo “atroce” va speso per quelle generazioni mandate al macello in guerra o costrette a patire la fame e la miseria e non per quella a cui viene impedita l’opportunità di divenire adulta e autonoma.
Nel libro, si fa differenza tra i figli di papà – che guadagnano per divertirsi, tra viaggi, palestre, centri benessere e via dicendo, sempre restando in casa – e figli del popolo – che campano al minimo, negandosi tutto, fedeli al paradigma dell’intellettuale critico: anticonsumisti ma d’altra parte impediti a consumare.

La morale sembra chiara; poche e singolari sul serio le eccezioni, siamo costretti a restare in casa se non a prezzo di pesanti indebitamenti: il lavoro manca del tutto per gli umanisti, e non è ben remunerato come in passato per tecnici e scienziati. Bisogna tornare a ragionare sui legami famigliari, sul rispetto che dobbiamo ai parenti che ci permettono di sopravvivere e sulla fortuna costituita dall’esistenza di queste microsocietà: il futuro è grigio, una risata ci seppellirà. Uscire dalla famiglia senza averne le possibilità non ha senso: uscire dall’adolescenza lo vorremmo tutti, ma d'altra parte l’adolescenza sospettiamo sia un’invenzione del marketing.  

Da leggere e da meditare. È uno specchio che costa soltanto dieci euro. Rientra nel budget.

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Marco Bosonetto (Cuneo, 1970), laureato in Filosofia, scrittore e traduttore italiano. Ha esordito pubblicando il romanzo “Il sottolineatore solitario” per Einaudi, nel 1998.

Marco Bosonetto, “Requiem per un’adolescenza prolungata”, Meridiano Zero, Padova 2008.

Approfondimento in rete: Booksblog / Lettera / Non Leggere

 

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Marzo 2008

 

ISBN/EAN: 
9788882371708

Commenti

la finale incarnazione della letteratura nella realtà è una sottesa dichiarazione di rifiuto dell?ultimatum che tutti stiamo ricevendo; è la velenosa artigliata dell?intellettuale che pur ammettendo la sconfitta non sa arrendersi. Difficile negare, d?altra parte, che questa società rifiuta gli umanisti e considera zavorra i letterati: la decimazione è in atto e questa satira ne è testimonianza.

Segnalo che un racconto di Bosonetto si trovava nell'antologia http://it.wikipedia.org/wiki/Semi_di_fico_d'India curata da Marco Nardini. Con inediti di Paolo Mascheri, Lagioia, Dadati e Mazzucato. Altre notizie: http://www.semidificodindia.it/

"il futuro è grigio, una risata ci seppellirà. Uscire dalla famiglia senza averne le possibilità non ha senso: uscire dall?adolescenza lo vorremmo tutti, ma d?altra parte l?adolescenza sospettiamo sia un?invenzione del marketing".
Eh...
Amaro, amarissimo senso d'impotenza.
Anche chi in un modo o nell'altro riesce a staccarsi dalla famiglia, finisce col lavorare per pagare tasse, affitto e bollette. Col risultato che si smette di vivere e si impazzisce su conti che non quadrano mai.

"La società contemporanea è riuscita nell?impresa di far sentire gli umanisti colpevoli del loro studio, delle loro passioni e delle loro attitudini:"
>questo processo è in atto da un bel po', adesso mi sembra abbia raggiunto il massimo.
Comunque ormai anche i conti delle famiglie faticano a quadrare. Si preparano tempi duri per tutti, temo. Non so le generazioni future, come i miei figli, come se la caveranno. Il sistema deve cambiare.

3, 4. Consoliamoci: la salute tiene, niente guerre, niente carestie, niente pestilenze; e ancora qualche contratto tiene. Potrebbe andar peggio: Berlusconi potrebbe tornare al governo, stavolta per sempre :).

Merito di Bosonetto è strappare qualche sorriso, puntando sul grottesco. Ma ho il sospetto che ci sia sempre meno da trasfigurare e da ridere, non è come cinque-sei anni fa.

"La società contemporanea è riuscita nell?impresa di far sentire gli umanisti colpevoli del loro studio, delle loro passioni e delle loro attitudini: costretti a terrificanti autodafè quotidiani, a malinconico e depressivo isolamento, all?autoironia coatta come ultimo stadio prima della disperazione, e del furore".

Quanto è vero. é una malinconica quanto lucida riflessione.

"In senso lato potremmo considerare il Requiem come un romanzo di formazione, soprattutto analizzando l?epilogo; ma è la formazione debole della nostra generazione, quella fondata sulla speranza e sul tiriamo a campare, sulla consapevolezza che l?aggettivo ?atroce? va speso per quelle generazioni mandate al macello in guerra o costrette a patire la fame e la miseria e non per quella a cui viene impedita l?opportunità di divenire adulta e autonoma".

Un libro da leggere, a quanto capisco, soprattutto per i temi trattati. Grazie per queste belle segnalazioni Franco, che confermano case editrici come Meridiano Zero come tra le meno banali del grigio panorama editoriale attuale.

Ottima segnalazione.
Riprendo qualche passo:

"La società contemporanea è riuscita nell?impresa di far sentire gli umanisti colpevoli del loro studio, delle loro passioni e delle loro attitudini: costretti a terrificanti autodafè quotidiani, a malinconico e depressivo isolamento, all?autoironia coatta come ultimo stadio prima della disperazione, e del furore."

Sì e non stiamo parlando solo dei poeti o degli scrittori. Tutte le forme di studio che abbiano per oggetto arte, letteratura, storia, tradizioni... passano poco più che per inutili (lussuosi?) hobby.
Perfino io che lavoro in un'università sono segnata a dito per le mie passioni culturali ("si vede che non ha figli"), poiché sarebbe richiesto - ai miei bassi livelli - di stare al mio posto... Sembra inconcepibile che a mie spese e prendendo ferie giri per convegni e seminari. E questo è indice di una cultura sempre più debole.

"curiosa chiacchierata con una coraggiosa madre che si divide in tre lavori pur di mantenere il figlioletto"

Qui Franco vorrei un approfondimento: perché è coraggiosa la madre? i tre lavori, intendo, non potrebbe farli il figlio?
E' una provocazione, ma vorrei capire.

"Uscire dalla famiglia senza averne le possibilità non ha senso: uscire dall?adolescenza lo vorremmo tutti, ma d?altra parte l?adolescenza sospettiamo sia un?invenzione del marketing. "

Chiusa molto amara.

9 in effetti, Gf, questo dubbio era venuto anche a me, a un certo momento diventa sfruttamento dei genitori......

(intanto: 9. è un frugoletto:). L'incontro - il protagonista è in pigiama, la mamma e il bambino in un parco - avviene accidentalmente). A presto per le repliche amices

6, 8.
L'impressione è che arte, letteratura, storia, siano considerati gli hobby degli stravaganti, dei ricchi o dei guasti. Mai percepito tanto disprezzo nei confronti di certe passioni o di certi studi come in questo periodo. Chi si è formato studiando letteratura o storia è considerato minus habens, dal punto di vista lavorativo. Non mi sembra normale che un diploma in ragioneria salvi il curriculum, e una laurea in Lettere lo affossi: ma questo è il Paese che abbiamo ereditato.
Non so dirvi come ne usciremo.

A proposito...
Bosonetto, nel romanzo, indica una data - 29 maggio 2013 - per la CSAP, Campagna per lo Sradicamento dell?Adolescenza Prolungata.
Giusto quando finirà il nuovo quinquennio:))). Non ci avevo pensato.

sono tantissimi anni che gli intellettuali sono merce di scarto , poco produttivi e nel migliore dei casi "strani".
In realtà intimoriscono , non a caso le dittature sono vissute imprigionando gli intellettuali per primi, gli artisti, i creatori . Chi crea progetti nuovi....spiazza......da sempre.
Se non fosse così tutti avrebbero trovato la giusta collocazione.....ma in realtà è più comodo per tutti trattare con gente che non crei ma esegua.Il commento di Ildelaura......a cui i colleghi dicono.beh tu non hai figli........è lo stesso............che facevano a me........non hai marito...........in realtà ho scritto e studiato 20 anni di notte.
A parte tutto ciò sono felicissima di questa eccellente recensione di gianfranco.

Speriamo serva a far circolare l'opera, e a dare respiro a idee nuove;).

inserito ex novo copertina & tags, erano spariti. Mistero.