Ancora, ricordo una risposta virile riportata da De Quincey. A un gentiluomo, in una discussione teologica o letteraria, venne gettato sul viso un bicchiere di vino. L’aggredito non si scompose e disse all’offensore: «Questo, signore, è una digressione; attendo il suo argomento»
Raccolta di saggi pubblicata nel 1936, salvo i testi La metafora aggiunto nel 1952 e Il tempo circolare del 1943. Non dappertutto si conserva una coerenza con il titolo della raccolta, anche se sotto superficie, e con un certo sforzo interpretativo, si potrebbe riuscire a trovare la linea comune che unisca argomenti di differenti nature, sempre che ciò abbia importanza o senso.
L’eternità è un problema filosofico che rispecchia un topos onnipresente della produzione borgesiana. Già nei racconti più celebri, alle comuni tematiche metafisiche sono assecondate teorie matematiche e filosofiche, come particolarmente la logica degli insiemi e la sistemistica, la fisica e la statistica.
In questo primo saggio, eponimo della raccolta, si intravedono per la prima volta esplicitamente le acquisizioni di ordine scientifico che erano state ampiamente riconosciute dal lettore sostrate allo stile e struttura di racconti come La biblioteca di Babele o Il giardino dei sentieri che si biforcano: infatti la probabilistica e l’atomistica compaiono nella stima divulgativa del Russel filosofo. Schema del saggio è una cronologica ricostruzione della letteratura sull’eternità. Questa inizia e finisce con una confutazione del platonismo degli archetipi, sui quali risvolti Borges si sofferma più di ogni altra filosofia menzionata.
Conclude esponendo la sua più intima teoria che smentisce una possibile linearità progressiva del tempo, e quindi della possibilità di un eternità: perché il tempo non esiste; Egli lo sostiene denotando come, in un fenomeno percettivo simile al déjà vu, ma più cosciente, sensazioni ed emozioni del passato possano riproporsi perfettamente uguali anche nel presente, e come il ricordo diventi presente; quindi, se il passato può essere indistinguibile dal presente, la linea temporale che va dal passato al futuro è solo illusoria, e lo stesso susseguirsi del tempo crolla. Per meglio spiegare questo concetto non poco sottile chiedo aiuto ad un passo del libro:
“La scrivo, adesso, così: quella pura rappresentazione di fatti omogenei – notte in calma, muretto limpido, odore provinciale della madreselva, fango fondamentale – non è semplicemente identica a quella che ci fu in quello stesso angolo anni fa; è, senza somiglianza né ripetizioni, la stessa. Il tempo, se possiamo intuire questa identità, è un’illusione: la non differenza e la non separabilità tra un momento del suo apparente ieri e un altro del suo apparente oggi, bastano a disintegrarlo”.
Trattato successivo è sulle enigmatiche cosiddette Kenningar: sono citazioni enigmistiche strettamente correlate al meccanismo della metafora, ma tipicamente sottoforma di parola complessa, e perciò comuni e caratteristiche della poesia islandese, e delle lingue anglosassoni in genere. Questo lavoro risulta curioso per gli appassionati di linguistica e probabilmente tedioso al lettore occasionale non implicato tecnicamente nel dibattito.
Segue La metafora, breve e sintetico, saltano agli occhi Benedetto Croce, con la sua critica negativa secondo la quale tale figura retorica sarebbe frivolezza intima o poco ingegnosa ingegnosità, Aristotele con la sua scoperta della metafora come stratagemma di analogia di significati prima invisibili fra figure e parole diverse. Borges nota che le metafore sono già pressoché esaurite fin dalle prime opere greche, e che il lavoro su di esse dei poeti successivi non può essere che un continuo riproporre.
La dottrina dei cicli sembra un appendice o un paragrafo del saggio sull’eternità, ed infatti è protagonista l’eterno ritorno di Nietzsche. Interessante anche la teoria di fondo che sarebbe stata base fondante del racconto L’immortale della raccolta L’Aleph, secondo la quale ad una permutazione di atomi finiti in un universo finito, per quanto in tempi innumerabili, le combinazioni di atomi tenderebbero inevitabilmente alla ripetizione, e quindi tutto sarebbe sempre un finito riciclo di combinazioni tutte possibili, tutte necessarie. Si cita Cantor e si confuta Nietzche con la considerazione che un insieme infinito contiene sempre sottoinsiemi infiniti, quindi esistono infinite divisibilità dell’atomo e infiniti multipli di atomo. Ergo le permutazioni sono infinite. In ogni caso Borges chiude sostenendo che l’assenza di memoria degli eventuali cicli precedenti rende inutile qualsiasi importanza sull’esistenza o no di un ciclo periodico dei fatti dell’universo.
Degno di attenzione, filologica e squisitamente letteraria, la parte del libro dedicata ai traduttori delle Mille e una notte. L’autore ricostruisce la lunga e complessa storia delle numerose traduzioni rilevanti dall’arabo dell’opera, dimostrando una ricerca lunga e appassionata. Ogni traduzione presenta dei problemi insormontabili, ed ognuna, tenendo conto delle corruzioni implicite dell’atto rifondante della traduzione di un testo letterario, comporta pregi e soggettività inestirpabili dello specifico traduttore. In ognuna delle versioni esistono delle letterature di fondo, quella del periodo romantico tedesco o piuttosto la tradizione inglese o francese, intrise nella poetica dei traduttori. Quindi in ogni resa c’è una storia letteraria di fondo, intrusa ma non inopportuna, che coincide con un risultato ultimo di ibridazione, unico sistema di trasfigurazione poetica tra due mondi culturalmente e sensibilmente differenti per forza.
Conclusione elegante e decisamente ludica lo scritto L’arte di ingiuriare, con un elogio delle tecniche dell’ingiuria in letteratura, con giusta rilevanza e rinomanza dell’intelligenza nel meccanismo del sarcasmo, e inoltre del sapersi meritare un nemico tanto meglio si sarà capaci di criticare e giudicare senza urlare o chiarire tutto subito. Meglio alludere per pendii curvilinei, prendendo in giro con la forza della sagacia, e della genialità insinuante. Artista è chi con arte seppellisce volgarità.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Traduzione di Livio Bacchi Wilcock.
Titolo originale: “Historia de la eternidad”.
Prima edizione: Buenos Aires, 1936.
Arpaeolia
Commenti
"«Questo, signore, è una digressione; attendo il suo argomento»"
> superbo aforisma.
"è un problema filosofico che rispecchia un topoi"
Topos, singolare. Topoi, plurale. Ho fatto il Liceo Classico:). Puoi fidarti.
"saggio, eponimo della raccolta"
> qui il grecismo è perfetto. Grosso Arpa.
"Kenningar: sono citazioni enigmistiche strettamente correlate al meccanismo della metafora, ma tipicamente sottoforma di parola complessa, e perciò comuni e caratteristiche della poesia islandese, e delle lingue anglosassoni in genere"
> ma ci pensi? Io ho letto poesia islandese credo di ottocento anni fa, e adesso mi sono trovato ad associare quella storia dell'arciere a un argentino molto erudito. Mostruoso - e per pochi;).
"Meglio alludere per pendii curvilinei, prendendo in giro con la forza della sagacia, e della genialità insinuante. Artista è chi con arte seppellisce volgarità".
Chiosa mostruosa. Enorme Arpa.
2. Adesso correggo; questi soliti errori per me sono il cuscino profumato del letto di mamma, mi ricordano casa. Però da ragioniere so compilare una fattura ;)
4. Dovrei scoprire etimologia di quella "Kenningar", per meglio comprendere il significato e definizione esatta, che mi è sinteticamente sfuggita nella lettura. Quasi delle metafore, ma non solo. Borges linguista è pur sempre un filologo, è più forte di lui, ed è un bene.
mmm.