Una fantasia sfrenata insieme alla capacità di condensare gli eventi più disparati, non lascia spazio alla distrazione, alla labilità della mente che tende (normalmente = abitualmente) a volarsene via dalle pagine. Qui rimane bloccata nel traffico musicale delle parole/storie. E l'Aleph diventa il simbolo della mia ammirazione. Molto spesso, leggendo romanzi, noto la tendenza alla divagazione (Tolstoj riusciva ad innestare con classe più storie parallele su un unico ramo ma non sono troppi i narratori con doti tali da far apparire le aggiunte fondamentali e, soprattutto, naturali). Così infiniti autori interrompono la narrazione per aprire parentesi continuative allo scopo di diluire i racconti. Potrebbe essere un fraintendimento quello per cui un buon libro deve necessariamente avere un certo numero di pagine? (mi sono momentaneamente trasfigurata in Carrie Bradshaw).
So per certo che alcuni scrittori si impongono di raggiungere un numero piuttosto che di completare una storia. Rarefanno le atmosfere, ammirano piastrellature, si auto-analizzano e auto-assolvono monitorando, di tanto in tanto, l'evoluzione della loro salute e incollano saldature alla meno peggio. Lo scopo dell'operazione è perdere tempo, tergiversare per ottenere un manuale polposo. Ma grassoccio non vuol dire per forza bello. L'Aleph: formato pocket, 170 pagine, un capolavoro. Borges con le parole fa quello che vuole, non le spende a casaccio, non ne fa un ricettacolo di banalità e sembra francamente fregarsene delle regole sulla scrittura. Forse anche per questo ha scritto un libro memorabile. "Finzioni" (uscito in Argentina nel 1944) non sembra essere, almeno inizialmente, efficace quanto l'Aleph. Il primo racconto di questa raccolta, pur rimanendo nell'ambito della "maestria condensatoria" di Borges, si concede una scrittura più rarefatta. Pur essendo geniale ("Dal fondo remoto del corridoio lo specchio ci spiava. Scoprimmo (a notte alta questa scoperta è inevitabile) che gli specchi hanno qualcosa di mostruoso. Bioy Casares ricordò allora che uno degli eresiarchi di Uqbar aveva giudicato che gli specchi e la copula sono abominevoli, poiché moltiplicano il numero degli uomini". Cit. "Finzioni", p.7) e la citazione basta da sola a renderne l'idea, le maglie della scrittura sono qui relativamente diluite per il "canone Borges" e questo già basta a far sì che la fantasia del lettore possa approcciare un tentativo di evasione. L'aspetto del genio, che sarebbe poi esploso con l'Aleph, sembra essere ancora in fase di studio pur contenendo, "Finzioni", in maniera ben delineata tutti gli elementi che fanno di Jorge Luis Borges un maestro. Esaurimenti fantastici, regole stilistiche personali, intrecci convulsi che precipitano il lettore in un punto della pagina talmente ricco da poter essere confuso con la scoperta del proprio, personale Aleph. Borges evitando e ignorando (volutamente) "le regole della scrittura" ne costruì di proprie rendendosi, al tempo stesso, inconfondibile e indimenticabile. La mia ipotesi è che solo chi ha trovato la propria voce non sarà mai confuso.
EDIZIONI ESAMINATE E BREVI NOTE
Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986), scrittore e poeta argentino
Jorge Luis Borges, "l'Aleph", Universale Economica Feltrinelli, 1996 Traduzione di Francesco Tentori Montalto J
orge Luis Borges, "Finzioni", Einaudi, 2008 Traduzione di Franco Lucentini
Commenti
Amici!
Esordio di Maeba Sciutti, che conosciamo per via delle recensioni già apparse su Lankelot in questi mesi.
Maeba!
www.lankelot.eu/index.php/staff/787/Maeba+Sciutti
ecce la tua pagina personale! Aggiornala via amministra sito, post login.
Il testo è ben assemblato - ho invertito il titolo (Cognome Nome - Titolo opera) e aggiunto ean & tags per indicizzazione in archivio
salut
gf
Grazie Gianfranco ;))
Ti ho fatto fare anche del lavoro extra!
Provo a seguire i tuoi consigli.
A presto
(Molto lavoro extra ;)) Hai aggiunto una quantità di link. La prossima volta sarò più precisa.
Thanks a lot!)
Ho aggiunto l'archivio Borges in Lankelot - non ancora Babele, ma ci arriveremo;).
42 minuti - ho visto la scheda - mi sembrano una buona media;)
benvenuta, ancora.
gf
Libri unici, sia Finzioni che l'Aleph, che consiglio sempre a tutti. Molto suggestive le tue parole.
Esaurimenti fantastici, regole stilistiche personali, intrecci convulsi che precipitano il lettore in un punto della pagina talmente ricco da poter essere confuso con la scoperta del proprio, personale Aleph.
Molto bello questo passo.
5. Insieme a codesti due, anche Il libro di sabbia, che è successivo di parecchi anni, mostra come le ossessioni di Borges non conoscano cura (se così si può dire). Sono libri che dialogano tra loro in modo impressionante ;-)
7. Grande libro Il libro di sabbia (nei commenti manca il corsivo)
Grazie Antonio, ho scritto questa riflessione sull'onda emotiva del mio primo (e tardivo) approccio a Borges. Non sono molti i libri che mi colpiscono come ha fatto l'Aleph (con Finzioni l'impatto continua a essere meno forte, la scrittura è meno convulsa, meno totalizzante).
Poi ho in libreria ancora intonso "Elogio dell'ombra".
Sfogliandolo vedo che, in gran parte, è costituito da poesie. Quindi temo la delusione. Non sono moltii narratori che riuscirono ad essere anche grandi poeti (mi viene in mente solo Pavese).
Fra le letture future mi segnerò sicuramente anche "il libro di sabbia".
P.s. Alla fine impiegai ben più di 42 minuti :))
9. a me piace anche poeta.
"Sabati"
Fuori c'è un occaso, gioiello oscuro
incastonato nel tempo,
e una profonda città cieca
di uomini che non ti videro.
La sera tace o canta.
Qualcuno decrocifigge gli aneliti
inchiodati nel pianoforte.
Sempre, la moltitudine della tua bellezza.
****
A dispetto del tuo disamore
la tua bellezza
prodiga il suo miracolo nel tempo.
E' in te l'avvenire
come la primavera nella foglia nuova.
Già quasi non sono nessuno,
sono soltanto quell'anelito
che si perde nella sera.
In te sta la delizia
come sta la crudeltà nelle spade.
****
Opprimendo l'inferriata sta la notte.
Nella sala severa
si cercano come ciechi le nostre due solitudini.
Sopravvive alla sera
il biancore glorioso della tua carne.
Nel nostro amore c'è una pena
che somiglia all'anima.
****
Tu
che ieri soltanto eri tutta la bellezza
sei anche tutto l'amore, adesso.
J.L. Borges, da Fervore di Buenos Aires (1923 - rivisto nel 1969)
a cura di D. Porzio in Borges, Tutte le opere, I meridiani, Mondadori, pag. 75
Gli ultimi versi sono quelli che preferisco :)
"Non sono moltii narratori che riuscirono ad essere anche grandi poeti (mi viene in mente solo Pavese)."
> Vero. Aggiungi Poe. A livelli diversi, Sclavi. "Elogio dell'ombra" è un buon libro - e Borges è un narratore dal respiro corto...
Ah - e sai chi? Houellebecq.
copertina corretta!
copertina corretta!