Borges Jorge Luis

Finzioni, L'Aleph, Il libro di sabbia

Autore: 
Borges Jorge Luis

IL PICCOLO STRIZZAFOGLI AL TEATRO DI BORGES

Dopo avermi parlato del ragazzo dagli occhi glauchi e il Minotauro, Piccolo Strizzafogli se n’è stato silenzioso per un bel po’. No che non facesse le sue solite cose, solo non mi parlava. Neppure io gli parlavo; sì, a dirla tutta, era una cosa reciproca. Siamo andati avanti così per un pezzo. Nella stessa casa, come fossimo distanti anni luce, come prima, quando non c’era. Avevamo iniziato ad evitarci, addirittura, e ci riuscivamo bene direi; l’unica cosa che ci avvertiva della presenza dell’altro erano i nostri passi, le porte che aprivamo e chiudevamo, i rumori che facevamo. Nonché l’odore del suo respiro dopo aver bevuto il distillato. La scia che lasciava a volte uscendo dalla sua stanza-camera-studio. È uno degli effetti di quel liquido scuro che, facendo ben attenzione, si nota che è di colore mutevole e emana profumi, odori talvolta straordinari, altre detestabili. Lì per lì pensai ai vari tipi d’inchiostro, che in effetti ogni libro, ogni carta, ogni stampa, ha un odore diverso, oltre che un sapore diverso, più o meno amarognolo, addirittura sembra salato a volte (la carta dei giornali è la peggiore, troppo impregnata d’inchiostro, mentre le migliori sono forse quelle bianche, lisce, di certi volumi rilegati. Anche lo spessore e la più o meno ruvidità sono fattori da considerare. Ndr: esperimenti di giovane mangiafogli) ma mi sbagliavo. Non ci avevo fatto caso perché lui tende a muoversi molto quando parla, non è che sta fermo, seduto o che, cammina, o meglio zoppica un po’, gesticola e ti ubriaca con le sue parole e insomma, come dicevo, non avevo fatto caso all’odore del suo alito. Ebbene, quando racconta (ma non racconta come ci si immagina uno racconti) non ti restituisce semplicemente parole, ma luoghi, persone. Con il profumo, il puzzo, il sudore di questi luoghi e di queste persone. Una volta, siccome stava…ecco, diciamo che stargli vicino non era proprio indicato per le narici, allora provai a dargli una gomma da masticare, per vedere di risolvere il problema. In effetti, il suo alito migliorò notevolmente, ma non riusciva più a parlare, a raccontare. Via i profumi, i puzzi, via pure le parole. La sputò immediatamente…contro di me. Non è stato questo però ad allontanarci, a renderci estranei l’un l’altro, ma semplicemente i nostri diversi modi di vivere. Lui tende a non uscire mai, mentre io in certi periodi sono più fuori casa che dentro, il giorno all’uni, la sera con amici, cose così; a volte poi sento proprio il bisogno di starmene per conto mio, senza nessuno intorno, altre mi perdo tra sogni falsi o veri, in pensieri senza corpo ma solo con piedi e testa e allora anche la sua presenza mi irrita.

Poi una sera, me ne stavo a leggere Borges, i suoi racconti, quando me lo ritrovai davanti. Ero alla piccola fermata di una stazione, lui scese e mi disse:<<Il treno non l’avrebbe lasciato nella stazione di sempre ma in un’altra, di poco precedente1>>. Mi sorprese il trovarlo fuori di casa, il tempo non era granché, una grigia sera di gennaio, e al momento non capii le sue parole, così dissi:<<Cosa?>> e lui rispose, ma con altre parole:<<Alla realtà piacciono le simmetrie e i leggeri anacronismi2>>. Gli dissi:<<Dove sei stato?>> E lui:<<Non c’è uomo che non aspiri alla pienezza, cioè alla somma di esperienze di cui un uomo è capace; non c’è uomo che non tema d’essere defraudato di una parte di quel patrimonio infinito3. Il codardo si prova tra le spade; il misericordioso, il pietoso, cerca la vista delle carceri dell’altrui dolore4>>. Il treno arrivò, infilai in borsa il libro di Borges e salimmo entrambi. Cercammo un paio di posti vicini e ci sedemmo. Non sapevo che fare, se cercare di parlargli o meno, le sue frasi erano così enigmatiche, la tentazione di riprendere la lettura del libro era forte, ma lui mi anticipò:<<Ho notato che i viaggi di ritorno durano meno di quelli d’andata5>>. Solo allora mi accorsi dell’odore, odore salmastro che proveniva da lui, come quello del mare, ma più forte, misto al sudore di persone, e una specie di brezza al sentore di pesce, il traballio del treno più simile a quello di una nave. <<Già. In quelli d’andata il mistero dell’attesa li rende più lunghi>>.

<<Il mio racconto sarà fedele alla realtà, o almeno al mio ricordo personale della realtà, che è poi la stessa cosa6. Le cose…tendono anche a cancellarsi e a perdere i dettagli quando la gente li dimentica7>>.

<<Non avrei mai pensato che saresti uscito di casa>>

<<E’ vero che non esco di casa, ma è anche vero che le porte (il cui numero è infinito) restano aperte giorno e notte agli uomini e agli animali…perfino i miei calunniatori ammettono che nella casa non c’è un solo mobile8>>

<<Oggi però sei uscito. Cosa hai fatto?>>

<<Ho raccontato spesso queste cose e ormai mi sembrano estranee9. Luis Melian Lafinur, o Juan Crisostomo Lafinur, o Alvaro Melian Lafinur…non l’ho visto più di tre volte10…era alto e svogliato e la sua stanca barba rettangolare era stata rossa11. Era un uomo alto, dai lineamenti indistinti. Era vestito di grigio e aveva in mano una valigia grigia12>>

<<Alvaro, Juan, Luis…come va con la sua memoria?13>>.

<<Di solito somiglia all’oblio, ma ritrova ancora quello che le chiedono14. La nostra mente è porosa per l’oblio15. Diceva che “non c’è nessun europeo…che non sia uno scrittore, in potenza o in atto”. Affermava anche che fra le diverse felicità che può offrire la letteratura, la più alta è l’invenzione16. Io ero seduto su una panchina, davanti al fiume Charles17. Beatrice18, Beatriz19… Guardo il mio volto nello specchio per sapere chi sono, per sapere come mi comporterò tra qualche ora, quando mi troverò di fronte alla fine. La mia carne può aver paura, io, no20. Adesso mi trovo nella notte del 22; finché dura questa notte (e altre sei notti) sono invulnerabile, immortale21>>.

Aveva chiuso gli occhi, che stesse sognando? Come avesse avvertito il mio pensiero, li riaprì.

<<Chi sogna chi? Io so che ti sogno, ma non so se tu mi stai sognando22. Se questa mattina e questo incontro sono un sogno, ciascuno di noi deve pensare di essere lui il sognatore23. Mentre qui dormiamo, siamo svegli da un’altra parte e in questo modo ciascun uomo è due uomini24. Agonizzai con lui, morii con lui, in qualche modo mi son perduto con lui; perciò fui implacabile25>>.

Mi domandai se io stesso non stessi sognando.

Allora chiesi:<<Può la ferma convinzione che così sia una cosa, renderla tale?>> Replicò:<<Tutti i poeti lo credono…>>26.

La poesia migliora se intuiamo che è espressione di un anelito, non storia di un fatto27… se il fine della poesia fosse la meraviglia, il suo tempo non si misurerebbe a secoli, ma a giorni e a ore, forse a minuti. Un grande poeta è meno inventore che scopritore28. La confusione e la meraviglia sono operazioni proprie di Dio e non degli uomini29… il tempo che dirocca i castelli, aggiunge forza ai versi30. Tu e io siamo poeti; ti salverò. Ora non definiamo più ogni fatto che accende il nostro canto; racchiudiamo tutto in una sola parola che è la Parola31. Ci sono poesie famose composte da una sola enorme parola. Questa parola costituisce un oggetto poetico creato dall’autore32. Il poeta disse il poema. Era di un solo verso33.

Che mi stessi perdendo? Sinistra…

Il consiglio di girare sempre a sinistra mi ricordò che questo era il procedimento abituale per scoprire il cortile centrale di certi labirinti34…sarà forse un labirinto, ma è un labirinto ordito da uomini, un labirinto destinato a essere decifrato dagli uomini35. Poi sopravvenne una trasformazione graduale dei miei sogni36. Dunque stavo sognando.

Ti sto sognando qui37. Non essere un uomo, essere la proiezione del sogno di un altro uomo38.

Mi disse:<< Ho più ricordi io da solo di quanti ne avranno avuti tutti gli uomini da quando il mondo è mondo>>. E anche:<< I miei sogni sono come la vostra veglia>>. E ancora, verso l’alba:<< La mia memoria, signore, è come uno scarico di immondizie>>39.

Gryphius era un uomo dai tratti affilati, dalla nebulosa barba grigia, vestito miseramente di nero40. Fu un vagabondo che, prima d’essere nessuno nella morte, avrebbe ricordato d’essere stato un re o d’aver finto d’essere un re, un giorno41. Nella storia che precede ho voluto narrare il processo di una sconfitta42. Ciò che un uomo fa, è come se lo facessero tutti gli uomini. Forse Schopenhauer ha ragione: io sono gli altri, qualsiasi uomo è tutti gli uomini43. Pensare significa dimenticare differenze, significa generalizzare, astrarre44.

Mi dette un libro.

Ormai non c’erano mobili né specchi. Non c’erano spade fra noi. Il tempo se ne andava come sabbia45. Le parole sono simboli che postulano un ricordo condiviso46. Ogni linguaggio è un alfabeto di simboli il cui uso presuppone un passato che gl’interlocutori condividono47.

Aprii il libro all’inizio di un capitolo.

Il tema di quel capitolo è la memoria48. La memoria dell’uomo non è una somma, è un disordine di possibilità indefinite49. Per vedere una cosa bisogna comprenderla50. Disse Tennyson che se potessimo comprendere un solo fiore sapremmo chi siamo e cos’è il mondo. Forse volle dire che non c’è fatto, per umile che sia, che non racchiuda la storia universale e la sua infinita concatenazione di effetti e di cause51. Poi riflettei che tutte le cose capitano a ciascuno esattamente, esattamente adesso52. Ogni cosa era infinite cose, perché io la vedevo distintamente da tutti i punti dell’universo53. Chi ha scorto l’universo, non può pensare a un uomo, alle sue meschine gioie o sventure, anche se quell’uomo è lui. Quell’uomo è stato lui e ora non gl’importa più. Non gl’importa più la sorte di quell’altro, non gl’importa la sua azione, poiché egli ora è nessuno54. Non c’è luogo in cui non sia presente55.

Il libro era redatto in inglese ed era composto da 1000 e una pagina56. A rigore, basterebbe un solo volume, di formato normale, stampato in corpo nove o in corpo dieci, che fosse composto da un numero infinito di fogli infinitamente sottili57. L’opera che abbiamo intrapreso è così vasta che abbraccia – ora lo so – il mondo intero58.

C’erano due ragazzi.

Gettai loro una moneta (l’ultima), scesi degli scalini di pietra e imboccai il sentiero solitario59. Pensai che non esiste moneta che non sia simbolo delle monete che senza fine risplendono nella storia e nella favola60. qualsiasi moneta è, a rigore, un repertorio di futuri possibili. Il denaro è un ente astratto, ripetei, è tempo futuro61.

Mi aprì la porta un uomo così alto da farmi quasi paura. Era vestito di grigio62. Com’era l’abitante?63 I lineamenti del mio ospite erano affilati e aveva qualcosa di singolare negli occhi64. Era molto alto, dai lineamenti affilati, gli occhi grigi e la barba grigia65. Nella penombra distinsi il turbante, gli occhi spenti, la pelle olivastra e la barba grigia66. Prima del giorno prefissato…morì centinaia di morti, in cortili le cui forme e i cui angoli sfinivano la geometria, mitragliato da soldati diversi, in numero variabile, che a volte lo finivano da lontano; altre, da molto vicino67.

Sentii, giunto all’ultima pagina, che la mia narrazione era un simbolo dell’uomo che io ero mentre la scrivevo, e che, per scriverla, avevo dovuto essere quell’uomo, e che, per essere quell’uomo, avevo dovuto scrivere quella storia, e così all’infinito68. I fatti devono essere andati pressappoco così, anche se in modo più complesso; così posso sognare che siano andati69. Non esiste il concetto di plagio: si è stabilito che tutte le opere sono opera di un solo autore, che è atemporale e anonimo70. I fatti erano veri, o potevano esserlo, ma narrati come tu li hai narrati essi erano, in modo evidente, menzogne71. Ti restano i giorni e le notti, il senno, le abitudini, il mondo72. Intanto, non sono sicuro d’aver scritto sempre la verità. Sospetto che nel mio racconto ci siano falsi ricordi73…io stesso, in questa dichiarazione frettolosa, ho falsificato qualche splendore, qualche atrocità74. Lascio ai vari futuri (non a tutti) il mio giardino dai sentieri che si biforcano. Quasi immediatamente compresi; il giardino dai sentieri che si biforcano era il romanzo caotico; la frase ai vari futuri (non a tutti) mi suggerì l’immagine della biforcazione nel tempo, non nello spazio. La rilettura complessiva dell’opera confermò quella teoria. In tutte le finzioni, ogni volta che un uomo si trova di fronte a diverse alternative, opta per una di esse ed elimina le altre; in quelle del quasi inestricabile Ts’ui Pen, opta – simultaneamente – per tutte. Crea, così, diversi futuri che a loro volta proliferano e si biforcano75. Forse le storie che ho narrato sono una sola storia. Il diritto e il rovescio di questa medaglia sono, per Dio, uguali76. Nel sogno dell’uomo che sognava, colui che era sognato si svegliò77.

Fuori mi aspettavano altri sogni78.

 

 

1 J.L. Borges, Finzioni, Milano, Adelphi, p.158 La presente edizione è tratta dalla seconda, del 1956. La prima edizione è invece del 1944. Da qui in avanti, Finzioni.

2 Finzioni, p.156

3 J. L. Borges, L’Aleph, Milano, Feltrinelli, p.86 La presente edizione è tratta dalla seconda, del 1952. La prima edizione è invece del 1949. Da qui in avanti L’Aleph.

4 L’Aleph, p.83

5 J.L.Borges, Il libro di sabbia, Milano, Adelphi, p.39 La presente edizione, oltre ai racconti della prima edizione, uscita nel 1975, ne incorpora altri scritti tra il 1977 e il 1980. Da qui in avanti, Il libro di sabbia

6 Il libro di sabbia, p.20

7 Finzioni, p.29

8 L’Aleph, p.65

9 Il libro di sabbia, p.121

10 Finzioni, p.95

11 Finzioni, p.19

12 Il libro di sabbia, p.98

13 Il libro di sabbia, p.16

14 Il libro di sabbia, p.17

15 L’Aleph, p.170

16 Finzioni, p.66

17 Il libro di sabbia, p.11

18 Il libro di sabbia, p.38

19 L’Aleph, p.150

20 L’Aleph, p.88

21 Finzioni, p.133

22 Il libro di sabbia, p.111

23 Il libro di sabbia, p.13

24 Finzioni, p.24

25 L’Aleph, p.85

26 William Blake, Visioni, Mondadori, Milano, p.115

27 Il libro di sabbia, p. 17

28 L’Aleph, p.97

29 L’Aleph, p.134

30 L’Aleph, p.98

31 Il libro di sabbia, p.71

32 Finzioni, p.22

33 Il libro di sabbia, p.66

34 Finzioni, p.81

35 Finzioni, p.33

36 Il libro di sabbia, p.139

37 Il libro di sabbia, p.111

38 Finzioni, p. 51

39 Finzioni, p.101

40 Finzioni, p.121-122

41 L’Aleph, p. 133

42 L’Aleph, p.99

43 Finzioni, p.109

44 Finzioni, p.103

45 Il libro di sabbia, p.24

46 Il libro di sabbia, p.43

47 L’Aleph, p.164

48 Finzioni, p.99

49 Il libro di sabbia, p. 139

50 Il libro di sabbia, p.51

51 L’Aleph, p.112

52 Finzioni, p.78

53 L’Aleph, p.165

54 L’Aleph, p.120

55 Il libro di sabbia, p.42

56 Finzioni, p.20

57 Finzioni, p.76 nota

58 Il libro di sabbia, p.42

59 Finzioni, p.81

60 L’Aleph, p.104

61 L’Aleph, p.105

62 Il libro di sabbia, p.74

63 Il libro di sabbia, p.52

64 Il libro di sabbia, p.75

65 Finzioni, p.83

66 Il libro di sabbia, p.131

67 Finzioni, p.132

68 L’Aleph, p.100

69 Il libro di sabbia, p.94

70 Finzioni, p.27

71 L’Aleph, p.129

72 Il libro di sabbia, p.132

73 L’Aleph, p.77-78

74 Finzioni, p.59

75 Finzioni, p.85-86

76 L’Aleph, p.51

77 Finzioni, p.50

78 Il libro di sabbia, p.114

ISBN/EAN: 
9788845914201

Commenti

un esperimento. non so neppure se questo è posto adatto. se non lo è, ditemelo e tolgo. ciao! le note sono tante, sì.

"Dopo avermi parlato del ragazzo dagli occhi glauchi e il Minotauro, Piccolo Strizzafogli se n?è stato silenzioso per un bel po?" > ah, incipit traditore. E adesso servono anche quei due pezzi...

Bene, più prosa che critica, più suggestione che analisi, più adesione empatica che recensione. In altre parole, materiale da fanzine, amico mio. Ma di buon livello. Voglio considerarlo prodromo alla creazione - tua - di prosa. Perché questo è.

bon. mi fermo qui, dunque, con 'ste cose.

No no. Vai avanti. Questa non è Accademia.
Questo è Lankelot. Terra libera per anime libere, va fertilizzata. In diversi modi. Non c'è solo una strada - e in ogni caso, non è la mia;).

La mia unica richiesta, sin dai tempi del ".com", è questa: parlatemi - parlateci - di autori e opere dimenticate, ostracizzate, trascurate, censurate; accantonate o mai emerse, o ancora del tutto sconosciute ai lettori (non dico al popolo perché sarei ridicolo: il popolo non legge).
Fatelo come preferite, col vostro stile: ma non dimenticate bio-bibliografia dell'autore, con linkografia ragionata.
Ma non comando, e non più coordino: qui dentro io assisto:). Quindi, libertà all'estro.

Guarda Andrea la pagina è bella, intrigante e insomma, si lascia leggere con gusto, anche da chi come me non ha poi questa conoscenza somma di Borges, anche s ene ha ormai ben recepito lo spirito ed il percorso. Solo che.
Ritengo opportuno (e Lankelot qui è davvero sui generis) coniugare estro e fantasia ad una certa ragionevolezza nell'informare. Ecco qui ovviamente la pagina recede, a mio modesto parere e senso estetico, beninteso, non aspiro a categorie totalizzanti. Nel senso che una comunque originale ispirazione aggiungerei un po' di educazione formale sull'autore e sull'opera. Sempre che questo non sia un dettato dittatoriale, ma semplicemente un (mio) suggerimento.

un po' difficile, rispondere. io non sono molto bravo in certe cose. mi piacerebbe essere capace di far parlare quel che ho letto facendolo leggere. c'è poi il fatto che questo pezzo nasce da altri, precedenti, e da un personaggio, questo Piccolo Strizzafogli, incontrato un due anni e mezzo fa. Piccolo Strizzafogli infatti non legge, ma spreme i libri e ne beve il succo. per questo il "collage", è il modo in cui restituisce le letture. attraverso il "collage" si esprime una scelta, si evidenziano certi temi invece di altri, e si fanno dialogare opere anche distanti tra loro nel tempo. la memoria, il sogno, il labirinto...(senza contare il fatto che, per esempio, il labirinto, era uno dei temi che si presentava anche nella prima "puntata" delle, poche, avventure dello Strizzafogli, in cui i testi che dialogavano erano, principalmente, Lo specchio nello specchio di Ende e Il giardino dei Finzi Contini di Bassani, con incursioni di Baudelaire...etc). Non voleva essere una presentazione formale dell'autore e della sua opera, ma un semplice incuriosire chi legge, e un tentativo di spinta alla lettura in modo, non so, diverso? forse un po' ambiziosetta la cosa...ma mi andava di farla...cofcof. ciao.