“Vita e morte di Adria e i suoi figli”: già dal titolo traspare l’intento di predisporre una struttura frammentaria della storia che vede protagonisti Adria (la madre), Tullia e Remo (i figli). La scelta di suddividere in capitoli separati l’esistenza delle sue creature porta ad una distorsione della compattezza della trama. La distinzione netta che fa delle figure, riprendendole in diverse fasi lungo il cammino della vita, devia l’attenzione del lettore che si perde nel tentativo di riallacciare i legami tra gli uni e gli altri, per comprenderne a fondo la psicologia, quindi, le azioni dei suoi protagonisti con l’effetto di far dominare sulla scena unicamente Adria. Sono dunque tre i personaggi principali: Adria, Tullia e Remo. Degli altri non si interessa, tratteggiandoli a sfumature pastello di cui si perderanno presto i contorni.
Senza troppo girarci attorno e senza nulla togliere alla simpatia per Bontempelli, il romanzo mi è piaciuto veramente poco. A dirla tutta, sono rimasta assai delusa dai contenuti nonché dallo stile, leggero, elegante, raffinato ma eccessivamente edulcorato, esplicitamente portato al dialogo e alle descrizioni. Manca l’anima, mancano le tinte forti spezzate da quell’evanescenza di cui riveste le sue figure angelicate fino a divinizzarle. Per un confronto leggasi Nostra Dea che rende appieno l’idea di Bontempelli, incarnata in questo romanzo dalla donna Adria. Del resto, attraverso gli occhi dei suoi figli, la presenta così al lettore: “il suo braccio era nudo come un giglio. Il suo collo era nudo, pareva trasparire, pareva si vedesse l’aria scorrervi entro mentre ella respirava. Il suo respirare era un miracolo. Era in càmice, come un angelo; càmice d’un colore pallido di perla. I suoi occhi erano placidi come specchi di lago in mezzo alle nevi. La sua fronte era coronata di capelli neri che a lunghe ciocche erano stati fermati sull’alone turchino di un cappello a gran falde. Qualcuno scostò le sedia, ella vi si pose. ll candore e i riflessi cristallini che salivano dalla tovaglia e dalle coppe, ora incontravano lo splendore d’argento che pioveva giù dal suo volto chino” (pag. 15).
Adria è un mito di giovane fanciulla andata sposa e diventata madre troppo presto, tra i sedici ed i diciotto anni. Bontempelli rende Adria una vera dea, un simbolo di bellezza talmente grande che non la si può neppure invidiare. Ci si limita ad adorarla, attendendo con trepidazione il suo arrivo a qualche evento mondano, trattenendo il sospiro ad ogni suo passaggio tra la folla che si apre come le acque del Mar Rosso davanti a Mosè. C’è chi ricorda il prezioso vestito azzurro dell’ultima volta, c’è chi resta folgorato dal guanto di piume che sta indossando ora. Potrebbe oggi essere accostata ad una diva del jet-set internazionale, totalmente ed incondizionatamente ammirata.
Adria ha in testa una sola idea: la bellezza. E di questa idea ne fa una religione, a tal punto da sacrificare ogni cosa ad essa: “cinque anni prima, dopo lunghe e tranquille meditazioni, avanti allo specchio, Adria aveva capito d’aver raggiunto la perfetta bellezza, aveva stabilito come suo dovere sacro di dedicarvisi tutta” (pag. 19).
Pare che Bontempelli avesse un’attrazione particolare per i dettami della moda ed essi sono introdotti con cura nel romanzo. La stessa Adria crea da sé i suoi vestiti, raccolti in una sala vastissima priva di qualsiasi suppellettile e in cui sono distese file di abiti appesi sui supporti orizzontali. Lei le attraversa tutte, di volta in volta, tastando la morbidezza della lana e la leggerezza delle sete, compiacendosi delle sfumature, dei colori accesi, della vivacità delle stampe e della preziosità dei tessuti. Ogni capo è un pezzo unico, dettato dalla sua testa e nessuno al mondo, fino al momento di andare in scena, deve vederlo. La sarta chiamata ad allestire le sue creazioni è tenuta all’oscuro fino al momento di mettersi all’opera, con il divieto assoluto di uscire dai locali attrezzati per il segreto ed attesissimo lavoro.
Adria, dunque, è un personaggio detestabile quanto la matrigna di Biancaneve, per quella fissazione estraniante per lo specchio e la sua bellezza, adagiata in quell’atmosfera irrealmente antica da romanzo di Liala: “e alla propria immagine fece con un sorriso l’ultimo saluto della giornata. Fu il saluto più lungo e il sorriso più splendido. Nessuno al mondo conosce quel sorriso e il volto di quell’ora e di quello sguardo. Il tremolio di rose che dagli angoli delle labbra saliva su per le guance, incontrò l’onda tenera che scendeva dal battere dei cigli. Ella si sollevò un momento sull’altro gomito, allontanò lo specchio di tutta la lunghezza del braccio. Non pensò di carezzare quel braccio. Riavvicinò lentamente lo specchio, schiuse un poco le labbra e vedendo lampeggiare i denti rise. Giova alla vista della bocca, delle gote, dei capelli che ora le ingombravano piano la fronte. Non desiderò di poter baciare quella bocca che dallo specchio le rideva con tanta giovinezza. Il suo amore era puro e tutto celeste” (pag.26).
Adria è capace di far venire il prurito alle mani quando decide di limitare al solo giovedì pomeriggio le visite dei figli: “non temeva che i loro abbracci le sgualcissero i vestiti, ma che l’affetto intorbidisse in lei quella volontà d’esser bella. La bellezza fu la sua cura d’ogni minuto, scopo d’ogni atto. La sentiva come una cosa fuori di lei, che Dio le aveva dato in custodia. Davanti a quella bruciò dunque ogni altra cosa, sentimento, inquietudini, piacere di vivere, ambizioni. Questa non era ambizione, ma un culto. Infatti nessuno la biasimò, nessuno la giudicò. Il marito dai gradini dell’altare serviva la cerimonia, i figli adoravano da lontano, gli amici non chiedevano confidenza, le donne non la chiamavano in gara, gli adoratori non se ne innamoravano, tanto quel volere aveva totalmente rifoggiato il mondo per un vasto spazio intorno a lei. Uno solo si era innamorato, perché uno era necessario a compiere il poema dell’aria che la circondava” (pag.21). Quest’unico è Guarniero che diviene folle, di una follia omicida e perversa. E lei, davanti a quel dramma, sceglie di isolarsi completamene dal mondo. Si rifugia a Parigi dove nessuno la potrà mai più vedere, come una diva che si allontana nel momento del massimo splendore, affinché la sua naturale decadenza non possa oscurare la memoria della sua bellezza.
In questo isolamento sono compresi anche i figli che, in una struggente visione, compiono da soli un viaggio verso casa nel tentativo di rispettare il consueto appuntamento del giovedì pomeriggio. Ed è questo frammento, avventuroso e doloroso allo stesso tempo e che ricorda da vicino il mondo delle fiabe, che rifulge di autentica bellezza e originalità in confronto al resto. Le tragiche vicende di Tullia e Remo da adulti non riusciranno ad avere eguale intensità, ormai sovrastate dall’imponente personalità di Adria e dal suo isolamento, interrotto solo da frequenti telefonate con il mondo esterno.
Non avremo mai da lei un moto amorevolmente sincero nei confronti della tragica sorte dei figli; la rivedremo, infine, con lo specchio in mano, per l’ultima volta, quando attende il giorno stabilito per la demolizione della sua casa parigina.
Si comprende che il dramma è la passione di Bontempelli, a cui giungere attraverso vie avventurose o placide, in cui emerge la figura del mito e dell’infanzia avventurosa, ricca di mistero e di scoperte nello stile di cui egli stesso si fece portavoce e che si identifica nel “realismo magico”.
Nonostante appartenga alle opere più citate della sua produzione, non credo sia questo il romanzo da cui bisogna partire per riscoprire oggi Bontempelli. E se questa è la parte più alta della sua prosa, francamente non vien voglia neppur di continuare con l’esplorazione. Sarà stato il personaggio spregevole, ma l’ho trovato stantio, inattuale e senza troppe rivelazioni da trasmettere ai nostri giorni.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Massimo Bontempelli (Como 1878 - Roma 1960), scrittore e giornalista, dopo esordi carducciani divenne fautore o iniziatore di movimenti artistici, dal Futurismo al Novecentismo. Autore e critico teatrale, fondatore a Roma del primo cineclub della capitale, costituì una presenza costante e centrale nel dibattito sullo spettacolo italiano.
Massimo Bontempelli “Vita e morte di Adria e i suoi figli”, 1977, Bompiani, Milano.
Prima edizione: 1930.
Commenti
lei, la strega di Biancaneve. I figli Hansel e Gretel. L'ambientazione un romanzo di Liala.
molto..molto delusa...
chi ha voglia di farmi cambiare idea si accomodi pure.
Salve, Movida,
mai smettere di parlare di Bontempelli. Grazie per l'articolo, dunque. Poi ti invito a cercare con Google il mio nome assieme a quello di Bontempelli: troverai un mio saggio pubblicato da Geocities. Roba vecchia (lo scrissi nel '97 e lo rividi in seguito), ma ancora in circolazione. Dimmi se ti garba.
Salutoni
Sergio
Vediamo se, nel 2010 e col meccanismo futuro dei "desiderata", si riesce a recuperare - scheda per scheda - la migliore narrativa di Bontempelli. Intanto archiviamo questa sonora stroncatura e prendiamo nota. Grazie Movi!
A settembre uscirà per Isbn "La vita intensa".
http://isbnedizioni.it/isbnblog/2009/06/22/la-vita-intensa-di-massimo-bo...
4. questa è una gran cosa!!!!
2. ho cercato. Molto interessante. Mi è di conforto questa sua che mi permetto di riportare "Per iniziare veramente, affermeremo che proprio la narrativa non era di certo il mestiere più a lui cònsono, quanto forse la filosofia stricto sensu. Vediamo per quali motivi. Tutto potremmo osservare nella sua personalità eccetto che i tic del narratore disinibito, esperto, furbo… nel senso di organizzatore sapiente dei tempi della narrazione moderna" ed effettivamente questa è stata la mia prima considerazione che ho colto immediatamente su Adria, ma non ho rilevato neppure intenti metanarrativi (tra l'altro non l'ho visto citato nella bibliografia esaminata). Dunque, da dove bisognerebbe partire secondo lei, o meglio qual è l'opera, o le opere tra diversi generi, indispensabile per comprendere meglio l'altro dalla trama? Gente nel tempo? La sua disamina sul tempo è affascinante.
3. e sono stata anche cauta e rispettosa, in memoria della simpatia istintiva che ho per Bontempelli. Devo dirti che sono piuttosto terrorizzata al pensiero di leggerlo ancora.
4, bravo Antonio, saggia segnalazione. Leggeremo volentieri;)
7, 3. Immagino:) Beh, se abbiamo un esperto, qui, possiamo domandare lumi. Difficile che Sergio scriva articoli ad hoc, libro per libro, però... vediamo.
"decide di limitare al solo giovedì pomeriggio le visite dei figli: ?non temeva che i loro abbracci le sgualcissero i vestiti, ma che l?affetto intorbidisse in lei quella volontà d?esser bella. La bellezza fu la sua cura d?ogni minuto, scopo d?ogni atto".
Un mostro. L'ennesima bella senz'anima.
Movida che stronca è una novità ;)
copertina & archivio MB
copertina & archivio MB