Bontempelli Massimo

Nostra Dea

Autore: 
Bontempelli Massimo

Pirandello diceva che bisognava pensare ad una commedia per un anno e poi metterla nero su bianco in una settimana: più o meno questo fu il percorso di Massimo Bontempelli il quale, dopo aver abbandonato lo spunto che nell’estate del ‘22, lo portò a scrivere le prime battute di quella che sarebbe poi divenuta “Nostra Dea”, si ritrovò a parlare di questa sua idea quando, su commissione dello stesso Pirandello, ebbe l’incarico di stendere una commedia per il repertorio del Teatro degli Undici di cui faceva parte. L’entusiasmo dello scrittore siciliano fu tanto sincero da spingere il nostro a chiudersi in casa nella notte tra il 1924 e il 1925 e ad uscirne soltanto la mattina del 16 gennaio col copione sotto il braccio. Nata la commedia (l'unica che diede autentico successo al suo autore, con repliche in Italia e in Francia, registrando sempre il tutto esaurito), al brillante regista spettò l’arduo compito di mettersi in cerca degli attori in grado di portarla sul palcoscenico e trovò in Marta Abba un’interprete eccellente, capace di rendere le mille sfaccettature della protagonista che mutava animo cambiando vestito. Il tema dello sguardo, della messinscena di apparenze e di immagini, costituì, del resto, il paradigma trainante della teoria bontempelliana dello spettacolo, motivo alla base dell’impossibilità di raccontare Nostra Dea che non è storia da poter essere narrata poichè è tutta da vedere. La scena si apre con una Dea inerte, senza vita, senz’anima, senza personalità: ingredienti, questi ultimi, stipati nel grande guardaroba sottoforma di abiti (“Chiuse nell’armadio, queste intraprendenti creature vibrano come insetti luminosi, impazienti di essere sprigionate. Lì, fra tante altre, giace forse la donna del nostro sogno, non altrove”. Vincenzo Cardarelli, in «Il Tevere», Roma, 23 aprile 1925).

Abiti che generano, di volta in volta, una Dea sempre diversa attorno alla quale ruotano tutti gli altri personaggi della commedia che, conquistati e confusi dal suo camaleontico protagonismo, diventano delle marionette manovrate da lei, capace di acquistare progressivamente uno straordinario potere mediante il quale riesce ad ottenere che gli altri lavorino per suo conto: dea di nome e di fatto. E così conquista Vulcano ammantata nella sua princesse grigio gola di tortora che le dona una personalità mite, dolce e timida; inebria Marcolfo energica e grintosa nel suo tailleur rosso dal taglio mascolino; sibila e sputa veleno sulla storia d’amore clandestina della contessa Orsa, ricoperta dalle squame verdi, luccicanti ed aderentissime dell’abito che termina con una coda sottile e avvolge il suo collo con un’acconciatura a forma di testa di serpente annidata tra i capelli; predica povertà e perdono nel saio del frate e conclude mendicando ricoperta dal domino logoro al Poliedric Superbal. “L’Io di Dea, del resto, è un vuoto adatto a tutti gli usi, un multianima disanimato che vive unicamente nel rapporto con l’altro, ed in sé non è nulla” (P. Puppa). Incarna diversi modelli di comportamento producendosi in continue metamorfosi generate dalle stimolanti variabili combinatorie di un temperamento inconsistente di volta in volta plasmato ad immagine e somiglianza del suo vestire. Mutuando l’arcinoto titolo pirandelliano la bambola-Dea è una, nessuna e centomila e racchiude in sè lo statuto del moderno simulacro: è trasparente perché appare per quello che è, e viceversa è quello che appare. Ne deriva, dunque, il grande fascino sprigionato dall’originalità quasi perversa di quest’opera che ancora una volta, conferma suo malgrado, Bontempelli come grande “autore drammatico”, lui che pur dichiarando di voler aborrire il teatro continuò durante tutta la vita a dedicarvisi.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Massimo Bontempelli (Como 1878 - Roma 1960), scrittore e giornalista, dopo esordi carducciani divenne fautore o iniziatore di movimenti atristici, dal Futurismo al Novecentismo. Autore e critico teatrale, fondatore a Roma del primo cineclub della capitale, costituì una presenza costante e centrale nel dibattito sullo spettacolo italiano.

Massimo Bontempelli, “Nostra Dea e altre commedie”, Einaudi, Torino, 1989
A cura di Alessandro Tinterri.

Angela Migliore, giugno 2005
Originariamente apparso su Lankelot.com


BONTEMPELLI in LANKELOT:
Bontempelli Massimo - Bontempelli, uno e due - sard
Bontempelli Massimo - Nostra Dea - AngelaMigliore
Bontempelli Massimo - Vita e morte di Adria e dei suoi figli - Movida

ISBN/EAN: 
9788804154020

Commenti

"scena si apre con una Dea inerte, senza vita, senz?anima, senza personalità: ingredienti, questi ultimi, stipati nel grande guardaroba sottoforma di abiti" > la malattia dell'idealismo genera figli stravaganti. Sempre ossessi. La scrittura fa la differenza.

La scrittura fa la differenza, vero.

Sempre.

Il testo edito da Einaudi è irreperibile. Il carrello linka il Meridiano Mondadori, che comprende anche le opere teatrali di Bonempelli.

Perfetto!

copertina e archivio MB in

copertina e archivio MB in calce!

[Nostra Dea]. "Bontempelli

[Nostra Dea]. "Bontempelli fonda, insieme a Pirandello, suo figlio Stefano (alias Stefano Landi), Orio Vergani e altri il Teatro d'Arte di Roma, dove il 22 aprile 1925 Marta Abba debutta come prima attrice in una novità di Bontempelli, Nostra Dea, che, per la camaleontica personalità del personaggio, è la pièce ideale a mettere in luce il talento di una giovane attrice (con 16 recite, lo spettacolo più replicato del teatro diretto da Pirandello" (Tinterri, postfazione a "La vita intensa" di Bontempelli, ISBN 2009, p. 206)