Bonnet Jacques

I fantasmi delle biblioteche

Autore: 
Bonnet Jacques

"Mi sia consentito ripetere che la biblioteca di mio padre è stata l'elemento cardine della mia vita. In realtà non ne sono mai uscito" (Borges)

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"Una quindicina d'anni fa, la casa editrice parigina per la quale lavoravo a quel tempo pubblicò un romanzo del grande scrittore e critico italiano Giuseppe Pontiggia. Forse quella sera non era disponibile nessun altro che masticasse un po' d'italiano; così mi fu chiesto di occuparmi di lui (...) Dopo pochi minuti ci accorgemmo di avere qualcosa in comune, e questo spostò il centro d'interesse della serata: entrambi possedevamo un'enorme biblioteca con parecchie decine di migliaia di volumi".
 
Questo è l'incipit della vicenda raccontata dallo scrittore ed editore francese Jacques Bonnet nei "Fantasmi delle biblioteche", stupendo omaggio ai bibliomani e ai letterati di tutto il mondo, e a tutti quelli che – in generale – sono convinti che la biblioteca sia ciò che più si avvicina al paradiso terrestre, e a tutti quelli che sanno benissimo che nessuna biblioteca somiglia a un'altra, o ha la sua stessa personalità. Io sono tra di loro e non posso che festeggiare la pubblicazione di un libro del genere. È un regalo formidabile per qualsiasi lettore forte.
 
Qui si dibatte del problema annoso della catalogazione. Secondo Perec, questi sono i criteri principe: alfabetico, per continente o per paese, per colore, per data di acquisto (alla Hornby), per data di pubblicazione, per formato, per genere, per grandi periodi letterari, per lingua, per priorità di lettura (vulnerabile), per rilegatura, per collane. Bonnet ha scelto un sentiero rischioso: catalogazione per genere e sottogenere, quindi in ordine alfabetico. Generi sono letteratura, non fiction e arte; la letteratura è divisa per lingue, non fiction per un meno rigoroso "astratto" vs "concreto", arte per arti differenti.
 
Qui si ammette che molto spesso, a distanza di anni, l'unica cosa che rimane d'un'esperienza di lettura è il ricordo dell'emozione provata leggendolo, smarrendo completamente ogni segno dei contenuti. Questa è onestà. Ma il rimedio è quello che insegnava prima di tutti Mircea Eliade, tanti anni fa: scrivere di e schedare tutti i libri letti. Aiuta.
 
Qui si rivendica la necessità di scrivere sui libri. Vangelo: "Io scrivo sui libri; uso la matita ma anche il pennarello o la stilografica. Del resto non so leggere se non ho qualcosa in mano; probabilmente è un'abitudine presa ai tempi in cui correggevo le bozze: più che un oggetto da rispettare, il libro è uno strumento di lavoro" (p. 66)
 
Qui si dibatte della differenza tra collezionisti (divisi tra specialisti e accaparratori) e lettori insaziabili. Per il collezionista quel che conta è la caccia; il dramma è quando il tesoro è stato accumulato. In un certo senso, perde di valore; serve decidere quale sarà il successivo. Serve deciderlo in fretta. Per il lettore, per quel conta è resistere al tarlo di non avere più a disposizione un libro che ha letto e che prima o poi dovrebbe poter rileggere.
 
Oppure, qui si ammettono le proprie debolezze: "Un certo amore per le serie complete (per autore, per soggetto, per collana, per epoca, per paese e via dicendo). Un'estrema difficoltà a separarmi da un libro letto (nessuno può essere sicuro di non avere bisogno, in futuro, di un'opera sul momento giudicata mediocre). In ogni caso, la scelta tra le cose da tenere e quelle da buttare richiede un dispendio di energia che ho sempre evitato (sia pure con qualche eccezione" (p. 22).
 
Altrove, si riconosce la difficoltà di rinunciare ai libri confinati da anni tra gli arretrati. Come si può escludere che venga il loro momento? Dove si trova il coraggio per prenderli e abbandonarli in mano a un altro lettore, o – peggio ancora – a un rigattiere?
 
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Qualche consiglio. Mai appendere scaffali sulla parete che sovrasta il letto. Charles-Valentin Alkan, compositore, fu trovato morto nel 1888 per via del crollo della sua libreria.
 
Non sopravvalutate Abebooks. Vero, fa capo a 13.500 librerie antiquarie di tutto il mondo; ma è difficile scoprire, da quelle parti, un'opera di cui si ignora l'esistenza. Quello succede soltanto dal tuo libraio.
 
Infine. Esiste un solo libro i cui protagonisti siano quasi tutti bibliomani: "La casa de papel" di Carlos Maria Dominguez. Uscirà presto per Sellerio. Prepariamoci a qualcosa di divertente: c'è chi costruisce una casa su una spiaggia soltanto coi suoi libri, e poi finisce per distruggerla per ritrovare "La linea d'ombra" di Conrad. Serviva a un amico.
 
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"I libri della mia biblioteca sono come vecchie case dove aleggia la presenza degli uomini e delle donne che vi hanno vissuto in passato, col loro carico di gioie e di dolori, di amori e di odi, di sorprese e di delusioni, di speranza e di rassegnazione. A pensarci bene, ho sempre abitato vecchie case..." (p. 143)
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Jacques Bonnet, scrittore ed editore francese. Ha pubblicato anche una monografia su Lorenzo Lotto (1996) e il romanzo La questione del metodo (2003).
 
Jacques Bonnet, “I fantasmi delle biblioteche”, Sellerio, Palermo 2009.
Traduzione di Roberta Ferrara. Collana "La memoria", 796. 88-389-2438.
 
Prima edizione: “Des bibliothèques pleines de fantômes”, Denoel 2008.
Approfondimento in rete: WIKI it
In Lankelot: articoli su PONTIGGIA.
 
Gianfranco Franchi, "Lankelot". Febbraio 2010.

A Raffaella. Grazie, sempre.

ISBN/EAN: 
9788838924385

Commenti

[BONNET] "Mi sia consentito

[BONNET] "Mi sia consentito ripetere che la biblioteca di mio padre è stata l'elemento cardine della mia vita. In realtà non ne sono mai uscito" (Borges)

[Bonnet] ringrazio ancora la

[Bonnet] ringrazio ancora la professoressa Brusati per questo graditissimo dono. Lettura che consiglio a tutti i bibliomani. Qua dentro siamo in tanti.

[Bonnet] ma è me

[Bonnet] ma è me meraviglioso, credo di condividere buona parte delle affermazioni manifestate nella rec. Davvero appassionante.


Mi rammarico solo di non aver tutto lo spazio che mi sarebbe piaciuto e sogno una stanza mia  da rivestire di scaffali di libri! e nella quale ritirarmi, ovviamente, come facevo una volta. Dopo, si sa, per la famiglia, tocca restringere i propri spazi.

[Bonnet] Le biblioteche eh?

[Bonnet] Le biblioteche eh? Già. Qui mi pare si parli quasi esclusivamente di quelle personali, private. Giusto? Almeno, dai riferimenti. Purtroppo per deformazione personale la mia idea di biblioteca "fa rima" con disponibilità (gratuita e universale) di tutto il leggibile.


Ho sempre amato più il contenuto del contenitore. Ho prestato e regalato scaffalature intere, e non mi sono mai sentita privata di nulla, non ho mai rimpianto i miei doni (molti proprio alle biblioteche), non so ciò che possiedo e non so ciò che ho prestato. Cerco per giorni libri per qualcuno e poi mi ricordo che li ho regalati.  La mia biblioteca è una creatura in continuo movimento: mi regalano molti libri che una volta letti ricominciano a girare perché a loro volta diventano prestiti che nessuno restituirà o doni. A volte ritornano (i libri), a volte ripartono, per breve tempo o per sempre, non importa.


Questo perché - grazie alle biblioteche pubbliche - so che qualsiasi cosa abbia letto o leggerò, è possibile rincontrarla da qualche parte. Sempre.


In generale trattengo solo la saggistica, soprattutto quella specialistica che ancora mi serve, ecco, solo per motivi di studio.


A proposito della "catalogazione" di Bonnet veramente sarebbe più corretto dire collocazione ( la catalogazione è la descrizione secondo norme codificate delle informazioni bibliografiche)  scegliere genere e sottogenere risponde al criterio con cui (anche se in modo più articolato) vengono collocati i libri in quasi tutto il mondo nelle biblioteche (le classificazioni numeriche si basano proprio sul sistema di definire un certo numero di discipline generali, a loro volta suddivise ulteriormente con sistemi numerici o alfanumerici). Questo permette infatti di avere sempre uno spazio disponibile fra un libro e l'altro. Ed è corretto che la letteratura sia divisa secondo il Paese di origine dell'autore. Nelle biblioteche pubbliche a questi due criteri seguono quello del genere letterario (poesia, narrativa, teatro ecc...) e solitamente un sistema alfabetico (tre lettere) desunto dal cognome dell'autore e dal titolo dell'opera.


Forse non tutti sanno che secondo il maggior sistema classificatorio in uso nelle biblioteche pubbliche (quello di Melville Dewey), i libri DI un autore e quelli SU quello stesso autore sono nella stessa collocazione.


Per facilitare le ricerche dei lettori, che accanto ai testi di Manzoni troveranno anche quelli su di lui e sulle sue opere (posto che una ricerca dovrebbe cominciare sempre dal catalogo e finire allo scaffale e non viceversa).


Ma vi dirò che sugli studi dei sistemi di classificazione si potrebbero riempire... svariate biblioteche!!!!


 

[Ilde] perché non cominci a

[Ilde] perché non cominci a curare una rubrica dedicata al mondo delle biblioteche, all'arte della catalogazione e via dicendo? Completa - chiaramente - di aneddoti vissuti sul campo? Sarebbe formidabile...

(Bonnet) Offrire un libro a

(Bonnet) Offrire un libro a te, Gianfranco, è una vincita sicura: oltre ad una splendida recensione, sei ricambiato con una dedica che tocca il cuore.  L'attenzione di Bonnet si concentra sulla biblioteca, privata o pubblica che sia, non ha importanza, perché in generale la biblioteca è il luogo adatto a custodire e a tramandare la memoria passata. "I libri della mia biblioteca sono come vecchie case dove aleggia la presenza degli uomini e delle donne che vi hanno vissuto in passato..." scrive l'autore e sono d'accordo, ma, aggiungo, io, aleggia anche la presenza di fantasmi perché a loro piace ascoltare storie. Ricordo vagamente una fiaba che anni, anni fa leggevo alle figlie: narrava la storia di un fantasma-bambino molto vivace che amava ascoltare le favole ma nessuno gliele raccontava mai. Allora si intrufolò in una biblioteca per stare almeno vicinoai suoi eroi di carta e da lì non si mosse più... 

Grazie, Gianfranco.

Raffaella

[bonnet] grazie ancora a te,

[bonnet] grazie ancora a te, professoressa!

[Bonnet] Ci penserò. Ci

[Bonnet] Ci penserò. Ci penseremo :)

[Bonnet] intanto oggi cerco

[Bonnet] intanto oggi cerco di parlarne a Fahrenheit:

www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/puntate.cfm?Q_TIP_ID=1380 qui il podcast, tra un giorno circa;)