Esce in questi giorni un bellissimo Meridiano dedicato alla poesia di Yves Bonnefoy. L’opera poetica (a cura e con un saggio introduttivo di Fabio Scotto che ha curato insieme a Diana Grange Fiori anche la traduzione) dà conto in maniera definitiva dell’attività intellettuale di uno dei maggiori poeti viventi. In attesa di mettere le mani sul volume, ripropongo un’intervista che Bonnefoy mi ha concesso nel 2006, di passaggio in Italia per ritirare un premio prestigioso.
Yves Bonnefoy è considerato il più grande poeta francese vivente. Tradotto in trentadue lingue Bonnefoy, più volte candidato al Premio Nobel, ha ricevuto i più prestigiosi riconoscimenti letterari in patria, tra i quali il "Prix des Critiques" (1971), il "Prix Montaigne" (1978), il "Prix de l'Académie Française" (1981). La sua grande poesia guarda all’ambiente umano devastato dalla scomparsa della bellezza e minacciato dalle infinite volgarità della decadenza. Bonnefoy è innamorato dell’Italia al punto da considerarla la sua seconda patria.
Le nostre istituzioni accademiche hanno riconosciuto la grandezza di questo straordinario poeta, già divenuto un classico della letteratura contemporanea. Il 31 maggio del 2004 l’Università di Siena gli ha conferito la laurea honoris causa. In quell’occasione Bonnefoy tenne un discorso sulle funzioni della poesia, sui suoi possibili rapporti con le istituzioni culturali.
In questi giorni il grande poeta francese è a Treviso per la seconda edizione del premio europeo di poesia. Nuovamente in Italia per ritirare il prestigioso riconoscimento (fortemente voluto dalla Fondazione Cassamarca e dal suo presidente Dino De Poli, ideato dal poeta e scrittore Paolo Ruffilli) alla carriera per il libro, Bonnefoy, nei suoi versi, rivendica sempre la grande unicità del linguaggio poetico. La poesia è una e indivisibile. Attraverso secoli e paesi, essa è la stessa fondamentale attitudine dello spirito di fronte a ciò che è, o piuttosto di fronte a ciò che della realtà empirica fa il linguaggio, nelle cui contraddizioni e semplificazioni molte componenti del nostro essere al mondo si perdono e si confondono, col rischio che ne risulti ostacolato, quando non addirittura interrotto, quello scambio su cui si basa la società.
La poesia, sostiene inoltre Bonnefoy, è la volontà di riparare la miopia del linguaggio e i danni che ne risultano per la parola. Quello che più colpisce nei suoi testi poetici è un lirismo assoluto, a tratti allucinatorio ma sempre sorvegliatissimo e tutto intriso delle metamorfosi degli elementi e del mistero della luce.
Il grande poeta francese ritiene che bisogna partire dall’unicità universale della poesia per definire, successivamente, tutte le questioni legate alla sua funzione nei rapporti con le istituzioni. Ogni suo scritto è sempre attento a considerare la “funzione puramente ontologica della poesia, la sua vocazione a permettere, grazie alla scrittura, l’esperienza dell’essere nell’esistenza”.
Da poeta e da traduttore, Bonnefoy reclama da parte delle istituzioni maggiore attenzione per la poesia. Per realizzare un’amicizia più stretta tra ricerca intellettuale e poesia c’è bisogno di un rapporto aperto e fiducioso tra poeti e ricercatori. E’ importante capire se questo rapporto così antico possa essere mantenuto o rilanciato nel presente e ,se sì, in che modo. Egli trova la risposta a queste perplessità nella funzione della poesia, ampliando l’orizzonte delle sue convinzioni: “La poesia? E’ semplicemente il bisogno che abbiamo di incontrare le cose e gli esseri del nostro mondo ordinario, l’unico che esista, in maniera più immediata e piena di quanto permetta l’esercizio del pensiero concettuale”.
Ci sono diversi modi per interpretare la grandezza di questo poeta geniale e unico. Nelle parole di Yves Bonnefoy troviamo sempre un’intuizione che vale la pena ascoltare. Ogni suo verso è dedicato alla vita che non può ignorare il senso e il cuore della verità della poesia “sapere della finitudine , vale a dire della realtà al di sotto dell’apparenza, ed è anche il progetto di tenerne viva la memoria, per un’esistenza restituita alla pienezza”. Sono andato a trovarlo nella città veneta che in questi giorni lo ospita. Abbiamo parlato della parola che mette in gioco nella nostra vita l’infinito e l’assoluto dell’esperienza poetica in senso stretto.
Quale è il senso e l’esperienza della poesia oggi?
Per rispondere a una domanda del genere ci vorrebbe una vita intera, ma qui abbiamo solo pochi minuti. In sintesi si tratta di restituire una immediatezza al rapporto con le cose senza passare attraverso l’intermediazione di concetti e del pensiero teorico e quindi è un modo di andare verso l’immediatezza del contatto con le cose.
Si può scrivere poesia seriamente lasciando che le parole cedano a tutti i loro impulsi, che è ciò che chiamiamo la scrittura
In un suo verso si legge “Ardua è la bellezza quasi un enigma”. La parola poetica, con il suo dedalo di perfezioni cosmiche, può dare ancora voce alla bellezza, violentata dalla decadenza?
Viviamo in un’epoca in cui si dubita della bellezza. Oggi essa è paragonata alla menzogna. Per me la bellezza potrebbe avere il valore di quanto è immaginato. La bellezza è la lente introspettiva attraverso la quale scoprire la nostra natura di essere al mondo.
La bellezza non vincola alcun rapporto con l’immaginario ma preserva la naturalezza dell’immediatezza di ogni cosa. Insomma attraverso la bellezza si può capire la vita allo stato puro, senza alcun filtro intermedio.
La scrittura nella poesia rivela approdi e orizzonti di pensiero vicino alla realtà. Qual è il rapporto fra quest’ultima e i luoghi terreni della parola poetica?
Il rapporto con la realtà passa sempre attraverso l’immagine e il concetto, quindi non è mai un rapporto immediato con essa. Quello che è importante è negoziare una realtà che possa essere condivisa gli uni con gli altri.
E’ importante questo per superare il dominio del pensiero concettuale per scoprire l’approdo a un’idea di finitudine che spinge ad apprezzare la vita e a riconoscerne la bellezza.
Lei ama moltissimo l’Italia, ha scritto anche due libri bellissimi per l’editore Donzelli sulla nostra cultura e sul nostro paesaggio. Quali sono i poeti italiani che sono stati indispensabili e fondamentali per la sua formazione?
Dante, Petrarca, Tasso, Ariosto ma soprattutto Leopardi, che vedo come una presenza fraterna perché ha saputo sia cogliere l’elemento soprannaturale sia l’esigenza di costituire una società che abbia come scopo la vita condivisa da tutti gli uomini sulla Terra.
Edizione esaminata e brevi note
Yves Bonnefoy (Tours, 24 giugno 1923) è un poeta, traduttore e critico d'arte francese.
Yves Bonnnefoy, “L’opera poetica”, Mondadori, Milano, 2010
Prima pubblicazione: Secolo D’Italia, Novembre 2006
Nicola Vacca, per Lankelot, Settembre 2010
Commenti
[bonnefoy] Nicola racconta...
[bonnefoy] Nicola racconta... Esce in questi giorni un bellissimo Meridiano dedicato alla poesia di Yves Bonnefoy. L’opera poetica (a cura e con un saggio introduttivo di Fabio Scotto che ha curato insieme a Diana Grange Fiori anche la traduzione) dà conto in maniera definitiva dell’attività intellettuale di uno dei maggiori poeti viventi. In attesa di mettere le mani sul volume, ripropongo un’intervista che Bonnefoy mi ha concesso nel 2006, di passaggio in Italia per ritirare un premio prestigioso.
[meridiano bonnefoy] IBS ci
[meridiano bonnefoy] IBS ci racconta qualcosa sul Meridiano in uscita.
Relata refero: "presenta, col testo francese a fronte, l'intera opera poetica di Bonnefoy (dopo una sezione di Scritti giovanili, Movimento e immobilità di Douve, 1953; Ieri deserto regnante, 1958; Pietra scritta, 1965; Nell'insidia della soglia, 1975; Quel che fu senza luce, 1987; Qui dove ricade la freccia, 1991 ; Inizio e fine della neve, 1991 ; La vita errante, 1993; Le assi curve, 2001; La lunga catena dell'ancora, 2008; e infine una sezione di Versi e prose recenti, 2009-2010, appena pubblicati in Francia e inediti in Italia) con l'aggiunta delle più rappresentative prose poetiche - Rue Traversière e altri racconti in sogno (1987) - e di una scelta di Scritti sulla poesia. Alle traduzioni "storiche" di Diana Grange Fiori si affiancano quelle di Fabio Scotto, che da anni segue e accompagna Bonnefoy dandogli voce in Italia. Il Meridiano, alla cui preparazione il poeta ha attivamente collaborato scrivendo appositamente un'autocronologia, si presenta come una sorta di autoantologia (la prima nel suo genere, non solo in Italia). Il commento di Fabio Scotto, ricchissimo di autocommenti editi e inediti, conduce un'analisi minuziosa delle poesie permettendo al lettore di immergersi nell'opera di Bonnefoy e mettendo in luce il fitto reticolo di richiami intertestuali, l'universo artistico di riferimento, le fonti ispirative (spesso iconografiche), i significati simbolici e allegorici, i sottosensi filosofici."