Bonfiglio Gianni

Intervista

Autore: 
Bonfiglio Gianni

Signor Bonfiglio, innanzitutto complimenti per l'iniziativa: sto parlando di "Leggendario Tv"... vogliamo spiegare ai lettori di cosa si tratta?

"Leggendario" è la prima trasmissione televisiva sui libri ideata e diretta da un editore: Gianni Bonfiglio. Dunque un programma realizzato con competenza specifica e con un chiaro obiettivo: CONVINCERE GLI ITALIANI CHE I LIBRI SI DEVONO COMPRARE. Non è possibile leggere i libri senza acquistarli.

Uno tra i tanti pregi della vostra trasmissione è quello di andare in onda in una fascia oraria accessibile al pubblico, ovvero in prima serata; secondo lei è possibile vedere un programma interamente dedicato ai libri come il vostro in un orario decente nella tv pubblica?

I responsabili della Rai sono convinti che un programma sui libri non faccia audience. E di fatto hanno ragione perché si riferiscono a programmi noiosi, fatti da gente noiosa che si parla addosso e che non fa televisione, ma, parlando solamente, produce programmi radiofonici.

Altro pregio di Leggendario è quello di non annoiare i telespettatori: cosa che purtroppo accade spesso quando i protagonisti delle trasmissioni sono i libri... Qual è il vostro "segreto", e com'è nata l'idea di produrre Leggendario?

Il segreto è questo: "Leggendario" prima di essere un programma sui libri è un programma TELEVISIVO, un programma fatto innanzi tutto di immagini, poi suoni e poi parole. Leggendario cerca di sfruttare al massimo il mezzo televisivo, altrimenti, come dicevamo sopra, si rischia di fare radio e dunque di annoiare i telespettatori. L'idea nasce pensando a un nuovo modo di promuovere i libri: con i BOOK TRAILERS. Nel maggio del 2006 costituisco la Fermento Film con l'idea di cominciare a produrre Book Trailers per i miei libri, quelli della Fermento, e di produrne anche per altri editori. In breve mi rendo conto che la possibilità di veicolazione dei Book Trailers (ne avevamo già prodotti 6) era molto scarsa e si esauriva unicamente a Internet. Da lì nacque l'idea che se volevamo davvero sviluppare la produzione dei Book Trailers e renderli il nuovo strumento promozionale per i libri, dovevamo munirci di un MEDIUM nostro, dovevamo produrre un programma televisivo quale contenitore e veicolo per i Book Trailers e punto di riferimento della promozione e dell'informazione libraria italiana.

A questa domanda deve rispondermi sia come presentatore che come editore, secondo lei qual è il motivo della crisi dell'editoria e quali sono le possibili soluzioni da adottare per incrementare la vendita dei libri?

E' noto che il mercato editoriale italiano è costantemente in crisi e il numero delle copie vendute è sempre fermo a quota 100 milioni di copie  (compresi i libri scolastici, quelli tecnici, di aggiornamento etc.) con una media di venduto per singolo titolo di 300-400 copie (a fronte di 55.000 titoli pubblicati ogni anno). Il 20% degli italiani compra libri (i 100 milioni!), l'altro 80% non compra neanche un libro l'anno. Viviamo in un paese capitalista e consumista, ci fanno comprare e consumare di tutto, ci inducono a bisogni che spesso non sentiamo; e di tutto questo ne andiamo quasi orgogliosi. Sui libri, però, non è mai stato fatto "marketing"; i libri vengono vissuti dagli italiani non come beni di consumo ma come oggetti senza nessun valore economico, dunque da non comprare: eventualmente si chiedono in regalo o in prestito.

Quando si smetterà di dire che bisogna incrementare la lettura e si comincerà a dire che bisogna incrementare le vendite dei libri quali beni di consumo, indipendentemente dal fatto che i libri vanno letti, allora forse si comincerà a muovere qualcosa. "Leggendario" nasce con questo scopo: inoculare agli italiani il VIRUS che i libri vanno comprati.

In questo senso programmi come Leggendario possono essere utili ai lettori per indirizzarli verso un corretto acquisto dei libri e spronarli a leggere?
"Leggendario" non fa critica letteraria, non vuole indirizzare i telespettatori a comprare questo libro perché migliore di quell'altro (questo fanno i soliti programmi noiosi). "Leggendario" vuole solo convincere gli italiani che COMPRARE libri può generare dei benefici. Sono gli autori che intervistiamo (anche qui in modo assolutamente innovativo), gli editori che presentiamo, le copertine che invitiamo a votare che devono in qualche modo farsi "comprare". La selezione la compie direttamente il telespettatore. Noi offriamo solo la vetrina. Li aiutiamo, però, col linguaggio innovativo dei Book Trailer che genera emozioni e che in qualche caso può fare la differenza tra un libro e un altro.

In conclusione, perché un telespettatore, magari anche non appassionato lettore, dovrebbe seguire Leggendario?

Per scoprire dei nuovi CONSUMI più interessanti e più gratificanti di altri; per entrare in contatto con nuove realtà; per scoprire, attraverso i libri, che esistono migliaia di altre esistenze da mettere a confronto con la propria; per coltivare quei sogni che giorno dopo giorno stiamo  dimenticando.

Spero di essere stato esauriente. Grazie di tutto.

 

www.leggendario.tv

ISBN/EAN: 
00

Commenti

Ave, Francesco.
Grazie per questo nuovo e interessante contributo. A giorni saprò dirti di più; intanto ho visionato il booktrailer e l'intervista dell'ultimo libro di Veneziani, che avevo recensito da queste parti.

Di questa iniziativa mi piace molto un aspetto: non finge d'essere diversa da quel che è. Vuole essere televisiva, servendosi di un codice espressivo differente; senza pretendere d'essere mainstream. Speriamo contribuisca alla circolazione della Letteratura. Che abbatta qualche muro.

I booktrailer stanno prendendo piede. E' un fenomeno molto curioso.

http://www.fermento.net/

qui il link alla casa editrice.

Capito per caso su questa intervista ma devo dire che al di là di un sincero apprezzamento per l'iniziativa (sono pur sempre una che coi libri ha a che fare quotidianamente e da tanti anni... onde non generare equivoci, sono una bibliotecaria e anche se lavoro in un ambito molto specialistico, ho una buona esperienza di biblioteche pubbliche - che come lettrice frequento molto), dicevo, a parte l'apprezzamento, non condivido in toto i contenuti.
Crisi del libro. Sì, ma di quale libro?
In questo sito c'è chi si batte dall'origine per restituire alla lettura una dignità che i fenomeni (scusate generalizzo) Amanniti-Faletti e compagnia hanno affossato.
Non si fa marketing del libro?
Oddio, allora neanche del pomodoro fresco se è per quello.
Al supermercato ormai frutta e libri stanno insieme, però...
E le edicole staripanti di iniziative editoriali per cui se compri una qualsiasi rivista, prima o dopo un libro te lo tirano dietro?

Ecco, sono un paio di perplessità/provocazioni.

Avrei da ridire anche sul fatto che i libri si debbano comprare, non importa se poi si leggono. Scusate, ma mi sembra la fine di tante collane e collanine (magari anche ottime, come la serie "Storia universale" pubblicata in 20 volumi dal Corriere tre anni fa e costituita di validissime monografie - alcune sono state miei testi all'università) di tipo enciclopedico distribuite da quotidiani e riviste. Faranno anche bello il salotto, ma... qualcuno le ha lette dopo una prima fugace occhiata?

Insomma, l'iniziativa resta senza dubbio ottima, grazie anche all'autore dell'intervista per la segnalazione (confesso che non ne sapevo nulla!!!!!), ma il discorso lettura/libri è molto articolato e complesso. E io non sono così convinta che sia sufficiente che la gente compri un libro se non ha più i mezzi culturali per sceglierlo e - poi - leggerlo.

Pienamente d'accordo, Ilde. Per quello dicevo: "Vuole essere televisiva, servendosi di un codice espressivo differente; senza pretendere d’essere mainstream." Evidentemente mira ad aggirare gli ostacoli. Ho l'impressione che le dichiarazioni si compongano di un fitto sottobosco di non detto, della serie; che gli stupidi comprino, tanto non sanno come spendere i soldi; che gli stupidi consumino, ma almeno consumino libri; che gli spettatori guardino e desiderino, perché altro non possono fare. Ma la tv è quello, dottrina dell'immagine, contenuto altro: è incapace di dialettica e interazione, è estranea alla Letteratura. Può solo - ecco - pubblicizzare libri. E' una dichiarazione di resa, mi piace:)

il web ha già distrutto la televisione generalista. E' solo questione di qualche anno, poi cadrà a pezzi. Assieme alle vecchie impostazioni. Qui è stato fatto un passo avanti; conquistare una nicchia per proporre, col codice della tv, opere tutt'altro che televisive:).
Suona come una favolosa presa per i fondelli.
Sarebbe bello sentire le vere parole di Bonfiglio.

(giovedì sera vi dirò meglio;) )

Primo commento potete vedere Bonfiglio dal vivo questa sera alle 19.30 sul canale 905 se avete sky.
Fra l'altro dovrebbe anche essere presentata la copertina del mio libro.

Contatto immediatamente un'autrice del programma per fare chiarezza ed intervenire nel dibattito.

(please, pal. NO AUTOPROMOZIONE:) Non è solo sbagliata: è vietata dal regolamento del sito. Leggilo... )

Iscrivendosi gratuitamente al sito, l?Utente si obbliga a:

e) non pubblicare o trasmettere materiale a scopo pubblicitario.

http://www.lankelot.eu/index.php/regolamento/

Ok, scusa.
Cancellate l'ultima frase.
Comunque segnalo ai lettori che chi volesse seguire Leggendario lo può fare dal lunedì al venerdì sul canale 905 di sky.

La frase la lasciamo, come pro-memoria per te. Ti servirà, tra qualche anno. E al contempo ti ringraziamo per il contributo. Da queste parti non amiamo le autopromozioni; altrove sono possibili a oltranza. Danke:)

(naturalmente, la redattrice/autrice è invece benvenuta).

direi che concordo molto con i commenti di chi mi ha preceduto.
"CONVINCERE GLI ITALIANI CHE I LIBRI SI DEVONO COMPRARE. Non è possibile leggere i libri senza acquistarli."
>qua mi sembra proprio un invito al consumismo, acquisto del libro come si acquistano i biscotti o qualsiasi altro bene.
Non è vero che è assolutamente necessario comperare tutti i libri che si vogliono leggere: ci sono le sacrosante biblioteche, ci si può organizzare col prestito tra amici e si va benone. Indubbiamente certi libri poi può far piacere possederli, ma tutti può diventare materialmente impossibile.

Salve a tutti, mi chiamo Valeria e faccio parte della redazione di Leggendario.
Comincerei dall'ultimo commento: sì Marina, i libri devono diventare un bene di consumo, proprio come i biscotti.
Siamo in una società votata al consumismo e vogliamo diventare moralisti proprio sui libri, che sono fra quanto di più morale esista?
Tra l'altro Leggendario ha incontrato più volte il Presidente delle Biblioteche di Roma, invitando gli italiani all'uso delle biblioteche: una cosa non esclude l'altra.
Credo che Franco abbia saputo cogliere esattamente lo spirito del programma: è stupido e brutto scrivere una canzone come si scriverebbe un trattato scientifico; così, ogni media ha un proprio linguaggio e Leggendario, essendo un programma televisivo, utilizza il linguaggio televisivo.
Ringrazio molto Francesco per la segnalazione che ha avuto il merito d'innescare questa discussione: resto convinta che se siamo esseri pensanti, in grado di obiettare e discutere, parte del merito vada ai libri che molti di noi hanno letto e comprato.
Molti italiani non sanno ancora quanto il consumo di libri potrebbe arricchire le loro vite e le loro persone e se fare marketing non è sempre morale, farlo sui libri è senz'altro moralissimo.
Don Milani, lo ricordiamo, diceva: "l'operai sa cento parole, il padrone mille: ed è per questo che lui è il padrone".

Valeria

Di nulla Valeria.
Spero anzi che la discussione continui.

"Molti italiani non sanno ancora quanto il consumo di libri potrebbe arricchire le loro vite e le loro persone e se fare marketing non è sempre morale, farlo sui libri è senz?altro moralissimo."

Condivido questa dichiarazione anche se non completamente, mi spiego.
Allora gli editori a pagamento sfruttando i poveri autori e facendo marketing compiono un gesto morale?

(ave, Valeria! Benvenuta su Lankelot. Grazie per questo tuo primo intervento, e per chiarimenti e approfondimenti)

Francesco, ti rispondo per Valeria: impossibile considerare editore un editore a pagamento. La definizione tecnica è "tipografo".

Ciao Franco, sono Gianni Bonfiglio e sono perfettamente d'accordo con te: gli editori a pagamento non possono chiamarsi altro che tipografi.
Il problema vero non è tanto negli autori disposti a pagare quanto negli editori che nulla fanno, una volta uscito il libro, per promuoverlo e DISTRUBUIRLO.
Una splendida giornata a tutti

Gianni Bonfiglio
editore Fermento

Ave, Gianni, benvenuto su Lankelot.
La promozione, la distribuzione e l'ufficio stampa sono nodi essenziali: è quel che sta scoprendo chi si rivolge a circuiti più economici e apparentemente democratici (ma chiaramente non meritocratici) come Lulu, pur di avere l'opera materialmente stampata. Opera stampata che rimane sulla sua scrivania (e su quella dei parenti), come un volantino.
E' necessaria coscienza nuova.
Grazie per il contributo.

(e quindi, la domanda che rivolgo a chi vuole ragionare assieme a noi è: perché tanti piccoli editori di qualità - escludo quindi la categoria "tipografo" - devono accettare meccanismi di distribuzione che arrivano sino a negare loro il 75 percento del prezzo di copertina, "equamente" distribuito tra librai, distributori, promotori? Levate quindi il 5-7 percento all'autore. Levate i costi tipografici e redazionali... cosa rimane? Non è ora di studiare distribuzione nuova, per lasciar vivere la piccola editoria pulita, di progetto?)

Ben vengano, quindi, queste iniziative. Nutrimento per una diversa circolazione delle opere, gratis et amore.
Perché con quelle cifre che vi ho comunicato, è chiaro, a breve avremo solo schiere di piccoli autori e non una selezione di piccoli editori.

"Non è ora di studiare distribuzione nuova, per lasciar vivere la piccola editoria pulita, di progetto?"

La distribuzione nuova si può pure studiare ma i piccoli editori senza i librai, distributori e promotori non vivono e non credo che queste categorie accetteranno di diminuire le loro percentuali.

Basterebbe non fossero - quei librai e quei distributori - spesso parte dei due grandi gruppi editoriali: perché di fatto, oggi, qualsiasi libro non sia di quei gruppi e venga da loro venduto e distribuito, ingrassa quei gruppi:).

Questo peggiora le cose. Per capirci: io sono editore x, piccolo e indipendente. Quanto verso a Feltrinelli per ogni copia venduta, e per l'onore di vederla esposta? Pensa: tu credi di comprare il libro dell'editore x, e di sostenere lui e l'autore. E invece no!

La piccola editoria è fondamentale e costituisce una buona fetta del mercato librario.
Non tutti i piccoli editori sono però persone oneste, molti sono appunto tipografi con la differenza che i tipografi svolgono un lavoro diverso ovvero si fanno pagare per stampare i libri.
Alcuni piccoli editori invece millantano di promuovere, distribuire i libri, in realtà gli stampano e basta.

Esatto. E hanno fatturati milionari.
Da anni li denunciamo, da queste parti. Purtroppo "Repubblica" accetta sempre le loro pubblicità, e li piazza in prima pagina.
Non è il solo quotidiano a prestare prestigio a questi sponsor...

Io pago la Feltrinelli se espongo i libri dalla Feltrinelli se no non lo faccio.
Altro motivo per cui bisogna sostenere le librerie indipendenti.

- e qui diventa perverso: i cittadini scriventi pensano che siano editori veri, proprio perché sono certi quotidiani a dare loro visibilità. Nessuno pensa alla truffa. Solita italia di totò...

26. Giustissimo.
Le piccole librerie di quartiere. Totale opposizione alla grande distribuzione, che taglieggia legalmente la concorrenza.

Quando si tratta di soldi si fa la pubblicità a chiunque.
Per gli editori a pagamento consiglio di visitare questo blog
http://www.riaprireilfuoco.org/blog/
Lo curano Ettore Bianciardi, figlio di Luciano e Marcello Baraghini (Stampa Alternativa) leggere il secondo post.

Sì, buona segnalazione.
C'è poi il gran libro della Bendia, ci sono i due libri di Lupi. Tutto edito da Stampa Alternativa. Qui su Lanke trovi gli articoli sui due di Lupi, "Quasi quasi..." e "Nemici miei".
Controlla nell'archivio.

Serve la legge sul libro che regolamenti varie attività

http://www.bancarellaweb.it/docum.htm

Ho letto "Quasi Quasi..." e mi è piaciuto è una denuncia forte, leggerò la recensione.

"bancarellaweb" mi mancava. Stanotte studio il documento. Grazie per la segnalazione!

Di nulla c'è anche qualcosa su Letteratitudine di Maugeri.
E' un argomento interessante se preparo un dossier interessa a Lankelot?

Prima - questo è il mio consiglio - leggi il libro della Bendia.
Troverai molto pane per i tuoi denti.
Lupi l'hai già letto. Studia la Bendia, e prova a proporre, intanto, una sintesi e una analisi del suo lavoro. Ti va?
(è bello che ti appassioni questa questione delle dinamiche, già adesso. E' nucleare...)

(è là che è cominciata la battaglia. Vedrai;) )

Appena ordinato il libro su Stampalternativa.it

Ben fatto. Direttamente dall'editore.
Scelta etica e responsabile. Così si fa.

Così mi piaci:). Grande.

Alle parole si accompagnano i fatti come è giusto che sia.

Giusto approccio. Rimani fedele a questo approccio sempre.