Böll Heinrich

Opinioni di un clown

Autore: 
Böll Heinrich
Pagliacci alla ribalta
 
A volte si fa buio, nelle notti dell'anima, e puoi accendere le candele del sarcasmo oppure dell'odio, puoi sperperare iridescenti fiammiferi di speranze, tentando con vigore e tenace determinazione di illuminare spazi di comprensione oltremodo oscurati.
Quando il cuore si ribella.
Quando si instaura quella particolare cecità che permette di disintegrare il buio, che fa luce su ogni angolo oscuro.
Quando il cieco dolore solamente ammantato di ironia piega e spezza ogni debole ipocrisia, quando la rabbia viene stappata dalla bottiglia del dolore e fuoriesce, senza freni o inibizioni di sorta e nessun bicchiere di pazienza per quanto capiente può raccoglierla per intero.
Tutto questo accade quando un torrente di malinconia decide di arrivare al mare delle conclusioni per quanto disperate ed indesiderate esse siano.
Il clown è un artista, ma non si crogiuola nell'arte.
Il clown è un'artista ma non un attore, non recita e non vuole recitare.
Clowneggia, si mette a nudo, seguendo l'ispirazione.
Malizioso e arditamente sadico espediente, rabbia e ribellione prendono la fisionomia di un artigiano del divertimento, di colui che dona il sorriso.

Germania, anni sessanta, Bonn.
Mentre i nefasti rigurgiti, cupi e senz'appello, della costruzione del muro si allungano come ombre su una intera generazione, Hans Schnier, che si definisce clown e che fa collezioni di attimi, che soffre di mal di testa e di malinconia e soprattutto ha il masochistico dono di riuscire a riconoscere gli odori dell'interlocutore attraverso la cornetta del telefono, in tre ore mette alla frusta la sua giovane esistenza.
Infortunatosi sul lavoro, abbandonato dalla convivente, trova forza e coraggio in cognac e rapidi dardeggiamenti intinti nell'odio e nello sprezzo.
La compiacenza ipocrita, il sentimentalismo volto alla ricomposizione forzata, il gesto di laida amicizia teso solo a propinare il violento seme della sconfitta non attecchiranno nell'animo esacerbato di un pagliaccio che non vuole più ridere e soprattutto non vuol più donare il sorriso.

Provateci voi.
Orsù, annegare nella disperazione per un amore finito è forse non saggio ma quantomai umano e vissuto da ognuno di noi.
Il provare a raggiungere e a raggiungersi, a difendere costi quel che costi la propria aspirazione a vivere senza compromessi a volte può sembrare un poco lucido impeto giovanile e travolti dall'inevitabile, finiamo sempre per scender a patti con qualcuno, con qualcosa, magari ci accordiamo con sordido rancore con i nostri anni che passano, con i nostri affetti che si infreddoliscono, con le nostre emozioni che si isteriliscono.
Ma se siamo ancora vivi ci emozioniamo e conviviamo con la rabbia di Hans perché in fondo speriamo che lui ce la faccia, che le sue irriverenti incontinenze verbali urlate in faccia al mondo algidamente perbenista che gli ha fatto terra bruciata attorno, che i suoi gesti simili spesso ad adolescenziali epitaffi ebbene invece portino ad un qualunque sbocco, ad un brandello di rivincita, ad una briciola di vittoria, in questo suo viaggio a ritroso condotto attraverso uno strumento ostile come il telefono ma umanizzato dagli odori carpiti dal sensibile naso di Hans, che prova a chiedere spiegazioni a chiunque per la improvvisa dipartita della debole e amata Maria.
Siamo della stessa sostanza dei sogni, diceva Shakespeare e quando tutto assomiglia malvagiamente ad un incubo ci affidiamo alle benefiche seppur letterarie acrobazie di un clown tutto impeto e risentimento, ma anche umana pietas, desolazione, mancanza di affetto, appigli per non precipitare, anche se lui con forza e vigoria quasi fisica rivendica la sua essenza di clown, "non sono un'acrobata e non cadrò mai".

Nel mondo dove vive Hans, come i tanti mondi che l'hanno preceduto e lo seguiranno, ci sono tentacolari e secolari morse che impediscono qualsiasi respiro libero, qualsiasi anelito che seppur detesti stonare e non ricerchi l'assolo, vuole solo cantare fuori dal coro.
I suoi sordidi nemici?
La religione come muro, sia di matrice protestante che cattolica, come imprescindibile specchio del giusto e dello sbagliato, del dare e dell'avere. Un paese, la Germania, che ricompone i cocci cercando solo l'oblio, assolvendo colpevoli dimenticando innocenti.
Insomma un mondo poco iperbolico e molto superficiale, quasi meccanico, nelle sue leggi lucidamente e spietatamente benpensanti, adottate da personalità sprovvedute solo emotivamente, nei loro buonismi di facciata, nelle loro dissimulazioni interiori.
E così, quasi per un contrappasso neanche troppo metaforico, il clown diventa un carnefice logorroico o comunque verbale, ma spassionatamente umano e vero anche nelle sue paure e lo spettacolo è degli altri,  del resto del mondo, che si mostrano in tutta la loro pagliacceria oppure cercano disperate evoluzioni come acrobati su un filo proteso verso il nulla e gettato oltre l'abisso della menzogna e della meschinità.
Un personaggio istrionico ma non istrione, tetro ed arrabbiato, feroce, a volte aprioristicamente crudele, eppure solamente innamorato. Sarcasticamente cinico, senza peli sulla lingua ma con crampi nello stomaco, vermi nel cuore, dissapori forti e stringenti che avvinghiano gli intestini.
Personaggio problematico e problematizzante, l'Hans di Böll rivela adolescenziali debolezze, piccole tenerezze di variegata importanza, docili puerilità come l'attrazione e la repulsione verso l'amore fisico, chiamato pudicamente "la cosa" quasi a significare un azione e una tensione diversi ed altrove dalla pura contiguità spirituale con l'essere di sesso opposto.
Una storia drammatica ma oltremodo tenera e sentimentale nella accezione meno deleteria e sdolcinata del temine, tenuta assieme da un sarcasmo feroce ed irriverente verso un mondo germanico abbarbicato e fuso nei dissidi fra chiesa romana e protestante, fra socialdemocratici e cristiano democratici che seppur con vaghe simpatie sinistrorse, l'Hans sembra accomunare sotto il vessillo dell'ipocrisia, accecato dalle sue ferite morali  prima che dal suo dolore fisico.
Ma seppur nel dipanamento e nel fitto lancio di strali da parte di questo arciere solo e sconfitto sono evidenti le tracce di debolezza, impotenza, sconfitta, l'uomo Hans alla fine, seppur anarchicamente allergico alla struttura sociale ed emotiva che lo circonda, saprà volgere e innalzare la propria dignità di uomo, poiché non si deve mai smettere di combattere e sperare, e le sconfitte sono preziosi tranci di quella corazza che ci può proteggere dalle insidiose lance acuminate della stoltezza e insensatezza del mondo.

Uno dei capolavori di Heinrich Böll , Opinioni di un clown (1963), nelle sue spigolose e poco architettate durezze,nelle sue sofferte digressioni narrative mostra al mondo le innate qualità di questo appartato ma non silenzioso scrittore tedesco, armato di aggressiva ironia e di sguardo poco incline alla compassione, premio Nobel ed autore di capolavori magistrali quali "Foto di gruppo con signora" e "Biliardo alle nove mezzo", oltre che di "E il treno partiva in orario".
Un romanzo dove la scrittura senza indulgenze sulla società germanica trova forza e coraggio dall'animosità e dalla passione del protagonista, colpevole solamente di amare la vita e di voler vivere cercando la liberazione dalla schiavitù dalle convenzioni sociali imperanti ed imperative e dalle convinzioni dittatoriali che non ammettono repliche o dilazioni ma solo rassegnata accettazione.
 
 
NOTA
 
 
SI ripoduce qui l'opinione comparsa in www.Ciao.it il 25 agosto 2006, sul testo di Heinrich Böll "Opinioni di un clown", Oscar mondadori
 
Per confronti e notizie vedi qui su lankelot http://www.lankelot.eu/?p=781 di Gianfranco Franchi

ISBN/EAN: 
9788804487654

Commenti

?Nel mondo dove vive Hans, come i tanti mondi che l?hanno preceduto e lo seguiranno, ci sono tentacolari e secolari morse che impediscono qualsiasi respiro libero, qualsiasi anelito che seppur detesti stonare e non ricerchi l?assolo, vuole solo cantare fuori dal coro?.

Bellissimo. Sì: Hans è alla disperata ricerca di spontaneità e di tenerezza e bussa con insistenza alla coscienza di chi si ritiene già a posto. Con le sue ironiche, paradossali, personalissime "opinioni" svela il trucco di chi si crede già salvo, lui, non credente, inquieto e anticonformista, richiama i cristiani alla radicalità della fede, all'impossibilità di essere pienamente integrati nel sistema, alla necessità di essere comunque dalla parte dei vinti.

Tra la tua rec, Paolo, e quella di Gianfranco io vivo tra gli allori.

Raffaella

"Quando si instaura quella particolare cecità che permette di disintegrare il buio, che fa luce su ogni angolo oscuro.
Quando il cieco dolore solamente ammantato di ironia piega e spezza ogni debole ipocrisia, quando la rabbia viene stappata dalla bottiglia del dolore e fuoriesce, senza freni o inibizioni di sorta e nessun bicchiere di pazienza per quanto capiente può raccoglierla per intero.
Tutto questo accade quando un torrente di malinconia decide di arrivare al mare delle conclusioni per quanto disperate ed indesiderate esse siano."

splendido, e commovente. Solo questo.

"Il clown è un artista, ma non si crogiuola nell?arte.
Il clown è un?artista ma non un attore, non recita e non vuole recitare.
Clowneggia, si mette a nudo, seguendo l?ispirazione.
Malizioso e arditamente sadico espediente, rabbia e ribellione prendono la fisionomia di un artigiano del divertimento, di colui che dona il sorriso."

> letto mai Starobinski sul saltimbanco? Cambia la vita...

"annegare nella disperazione per un amore finito è forse non saggio ma quantomai umano e vissuto da ognuno di noi".

> eccome. Cambia l'accento, vale uguale.

"quando tutto assomiglia malvagiamente ad un incubo ci affidiamo alle benefiche seppur letterarie acrobazie di un clown tutto impeto e risentimento, ma anche umana pietas, desolazione, mancanza di affetto, appigli per non precipitare, anche se lui con forza e vigoria quasi fisica rivendica la sua essenza di clown, "non sono un?acrobata e non cadrò mai".

ocio solo all'accento. Il resto è perfetto.

"Un personaggio istrionico ma non istrione" > e nemmeno istriano. ooops...

Ecco un passo FONDAMENTALE:

"Una storia drammatica ma oltremodo tenera e sentimentale nella accezione meno deleteria e sdolcinata del temine, tenuta assieme da un sarcasmo feroce ed irriverente verso un mondo germanico abbarbicato e fuso nei dissidi fra chiesa romana e protestante, fra socialdemocratici e cristiano democratici che seppur con vaghe simpatie sinistrorse, l?Hans sembra accomunare sotto il vessillo dell?ipocrisia, accecato dalle sue ferite morali prima che dal suo dolore fisico".

TAKK, DANKE, GRAZIE.

"Uno dei capolavori..."

assieme a ?

"Biliardo alle nove..." > scrivine. Già grato.

Lo sto giusto rileggendo! Scriverò al più presto della raccolta "Cane pallido"

aspettiamo "Cane pallido". Spero non sia in coda come "Biliardo alle nove "....ma verrà :-)

"A volte si fa buio, nelle notti dell?anima, e puoi accendere le candele del sarcasmo oppure dell?odio, puoi sperperare iridescenti fiammiferi di speranze, tentando con vigore e tenace determinazione di illuminare spazi di comprensione oltremodo oscurati".
L'incipit è folgorante.

Hans Schnier sono io.
Grazie della splendida recensione.

sono in fase di folle ripescaggio...anche questo è uno scrittore che merita, cavolo

Mamma, che recensione! Scusate ma non riesco ad aggiungere altro.

15. Caspita, mica ti avrò spaventato? :) a parte gli scherzi. Libri che son sedimentati dentro per oltre dieci anni, quando ne scrivi poi esce fuori tutto, sul serio. Un fiume in piena.

basta... gabriè da lunedì lo inizio. promesso!

Ammetto il limite. Pur conoscendo abbastanza di letteratura tedesca e pur con i dovuti apprezzamenti a Böll (di cui mi aveva fogorato Foto di fruppo con signora), questo libro non sono riuscita a terminarlo, anzi peggio: non sono andata oltre le prime 70-80 pagine. Probabilmente ciò si deve *anche* a una specie di obbligo alla lettura indotto dall'amica che mi aveva prestato il libro - senza che io glielo avessi chiesto (ah, quando impareremo che sono i libri che ci trovano e non noi che li cerchiamo?).
La tua pagina è molto seducente, letta prima mi avrebbe forse offerto chiavi bastevoli ad affrontare con spirito diverso il libro.
E' stata una sconfitta, ma non escludo di riprovarci, quando lo deciderò io (e se mai il libro mi venisse incontro...!).

Un appunto solo, perdonami, per amore di chiarezza:

"La religione come muro, sia di matrice protestante che cristiana"

ehm ... forse volevi dire cattolica...i protestanti sono cristiani a tutti gli effetti!

Questo invece un bellissimo passaggio che potrebbe farmi tornare la voglia di leggere il libro :)

"Ma seppur nel dipanamento e nel fitto lancio di strali da parte di questo arciere solo e sconfitto sono evidenti le tracce di debolezza, impotenza, sconfitta, l?uomo Hans alla fine, seppur anarchicamente allergico alla struttura sociale ed emotiva che lo circonda, saprà volgere e innalzare la propria dignità di uomo, poiché non si deve mai smettere di combattere e sperare, e le sconfitte sono preziosi tranci di quella corazza che ci può proteggere dalle insidiose lance acuminate della stoltezza e insensatezza del mondo."

18- ehm Ilde, spero che mi perdonerai la bestialità involontaria che m'è scappata ed hai prontamente segnalato, grazie :-).

Circa Böll io non sono addentro le vicende letterarie tedesche ma. La sua voce aspra e critica, con una sorta di minimalismo ante litteram animato da sacro furore non mi ha mai deluso. Non li ho letti tutti, ma abbastanza. Spero, presto, di recensirvi Biliardo alle nove e mezzo e Foto di gruppo con signora perché meritano, credo.

17) Argh! Non l'hai ancora iniziato?