Böll Heinrich

Foto di gruppo con signora

Autore: 
Böll Heinrich

Certo che è difficile sottrarsi al fascino di Leni Pfeiffer. Quasi impossibile. Come forse la signora Bovary di un secolo precedente, Leni è una donna magnetica, calamita attenzioni, sorrisi, dubbi, certezze ed incertezze. A suo modo mitica. Leni è assoluta spontaneità e naturalezza, sentimento orgoglio, passione. E poi spensieratezza e conclusioni, conclusioni e pensieri.
Leni è una donna, anche se di carta, perché vive solo tra le pagine di un romanzo per certi tratti geniale e per certi versi smisurato e scomposto, che inchioda il nodo cruciale della sua storia in anni difficili, memorabili perchè dannosi, fatti di morte,sangue, tradimento odio e disprezzo, anni di guerra, anni della seconda guerra mondiale.
L’ambientazione è in Germania, il paese che di guerra ferì e di guerra perì quasi a metà del secolo ventesimo. Paese che fu reinventato, ricostruito e distrutto da un orrido megalomane, che seppe conquistare i potenti e soggiogare le masse per portare rovina a quasi l'intero mondo europeo. Ma non era solo, è bene ricordarlo. Quelli che materialmente agiscono sono altri, lui era un capo. Al di là di ciò, risulta oltremodo interessante gettare uno sguardo sulla seconda guerra mondiale senza le partigianerie di sorta che animano la nostra letteratura nostrana sul tema, in una terra degli sconfitti, dove il personaggio principale è una donna a suo modo irripetibile tratteggiata dalla penna di uno scrittore ispirato.

Ma torniamo a Leni. Donna che prova il primo orgasmo al contatto con l'erica, che si innamora della persona sbagliata nel posto sbagliato e che per riparare, si innamora nuovamente della persona sbagliata al posto sbagliato. E' il simbolo dell'amore senza confini, dell'amore che non conosce restrizioni o preservativi sul cuore, di quell' attrazione che se ne "fotte" della storia, dei giorni, delle notti, degli spari e dei silenzi, amore maestoso e potente, come un fulmine a ciel sereno. Come una scarica elettrica e come l'amore è. E l'amore il vero protagonista, su un palcoscenico fatto di odi fra famiglie divergenti, con rapide ma eclatanti trattazioni di come il nazismo qualcuno lo ha amato, altri odiato e di come qualcuno è solo montato sul cavallo che correva e ne ha tratto vantaggi abnormi. E Leni, con un marito morto ed un concubino prigioniero russo scomparso, una volta ricca ed ora sull'orlo del collasso, è lì che non si chiede perché, mentre, attempata, ancora riesce a turbare i sogni dei vicini, a concupire sessi, con il suono del pianoforte o con la luce di un sorriso, con un semplice inoffensivo ondeggiamento delle anche o con uno sguardo. Leni è la femminilità, improvvisa, incresciosa, indifferente ma continua. Chissà se questa donna riuscirà a non essere sfrattata, adesso, dato che tutto che ciò che fa è fatto per caso.
E la "signora", amata, odiata, vituperata, esaltata, derisa oppure aiutata, in questo ritratto che dura oltre 350 pagine nella attuale economica edizione Einaudi, è contornata da un gruppo mica male. Un gruppo di quelli che se descritto pare un circo, ma che se inserito con arte nello sviluppo narrativo assume quasi la funzione di maestoso coro che sprigionava energia nella tragedia greca. Insomma, catartico

Insomma immaginate. Un giardiniere che coltiva fiori e sogni di liberazione. E fioriscono entrambi. Alcuni nella sua mente, alcuni nella sua serra, alcuni chissà dove, che poi viene il vento e chissà dove va il vento. Immaginate poi famiglie contrapposte e acide, tra chi si imbuca nel regime vigente e lo sfrutta fino al midollo e poi torna, anche dopo le macerie, le fosse comuni, il disastro e l'occupazione. Sono sempre lì, e nessuno le toglierà mai. Invece poi c'è chi si perde, si ritrova, si perde si nuovo e poi cerca di riprendersi, vista l'età che avanza. Prostitute o simili, speculatori edilizi, gente che ruba, gente che è rubata. Sono tutti in questo libro e sono convincenti anche se a volte deboli, sconfitti, disillusi o vincenti

Romanzo torrenziale e come torrente del fiume, forse il più famoso dell'aggressivo e caustico Heinrich Boll, scrittore tedesco che ha saputo aggredire la Germania ovest post guerra con celebri lirismi scritti con maestria ("Opinioni di un clown") senza mai eccedere. Questo scrittore ha il dono della mimesi. Se voleste, lo potremmo incoronare come uno di quelli dotati di vis narrativa. Seppure la sua collocazione sia sinistroide, non ha mai mancato di lanciare strali, fulmini e saette alla Socialdemocrazia inventata nella Germania allora fedele alla Nato. In questo romanzo, non il mio preferito dei suoi, l'affresco è comunque monumentale, lo stile giornalistico non estraneo a movimenti di avanguardia strutturalista cui Boll fu sempre vicino, l'ironia sempre sottesa e pronta a sorprenderti, i personaggi reali e che ti rimangono nella mente. Non può che far venire a mente il dramma vissuto dalla nostra Italia del nord, con quello che ignobilmente si consumò, grazie ad una fuga pavida dell'allora re savoiardo, nel nostro paese. Per non dimenticare italiani contro italiani nel 1943 - e la Storia insegna ciò che l'accaduto ha comportato fino ai nostri giorni. Romanzo affatto documentaristico, molto narrativo, a volte un po' prolisso ma mai stancante e ridondante, fece conseguire all'autore il Nobel.
Cioè. Non che il premio sia un sigillo di qualità. Però ne vale la pena, ammesso che sia pena e non piacere, immergersi nelle pagine di cui un autore che a mio parere , dal mio punto di vista, ritengo che meriti, senza trucco e senza inganno.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Heinrich Böll (1917-1985), giornalista, romanziere, saggista tedesco.

Heinrich Böll, “Foto di gruppo con signora”, Einaudi, Torino, 1994.
Traduzione e prefazione di Italo Alighiero Chiusano 

Prima edizione: “Gruppenbild mit Dame”, Colonia, 1971. 

 Baol70, 15 marzo 2009

(pubblicata sul sito Ciao.it nel 2008)

 

ISBN/EAN: 
8806182765

Commenti

neo BAOL!

In calce, archivio Boll: quattro libri, cinque pezzi;)

buona lettura

"Al di là di ciò, risulta oltremodo interessante gettare uno sguardo sulla seconda guerra mondiale senza le partigianerie di sorta che animano la nostra letteratura nostrana sul tema, in una terra degli sconfitti, dove il personaggio principale è una donna a suo modo irripetibile tratteggiata dalla penna di uno scrittore ispirato."

> E pensa che qualcuno, all'epoca, giudicava magari Boll "disimpegnato" o "troppo leggero", proprio per queste ragioni...

"Romanzo affatto documentaristico, molto narrativo, a volte un po? prolisso ma mai stancante e ridondante"

> Mi sono fermato dopo le "Opinioni" e il "Diario d'Irlanda", la "Foto di gruppo" mi attende da anni in libreria. Quando verrà il suo momento mi ricorderò volentieri di questo tuo articolo: il pregiudizio è sempre più positivio, e così la simpatia per l'autore.

ave ottimo
gf

Ne sto giusto finendo un altro e spero di integrare l'archivio. Questo rimane interessante anche se non il migliore per quanto mi riguarda.

***
2. certo, magari era "disimpegnato" perché non faceva il solito inno a ideologie imperanti almeno in cultura ed aveva una sua testa per pensare. Non pensi che pure in Germania andava così allora?

Le ideologie hanno contaminato e condizionato tanta narrativa. L'ideologia principe della cultura era una e una soltanto. Storia vecchia, ma a distanza di qualche generazione è divertente scoprire chi rimane in piedi e chi scompare nella polvere (del tempo).

narrativa e oserei dire critica letteraria. Ora possiamo dirlo, ma quanto male ha fatto questo metodo di fare? Tanto, troppo. Io e te ce lo diciamo da tempo, ma sai quanta ruggine e arbitrio? non finisco di indignarmi

L'importante è accompagnare, con pazienza, la riscoperta delle opere del passato. Criterio principe rimane puntare ciò che era sgradito ai marxisti: spesso è considerato "minore", altrimenti "laterale" o "marginale". Di norma, quando un marxista diceva "arte", allora si sarebbe dovuto aggiungere: "politica". Andava così...

ma grazie a dio forse è finita.

sì, credo sia finita. Ma libro andati al rogo (perlomeno inceneriti nella memoria collettiva) ce ne sono tanti rispetto ad altri che ancora sono quasi obbligatori nell'educazione scolastica. Tempo al tempo....

sì, infatti. Il tempo assesterà tutto - tanto, in questi anni, si sta riassestando e recuperando. Mi dispiace per chi era contemporaneo di quel clima culturale: forse si è perso qualcosa che invece ci godiamo noi;)

e va bene, godiamo :-)