In questo clima di aberrante celebrazione dell’effimero, in cui il pensiero è stato messo al bando nell’illusione di aver ormai colmato gli infiniti vuoti della vita, ci vorrebbe la rilettura di questo romanzo per ristabilire un contatto con il senso più profondo della vita. La vicenda di Fred e Kate ci avvicina al ruvido disincanto di una quotidianità segnata dall’indigenza e dagli stenti provocati dai rovesci della guerra. Marito e moglie hanno conservato immutato l’amore reciproco ma le conseguenze psicologiche della guerra hanno reso impossibile la loro convivenza, il mantenimento dell’unità famigliare sotto un tetto comune come se nulla fosse accaduto. La guerra ha aperto uno squarcio disorientante nella serenità di Fred privandolo della capacità di reagire e di recuperare il senso della vita. Kate invece, facendo appello a quella forma di resistenza al dolore che solo le donne riescono a conservare nei passaggi più dolorosi dell’esistenza, conserva la propria funzione materna accudendo i tre figli.
Apprezzabile la strategia di affidare il racconto ai due protagonisti in un alternarsi di punti di vista, di sentimenti e di modi di leggere la realtà che attraverso un solo io narrante sarebbero andati smarriti.
Heinrich Boll si fronteggia in questo libro con temi ardui pervenendo ad una sostanza di indubbio spessore che preme sotto la superficie seduttiva di un linguaggio semplice e lineare. Tra le macerie morali prima ancora che materiali della città di Colonia, devastata dai bombardamenti, i due protagonisti sopravvivono in un clima di angosciante attesa nella speranza che dai loro contatti furtivi possa scoccare prima o poi la scintilla capace di alimentare nuovamente il focolare domestico. Pur gravati dal fardello inatteso della miseria entrambi conservano inalterato un profondo senso di umanità che li sottrae all’enfasi rancorosa della ribellione, rendendoli al contrario testimoni dolenti di una pietas di inequivocabile matrice giansenistica. Nel corso del fine settimana, che vorrebbe segnare il ricongiungimento del loro rapporto sotto le apparenze canoniche della convivenza matrimoniale, giacciono l’uno accanto all’altra nel letto di una squallida camera di albergo, privi di confortanti certezze dinanzi al richiamo inquietante delle prime avvisaglie del consumismo. Tuttavia, avvolti solamente in un manto di tenera speranza, accettano l’ombra mutevole del destino che si portano alle spalle come se fosse la propria croce senza dire nemmeno una parola.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Heinrich Böll scrittore tedesco ( Colonia 1917 – Bornheim 1985) Risultò profondamente segnato dalla personale esperienza di soldato durante la seconda guerra mondiale di cui denunciò l’assurdità in diverse opere.
Nel 1946 iniziò gli studi di letteratura tedesca presso l'università di Colonia e nel 1947 cominciò la sua carriera da scrittore con la pubblicazione di una serie di racconti brevi su alcuni giornali. Nel 1949 viene pubblicato il racconto "Il treno era in orario" (Der Zug war pünktlich). Seguirono molti racconti brevi, romanzi e racconti. Erano per lo più ambientati nella Germania post-bellica e raccontavano di emarginati in una società che cercava di rimuovere velocemente il passato. I suoi personaggi sono spesso segnati dalla guerra e vivono di attività precarie. Si difese dall'accusa di scrivere "letteratura leggera" con un pamphlet in difesa del genere. È stato uno dei rappresentanti principali della letteratura del periodo post-bellico tedesco e membro del Gruppo 47.Nel 1972 gli venne conferito il Premio Nobel per la Letteratura per il suo romanzo Foto di gruppo con signora (1971). È uno degli autori tedeschi più letti, le sue opere sono tradotte in oltre 30 lingue.
Boll Heinrich, "E non disse nemmeno una parola", Mondadori Milano 1998
Gian Paolo Grattarola
03.XI.2007
Commenti
Nuovo articolo di Gian Paolo!
"Heinrich Boll si fronteggia in questo libro con temi ardui pervenendo ad una sostanza di indubbio spessore che preme sotto la superficie seduttiva di un linguaggio semplice e lineare" >> onore anche ai traduttori, allora.
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"Pur gravati dal fardello inatteso della miseria entrambi conservano inalterato un profondo senso di umanità che li sottrae all?enfasi rancorosa della ribellione, rendendoli al contrario testimoni dolenti di una pietas di inequivocabile matrice giansenistica" > sì, è così. Anche se la matrice giansenista mi era completamente sfuggita, francamente. Io l'ho trovata sempre e solo una dignità forte ed orgogliosa (nei suoi romanzi, dico)
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"Tuttavia, avvolti solamente in un manto di tenera speranza, accettano l?ombra mutevole del destino che si portano alle spalle come se fosse la propria croce senza dire nemmeno una parola" la forza di voler vivere, ecco. Breve, ma decisamente ben fatta
Ti ringrazio sono lusingato del tuo giudizio.
Un abbraccio riconoscente
Gian Paolo Grattarola
Mi accorgo che a venticinque anni sto già rimbambendo. Il titolo del libro non riusciva a farmi tornare in mente nessun particolare della sua trama. Son preoccupato, ma a voi accade mai? Grazie per l'articolo che mi ha rinfrescato la memoria.
(se scrivi qualcosa durante e dopo la lettura, succede meno spesso. A volte purtroppo capita egualmente.)
Grazie, ci proverò senz'altro.
Letto talmente tanti anni fa da non ricordare che quella scena finale da Lei descritta. Ma una delle possibili letture non è anche l'incomunicabilità tra gli esseri umani a partire da quel nucleo fondamentale che è la coppia?
Chiedo scusa se ho azzardato un'ipotesi del genere, il libro non lo ricordo per nulla e spero di non aver letto - nella recensione - in modo superficiale ciò che magari non c'è.
Cara Ildelaura,
la mia personale sensazione è che l'autore volesse descrivere principalmente quello stato di disgregazione non solo materiale ma anche e soprattutto psicoligica in cui le persone erano precipitate in seguito alla guerra. Qualcuno ha voluto fare di Boll un' icona del pacifismo tout cours, ma io credo che più ragionevolmente lo scrittore volesse porre l'enfasi in particolare sullo stato d'animo della Germania post bellica.
L'esame dell'incomunicabilità tra gli esseri umani costituisce secondo me una riflessione che verrà svilupata in un periodo successivo della storia della letteratura.
Un caro saluto Ildelaura.
Gian Paolo Grattarola
Grazie, gentilissimo. Mi pare che quello che Lei dice a proposito di questo libro (che onestamente non ricordo molto) - stato d'animo della Germania postbellica - si adatti anche a Foto di gruppo con signora.
Su questa opinione sono perfettamente d'accordo con Lei.
Un caro saluto
Gian Paolo Grattarola