“Mi credo libero da ogni superstizione di modernità, da qualsiasi illusione che l’ieri differisca intimamente dall’oggi o dal domani; ma considero che nessun’altra epoca possiede romanzi di così ammirevole trama come The turn of the screw, come Der Prozess, come Le Voyageur sur la terre, come questo che è riuscito a scrivere, a Buenos Aires, Adolfo Bioy Casares” (Jorge Luis Borges, Introduzione, p. 19).
Per comprendere le indubbie qualità narrative di Adolfo Bioy Casares possiamo già fare semplicemente riferimento a queste splendide parole spese sul suo conto, all’interno dell’introduzione, da Jorge Luis Borges. Un consiglio, comunque: leggere questa prefazione alla fine, rovesciando un po’ quello che dovrebbe essere il naturale ordine della lettura, questo per evitare contaminazioni e ricevere alcuni suggerimenti sull’impostazione narrativa che priverebbero di affrontare con intatta meraviglia le pagine di questo breve racconto.
Questo di Bioy Casares è uno scritto fantastico e inquietante allo stesso tempo, “un’Odissea di prodigi che non sembrano ammettere altra chiave che l’allucinazione o il simbolo, e pienamente li decifra mediante un singolo postulato fantastico ma non soprannaturale” (Borges, sempre nell'introduzione).
È la storia di un uomo misterioso, braccato da sconosciuti, fuggitivo su un’isola deserta, di cui non sapremo mai il motivo della fuga né le persone da cui scappa; lo immagineremo così, all’improvviso e senza motivo, rifugiato in una calda e paludosa isola dei Tropici, dove un tempo doveva esserci stata vita, ma dove ora sembra tutto abbandonato e senza esseri umani.
Dall’esplorazione dell’isola e degli edifici che vi sono costruiti il protagonista passerà alla constatazione di non essere solo su quel pezzo desolato e paludoso di terra in mezzo al mare, ma in compagnia di ambigue presenze, strani personaggi osservati da lontano, che sembrano comportarsi in modo ambiguo ed enigmatico senza un perché, quasi come se guidati da invisibili fili mossi da chissà quale burattinaio.
Il povero fuggitivo, in particolare, farà la conoscenza – pur se sempre da lontano – dello scienziato Morel e di una donna dai lineamenti gitani che finisce per divenire l’inarrivabile destinatario del suo platonico amore. Ed è così che continuerà la sua vita sull’isola, giorno dopo giorno, in una quotidianità caratterizzata da una parte dalla paura di essere scoperto, ma dall’altra dalla irrefrenabile voglia di conoscere quella donna e dalla gelosia nei confronti di Morel. L’uomo seguirà gli abitanti dell’isola passo dopo passo, nei loro gesti e nelle loro normali abitudini, ascolterà i loro discorsi e, di tanto in tanto, si ritroverà protagonista di inspiegabili vicende, fino allo sconvolgente epilogo, alla comprensione di una verità agghiacciante e a dir poco paradossale, frutto di una misteriosa invenzione che chiarirà tutti gli strani enigmi presenti sull’isola.
Il libro di Adolfo Bioy Casares, autore di fantascienza sudamericano poco conosciuto dalle nostre parti e spesso ricordato solo e soprattutto come amico del maestro Borges, è un testo brillante e sconvolgente, in bilico tra sogno e finzione, favola e osservazione lucida e apocalittica della realtà tecnologica.
Un libro irreale e magnificamente fantastico, del quale rivelare il finale sarebbe una cattiveria unica, poiché fa della sorpresa finale il punto di forza per la creazione di una geniale macchina dell’incredibile, un’allucinazione fatta di simboli oscuri e decifrabile solo attraverso la scoperta di una assurda quanto possibile verità.
Il resto lo lasciamo alla lettura e all'immaginazione di chi vorrà addentrarsi in questo complicato labirinto.
“L’invenzione di Morel (il cui titolo allude filialmente a un altro inventore isolano, Moureau) trasferisce nelle nostre terre e nella nostra lingua un genere nuovo. Ho discusso con l’autore i particolari della sua trama, l’ho riletta; non mi sembra un’imprecisione o un’iperbole qualificarla di perfetta” (Jorge Luis Borges, Introduzione, p. 21).
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Adolfo Bioy Casares (Buenos Aires, 1914 - Ivi, 1999), scrittore, saggista e critico argentino, intimo amico di Borges, originale autore di letteratura fantastica.
Adolfo Bioy Casares, “L’invenzione di Morel”, Milano, Bompiani, 2000.
Prima edizione in lingua spagnola: 1940.
Antonio Benforte, 25 luglio 2005.
Recensione pubblicata originariamente su ciao.it.
Commenti
A voi, un libro speciale e semisconosciuto (continuiamo a ripescare, grazie Gianfrà)
;).
"Questo di Bioy Casares è uno scritto fantastico e inquietante allo stesso tempo, ?un?Odissea di prodigi che non sembrano ammettere altra chiave che l?allucinazione o il simbolo, e pienamente li decifra mediante un singolo postulato fantastico ma non soprannaturale? (Borges, sempre nell?introduzione."
> Integro subito l'archivio, c'era un tuo pezzo su Bustos Domecq;)
Grande!
(curiosità personale... come eri arrivato a Bioy Casares? Segnalazioni incrociate oppure semplice lettura di Borges?)
Era amatissimo da R. Bolano. Lo voglio leggere.
OT: di chi era "L'isola del Dr. Moreau"? Lovercraft?
http://it.wikipedia.org/wiki/L%27isola_del_dottor_Moreau
Wells...
5 - Lettura di Borges, e il libro facilmente trovato in ed. Bompiani. Poi ho recuperato un altro paio di cose per editori minori, tra cui il bel romanzo L' avventura di un fotografo a La Plata.
6 - lettura consigliata e veloce, il libro sarà non più di 130 pp