Bianciardi Luciano

La mamma maestra

Autore: 
Bianciardi Luciano
L'ultimo scritto di Luciano Bianciardi, composto poco prima della morte, avvenuta il 14 novembre 1971, è un toccante e amaro memoriale dedicato alla madre, maestra in pensione; è l'occasione per quello che sembra il principio di un romanzo autobiografico sulla sua formazione: in ogni caso, si tratta di un piccolo, prezioso documento della cultura e dello spirito della sua famiglia e della giovinezza grossetana d'antan. È stato pubblicato tra i Bianciardini, a cura dell'erede Ettore e di Marcello Baraghini, nel 2007 (cfr. “Un occhio a Cracovia” per approfondire).

La madre era rimasta quattro anni più del dovuto al suo posto, dietro la cattedra, servendo prima il Regno poi la Repubblica per 44 anni. Maestra si nasce e si rimane per tutta la vita, scrive Bianciardi; e lei era stata sempre fedele alla sua vocazione, sin dai giorni del primo incarico, in provincia di Grosseto, “diciottenne, minuta, bruna, con due bellissimi occhi scuri, un incarnato da araba”, e del primo trasferimento difficile, nella lontana Calabria, mantenuta dalle famiglie degli allievi, a dispetto di una misteriosa milionaria eredità marocchina mai ereditata.

Quando nacque Luciano erano anni in cui c'era una sola automobile per quartiere, dalle sue parti, e tutti cercavano disperatamente di risparmiare; la maestra era maestra anche in casa: pretendeva applicazione e risultati, in primis (in assoluto) nella scuola. Bianciardi diede adeguate soddisfazioni, previ enormi sacrifici e sgradevoli obblighi (sveglia alle sei, e giù a ripetere la lezione fino alle otto): d'altra parte, per ogni “sei” era previsto uno sganassone. I voti dovevano andare dal sette all'otto pieno. Quando, al sabato, il futuro scrittore restava a giocare oltre il consentito orario con i compagni, arrivava la mamma armata di mestolo di legno per riportarlo all'ovile. Bianciardi crebbe in questo severo regime fin quando non fu, diciamo così, “liberato” dal giogo materno dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Tre anni dopo, tornato dal fronte, era ampiamente deciso a sposarsi. La madre non gradiva, e forse aveva ragione: non soltanto perché il suo ragazzo era laureato, e la futura consorte soltanto diplomata (alle elementari). Sette anni e due figli dopo il matrimonio era terminato. I nipotini, intanto, sarebbero andati, nel tempo, dalla nonna per farsi premiare per i bei voti: lei, più dolce e meno pretenziosa, scatena quasi l'invidia del suo bambino. Che la riconosce solo quando giudica il fidanzatino della nipote, Luciana, in base al “sei” secco che prende al ginnasio. Bianciardi era cresciuto con ben diversa disciplina...altro che mille lire per un sette.

Suo padre, Atide, ex compagno di studi della futura moglie, ex portiere di calcio, fu tre volte ferito nella prima guerra mondiale; divenne capitano e si ritrovò, al termine del conflitto, disoccupato; quindi, fu fattorino alle poste, segretario di un avvocato, cassiere di banca. La famiglia non fu mai povera, ma sicuramente visse modestamente – come buona parte della società italiana. I vestiti venivano dismessi e adattati ai più piccoli; le scarpe venivano risolate anche sei volte; non si buttava mai via niente. Bianciardi ricorda, del padre, le domeniche passate assieme allo stadio, oasi felice dell'infanzia terremotata dai forsennati ritmi di studio.

Il testo è tutto qui: più un documento privato, una curiosa e romantica riflessione sulle proprie radici e sulle proprie origini, che una prova letteraria consapevole; materiale per aficionado e filologi, a ben guardare, o per quanti, tra i nostri scrittori, hanno intenzione di studiare come potrebbe iniziare un romanzo dedicato alla storia della propria famiglia. Dalla madre, e dal territorio. Ma con grande semplicità, e la solita bianciardina scontrosa grazia. Punto.

BREVI NOTE

Luciano Bianciardi (Grosseto, 1922 – Milano, 1971), giornalista e scrittore italiano. Si laureò in Filosofia presso l’Università di Pisa. Esordì pubblicando il romanzo “Il lavoro culturale” e il libro-inchiesta “I minatori della Maremma” (in collaborazione con Carlo Cassola) nel 1956.

Luciano Bianciardi, “La mamma maestra”, I Bianciardini – Stampa Alternativa, 2007. Nessun codice EAN/ISBN.

Prima stesura: 1971.

almenouncent@riaprireilfuoco.org Comitato Antifondazione Luciano Bianciardi. Casella postale 37 58017 PITIGLIANO – GR

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Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Febbraio 2009.

ISBN/EAN: 
9788876380396

Commenti

L?ultimo scritto di Luciano Bianciardi, composto poco prima della morte, avvenuta il 14 novembre 1971, è un toccante e amaro memoriale dedicato alla madre, maestra in pensione; è l?occasione per quello che sembra il principio di un romanzo autobiografico sulla sua formazione: in ogni caso, si tratta di un piccolo, prezioso documento sulla cultura e sullo spirito della sua famiglia e sulla giovinezza grossetana d?antan.

Poco letterario e molto intimo, quindi. D'altronde il ritratto di una madre, per di più maestra (pessima categoria) pretende semplicità e romanticismo. Forse la consapevolezza di scrittore ha ceduto il passo al piacere del ricordo.

dai, la mamma è sempre la mamma però. ... anche se micidiale come maestra! :) Per me avrebbe dovuto scendere dalla cattedra una volta in casa.

2, 3. Sospetto che questo racconto abbia bisogno di lettura e interpretazione femminile...

http://www.riaprireilfuoco.org/Bianciardini/Scarica_Bianciardini.htm

prendete il numero 1.

Ecco questo è uno dei bianciardini che ho trovato a gratis in quel di Grosseto.
Il ritratto di mamma maestra lo ricordo bene, almeno nella mia lettura maschile: una scassapalle da record.
Siccome poi ho avuto una parente maestra, che sospetto da giovane avesse un piglio simile, da me la massima solidarietà - postuma - al povero Bianciardi.