Non un libro, una fotografia.
Un bianco e nero perfetto, nitido e per nulla scalfito dal passare degli anni. Oltre il pamphlet, oltre il saggio di costume.
“Il lavoro culturale” è uno sguardo attento e lucido sull’Italia del primo dopoguerra, è autobiografia antemortem. Bianciardi non ricorre a nessun genere di menzogna: né geografica né temporale. Non si inscrive nel prodigo filone letterario della dissimulazione onesta, nessun escamotage che trasfiguri la realtà senza alterarne i contenuti, garantendo tuttavia distanza di sicurezza dal pericolo di esporsi in maniera diretta. Il suo è attacco frontale, è testimonianza in tempo reale.
Millenovecentocinquantasette, l’autore vive in prima persona gli avvenimenti che descrive, sperimenta il fermento di quel decennio del secolo scorso carico delle speranze di un’intera generazione di intellettuali, partiti “da quell’angolo di provincia che pareva uscito da una pagina di Hemingway”, con l’intento di porre nuove basi per lo sviluppo culturale dell’intero paese. “Perché in Italia quanto a cultura c’era proprio un gran bisogno di ricominciare tutto daccapo” e la provincia, lontana dai traffici milanesi e dal parassitismo romano, costituiva il terreno ideale per sperimentare.
“Culturalmente era la novità, l’avventura da tentare”.
È lì che i giovani ritornano dopo l’esperienza della guerra, assetati di cambiamento. Ed è in quella periferia in espansione, nei lunghi e lentissimi suoi pomeriggi che Marcello ricorda a quei ventenni in rotta con l’erudizione dei medievalisti e con il dannunzianesimo degli archeologi, il vero senso della cultura, capace di dimostrare “la sua forza e la sua modernità solo confrontandosi con tutta la realtà storica e sociale che ha dinnanzi, solo se riesce a liberare tutti. Perché niente è moderno e spregiudicato se non lascia davvero dietro di sé i pregiudizi e i residui di maggior peso, se non tiene conto che la cultura non ha senso se non aiuta a capire gli altri, a soccorrere gli altri, ad evitare il male ”.
Eccola la grande lezione che i vari Simonetta responsabili del lavoro culturale, ignoreranno con squallida nonchalance, ecco il filo che collega la cosiddetta “trilogia della rabbia” formata, appunto da “Il lavoro culturale”, “L’integrazione” (1960) e “La vita agra” (1962).
Da qui, dunque l’esigenza di fare della propria scrittura, denuncia. Perché Bianciardi è uomo di forte integrità che “capisce tutto – il consumismo, lo sfruttamento del lavoro dei precari, la dissoluzione dei legami di convivenza civile, l’egoismo autodistruttivo delle masse impiegatizie – e reagisce immediatamente”.
La sua prosa è aspra e tagliente, al pari della verità scomoda che manifesta, ma non manca di momenti di grande intensità, come quando sottolineando il ruolo fondamentale del cinema, inteso quale straordinario mezzo espressivo in grado di “creare uno spazio e un tempo propri, nuovi, incommensurabili”, ripropone i versi del Foscolo ed interpreta la battaglia di Maratona, descritta nei Sepolcri, come pure il congedo di Piccarda nel Paradiso dantesco, riconoscendovi tecniche espressive cinematografiche con tanto di inquadrature soggettive e campi lunghi e dettagli e dissolvenze. Asserendo che “ad aver pazienza, tutta la storia della poesia italiana avremmo potuto riscriverla da un nuovo angolo visuale, come la storia di un cinema senza macchina da presa”.
Emerge il carattere colto dello stile di Bianciardi il quale, pur costretto a scrivere su riviste di second’ordine per quella coerenza che gli impedisce di accettare l’invito di Montanelli ad entrare nella redazione del “Corriere della sera”, non rinuncia ai richiami dotti e al sarcasmo raffinato.
Le pagine in cui affronta la questione del linguaggio sinistrorso, sono pregne di un umorismo amaro che non manca di evidenziare come la lingua, in quanto convenzione, possa essere distorta a proprio piacimento, possa divenire da veicolo di comunicazione, mero strumento di propaganda.
È così che il problema si pone (oggettivo) o si solleva (attivo); l’azione diventa lotta quando incontra un ostacolo, mentre pura e semplice è attività; il dibattito più che concreto, è ampio e approfondito; la situazione è sempre nuova e creatasi.
Bianciardi, infine, ridicolizza i presunti intellettuali del suo tempo, ponendo poi l’accento sulla gestualità che accompagna il loro lessico standard. Ed è parodia di una categoria che, in larga parte, finisce col calpestare gli ideali a vantaggio della carriera e degli interessi personali, in un paese in cui, allora come oggi, “la crisi del libro è complicata dal fatto che moltissimi scrivono e pochissimi leggono” e la classe insegnante costituisce una sorta di “bracciantato intellettuale”.
Considerazioni, tutte tristemente attuali anche a distanza di sessant’anni dalla pubblicazione. Anche ora che “la città ha smesso da un pezzo di avanzare vittoriosa dentro la campagna” e quei giovani sono fuggiti nelle metropoli ad invecchiare o a distruggersi lentamente, consumando il rifiuto verso quei meccanismi per cui i lavoratori neanche più terziari, ma «quartari» (i pubblicitari e i cognitivi), «non sono strumenti di produzione, e nemmeno cinghie di trasmissione. Sono lubrificante, al massimo, sono vaselina pura»
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Luciano Bianciardi (Grosseto, 1922 – Milano, 1971), giornalista e scrittore italiano. Si laureò in Filosofia presso l’Università di Pisa. Esordì pubblicando il romanzo “Il lavoro culturale” e il libro-inchiesta “I minatori della Maremma” (in collaborazione con Carlo Cassola) nel 1956.
Luciano Bianciardi, “Il lavoro culturale”, Feltrinelli, Milano 1997.
Approfondimento in rete: COMMINVS EMINVS
BIANCIARDI in LANKELOT:
Bianciardi Luciano - Da Quarto a Torino - franchi
Bianciardi Luciano - Il fuorigioco mi sta antipatico - Emanuele Lacopo
Bianciardi Luciano - Il lavoro culturale - AngelaMigliore
Bianciardi Luciano - L'integrazione - franchi
Bianciardi Luciano - La mamma maestra - franchi
Bianciardi Luciano - La solita zuppa e altre storie - Emanuele Lacopo
Bianciardi Luciano - La tradotta per Mosca - franchi
Bianciardi Luciano - La vita agra - franchi
Bianciardi Luciano - La vita agra - Gordiano
Bianciardi Luciano - Non leggete i libri, fateveli raccontare - Paola Biribanti
Bianciardi Luciano - Non leggete i libri, fateveli raccontare - franchi
Bianciardi Luciano - Un occhio a Cracovia - franchi
Bianciardi Luciano, Cassola Carlo - I minatori della Maremma - franchi
Angela Migliore, febbraio 2007
Commenti
Secondo Bianciardi su Lankelot.eu, come promesso.
contento che tu ne abbia scritto. le città saranno per i poveri. le campagne per i ricchi. i boschi e le foreste per dio, forse.
Dissimulazione Onesta: Wikipedia poche righe...
Lankelot un po' di più. http://www.lankelot.eu/?p=803
"Emerge il carattere colto dello stile di Bianciardi il quale, pur costretto a scrivere su riviste di second?ordine per quella coerenza che gli impedisce di accettare l?invito di Montanelli ad entrare nella redazione del ?Corriere della sera?, non rinuncia ai richiami dotti e al sarcasmo raffinato."
> Che splendido esempio. Grazie per averci rinfrescato la memoria.
"quei giovani sono fuggiti nelle metropoli ad invecchiare o a distruggersi lentamente, consumando il rifiuto verso quei meccanismi per cui i lavoratori neanche più terziari, ma «quartari» (i pubblicitari e i cognitivi), «non sono strumenti di produzione, e nemmeno cinghie di trasmissione. Sono lubrificante, al massimo, sono vaselina pura»."
> estremamente attuale. Articolo necessario.
Grazie Angela!
3 > Ricordavo fosti tu a parlarmi di Accetto, ma la pagina su Lankelot.eu, mi è sfuggita. Pardon.
4-5 > Sono io a ringraziare. Bianciardi è un altro di quei nomi che senza di te e senza Lankelotfucom e ora eu, non avrei mai conosciuto.
2 > Contenta anch'io di essere riuscita a scriverne, Andrea. Grazie.
Non è Bianciardi attuale, è l'Italia che è rimasta indietro, che tristezza.
Per ora è uno di quegli autori che conosco solo grazie ai due lanke.
"Perché niente è moderno e spregiudicato se non lascia davvero dietro di sé i pregiudizi e i residui di maggior peso, se non tiene conto che la cultura non ha senso se non aiuta a capire gli altri, a soccorrere gli altri, ad evitare il male ?.
Qui mi sembra fondamentale. Era tipo impegnato e coerente Bianciardi. E naturalmente è rimasto semisconosciuto.
"?la crisi del libro è complicata dal fatto che moltissimi scrivono e pochissimi leggono? e la classe insegnante costituisce una sorta di ?bracciantato intellettuale?.
Molto attuale anche qui.
Ottimo lavoro Angela.
Ocio a un refusetto:
"Hamingway?
Corretto.
Grazie, Marina.
Non ho letto questo libro che presenti, Angela, ma Bianciardi mi piace assai.
E mi piace tantissimo anche la tua pagina:
"Eccola la grande lezione che i vari Simonetta responsabili del lavoro culturale, ignoreranno con squallida nonchalance, ecco il filo che collega la cosiddetta ?trilogia della rabbia? formata, appunto da ?Il lavoro culturale?, ?L?integrazione? (1960) e ?La vita agra?(1962)"
E ancora:
"Le pagine in cui affronta la questione del linguaggio sinistrorso, sono pregne di un umorismo amaro che non manca di evidenziare come la lingua, in quanto convenzione, possa essere distorta a proprio piacimento, possa divenire da veicolo di comunicazione, mero strumento di propaganda".
"Da qui, dunque l?esigenza di fare della propria scrittura, denuncia. Perché Bianciardi è uomo di forte integrità..."
Mi sembra di capire che il testo di Bianciardi presenta una grande freschezza intuitiva e coglie elementi della contemporaneità che oltrepassano il periodo storico e anticipano con allucinata lucidità tratti essenziali dell?epoca odierna.
Lo leggerò. Ti ringrazio
Raffaella
Cara Angela,
brava, molte grazie per l'ottima 'lettura silente'.
Big Luciano.
Un grande spirito.
Sempre più attuale, altro che palle.
Un po' meno mi-s-conosciuto, ora, anche grazie a Gordiano Lupi, Ettore Bianciardi, Marcello Baraghini, Gianfranco Franchi, te.
Spero, da oggi, anche grazie a me.
E altri, altre.
Senza trucchi, senza inganni.
Piccolo intervento, il mio. Ma son contenta d'aver contribuito.
http://www.riaprireilfuoco.org/Bianciardini/Scarica_Bianciardini.htm
qui il bianciardino del lavoro culturale...
aggiornato l'archivio;)
copertina & archivio
copertina & archivio aggiornati!