Bianchi Enzo, Manicardi Luciano

Accanto al malato

Autore: 
Bianchi Enzo, Manicardi Luciano

Un piccolo libro su un argomento scomodo. Concreto. Dove il tema viene affrontato senza filtri letterari, ma partendo dall’esperienza umana e rifacendosi al messaggio cristiano.

Nella letteratura i riferimenti alla malattia, alle nevrosi soprattutto, non mancano: trasfigurati nei romanzi, non cessano di essere interessanti.
Qui siamo su un piano totalmente diverso: quello esperienziale, concreto, accessibile a tutti e che tutti riguarda.
Un libro innovativo, però. Niente a che vedere con certi testi divulgativi fatti di luoghi comuni, pie devozioni o speranze miracolistiche.
Già l’argomento contribuisce a rompere uno scandaloso silenzio che alle volte si crea attorno alla malattia: tema inquietante, pauroso, universale (come la morte, il grande tabù del nostro tempo) e spesso evitato in una civiltà che ha fatto del benessere fisico e dell’eterna giovinezza uno dei suoi miti portanti (e uno dei suoi business più redditizi).
Ciò che è invalidante, deturpante, ciò che indebolisce e rende “non produttivi” va evitato. Oppure va spettacolarizzato, ma allora è, appunto, spettacolo, altro da sé, distacco. Non ci riguarda personalmente.
Ed invece: “è dunque con timore e tremore e con grande umiltà che osiamo dire (audemus dicere) qualcosa sulla malattia” – osserva Enzo Bianchi.
Un secondo aspetto rende questo snello e agile libretto profondamente nuovo.
Pur in tutta umiltà, senza alcun tipo di presunzione intellettuale, elimina certa communis opinio assai diffusa in ambienti cattolici e non.
Bianchi lo definisce il “dolorismo”, riferendosi al concetto di sofferenze che uniscono a Cristo, come se Dio usasse il dolore per uno scopo di redenzione o punizione. Osserva il priore di Bose: “lo sguardo che la fede cristiana porta sulla malattia non può farsi ispiratore di atteggiamenti inumani: sia nel senso di produrre una colpevolizzazione del malato, sia nel condurlo a proclamare la malattia un ‘privilegio’ perché unisce più strettamente al Cristo sofferente, o a vedere in essa lo strumento con cui Dio corregge il peccatore, o con cui l’uomo vede accresciuto il proprio merito, e così via.
Il fatto che la sofferenza, il male e la morte siano stati abitati da Cristo e che pertanto anche le situazioni di malattia e sofferenza possano nella fede essere vissute con e in Cristo, non toglie certo quel volto ‘nemico’ che è ineliminabile dalla malattia e che impegna il cristiano anzitutto alla lotta e alla resistenza contro di essa”.
Secoli di dolorismo spazzati via.
Ancora Bianchi: “Come può Dio gradire l’offerta di ciò che disumanizza e sfigura? Che immagine di Dio suppone una tale ‘offerta’? Non certo quella del Dio rivelato da Gesù Cristo! L’esempio di Gesù Cristo che non ha offerto le sue sofferenze al Padre ma ha poi vissuto la sua sofferenza e anche la sua morte facendone un atto di amore, ci mostra che a noi non è chiesto di “offrire la nostra sofferenza” a Dio, ma di vivere nell’amore la situazione dolorosa che si sta traversando. Ciò che è gradito a Dio è l’amore, non il sacrificio, ci ricorda il profeta Osea (6,6)”.
Fino a portare uno sguardo diverso sul malato. Scrive Manicardi: “Colui che visita l’altro nella malattia gli narra l’interesse che Dio ha per lui attraverso l’interesse che lui stesso manifesta al malato […] fa emergere la significatività che il malato ha”.
Non più solo oggetto (di cure, di attenzioni e così via), il malato è, e rimane, soggetto, persona fino alla fine.
Il libro è diviso in due parti: la prima, “Di fronte alla malattia”, curata da Enzo Bianchi, la seconda, “Accanto al malato” scritta da Luciano Manicardi.
Ogni affermazione del libro trova fondamento nella Bibbia: dalla legittimità della protesta del malato (libro di Giobbe) al comportamento di Cristo verso i malati, ai Salmi, con una mirabile conoscenza e rilettura del testo sacro.
 
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
 
Enzo Bianchi (Castelboglione, Monferrato 1943) fondatore e priore della Comunità Monastica di Bose. Direttore della rivista biblica “Parola, Spirito e Vita”, membro della redazione della rivista internazionale “Concilium”, è autore di numerosi testi, tradotti in molte lingue, sulla spiritualità cristiana e sulla grande tradizione della Chiesa. Collabora a La Stampa, Avvenire, Luoghi dell’infinito.
Tra i suoi libri: i commenti esegetici e spirituali “Adamo dove sei?” (1994), “Pregare i Salmi” (1997); i saggi “Pregare la Parola” (1974 n.e.1994), “Lontano da chi?” (1977), “Il radicalismo cristiano” (1980), “Vivere la morte” (1983 n.e.1996), “Giorno del Signore, giorno dell’uomo” (1994), “Da forestiero” (1995), “Altrimenti” (1998), “Non siamo migliori” (2002), “Cristiani nella società” (2003).
 
Luciano Manicardi (Campagnola Emilia 1957) monaco di Bose e biblista, collabora alla rivista “Parola, Spirito e Vita”. Attento all’intrecciarsi dei fatti biblici con le acquisizioni più recenti dell’antropologia, riesce a far emergere dalla Scrittura lo spessore esistenziale e la sapienza di vita di cui è portatrice.
 
Enzo Bianchi, Luciano Manicardi, “Accanto al malato. Riflessioni sul senso della malattia e sull’accompagnamento dei malati”, edizioni Qiqajon, Comunità di Bose 2000. 
 
Links:
 
Marina Monego, settembre 2003
 
 
 
 
ISBN/EAN: 
8882270904

Commenti

ecco il primo recupero, dopo richieste di anni.........:)
Per favore qualcuno mi tolga lo spazio bianco in eccesso, perchè io non ci riesco!

lo sviluppo successivo dei temi trattati in questo libro è in: L.Manicardi, L'umano soffrire,ed.Qiqajon 2006

vero, il dolore rende sempre meno umani, almeno nel momento della sofferenza. questo è uno dei punti focali nell'affrontare la figura di Cristo. Specie se non si è distratti dal dolorismo, è difficile non vedere sulla croce un simbolo di eterna agonia.

2- Elimimato! :)

"Osserva il priore di Bose: ?lo sguardo che la fede cristiana porta sulla malattia non può farsi ispiratore di atteggiamenti inumani: sia nel senso di produrre una colpevolizzazione del malato, sia nel condurlo a proclamare la malattia un ?privilegio? perché unisce più strettamente al Cristo sofferente, o a vedere in essa lo strumento con cui Dio corregge il peccatore, o con cui l?uomo vede accresciuto il proprio merito, e così via.
Il fatto che la sofferenza, il male e la morte siano stati abitati da Cristo e che pertanto anche le situazioni di malattia e sofferenza possano nella fede essere vissute con e in Cristo, non toglie certo quel volto ?nemico? che è ineliminabile dalla malattia e che impegna il cristiano anzitutto alla lotta e alla resistenza contro di essa?.
Secoli di dolorismo spazzati via."

> Bellissimo.

"scandaloso silenzio che alle volte si crea attorno alla malattia: tema inquietante, pauroso, universale (come la morte, il grande tabù del nostro tempo) e spesso evitato in una civiltà che ha fatto del benessere fisico e dell?eterna giovinezza uno dei suoi miti portanti (e uno dei suoi business più redditizi)."

Quanto è - tragicamente - vero...

"Bianchi lo definisce il ?dolorismo?, riferendosi al concetto di sofferenze che uniscono a Cristo, come se Dio usasse il dolore per uno scopo di redenzione o punizione."

Spendo due parole su questo tema che ne richiederebbe un sacco.
Sono fondamentalmente d'accordo con Bianchi.
Troppo spesso il cattolicesimo è una religione del Crocifisso anziché del Risorto. I protestanti, un po' più integralisti di noi nella lettura della Bibbia e un po' più coraggiosi nelle ragioni della Fede, lo dicono da sempre.
Dio non ci vuole malati.

Naturalmente sarebbe sbagliata la ricerca esclusiva del miracolo, occorre accettare che nelle vicende umane spesso c'è qualcosa di incomprensibile alla nostra vista limitata.
La "parentela" col Gesù sofferente può servire di consolazione nell'unico senso di "accettazione" della propria condizione. Ma guai a noi se questo ci facesse smettere di credere in Gesù che guarisce e salva.

Grazie Marina, un ottimo libro e ottimi spunti.

7 Ilde, come sempre, hai toccato uno dei punti fondamentali.
In questi tempi c'è invece spesso la ricerca del miracolistico, del sensazionale spesso per farne un tam tam mediatico. Su questi temi o c'è il silenzio oppure un eccesso di roboanza, li si trasforma in spettacoli. Manca l'equilibrio.
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Vi ringrazio tutti per lettura e apprezzamento. :)

4 Grazie Angela, a proposito, scusa ma tra una cosa e l'altra, mi ero proprio dimenticata di dirtelo :)

Speriamo che lo legga anche qualche medico!
Argomento che ovviamente si lega alla vergognosa carenza di cure palliative presente (anzi non-presente) in Italia.
Chiusure "accademiche" e un cattolicesimo interpretato come più fa comodo hanno fatto il resto.
Lettura che si presenta molto interessante.

copertina & archivio bianchi

copertina & archivio bianchi integrati!