Biagi Valerio

Anni 70 for dummies

Autore: 
Biagi Valerio

Prima uscita della nuova collana “Alterpop” del Foglio, diretta da Alessandro Dezi, “Anni 70 for dummies” è una piccola antologia di memorie d'infanzia e d'adolescenza di un esordiente autore bolognese, Valerio Biagi, classe '68. Senza pretese diverse da un generico intrattenimento e dall'aneddotica, il libro si lascia sfogliare tra qualche sorriso e qualche inevitabile irritazione: Biagi considera la televisione il suo “occhio sul mondo” per eccellenza (p. 55): non posso essere più lontano di così da un cittadino italiano, pur comprendendo di essere nato a dieci anni di distanza e in un contesto differente. Per quanto mi riguarda, l'epoca della rivalutazione della programmazione catodica scadente ma beneducata non ha senso e non ha ragione di esistere; non è un caso se oggi molte televisioni, casa per casa, siano spente. Non c'è stata decadenza, c'è stato precipizio: dal rasoterra al sottoterra. Non vedo ragioni di esaltare il rasoterra. Detesto rasoterra e sottoterra. Non mi appartengono e non mi divertono affatto.

Certe nostalgie e certi ricordi appartengono alla cultura popolare e al proletariato culturale: non hanno niente di letterario e niente di artistico; personalmente, alla lunga distanza soffoco. Ma questo libello non va letto come un romanzo di Labranca, è proprio una voce del popolo (televisivo e consumista) che parla del popolo (televisivo e consumista) degli anni Settanta-Ottanta; oppure, è la voce di un adulto che parla della sua infanzia, mitizzandola. È suo pieno diritto. È ingenuo, ma santa ingenuità (esiste ancora!). Ciò non toglie che non si può condividere la nostalgia per Corrado Mantoni o per certi dischi pop se non sotto l'effetto di farmaci.

Anni 70 for Dummies” è un decisamente ludico (eccezion fatta per i fatti di Seveso) amarcord degli anni Settanta in ventinove lezioni (!): dal patrimonio popolare di Tutto il Calcio Minuto per Minuto e 90° minuto di Paolo Valenti – ancora in bianco e nero – popolare per i caratteristici e presto storici inviati dai campi (da Carino a Bubba e Strippoli), sino al rimosso di A come Andromeda, sceneggiato fantascientifico Rai 1972 tratto dal romanzo di Hoyle; dalla centralità delle sale cinematografiche di provincia (a dispetto dei pessimi film programmati) alle prime bambole per maschietti, i Big Jim, e i suoi meno popolari alleati Big Jack, Big Josh e Big Jeff. E ancora: il Carosello in onda tutte le sere alle 21 fino al 1977, con tutte le principali pubblicità elencate da Biagi con precisione, immagino, e le colazioni dei bambini raccontate attraverso Ovomaltina, Nesquik, Ergo Sprint, Orzoro – negli anni in cui la colazione era “prologo a una giornata di giochi, a una soddisfacente dose di televisione, di corse in bicicletta e partite di pallone. Perché la colazione è bambina per antonomasia” (p. 39). Ma “soddisfacente dose di televisione” è un concetto che non trovo tollerabile. Pardon.

Ancora: ecco le canzoni di Umberto Tozzi, il calciobalilla, il Subbuteo; la presidenza di Giovanni Leone (guardato con simpatia: si poteva evitare, si va proprio in fuorigioco) e le terrificanti Top Ten dei singoli più venduti nel 1979, con note e ricordi dell'autore; i luna park, e i farmaci da banco; le classiche casette borghesi degli anni Settanta – vano per vano – e il lessico giovanile (della sua area geografica). Un “come eravamo” che somiglia spesso a un “com'ero”, intriso di profonda nostalgia e di disprezzo per il presente. Ad esempio, Biagi perde qualche colpo quando si dimostra critico nei confronti dei nuovi cartoni animati: rispetto a quelli nipponici che hanno cresciuto la sua (e la mia) generazione, i nuovi – quelli americani – sembra costituiscano un passo indietro: “I rutti e le scoregge di Beavis & Butthead, le scurrilità di Bart Simpson – a sua volta, spettatore della truculenta serie Grattachecca e Fichetto – e lo splatter indecente di South Park. Potranno i cartoons scendere più in basso di così?” (p. 51). In realtà, mentre Beavis – a memoria mia, almeno – era un cartone che passava in tarda serata, e su MTV per giunta, rivolto ad adolescenti e non certo a bambini, i Simpson è ben più che le malefatte di Bart; è un altro esempio di cartone adulto, di lettura critica della società americana filtrata nel gioco delle animazioni... non si poggia su una rigida divisione del mondo tra bene e male, come certe vicende robotiche d'antan, e piuttosto racconta le contraddizioni e i contrasti di una società. Insomma, è decisamente un passo avanti rispetto alle “alabarde spaziali”, temo.

Qualche rilievo ulteriore: chiamo “Tolfa” quello che lui chiama “il borsello” di cuoio: forse è perché conosco il paese di provenienza e il suo prodotto tipico, chissà, oppure perché Tolfa è in provincia di Roma; non faccio confusioni tra trendy e trash, e certo non mi sogno di considerarli sinonimi; soprattutto, se leggo “comunità italiana presente in Istria, Slovenia e Dalmazia” mi domando perché non correggere “Slovenia” con “Fiume”, oppure perché parlare di Slovenia e Croazia negli anni Settanta: e via dicendo.

È un giocattolo: trattatelo da giocattolo, se siete nati negli anni Sessanta e avete voglia di un intervallo ludico. Magari, in sottofondo, il vecchio intervallo della Rai. Plin-plin.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Valerio Biagi (Bologna, 1968), scrittore italiano. Questa è la sua opera prima.

Valerio Biagi, “Anni 70 for dummies”, Il Foglio, Piombino 2008. Progetto grafico di Sacha Naspini. Prefazione e Quarta di Gianni Fantoni. Illustrazioni di Flavio Biagi; illustrazione di Fantoni di Donald Soffritti.

Collana Alterpop, a cura di Alessandro Dezi.

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Febbraio 2009.

 

ISBN/EAN: 
9788876062018

Commenti

È un giocattolo: trattatelo da giocattolo, se siete nati negli anni Sessanta e avete voglia di un intervallo ludico. Magari, in sottofondo, il vecchio intervallo della Rai. Plin-plin.

Borsello, condivido. Dico, lui. Tolfa è la prima volta che lo sento, ma come dici tu, questioni geografiche, credo.
Riguardo le televisioni spente: non credo siano così tante.
In generale, a vedere anche la copertina, e il sottotitolo "corso intensivo (e semiserio) per affrontare un eventuale ritorno dei nostri anni '70" mi sembra che la parola "giocattolo" sia appropriata.
Un giocattolo che però può far riflettere sulle distanze che intercorrono tra questo e quel tempo, e sulla cultura popolare che ha generato il nostro.

non è un caso se oggi molte televisioni, casa per casa, siano spente.

Sei davvero sicuro di questo? Io dove mi giro mi giro, sento parlare di cose accadute in tv.

Be'... Io sono classe '65 e il mio di televisore e' spento praticamente sette giorni a settimana. Motivi principali: i film non li da' piu' nessun canale; i notiziari sembrano l'elenco delle genealogie degli dei della Teogonia di Esiodo trasferite sulle pagine dei necrologi dei giornali; i politici stan li' a blaterare invece di risolvere i problemi del Paese; gli spettacoli d'intrattenimento fanno schifo e costano troppo ai contribuenti; le americanate imperversano anche linguisticamente; di Letteratura ne parla solo il ''Circo degli ammanicati'' diretto da un certo capellone che cita solo e sempre quel poveraccio di Paulo Coelho (che io rifiuto per carita' cristiana e non solo); teatro: manco l'ombra; la pubblicita' serve solo a vendere i prodotti e modestamente non sono proprio fesso; l'invadenza dei ''realiti scio'' mi fa venire voglia di menare le mani.

Insomma... se non dicono parolacce, bisogna capirli: e' una parolaccia di per se' gia' quel che propongono. Monnezza pura e semplice.

Invece negli anni Settanta nel cubetto catodico c'erano anche altre cose: il cinema italiano, De Filippo, i classici, gli sceneggiati ben fatti come quello di Rossi sull'Odissea, L'Orlando Furioso di Ronconi, i film del ciclo ''Storia di un italiano'' dedicato all'Albertone nazionale (ricordate Alberto Sordi? E oggi la RAI che se lo fila piu'? Morto lui, morto il suo cinema), al limite l'Armata Brancaleone del grande Gassman, eccetera. Ed andare a rivedere, esaminare e rievocare (mi sembra pure con nostalgia) quegli anni in un libro solo pensando a Nesquik e a Carosello, be'... mi sembra un po' assurdo, francamente. Nesquik era il seme della pazzia che ora e' ben che fiorito, ohibo'.
...E ci sarebbe altro da dire che forse diro' stasera.

Dimenticavo: in quell'era di dominio incontrastato democristiano, andava in onda chi? Dario Fo! ''Mistero buffo'' ve lo ricordate? noi in famiglia lo guardavamo tutti insieme. Lui si', altro che Nesquik (e fanno quasi rima).

"i Simpson è ben più che le malefatte di Bart; è un altro esempio di cartone adulto, di lettura critica della società americana filtrata nel gioco delle animazioni? non si poggia su una rigida divisione del mondo tra bene e male, come certe vicende robotiche d?antan, e piuttosto racconta le contraddizioni e i contrasti di una società. Insomma, è decisamente un passo avanti rispetto alle ?alabarde spaziali?, temo".

Eppure preferisco sempre le alabarde spaziali ai Simpson o South Park, avevano un ché di romantico. Se poi mi parli di Miyazaki o di animazioni seriali nipponiche attuali (come ad esempio il bellissimo Death Note, serie che sto seguendo e di cui alla fine sicuro vi parlerò) il discorso cambia radicalmente. L'animazione nipponica attuale, fagocita per bellezza visiva e complessita di tematiche tutto ciò che stato prodotto a qualsiasi latitudine e in qualsiasi tempo, a mio avviso.

6. Death Note, Neon Genesis Evangelion, grandi serie, sì. Purtroppo sia della prima che della seconda mi sono perso alcune puntate...certo che non sono cartoni per bambini, tutt'altro.

7 - Eh no;) Io comunque me le vedo tutte, non ne perdo una. Ovviamente le scarico;)

... Cartoni animati? Io sono rimasto incartato nella ''Linea'' (''...Io cerco Lagostina, la cerco e non la trovo...''), in Gatto Silvestro e soprattutto in ''Gulp! Fumetti in tivvu''', eccezionale: Nick Carter, il Gruppo T.N.T., eccetera... eeeh... altri tempi, amici miei! Artigianato puro!

...e la Pantera Rosa?!...

Grazie di cuoooore, Sga! Henry Mancini in versione dal vivo con la Pantera Rosa, che bello! E adesso fammi rivedere anche Sheridan/Pagliai... scherzo eh...

Ciao

P.S.

... e come la pensate su quanto ho detto nel commento numero 4?

4. Biagi difende e ricorda gli sceneggiati Rai - a conferma del buono che dite ci fosse. Personalmente rimango fermo sulla mia posizione, la televisione non è nemmeno più il telegiornale: è il calcio e poco altro. In ogni caso, 5-12, felice per le reazioni e per i confronti: questo volevo succedesse, che vi confrontaste.

rinnovo ogni migliore auspicio al Dezi per la sua nuova collana.

12. ma preeeeeeeeeeeeeeeeeeego! e: buhahahhahahah mo' lo cerco... : )

[...] E ancora: il Carosello in onda tutte le sere alle 21 fino al 1977 [...] eh, a letto dopo carosello. (durava cinque minuti) ancora me lo ricordo. purtroppo, non ho avuto il "piacere" di dirlo a mio figlio. (dovrebbe dormi' ogni quindici/venti minuti... povera bestia! ;D)

13. su 4. io sono del 68' e vivo senza tv. c'è tanto da dire.

16.
Io sono stato ottimamente senza tv per quattordici anni. Adesso e' poco piu' di un soprammobile. Fastidioso.

14.
Infatti, Gianfranco, dico piu' o meno quel che dici tu. Solo che io guardo solo la Nazionale. Dunque manco il calcio, eccetto gli Europei e i Mondiali. In pratica sono acatodico spinto!

Ciao belli

"non si può condividere la nostalgia per Corrado Mantoni o per certi dischi pop se non sotto l?effetto di farmaci", ma come si fa ad avere nostalgia di Corrado Mantoni?

18 AHAHAHHAHAHAHAHAHAHAAH

Ecco una sua esibizione in clamoroso playback

http://www.youtube.com/watch?v=YoT4t1be5Mk

Sei un mito. La mia nostalgia per Corrado è adesso paragonabile a quella per Carmelo Bene. Due colossi.

14 - "Biagi difende e ricorda gli sceneggiati Rai - a conferma del buono che dite ci fosse".

Be', non è perchè li difende Biagi siano buoni per forza. Biagi era un servo del sistema assai cialtrone, non un critico d'arte scenica. Ricordo comunque un bellissimo sceneggiato rai a cavallo tra i Sessanta e i Settanta, rivisto giusto lo scorso anno grazie al buon Marco-Gens emiliana: "Il segno del comando". Con Ugo Pagliai come protagonista.

21 ahahahahah uguali proprio :)))

22, Parlavo del Biagi autore del libro:))))

http://www.youtube.com/watch?v=43xrt9kE09o&feature=related

la pernacchia lunga e la pernacchia breve. e tante altre ancora. mitico Corrado. bellissimo.

24 - Ah ah ah. è vero, sono omonimi, non c'avevo pensato;)

Ohibo'... sono stato l'unico a ricordare il vero ed unico, incontrastato simbolo degli anni Settanta: Alberto Sordi. Invero simbolo di tutto il Dopoguerra italiano... Non vi arrabbiate con la RAI per avercelo ''oscurato'' da almeno dieci anni, ragazzi? E Toto', Aldo Fabrizi, il Proietti ''non telefilmico'', registi come Gigi Magni, Ronconi, Wertmuller, che fine han fatto? Oscurati. Oscurati TUTTI. Per impedire ai giovani di maturare e conoscere la storia italiana.

...Alighiero Noschese, Corrado Mantoni stesso (che quando faceva il le scenette comiche era bravo), Dario Fo, Walter Chiari, la Valeri, Monica Vitti... i professionisti veri dove sono finiti?

Io con questa gente sono cresciuto. E dimenticavo Franco e Ciccio: i migliori di tutti (eccetto Sordi).

Sergio, è proprio questo il punto: non li abbiamo affatto dimenticati. Perché? Perché non guardiamo la tv, ergo non ci siamo lobotomizzati. Io adoro Francesco Mulè, Paolo Panelli, ho stretto la mano tutto contento ad Elio Pandolfi. E ho 25 anni :)
Viva internet, che mi ha permesso di approfondire con l'intelligenza che in tv non avrei trovato.

Su Sordi... be', dubito che qualcuno su Lankelot non lo ricordi :))

"Ciò non toglie che non si può condividere la nostalgia per Corrado Mantoni o per certi dischi pop se non sotto l?effetto di farmaci."> ahahahaah! Io ricordo quando mia mamma lo ascoltava per radio, quando stavo a VE città non avevamo la Tv (bei tempi).
A come Andromeda: ma io me lo ricordo! :) E anche Il Segno del comando (bello)
Dunque, a livello di nomi da ricordare, concordo con Sergio Sozi, del resto è di generazione vicina alla mia.
Al di là ,poi, del tuo sovrano e superiore disprezzo ,Gf, devo ammettere che la visione di certi sceneggiati tv, quelli di Bolchi di solito, ha costituito per me che appartenevo a famiglia modesta, il viatico per la futura lettura dei libri. Mi vengono im mente anche certe commedie goldoniane con Cesco Baseggio trasmesse in tv o il teatro di Eduardo. Certo non rendevano come in teatro, ma per chi non aveva molte occasioni di andarci....
E poi ci sono i ricordi infantili, Carosello e via di seguito....:)
*
Adesso: beh, io ho un brutto rapporto con la tv,in genere la odio, sebbene in casa mia ce ne siano ben due e spesso accese in contemporanea. A volte le prenderei a martellate, ma la convivenza richiede i suoi tributi.

Epicentro, Franchi, Marina Monego, tutti,

il 3 marzo avro' 44 anni - se Dio vuole - e devo dirvi di stare molto meglio con un certo tipo di giovani che con quelli della mia eta': perche' la rassegnazione, il rancore e la doppiezza dei miei coetanei mi sono estranee e invece la convinzione e purezza dei ventenni la sento dentro. E per ''ventenni'' intendo: persone con il cuore sano e il cervello indipendente. E lettori. Ce ne sono tanti, che, come l'ottimo Epicentro, non si fanno lobotomizzare dalla scatolaccia catodica. E neanche da Feisbuc (ah ah! queste pseudotrascrizioni fonetiche me fanno mori'!) e da affini pagliacciate internettiane (che sono molte come in tivvu').

Pero' diciamola tutta, gente: la carta e la penna so' er massimo!

Sergio

http://www.lankelot.eu/index.php/2006/09/26/dagata-il-segno-del-comando/ ed ecco da dove veniva "Il segno del comando": dal povero D'Agata, che tutti dimenticano sempre.

Gia'. Pero' ancora non mi sono rassegnato a tener spento il televisore causa fuga e sdegno: sapete perche'? Perche' ci paghiamo le tasse sopra, ecco perche'. E dunque voglio infastidire la RAI finche' non moriro'. O non cambiera' strada lei.

c'è sempre televideo: nel suo piccolo è un buon media. Sopperisce allo squallore della televisione italiana dando notizie dignitose in neanche 1000 battute, a occhio e croce.

La televisione italiana - ma credo che sia una tendenza ormai diffusa in occidente - è sempre, progressivamente più scadente. Ed è un effetto voluto. é uno dei tanti modi per anestetizzare i cervelli della gente, per "distrarla" da una realtà sempre più grigia, per ogni fascia d'età. Ma il problema grave è l'effetto sulle giovani e giovanissime generazioni, drogate dal mezzo televisivo fin dalla primissima infanzia. L'effetto della televisione sui bambini è l'aspetto più grave in assoluto. Noi adulti abbiamo la possibilità di spegnerla, loro no. E sono totalmente fuori controllo.

Per quel che mi riguarda, non vedo la tv da anni. Non conosco i suoi protagonisti e i suoi programmi. Quello che m'interessa lo scarico da E-mule. Per il resto c'è il cinema. E poi c'è la letteratura, evidentemente. Storditevi con il cinema e con i libri, e non perdete il ritmo. Io, nel mio piccolo mi sono dato delle regole: ogni mese minimo 4 film al cinema e 3 libri (Franco è fuori gara, per quello che riguarda i libri, quindi non lo sollecito nemmeno;)). Cerco di non scendere mai sotto questa media.

Leon,

sono con te sin nei ventricoli del cor! E ti vorrei risollevare un poco parlandoti della mia famiglia qui a Lubiana: Laura, sei anni d'eta': quindici minuti al giorno di cartoni animati, ma letture e racconti orali a iosa sempre (miei e di mia moglie); io: niente lobotomizzazione e classici a piogga nel settore librario (l'unico che conti); mia moglie: tanti libri e in media tre ore di tivu' a settimana. A settimana, dico. E se non trova un buon film manco quelle tre ore. Io dell'immagine mi sono scocciato. Chissenefrega: le immagini me le costruisco da solo.

ciao a tutti, bellissimi!

Sergio

36.
Gianfra', va bene Televideo, ma questa e' anche una questione di giustizia sociale: un milione di euro nelle saccocce del presentatore di Sanremo e' cosa da far raddrizzare i peli ai morti, figurati ai disoccupati e ai letterati schiavizzati e rifiutati perche' ''troppo colti''. E questo, dico, pur riconoscendo l'ottimo italiano di Bonolis. Ma e' meglio allora l'ottimo italiano di uno scrittore disoccupato e sfruttato dagli editori pirata - col beneplacito della legge che paga Bonolis, naturalmente... eh eh eh!
Diamo i quattrini agli intellettuali, finalmente, non sempre ai soliti istrioni. Il basso impero dovra' tramontare, prima o poi, no?

39, è un sogno che non va abbandonato.

Sui cartoni animati, vorrei consigliare a tutti i padri e le madri la Slovenia, citandola come esempio di civilta' e tutela dell'infanzia:
ogni giorno, alle 18, 40 circa, in onda su Slovenija 1, ci sono quindici minuti (massimo) di cartoni in genere non statunitensi - e giapponesi manco per sogno. Piuttosto sono produzioni canadesi, inglesi o di Paesi slavi (i Cechi sono ottimi: cito ''Pat e Mat'', che mi fanno morire dal ridere). Tutti buoni e dolci, in genere, ma soprattutto indicati per i bimbi d'ogni eta' (fino ad attorno i dieci anni circa, direi): ''Pujsa Pepa'' (Canada'), ''Na? bacek Jon'' (Regno Unito), Kravica Katka (non ne ricordo la Nazione), Pikica (Regno Unito), La Linea (Italia; era quella della pubblicita' della Lagostina che ho citato prima).
E' un modo diverso di vedere il cartone animato per bambini: questo sloveno e' quello che preferisco in assoluto perche' non nevrotizza nessuno ma da' fantasia e volo pindarico.

40.
No: e' una realta' europea da rendere pratica anche in Italia, amico dolce.

Posso aggiungere un'altra cosa sulla tv italiana? Hanno conferito un Oscar a Jerry Lewis. Non ne ha parlato praticamente nessuno.
Però per una settimana intera (e forse anche più) hanno fatto trasmissioni su trasmissioni sulla bontà di Mino Reitano. Voglio dire. E che cavolo.

33 carta e penna: parli con una che scrive ancora a mano, perchè così si porta i foglietti dappertutto....
38 mi complimento con te, per la famiglia, evidentemente costituite un fronte compatto anche a livello genitoriale.
Poiché in casa mia ci sono idee molto diverse, si è dovuto raggiungere un compromesso. I miei figli sono ormai grandi e smanettano come gli pare, guardano i Simpson, ma anche parecchie cavolate, sulle quali in genere io esercito strali satirici. Probabilmente fiato sprecato. Del resto mi sembra che non sappiano neanche scegliersi bene i film che vanno a vedere al cinema.
Io ho fatto quello che ho potuto, adesso sono piuttosto stufa di battagliare. Ancora rincoglioniti del tutto non mi sembrano, diciamo che c'è molto di peggio,sono onesti, corretti, è già qualcosa. Poiché non posso pretendere che facciano sempre a modo mio, lascio che sperimentino. Le mie idee le conoscono già, magari se ne ricorderanno dopo la mia morte. E così godrò dall'alto dei cieli.

44.
Grazie, cara. Solo che qui in Slovenia e' piu' facile fare scelte ''normali'' perche' l'americo-nipponizzazione ancora viene rifiutata dalla maggioranza della gente. E' una situazione diversa rispetto all'Italia. Le famiglie tengono e un approccio tradizionale all'educazione, all'onesta', alla cultura, al rispetto, e' cosa praticata da molte famiglie. D'altronde similmente accade in Francia, Germania, Spagna, Regno Unito... insomma in Europa. E' solo l'Italia a non avere un codice etico-morale di base condiviso popolarmente.
Esempio illuminante, cara: qui chi pubblica viene in genere pagato dagli editori (quasi tutti), a meno che non sia proprio un neofita di scarsa qualita'. La parola GRATIS non esiste neanche nella cultura - com'e' giusto che sia, visto che costa fatica anche scrivere un articolo o un racconto.
Complimenti anche a te: continua a ''battagliare'' in famiglia, che avrai i risultati... anche se piu' avanti nel tempo. Ma sta' sicura che arriveranno (anche i miei battagliarono con me e adesso, vedi? Mi sto rileggendo l'Eneide tradotta nel 1581 dal Caro per la seconda volta!).

Affettuosamente

Sergio Sozi

"Ciò non toglie che non si può condividere la nostalgia per Corrado Mantoni o per certi dischi pop se non sotto l?effetto di farmaci."

Effettivamente...... (Oddio a me Corrado non dispiaceva poi tanto, anzi).
Ho l'età del V. Biagi ma serbo un buon ricordo solo di alcune di quelle "nostalgie". Troppo diversi i mie gusti musicali e televisivi. Oggi poi certe reti, sopratutto quelle mediaset, tolto qualche film, le ritengo inavvicinabili.
Tant'è anche io forse vivo di contraddizioni: leggo minimo 5 libri al mese, ascolto tanta musica cosidetta accademica ma ugualmente mi acchiappano i serial USA di oggi, come quelli anni' 70 forse citati da Biagi
(sono pure io un fan sfegatato di A. Sordi)

46.
Homo Lupus, e cosa mi dici dei film che andavano sulla RAI? forse un paio a settimana (il lunedi' era fisso), ma anche buonini. Gli sceneggiati poi, erano spesso estratti da bei libri e almeno non li massacravano; la Pubblicita' Progresso, le Istituzioni presenti e condotte da statisti di solida formazione anche filosofico-politica (e letteraria). Eccetera.
In sintesi: era una tivu' (e una civilta' italiana in genere) ancora magnetizzata dalla parola, quella: oggi invece e' il contrario: prima l'immagine, poi le parole a far da ''riempitivo''...

47. si dai ammetto. Era roba modesta ma non pessima :)

48.
...Almeno c'era il gusto della parola, mica niente di speciale, per carita', pero' un po' di fantasia ancora aleggiava a Viale Mazzini...
Ciao ciao

Anzi a volte qialcosa di più che modesta. Di un certo valore dai. Non voglio poi apparire come uno che minimizza (non disdegnando affatto....)