Bertolucci Attilio

Riflessi da un paradiso. Scritti sul cinema

Autore: 
Bertolucci Attilio

Un poeta nei mari del cinema 

Attilio Bertolucci amava il cinema quanto la poesia. Il grande poeta vedeva nella settima arte il racconto della vita attraverso  lo scorrere dei volti e di luoghi nel flusso del tempo. Come la sua poesia, Bertolucci concepiva il cinema come la narrazione ininterrotta del divenire esistenziale. La scoperta del grande schermo appartiene all’adolescenza del poeta di Parma. Bertolucci mise in pratica questo suo grande amore collaborando come critico cinematografico alle pagine culturali della Gazzetta di Parma. Le sue recensioni sono fino a questo momento rimaste un episodio marginale della sua vita d’artista. Un volume raccoglie la parte più significativa  degli scritti giornalistici di Bertolucci sul  cinema. Riflessi  da un paradiso (a cura di Gabriella Palli Baroni, Moretti & Vitali, 507 pagine, 25 euro) dà ampio conto della passione cinefila del poeta che con grande esperienza e competenza  affidava alla pagina le sue note suggestive e appassionate. Quando nel 1945 inizia la sua attività critica sulla Gazzetta il sonoro era già arrivato, e Bertolucci sa perfettamente che il cinema è arte moderna e risponde a questo fine soprattutto quando è vivo e pregno di contemporaneità.

Per questo motivo avverte  i suoi lettori che lui non ama i film a tesi che trasformano il linguaggio cinematografico in “insipida calligrafia”. Al critico  importa la sostanza delle parole, parole che lasciano parlare le cose per poter commuovere intimamente attraverso le immagini .

Nelle sue brevi note cinematografiche, Bertolucci usava poche parole  ma tanto acume interpretativo per rivelare al lettore i nodi cruciali del film. Quando sulla Gazzetta di Parma  del 10 maggio 1946  recensisce "Sciuscià" di Vittorio De Sica, Bertolucci è fulmineo, ma efficace  nel rimproverare al regista un eccesso di scuri nel tono generale dell’ambientazione, un peccato d’intelligenza che il critico attribuisce all’influenza francese.A Bertolucci servono poche parole per parlare del cinema che ama, ma soprattutto non rinuncia, nel passare in rassegna una pellicola, al piacere sublime di cercare  l’epifania.

Bertolucci confessa  al suo pubblico il suo modo di assistere  a un film: “Mi accorgo che quello che ho sempre cercato e sempre cercherò sia al cinema che in letteratura o nella musica, sono questi momenti lirici, apparentemente comuni, ma così profondamente carichi di poesia. Insomma è la presa di coscienza improvvisa, la Rivelazione dell’intima qualità delle cose attraverso il susseguirsi di istanti nei quali il dramma stesso acquista una sua vita artistica assoluta, in uno stato di grazia che permette prima all’autore e poi allo spettatore di elevarsi al di sopra delle contingenze e delle miserie dell’esistenza”.

Con questo spirito assoluto il poeta Bertolucci  si sedeva sulla poltrona del cinema e aspettava che le luci si spegnessero per lasciarsi andare all’estasi dello spettacolo cinematografico che successivamente avrebbe raccontato ai suoi lettori, non tralasciando affatto nessun aspetto emotivo. Il poeta scriveva per frammenti, ma sapeva cogliere la forza figurativa, il chiaroscuro, la dissolvenza,  il campo lungo con la pazienza artigiana che richiede l’intima necessità del vero di ogni sequenza.

Il cinema influenzò  la poesia di Bertolucci. La Camera da letto è un racconto sul tempo nel quale le passioni non possono non esistere. L’esigenza del racconto ispira la penna di Attilio Bertolucci critico cinematografico che  nel film cerca l’evocazione della memoria. Il respiro poetico delle immagini che scorrono sullo schermo conta moltissimo per  cogliere in ogni sequenza la magia della vita, che altro non è che pensiero poetante. Con grande eleganza e naturalezza la prosa cinematografica di Bertolucci è  densa di intuizioni sull’espressione del volto di un attore, o sulle intenzioni nascoste del regista. Gli schizzi che Bertolucci scriveva per la Gazzetta di Parma lasciano un segno per la capacità di sintesi aforistica che era in grado di cogliere in pochissime righe l’essenza dell’opera con i suoi pregi e i difetti.

In poche parole estemporanee Bertolucci  parlava dei suoi autori preferiti .Le sue recensioni sono folgoranti illuminazioni che avrebbero molto da insegnare alla critica cinematografica di oggi, che molto spesso si occupa dell’intreccio di un film senza mai soffermarsi sui piccoli dettagli significativi che invece hanno lo scopo di rivelare il cuore segreto della pellicola.

Qualcuno ha scritto che il cinema è lo specchio della società in cui viviamo. Attilio Bertolucci, con una prosa estrosa, calda, appassionata, impertinente,  è riuscito  a raccontare il grande cinema del secondo Novecento con  un linguaggio universale che teneva conto, delle emozioni del racconto, delle evocazioni e del respiro poetico delle immagini. Ogni sua parola ferma le cose, rivela la loro essenza e  verità.

Il  vero cinema è quello carico di luce – tempo come una pagina di  Marcel Proust, così come più avanti nel film l’avanzare e il curvare di un tram in città, con i due protagonisti di campagna abbagliati, storditi dalla novità della vita urbana, con il passaggio della gente, la meraviglia delle vetrine specchianti, erano pure epifanie nel senso del Joyce negli  stessi anni da me scoperto nei bellissimi racconti di Gente di Dublino”.

Gli scritti cinematografici di Bertolucci  risentono dell’influenza dei formalisti russi e del “piacere del testo” di Roland Barthes. Furono queste suggestioni che gli fecero capire la grande novità del cinema. Ma la cosa più bella che questa importante raccolta mette in risalto è  l’originale modo di raccontare il cinema di Attilio Bertolucci. Attraverso le sue recensioni ci insegna ad amare, a vedere e a sognare  la settima arte con la grande emozione delle parole. D’altronde, che vive e pensa con un cuore da poeta non poteva descriverci meglio di così il grande spettacolo del cinema con tutte le sue meraviglie epifaniche.

BREVI NOTE

Attilio Bertolucci (Parma, 1911 – Roma, 2000), poeta italiano.

Attilio Bertolucci, “Riflessi da un paradiso. Scritti sul cinema”, Moretti & Vitali, 2009. A cura di Gabriella Palli Baroni.

Per approfondire: Wiki / Italia Libri

Bertolucci Attilio - Il poeta e il suo quartiere a cura di GF

Nicola Vacca 

(articolo pubblicato il 20 novembre su Liberal)

ISBN/EAN: 
9788871864068

Commenti

Nicola racconta:

"Attilio Bertolucci amava il cinema quanto la poesia. Il grande poeta vedeva nella settima arte il racconto della vita attraverso lo scorrere dei volti e di luoghi nel flusso del tempo. Come la sua poesia, Bertolucci concepiva il cinema come la narrazione ininterrotta del divenire esistenziale. La scoperta del grande schermo appartiene all?adolescenza del poeta di Parma. Bertolucci mise in pratica questo suo grande amore collaborando come critico cinematografico alle pagine culturali della Gazzetta di Parma. Le sue recensioni sono fino a questo momento rimaste un episodio marginale della sua vita d?artista. Un volume raccoglie la parte più significativa degli scritti giornalistici di Bertolucci sul cinema. Riflessi da un paradiso (a cura di Gabriella Palli Baroni, Moretti & Vitali, 507 pagine, 25 euro) dà ampio conto della passione cinefila del poeta che con grande esperienza e competenza affidava alla pagina le sue note suggestive e appassionate. "

buona lettura!

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