Bertolucci Attilio

Il poeta e il suo quartiere

Autore: 
Bertolucci Attilio

Nel febbraio 2005 mi hanno commissionato una ricerca sulle relazioni tra il poeta Attilio Bertolucci e il quartiere romano di Monteverde, dov'era vissuto. Credevo, prima di esaminare l’opera omnia dell’artista, di poter raccontare una storia ben diversa… è stato spiazzante scoprire la verità (testuale).
Ve la ripropongo, nella speranza che l’articolo in ogni caso serva – presto – come pezza d’appoggio per le schede dedicate ai suoi libri di poesia. Questo studio dovrebbe essere apparso in volume qualche anno fa: nell’attesa che l’amica committente recapiti l’attesa copia, ometto puntualmente i riferimenti bibliografici.

BERTOLUCCI DORMIVA A MONTEVERDE

“…non volevo diventare il più grande poeta di Parma. Poi ero sicuro che a Roma mi sarei perso. Essa ha questo vantaggio: è una città dove non esistono autorità. Contrariamente a Milano, dove c’è l’industria che conta, o le banche, a Roma cos’è che conta? Niente. E non si conta niente. Questo trovavo che mi lasciava assai libero”.

Soltanto episodici frammenti della segreta grazia del balcone di Roma nell’opera del poeta nato a San Prospero, a una manciata di passi da Parma: artista uncinato alle sue radici, l’intimista Bertolucci così cantava l’eterna, nella piccola ode dedicata a Pasolini: “Ti ho veduta una mattina di novembre, città / svegliarti, apprestarti un altro giorno a vivere, alacri fumi luccicando ai pigri margini orientali / percossi dalla luce tenera come un fiore, argenti di nuvole più sopra infitti nell’azzurro / offuscandosi per brevissimi istanti, suscitatori di tremiti, / e risfolgorando a lungo, poi che il bel tempo è tornato / e durerà, se è neve quel viola lontano / oltre i colli che ridono di borghi noncuranti / le mortificazioni dell’ombra, poi che il sole ha vinto, o vincerà”.

Roma è “(…) la città / che non ci lascia ricordare neve e sole sulla neve e brina”, la “dolce meretrice” che “ci avrà vinti per sempre” (“Roma”): sono versi figli d’un amore d’amante, e non d’uno sposo fedele; memorie d’un ospite, che aveva lasciato l’anima altrove.

La famiglia Bertolucci ha vissuto in viale di villa Pamphili per un anno, dal 1951 al 1952; quindi, s’è trasferita in via Giacinto Carini: luoghi o locali monteverdini appaiono nei versi rivolti a uno sfortunato attore d’un film di Bernardo (“Clementi in carcere”), e sono sfondo di diverse passeggiate – ovviamente, scendendo dal Gianicolo. Il poeta non intendeva – scrisse al fraterno amico Sereni nel 1951 – lasciarsi troppo “romanizzare”: non tradì questa originaria dichiarazione d’intenti.

Piace pensare, tuttavia, che questa sua passione da amante sia stata madre di ispirazione e di segreti conforti: è destino, in fondo, che i sentimenti clandestini vivano d’altri, e privati splendori – nascosti tra i versi, mimetizzati dalla maschera dei nomi. Joyce, del resto, scrisse di Dublino vivendo Trieste – c’è chi giura che quella Dublino non sarebbe altrimenti esistita mai.
Monteverde che visse e conobbe l’artista era un quartiere in costruzione, fonte d’un apprezzato vinello bianco, selvatica distesa di campi (Pasolini avrebbe forse chiarito: da calcio), periferia metamorfica e scintillante di vita nuova.

Eppure: “qui un anno è come un altro, / una stagione uguale all’altra, una persona all’altra uguale, / l’amore una ricchezza che offende, un privilegio indifendibile” (“Piccola ode a Roma”) – Parma non si poteva, nei versi, tradire.
La concubina ha avuto in dono un ghigno e qualche carezza – un soffio d’arte, senza riconoscenza e grazia.

 

BREVI NOTE

Attilio Bertolucci (Parma, 1911 – Roma, 2000), poeta italiano.

Attilio Bertolucci, “Opere”, Mondadori, Milano 1997. A cura di Paolo Lagazzi. Collana I Meridiani.  

Per approfondire: Wiki / Italia Libri

Gianfranco Franchi – febbraio 2005.

ISBN/EAN: 
9788804422600

Commenti

Curiosità & pezza d'appoggio.

Sì, ricordavo vagamente. Credo di averlo letto qualche anno fa.

"La concubina ha avuto in dono un ghigno e qualche carezza ? un soffio d?arte, senza riconoscenza e grazia."
Strano che una città come Roma non abbia inciso in maniera determinante nella sensibilità di un poeta.
A questo punto, sono curiosa di leggere le pagine future.

Dubito che saranno le mie:).
La poesia di Attilio Bertolucci non ha cambiato la mia visione delle cose, né mi ha rivelato altro che non siano terre italiane che non conoscevo, e non conosco ancora. Probabilmente servirebbe un bravo letterato parmigiano, come il suo curatore nei Meridiani, per spiegarci cosa significa per loro quel che AB scriveva: e al limite, volendo, un buon letterato che prenda certi toni elegiaci e li compari al passato. Sed non sum dignus, né condivido quel dna;)

(e come monteverdino, manco a dirlo, sono rimasto relativamente sconsolato, e un po' amareggiato. Pensavo che avrei scritto un saggio di dieci pagine, m'è bastata una cartella, tirata per i capelli...)

sì, avevo sentito di questo lavoro, ricordo.
Beh, è evidente che Monteverde non era nelle corde di Bertolucci....

Eppure... si sarebbe detto il contrario, stando a certe dichiarazioni della famiglia. Smentite dagli scritti, in toto.

Ian mi ha ricordato la battuta di un vecchio maestro: si deve essere pronti, non adatti a Monteverde.

6. Può darsi che ti aspettassi troppo, gianfranco. Ciò che noi sentiamo nostro non è detto lo sentano anche gli altri. E ti dirò, credo che con tutto il male che voglio a certi luoghi qui, se mi trasferissi da un'altra parte, comunque sentirei la mancanza.
Può darsi che le tracce di Monteverde in Bertolucci tu non debba coglierle in modo diretto. Non nei riferimenti testuali, ma nella qualità del testo. Non so. Vale sempre che lontano da certi luoghi si scrive meglio di quei luoghi. Almeno, tendenza mia, non riesco a scrivere di dove vivo tanto bene mentre ci vivo.
:-)

Giusta osservazione, amice.
Nel mio micro-micro-micro livello, del resto... quanto amore e quante parole spese per Trieste, che vedo 30 giorni l'anno quando va di lusso:).

*

A proposito, oggi m'è arrivato un cd... danke:)

foto e archivio AB integrati!

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