Bertoli Ausilio

La sirena dell'immortalità

Autore: 
Bertoli Ausilio
Sociologo di formazione, narratore per vocazione, Ausilio Bertoli (Grumolo delle Abbadesse, 1945) è riuscito nel tempo e nei tanti libri editi a mantenere uno sguardo lucido e saldamente ancorato a una realtà in costante trasformazione com’è quella del Veneto, dove vive e lavora. Se i suoi primi libri (Il veggente di Bovo, 1991; Amore per ipotesi, 1994; Gente tagliata, 1996) scandivano i ritmi e celebravano i costumi di una società rurale che lentamente si affrancava dalle pastoie di un mondo, quello del campanile, destinato non senza qualche rammarico all’oblio, in 50 di bocca, il vizio della notte (2007) lo scrittore vicentino ci ha restituito col brillante personaggio di Basilio Bossio, “lucciolomane” impenitente, un incisivo ritratto dello sbandamento esistenziale dell’autoctono cresciuto tra il timor di Dio e la religione del lavoro e del risparmio, ammaliato dalle nocive tentazioni della città dove tutto sembra possibile e ogni desiderio è, per così dire, a misura di portafogli. Con "La sirena dell’immortalità" (Azimut libri, 2008, pagg. 112, Euro 10,00), quello che potremmo definire il tipo veneto amplia il proprio campo d’azione (non solo territoriale) entrando con tutti i requisiti psicologici e culturali nel cosiddetto villaggio globale. Il quarantottenne Delio Rizzi, vicentino, è un grigio assicuratore della Xar, incapace di prolificare per via di un varicocele congenito, alla spasmodica ricerca di un legame sentimentale stabile in grado di compensare la piattezza del suo quotidiano. Delio è un uomo senza qualità che cerca riscatto nel tentativo di affermarsi artisticamente, di stare nel cono dei riflettori, tra scrosci di applausi e passaggi in TV e giornali.
 
Peccato che l’esito delle sue prove sia sproporzionato rispetto alle ambizioni, oscillando tra non ben precisate e assolutamente mediocri performance ora di conduttore, ora di paroliere e cantante. Rizzi comunque non demorde e elegge a proprio territorio di caccia la costa istriana della Croazia, che fa da fondale (gradevole per il suggestivo paesaggio quanto inquietante per la desolazione post bellica) a molte delle situazioni tragicomiche del romanzo. Durante una vacanza Rizzi si invaghisce di Sanja, l’avvenente cantante di un complessino musicale, madre di una bambina. La ragazza respinge con fermezza gli strenui tentativi di abbordaggio del nostro; infine lo dirotta verso la sorella Nina, in cerca di un aggancio per venire in Italia e studiare all’università. Si imprimono nella memoria questi ritratti femminili: donne segnate dalle atrocità di una guerra assurda, sulla soglia dell’indigenza e della disperazione ma comunque forti e dignitose nel portare avanti le proprie vite nel mutuo aiuto, arrabattandosi con piccoli lavori al limite della legalità o, più sovente, sulla soglia della prostituzione. Nina è nuova linfa per le speranze di Delio, che finisce per idolatrarla smisuratamente; lei gli darà qualche chance ma interverrà un fatto nuovo e tragico a mutare gli equilibri, e l’ambiziosa receptionist aspirante psicologa si trasformerà nella dimessa operatrice di una casa di riposo, decidendo di rifiutare le continue avance di Rizzi per occuparsi della madre inferma e della nipote.
Le suggestioni offerte dal romanzo non possono che ricondurre alla mente un alto e emblematico riferimento letterario: La coscienza di Zeno di Svevo; ma Delio Rizzi non ha neanche il barlume della consapevolezza intellettuale e cinica di Zeno Cosini. Delio Rizzi è il grado zero dell’antieroe: il mondo femminile e i suoi misteri rimangono preclusi al suo immaginario maschile, che arranca nel proprio personale disagio, desiderando i suoi oggetti d’amore come un naufrago brama di aggrapparsi a un tronco che emerge tra i flutti.
 
Così Delio rimbalza di donna in donna, prima che il suo sistema nervoso vada in pezzi per ritrovare poi un posticcio equilibrio con Irena, la nuova amica che gli permetterà una circoscritta notorietà, traducendo i suoi testi per il pubblico istriano, composizioni che Delio attingerà in gran parte da riviste letterarie e opere altrui, saccheggiate candidamente per riguadagnare un po’ di pace interiore. Con La sirena dell’immortalità Ausilio Bertoli porta a maturazione la propria parabola espressiva di sperimentatore attento, curioso e divertito rispetto alla materia magmatica che gli si dipana sotto gli occhi. Nel corso degli ultimi libri la sua prosa è andata rarefacendosi, in favore di una comunicazione più immediata e evocativa, quasi cinematografica nel suo narrare per immagini: poche pennellate descrittive, dialoghi secchi, efficaci anche nel cercare l’espressione gergale; attenzione all’intreccio, al ritmo della storia ridotta a sequenza lineare di eventi, senza artifici di costruzione, per irrobustire il romanzo di solido realismo.
 
Del resto ci pensa Delio Rizzi a bucare la pagina, con le sue meschinità e i suoi eccessi che fanno deragliare nel grottesco e nel caricaturale quanto gli accade. Indovinata l’atmosfera istriana, che permea le situazioni di una ulteriore nuance decadente, di un senso diffuso di fallimento. Due gli assi portanti de La sirena dell’immortalità, strettamente allacciati e consequenziali. Da una parte la riflessione sulla gestazione artistica e i suoi rapporti con la dimensione maschile, secondo alcune correnti del pensiero psicologico. Delio reagisce alla sterilità del suo sesso con velleità creative; incapace di lasciare figli cerca di acquisire una sorta di immortalità scrivendo versi che possano essere ricordati e apprezzati da altri. E’ quasi straziante la piccola epopea di quest’uomo comune che si sente speciale, che sgomita per uscire dalla moltitudine silenziosa e informe. E qui fa capolino il secondo tema che collega le avventure di Delio Rizzi a una stringente attualità. Rizzi spasima per apparire, scalpita per calcare le scene.
Così, all’organizzatrice del concorso canoro che si sarebbe tenuto alla sagra cittadina: “Signora, lo condurrò io, non si preoccupi! e lo spettacolo non avrà nulla da invidiare a quelli che fanno per televisione, a quello di Gerry Scotti!” e ancora: “Ma bisogna fare pubblicità, signora! tanta, tanta pubblicità con manifesti locandine opuscoli e volantini, e sui giornali. I giornali, signora, la stampa!” In una società cultrice dell’immagine e dell’apparenza, dove un passaggio in televisione è garanzia di esistenza e di affermazione, dove l’autorevolezza e il prestigio vengono stimati sulle vincite ai quiz, nel confronto su piste da ballo o negli ambienti più insidiosi di isole per celebrità e fattorie più o meno musicali non è forse il piccolo borghese Delio Rizzi un’altra icona di uno dei tanti vizi della nostra contemporaneità?

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Giuseppe Ausilio Bertoli è nato a Grumolo delle Abbadesse (Vicenza). Ha scritto vari libri: Il veggente di Bovo (Solfanelli, 1991) Amore per ipotesi (Campanotto, 1994), Gente tagliata (Ed. del Leone, 1996), Ricerche amorose (Campanotto, 1998), Giostra mentale (Manni, 2001), il romanzo e-book Amore di banca,il saggio I temi della comunicazione (Lupetti, 2004) e il racconto lungo "50 di bocca il vizio della notte" (Giraldi, 2007).
Oltre che narratore è anche sociologo della comunicazione e pubblicista. E’ stato finalista ai Premi letterari Piero Chiara, Batocchi Città di Piombino, Bergamo e  Insula Romana.

Prima edizione: "La sirena dell'immortalità", Azimut libri, 2008, pagg. 112, Euro 10,00 .

Approfondimento in rete: cartacanta
 
Bertoli in Lankelot:


ISBN/EAN: 
9788860030894

Commenti

Buonasera a tutti. Il libro più recente di un mio conterraneo che promuovo sempre con piacere. Buona lettura.
8-)

Ho avuto modo, nel recente passato, di colloquiare con Giuseppe Ausilio Bertoli in altri ''luoghi virtuali'' (come ''Letteratitudine'') e adesso lo trovo in questo blog col suo libro. Eeeeh: mi sa tanto che prima o poi dovro' leggerne qualcosa di narrativo! E spero che mi risponda.

Salutoni
Sergio Sozi

"Con La sirena dell?immortalità (Azimut libri, 2008, pagg. 112, Euro 10,00), quello che potremmo definire il tipo veneto amplia il proprio campo d?azione (non solo territoriale) entrando con tutti i requisiti psicologici e culturali nel cosiddetto villaggio globale."

> Che ne dici di un paragone ragionato con i "Pomo pero" e "Libera nos a malo" di Meneghello - ma anche con la "Ladra di pannocchie" di Troisio, tanto per restare tra i veneti?

" poche pennellate descrittive, dialoghi secchi, efficaci anche nel cercare l?espressione gergale; attenzione all?intreccio, al ritmo della storia ridotta a sequenza lineare di eventi, senza artifici di costruzione, per irrobustire il romanzo di solido realismo."

> E allora vediamo di assimilare e confrontare anche con Berto - escluso "Il male oscuro";).

Forse qualcosa di Meneghello - immagino non avendo letto Bertoli - potrebbe anche esserci riguardo alle tematiche, ma non stilisticamente: Meneghello era un virtuoso della pagina, uno stilista raffinato, non uno che dava ''poche pennellate descrittive''. Si parla di cose diverse, mi pare - azzardo solamente. Berto invece, come cifra stilistica ci potrebbe stare. Ma mi riservo un' opinione quando avro' fra le mani un romanzo di Bertoli, ossia chissa' quando.

Una cosa pero', che da come viene presentata la trama del romanzo, mi sembra un po' fuori luogo e' la (direi falsa) immagine della Croazia costiera che se ne da', con donne disperate e sull'orlo della prostituzione. E dove sarebbero? Magari nell'interno, si', forse, puo' essere (PUO') e non proprio in tutta l'area nazionale della Croazia, ma magari SOLO in quelle zone che sono state interessate dalla guerra degli anni Novanta. Ma per trovare la vera disperazione bisogna andare in Bosnia - ohibo'.

Sai, per Meneghello pensavo a una comparazione sul personaggio del cittadino Veneto, e sulle sue caratteristiche. LM ha saputo spiegare com'era, in cosa credeva, su cosa fondava la sua visione del mondo, etc; se uno scrittore veneto scrive di un cittadino veneto contemporaneo, difficilmente non ha in memoria il letterato-principe dell'area... con tutto quel che ne deriva.

8. commento volante e spero non privo poi di approfondimenti: per affetti famigliari persone e personalità venete mi interessano :)

"contemporaneità?" a me pare che siamo in un refuso del tempo, al di là di appartenenze temporali e regionali. Perché? magari perché invece di demonizzare il mercato della prostituzione biosgnerebbe affrontare il problema della solitudine e "viltà" maschile, ecco, tanto per dirne una da parte mia che detesto il femminismo oltranzista, a livello politico dico, a livello ideale rispetto ma nessuna comunanza a priori. Letta con interesse però. Facile vedere quante croate transitano e si sposano, sarà vero amore? vabbé. Però diciamocelo, la Leteratura non fa Tipi che poi rispecchiano il mondo Fedelmente. La letteratura credo in linea di massima produce sogni e derivati ( o quanto voi volete, niente polemica eh, ero a braccio libero nel discorso :D). Buon pezzo, ma credo che passo sul libro

7.
Ah be', se intendevi questo, Gianfa, allora si', certo.

8.
Dicevo solo che la prostituzione in Croazia e' numericamente molto ma molto inferiore rispetto all'Italia. E' da noi che si vede di tutto per le strade: se vai in Croazia non trovi, per esempio, prostitute in strada, e ce ne sono poche in toto. Questa storia della prostituzione e delle ''donne che cercano un buon partito all'estero'' mi sembra sia diventata un (pessimo ed inesistente) luogo comune italiano da sfatare semplicemente andando a farsi un giro in Croazia. Tutto qua e senza polemica: era un'osservazione fatta da chi (io) in Croazia ci e' andato spesso, soprattutto sulle coste e sulle isolette - incantevoli e non rovinate come le nostre da mega-alberghi dovunque, eccetto eccezioni.

Saluti Cari
Sergio

Gentilissimo Gianfranco,

intervengo con una email - letti i commenti di Sergio Sozi (non so come contattarlo e ti prego di salutarmelo vivamente) e altri - sul racconto lungo in parola.
Innanzi tutto mi preme puntualizzare che nel mio racconto non parlo affatto di prostituzione né in Istria né nell'intera Croazia.
Conosco l'Istria come casa mia e convengo con Sergio Sozi che la prostituzione si trova più in Italia che in Croazia.
La presentazione del libro sul risvolto di copertina non è stata curata da me, bensì dall'editor. Io l'avrei impostata diversamente. Difatti sia Alberto Carollo sia i numerosi critici che l'hanno recensito non accennano a questo.
Le ragazze istriane (e croate) le descrivo come ragazze ferme neli loro propositi, piene di dignità e anche disponibili ad aiutare le persone che si trovino in difficoltà, specie psicologica. Lo dico anche per esperienza. Nel racconto tengo a sottolineare questa loro peculiarità, tant'è che proprio in loro il protagonista vicentino Delio - impiegato inquieto alla ricerca di qualcosa o qualcuno cui legarsi per compensare la piattezza, il vuoto, l'impossibilità di generare (dovuta a un varicocele incurabile), in breve il suo vuoto esistenziale, trova un'ancora di salvezza che lo rappacificherà con la vita e il lavoro.
Per quanto concerne la mia narrativa, dirò che scrivo per una necessità interiore che mi porto dietro fin dall'adolescenza. Una necessità, un forte desiderio di partecipare ai lettori le descrizioni e le interpretazioni mie di certi comportamenti, sentimenti, atteggiamenti individuali e sociali avvalendomi, oltre che dell'analisi introspettiva, soprattuttio degli studi nelle discipline umanistiche e scientifiche effettuati in gioventù.
Riporto una lettera - fra le tante - che mi è particolarmente cara e che interpreta esemplarmente il mio lavoro letterario. Me l'ha scritta il 2 novembre 1999 Dalia Oggero. "Mi è piaciuto il suo modo di rendere il quotidiano così com'è, attraverso una lente che è talmente precisa da diventare deformante. Sembra la scelta di un realismo tanto conseguente da trascolorare in una versione iperrealistica. Come in quei quadri dove l'enfasi su particolari apparentemente insignificanti tende a rivelare che da essi promana inquietudine. Così vengono fuori le minime crepe nel vissuto delle persone, le rughe del reale che li circonda".
Aggiungo che la mia narrativa è innovativa sotto molti aspetti. Spontaneamente innovativa. Nel senso che non solo descrivo persone, contesti, azioni, ma cerco di darne una spiegazione in chiave antropologica.
Tra parentesi ti informo che è in uscita un nuovo mio romanzo. S'intitola "L'amore altro. Un'odissea nel Kosovo" (Besa).

Ti sarei oltremodo grato se volessi inserire - al più presto - questo mio intervento tra i commenti al libro "La sirena dell'immortalità" , affinché non sorgano altri equivoci sul testo e i sui suoi contenuti. Oltre che sulla mia figura di narratore.

Un saluto cordialissimo e riconoscente, AUSILIO BERTOLI

ave, Ausilio.

Ave Gianfranco, e saluti a tutti i commentatori. Grazie per questi gradevoli scambi di opinioni. E' fondamentale, a prescindere dall'esito qualitativo di un libro - aspetto del quale ho già riferito nella mia recensione - che se ne parli, ci si confronti. Non ho altro da aggiungere a Bertoli, che ha già spiegato quanto nelle sue intenzioni con la missiva a Franchi. Piuttosto sottolineo e sottoscrivo le sue parole: "Sai, per Meneghello pensavo a una comparazione sul personaggio del cittadino Veneto, e sulle sue caratteristiche. LM ha saputo spiegare com?era, in cosa credeva, su cosa fondava la sua visione del mondo, etc; se uno scrittore veneto scrive di un cittadino veneto contemporaneo, difficilmente non ha in memoria il letterato-principe dell?area? con tutto quel che ne deriva." E' giusto, come in area veneta è difficile prescindere dal contributo di personalità come quella di Guido Piovene, Giuseppe Berto, Goffredo Parise e Mario Rigoni Stern.
8-)

Berto te lo nominavo ad hoc.
Parise è il meno veneto tra i veneti - sei d'accordo?
Rigoni Stern è politica.
Piovene... "Viaggio in Italia" è adorabile. Ma non ne scriverò. Il "De America", chissà...

Parise il meno veneto tra i veneti. Sono d'accordo. Era uno scrittore da "villaggio globale" ante litteram. Rigoni Stern è stato catapultato sulla scena letteraria perché era l'uomo giusto al momento giusto, nel clima politico giusto. Nel tempo è divenuto autore defilato, molto intimista, cantore del rapporto con la sua terra e le sue montagne. Tratto molto caratteristico, quest'ultimo del cosiddetto "tipo veneto".

Se ti va di scrivere dell'ultimo Rigoni Stern saremmo felici di leggere le tue sensazioni, amice Alberto.
Danke!

Caro Giuseppe Ausilio,

ti ringrazio caramente per i saluti, che ricambio di cuore - chiedendoti cortesemente di farti dare da Gianfranco Franchi il mio indirizzo di posta elettronica, se vorremo contattarci personalmente, cosa che mi sarebbe veramente gradita.
Ti ringrazio ancor piu' per la condivisione della mia osservazione sulla condizione della donna in Croazia.
Infine - cosi', tanto per precisare senza alcuna polemica qual era il passo del soprastante articolo a cui mi riferivo nei miei precedenti interventi sulla prostituzione - lo copio qua sotto:

''Si imprimono nella memoria questi ritratti femminili: donne segnate dalle atrocità di una guerra assurda, sulla soglia dell?indigenza e della disperazione ma comunque forti e dignitose nel portare avanti le proprie vite nel mutuo aiuto, arrabattandosi con piccoli lavori al limite della legalità o, più sovente, sulla soglia della prostituzione.''

Spero dunque di sentirti presto e di poter quanto prima leggere questo tuo libro che ha ottenuto qui e altrove tanti lusinghieri paragoni - fra i quali quello con Meneghello, un principe indiscusso delle Lettere italiane.

Saluti Cari
Sergio Sozi