Berselli Alessandro

Io non sono come voi

Autore: 
Berselli Alessandro

Ci sono romanzi fatti per essere gustati con calma, lentamente, una porzione alla volta fino al gran finale che può (si spera ma non è detto)lasciarti dentro qualcosa anche in virtù del tempo dedicato, della lettura appassionata, dell’attesa. Ce ne sono altri che ti si incollano addosso finché non hai consumato l’ultima riga e anche oltre, te li porti in giro perché un frammento di quella storia è diventata la tua. Una scheggia veloce tanto quanto il libro stesso che hai letteralmente divorato.
‘Io non sono come voi’ fa parte della seconda categoria, senza ombra di dubbio.
E’un romanzo coraggioso.
L’autore ha fatto una scelta stilistica graffiante, ha superato lo spartiacque e ha imposto una logica ben precisa. Rimanere concentrato sul protagonista e far si che anche il lettore veda e senta sempre e solo quello che vuole il protagonista. Paolo Graziani, portiere di un palazzo di ricchi, appena quattro appartamenti, che ragiona. Pensa. Riflette. Racconta. Spiega. Ripercorre. Affronta. Tutto in prima persona. Eccolo qui il rischio, una narrazione dove non c’è l’esterno, non ci sono ‘altre voci’, il lettore non deve immedesimarsi in nessun altro che non sia Paolo Graziani che gli si siede accanto per tutto la lettura. Un rischio, a ben pensarci, davvero grosso per il mondo della letteratura contemporanea dove impazzano i generi rigorosi, accurati, tecnici e pieni di dettagli di ogni tipo (dall’uso dei cinque sensi agli approfondimenti legali, medici, scientifici, politici, religiosi…). Il lettore viene abituato a un certo modo di ‘sentire’ la storia. Anzi, a tanti modi, punti di vista, descrizioni chiare e il più possibile oggettive.
In questo romanzo non c’è niente del genere.
C’è Paolo Graziani.
La sua vita monotona, inutile, passata a lamentarsi e ubriacarsi nell’illusione momentanea di poter smettere di pensare quando invece non fa altro. Pensa Paolo. Riflette. Analizza il mondo che lo circonda e lo disprezza. Le coppie che vanno al supermercato sperando di perdersi di vista (e quando ci riescono ne sono sollevati), quelli che vanno a mangiare al ristorante poi non dicono una parola e sperano che il conto arrivi il prima possibile. Poi ci sono gli abitanti del palazzo dove lavora. Per ogni inquilino Paolo ha idee precise, difetti e deformazioni da mettere in evidenza, che lo schiacciano nella sua condizione di misero portiere incapace e inutile perfino nelle ridicole mansioni attribuitegli.
‘ Io non sono come voi’ è l’autopsia del cervello di un pazzo.
Di una persona ordinaria, con un lavoro banale e neanche tanto impegnativo dove a poco a poco taluni neuroni iniziano a girare ‘storti’, la mente stessa si ribella alla ciclicità di un esistenza che non ha senso, si ripete e basta ( ‘La vita è davvero lo stesso giorno ripetuto trecentosessantacinque volte l’anno’ pag. 15). Dove tutto è malinconico, tedioso, doloroso e inutile.
Perché Paolo Graziani non ha mai provato. Alcunché di fatto.

‘ Contento come può esserlo qualcuno che arriva alla conclusione che se sei incapace di amare anche l’odio può diventare un sentimento apprezzabile. L’importante è non lasciarsi morire da soli. Nell’indifferenza’. (pag.94)

Ecco l’essenza della svolta di Paolo. Il passaggio dalla condizione di insofferenza, dolore, malinconia, rassegnazione alla scelta di riscattarsi. Di uscire dal tunnel di banalità e darsi un senso (anche se temporaneo). Paolo inizia a uccidere. Dapprima casi isolati, occasioni scatenate da una frase, un dettaglio fuori posto o un’offesa gratuita. Poi inizia la premeditazione, l’organizzazione di ogni cosa (la conta dei passi, di cosa ha mangiato, di quante macchine passano…). Paolo è un assassino e in quanto tale rivendica questo nuovo ruolo scelto (addirittura anelato dopo la prima volta), una scelta che lo allontana dalle masse e gli farà dire ‘Io non sono come voi’.
Se i primi tre quarti del romanzo sono l’autopsia di una mente malata che arriva alla follia e ci si crogiola candidamente, l’ultimo quarto è adrenalina pura. Da pagina cento in poi si fa sul serio e le chiacchiere di Paolo sono descrizioni di scelte, analisi di accadimenti in corso, riflessioni ad alta voce. Se prima analizzava la vita che lo attraversava, la routine che si ripeteva, dopo è lui stesso che la gestisce, questa vita, togliendola agli altri. E ce n’è davvero per tutti, credetemi.
Il romanzo è un’indigestione che può durare anche un pasto solo perché la lunghezza lo permette e non potrebbe essere diversamente. Quel rischio di cui accennavo sopra avrebbe reso complicato e forse poco credibile una narrazione più lunga e complessa. Oltre che priva di senso in quanto andrebbe contro all’intento originale dell’autore.
Entrare nei meandri di un borderline del ventunesimo secolo per arrivare a svelare come il passaggio dalla ‘normalità’ (propriamente detta) alla follia è in realtà infinitamente sottile, facile e fin troppo vicino alla quotidianità di ognuno di noi.
Perché Paolo Graziani è uno di noi, solo, con dei rimpianti, tanta confusione in testa, paure, tristezze, acidi in movimento per i torti subiti, fragilità e un piccolo vulcano all’interno che produce lava.
Alla fine Paolo Graziani è esploso.
E voi?
Sicuri, sicuri che non?
Non.

Credo che questo romanzo sia una scommessa vinta perché considerando l’atipicità nella struttura, la scelta coraggiosa di concentrare le energie in una sola voce e l’addentrarsi in quei meandri di normalità comuni a tutti (e quindi poco attraenti agli occhi del lettore medio che cerca emozioni, evasione, storie forti, sangue, sesso, and c.) quando si chiude l’ultima pagina le parole così sapientemente usate lasciano una traccia.  Una riflessione in mezzo alle riflessioni. Un non so che di angosciante barra incerto barra incredulo barra ‘certo che però pure io…’.
Vi è mai capitato (immagino di si) di seguire un servizio al telegiornale, quando intervistano i vicini o i parenti o i compagni di classe che con quelle facce stranite, confuse e desolate dichiarano 'Gente per bene' o 'inimmaginabile' o ' Li si vedeva ogni tanto ma erano riservati, mai un problema o un capello fuori posto', vi è mai capitato? Ecco. Il nocciolo della questione mi sembra tutto lì, quel nocciolo che Berselli cerca di analizzare svelandone i segreti, i lati oscuri e la ridicolezza di una mentalità che ogni giorno ormai si scontra con la cronaca nera presentata come 'inspiegabile'. Dopo aver letto questo libro, talune dinamiche, certi tasselli sono molto più che spiegabili. Sono addirittura comprensibili.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE.

Berselli Alessandro  (Bologna, 1965) inizia la sua attività come umorista. Le sue Lettere al condominio catturano l’attenzione del Maurizio Costanzo Show. Collabora con le riviste «Comix», «L’apodittico» e il sito di satira on line “Giuda”. Approda al noir nel 2003 e dopo diversi racconti ospitati su varie antologie pubblica nel 2005 il suo primo romanzo, Storie d’amore di morte e di follia (ARPANet).

Berselli Alessandro, ‘Io non sono come voi’, Pendragon (Settembre, 2007)

APPROFONDIMENTO IN RETE.

Qui un’ottima recensione di Francesca Mazzucato.
Berselli su IBS.
Per proseguire nell’analisi dei personaggi borderline e perdenti di Berselli suggerisco questo racconto inedito: ‘Pigro’ pubblicato sul blog ‘Books and other sorrows’ di F.Mazzucato, vivido e desolante a dir poco.
Il sito di Alessandro Berselli.

ISBN/EAN: 
9788883425615

Commenti

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Buona lettura amices

(a più tardi per i commenti)

" L’autore ha fatto una scelta stilistica graffiante, ha superato lo spartiacque e ha imposto una logica ben precisa. Rimanere concentrato sul protagonista e far si che anche il lettore veda e senta sempre e solo quello che vuole il protagonista."

> Tutto ha inizio con la filosofia di Max Stirner:
 http://www.lankelot.eu/index.php?tag=stirner

poi...

nel 1890, Knut Hamsun scrive la prima pietra miliare nella letteratura egolatrica:

http://www.lankelot.eu/index.php/2006/09/06/hamsun-fame/

"Paolo inizia a uccidere. Dapprima casi isolati, occasioni scatenate da una frase, un dettaglio fuori posto o un?offesa gratuita. Poi inizia la premeditazione, l?organizzazione di ogni cosa (la conta dei passi, di cosa ha mangiato, di quante macchine passano?). Paolo è un assassino e in quanto tale rivendica questo nuovo ruolo scelto (addirittura anelato dopo la prima volta), una scelta che lo allontana dalle masse e gli farà dire ?Io non sono come voi?."

> Ho il romanzo per te: ne ho due, anzi:)

Qui:
http://www.lankelot.eu/index.php?tag=miles-gibson

"L'uomo della sabbia" di Miles Gibson.

E qui:
http://www.lankelot.eu/?p=768

"Il re di Atlantide" di De Swarte

Slittando su altra prospettiva narrativa,
qui Magi su "Follia" di McGrath:
http://www.lankelot.eu/index.php/2007/08/15/mcgrath-patrick-follia/

(e grazie per scheda & segnalazione!)

Grazie per le segnalazioni... prendo nota a vado ad umentare la mia lista dei desideri di IBS...

Buon we!

Volevo precisare (e forse nella scheda sono stata poco incisiva e precisa) che il romanzo di Berselli non è un romanzo noir su un serial killer. Non nel lungo periodo. Per più della metà è la lucida e drammatica analisi di una mente annoiata, desolata, sola, abbandonata, subdolamente lamentosa, acuta ma in modo distruttivo. I lati più morbosi, poi sfociati negli omicidi emergono dopo, col la progressiva trasformazione del personaggio. Ecco perchè verso la fine della mia non-recensione accosto la 'filosofia'del libro con talune dinamiche di cronaca nera attuale. Perchè l'inteno mi sembra proprio quello di mostrare come dentro la routine, le vite tranquilli e lontano dai clamori (perchè Paolo è la tipica persona che se la incontri anche ripetutamente al bar come al supermercato non la ricordi, non c'è niente in lui che lo metta in evidenza o che lo rendano degno di nota sia nell'aspetto che nei comportamenti) dentro questo status insomma, si celano così tanti dolori, confusioni, distorsioni, ossessioni e brame che si rischia di sforare la barriera del 'lecito', il rispetto per la vita umana.

Ottima integrazione.
L'articolo è molto chiaro e carico di informazioni interessanti. Nome e dinamiche completamente memorizzate:).
Grazie per il nuovo, bel contributo.

ecco la copertina (bella!)

ecco la copertina (bella!)