Generalmente, quando si legge il titolo di un libro, si pensa possa alludere a un qualche stato d’animo di un personaggio, che sia una battuta o un’espressione ricorrente nel lessico del protagonista o che, insomma, abbia a che fare con la trama, col contenuto, e mai si penserebbe che possa esprimere un giudizio sul libro stesso.
Ebbene, il Non è niente che campeggia sulla bianca copertina della prima opera di Ilaria Bernardini è il giudizio spassionato da parte dell’autrice su quello che è il libro veramente: niente.
La Bernardini, da parte sua, è stata onesta. La colpa è stata nostra, di lettori, che – ingenui – ci siamo fatti incantare dalle pile di Non è niente che hanno invaso in pochi giorni il reparto novità delle librerie, dal nome di Matteo B. Bianchi (uno che si è sempre distinto per originalità e stile), presentato, tra le persone da ringraziare, come il mentore della giovane autrice, e dalla bandella che promette “una struggente prova di debutto che cattura lo spirito di una generazione e di un’era, parlando di cose minuscole e vere”.
Mai bandella è stata tanto poco affidabile.
Generalmente, infatti, quando si adopera la parola “struggente” per descrivere un libro, si intende riferirsi a qualcosa di talmente bello e coinvolgente da arrivare a far commuovere il lettore. Non è niente, al contrario, si presenta come una sorta di cronaca degli spostamenti e delle semplici azioni (mangiare, bere, dormire, accoppiarsi) di un gruppo di persone, in particolare di due sedicenti amiche Michela e Viola, raccontati con uno stile talmente telegrafico e dall’impatto talmente freddo (“‘A cosa pensi?’ le aveva chiesto lui. ‘A niente’, aveva risposto Michela”, p. 121) che, invece di coinvolgere, respinge e porta a contare le ore o i minuti che separano dalla fine della lettura.
Veniamo allo “spirito di una generazione e di un’era”. Chi scrive è, anagraficamente parlando, in quella zona tra i venti e i trent’anni da sempre caratterizzata dal tormento per l’ingresso definitivo del mondo degli adulti, e che dunque prevede, a parte le perplessità e confusione che ogni nuova condizione comporta, una maggiore maturità e consapevolezza.
I protagonisti di Non è niente rientrano nella stesa fascia di età, così pure Ilaria Bernardini (classe 1977) e dunque il target del libro dovrebbe essere, appunto, il pubblico giovanile tra i venti e i trenta.
Chi sta scrivendo ce l’ha messa tutta per riconoscersi nei comportamenti e nei pensieri dei personaggi del libro, eppure non c’è proprio riuscita. E poi ha capito perché: le manie e i comportamenti di Michela, Viola, Andrea e degli altri che s’incontrano nel romanzo, più che rispecchiare quelli del loro coetanei del mondo reale, somigliano fin troppo a quelli degli adolescenti, cioè gente che ha, per lo meno, dieci anni di meno.
Conflitti con i genitori, fughe da casa (“Cosa faccio senza di te che eri anche mia e si può sapere dove diavolo sei finita?”, p. 236), curiosità morbosa per il sesso, spinelli come se piovessero, considerazioni di una ingenuità spiazzante (“Le chiedeva di Rocco, di Valeria e le domandava se quando aveva partorito aveva pianto”, p. 174) e lessico ridotto a un cumulo di espressioni gergali (“Come stai?”, “Di merda. E tu?”, p. 199) costituiscono infatti in 90% di quest’opera che si gloria del fatto di parlare di “cose minuscole e vere”.
Ora, un conto è parlare, tra le altre cose, di fatti minuscoli e veri, un conto costruire un libro intero esclusivamente su cose minuscole, e vere neanche tanto. Non è niente, infatti, è un romanzo di duecentocinquantadue pagine in cui, per arrivare al primo barlume di intreccio si deve aspettare pagina centosettantadue, dove Michela, la protagonista, scopre che la migliore amica Viola non le ha detto che Giacomo, il suo fidanzato, la cornifica con una amica comune. Da qui si movimenta il tutto: Michela e Giacomo si lasciano e poi si rimettono insieme, Michela si laurea, scopre di essere incinta, Viola fugge da tutto e tutti non si capisce bene perché.
Fine del romanzo.
La trama è senza dubbio esilina, ma abbonda, come accennato, di piccole cose vere. Il fatto è che a un lettore medio queste cose “vere”, non sembrano poi così vere o verosimili come annuncia la bandella.
Le due amiche Michela e Viola, che a parole si amano tanto, non paiono legate, nei fatti, da tutto questo gran sentimento; Viola passa gran parte del tempo rubando nei negozi di alta moda e ferendosi (o facendosi ferire) con oggetti appuntiti che vanno dalle forcine per i capelli alle forbici; Michela si laureerà in filosofia (proprio come Ilaria Bernardini) con 110 e lode, ma non la si vede mai aprire un libro; e tra tutti i personaggi femminili presenti (incluse le due protagoniste) l’affetto sfocia sempre nell’attrazione fisica e spesso va oltre.
A parte queste abitudini “particolari” spacciate per comuni, il libro è come ricoperto da un velo opaco che non permette di mettere a fuoco i personaggi. Non si riesce a capirli mai fino in fondo, come se i contorni delle varie personalità fossero sfocate e si sovrapponessero. Forse è questo il messaggio dell’autrice, che i giovani sono tutti uguali? Mah…
Ad ogni modo, nella confusione generale, c’è un personaggio che spicca tra gli altri e si riconosce sempre: Milano, la vera protagonista (“i palazzi erano vestiti di grigio e polvere”, p. 19; “Il colore unico di Milano fatto solo di una tonalità di grigio. Senza sbagli, senza sbavature”, p. 208).
Che la città avesse un ruolo fondamentale già lo si intuiva leggendo la citazione d’apertura al romanzo tratta da Luciano Bianciardi, che è, senza alcun dubbio, la parte più bella di tutto il libro: “La chiamano nebbia, se la coccolano, te la mostrano, se ne gloriano come di un prodotto locale”.
EDIZIONE ESAMINATA
Ilaria Bernardini, Non è niente, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano 2005, pp. 252.
BIOGRAFIA
Ilaria Bernardini (Milano 1977). Laureata in Filosofia, ha firmato la regia di due spettacoli teatrali, ha diretto un cortometraggio (Che cosa vuol dire pensare) e ha condotto Radio Trionfo su Stream. Scrive su “Linus” e “Rolling Stone”. Fa la speaker per radio e pubblicità e attualmente è la voce di MTV. Nel 2006 è uscito il suo libro di racconti La fine dell’amore (ISBN).
Paola Biribanti, giugno 2007
Già apparso su Lankelot.com
Commenti
Che poi mi dispiace pure andarci così pesante con le critiche.
Allora lancio un appello: qualcuno di buona volontà che abbia letto questo libro mi aiuti per favore a capire qual è - se c'è - il messaggio, l'intenzione dell'opera.
Pronta a mettermi in discussione.
Bellissima stroncatura: complimenti per la perseveranza - che eviterà a chiunque, ormai, di avvicinare tanta vuotezza.
Come lettrice mi arrogo il diritto di non finire un libro brutto o che non incontra il mio spirito.
Immagino che i tuoi dubbi su messaggio e intenzione abbiano la risposta nella chiave di lettura da te presentata: non è niente.
"Michela si laureerà in filosofia (proprio come Ilaria Bernardini) con 110 e lode, ma non la si vede mai aprire un libro"
Basterebbe questo a dimostrare certe inconsistenze...
"La colpa è stata nostra, di lettori, che ? ingenui ? ci siamo fatti incantare dalle pile di Non è niente che hanno invaso in pochi giorni il reparto novità delle librerie, dal nome di Matteo B. Bianchi (uno che si è sempre distinto per originalità e stile), presentato, tra le persone da ringraziare,"
> Torniamo al dramma distribuzione-promozione. Per la serie: dimostrateci che c'è realmente parità di scelta e di visibilità e di opportunità per gli editori medio-grandi e il resto del mondo.
Bella osservazione...
"Che la città avesse un ruolo fondamentale già lo si intuiva leggendo la citazione d?apertura al romanzo tratta da Luciano Bianciardi, che è, senza alcun dubbio, la parte più bella di tutto il libro: ?La chiamano nebbia, se la coccolano, te la mostrano, se ne gloriano come di un prodotto locale?.
> ed è quella che nasconde il niente:).
E' un articolo intelligente, ben calibrato e puntuale nelle osservazioni e nelle critiche; se di stroncatura si tratta, è stroncatura di fioretto e non di clava. In altre parole, un bel lavoro.
Ave Paola!
Lusingata. Parecchio.
Cura ut valeas, Franchi!
"La Bernardini, da parte sua, è stata onesta. La colpa è stata nostra, di lettori"
Eh, di tanto in tanto si vorrebbe poter credere ai numeri, al battage pubblicitario che certe case editrici realizzano per i loro "prodotti". Ma dietro pile e bandelle in bella mostra, spesso poi il libro, appunto, "non è niente".
Gran bella pagina. Ironica ed equilibrata.
inserita la copertina!
inserita la copertina!