Berger John

Abbi cara ogni cosa

Autore: 
Berger John

‘Abbi cara ogni cosa’ è un libricino grande come una mano, centoquarantotto pagine per dieci euro. Il sottotitolo recita ‘ Scritti politici 2001-2007’ che lo colloca inevitabilmente tra gli scritti contaminati. Non è un vero e proprio saggio, tanto meno una qualche forma di narrativa mista. Continua a tornarmi in mente il Moleskine, come approccio quanto meno, nell’intento di miscelare pensieri,...

‘Abbi cara ogni cosa’ è un libricino grande come una mano, centoquarantotto pagine per dieci euro. Il sottotitolo recita ‘ Scritti politici 2001-2007’ che lo colloca inevitabilmente tra gli scritti contaminati. Non è un vero e proprio saggio, tanto meno una qualche forma di narrativa mista.
Continua a tornarmi in mente il Moleskine, come approccio quanto meno, nell’intento di miscelare pensieri, descrizioni, considerazioni, volti, schizzi e immagini. Penso che potrebbe essere decisamente un moleskine svelato al pubblico. In un certo senso molti di questi scritti sono ‘intimi’ non tanto nella forma piuttosto nei contenuti che si addentrano tra meandri ripidi, evoluzioni geo-politiche, razze e popolazioni diverse quanto persone che Berger ha studiato, amato o odiato attraverso l’occhio del critico quanto le labbra dello ‘storyteller’.
Berger è di una poliedricità che disarma. Spazia in ogni scritto. Allarga l’orizzonte poi riduce l’obbiettivo. Affonda le unghie tra le mode e gli atteggiamenti poi si fissa su un volto, un singolo volto che in sé racchiude molto, tanto altro. Poi i campi, i componimenti poetici di Nazim Hikmet, le strofe di Morrison, Francis Bacon e tante, tantissime analisi che arrivano come uragani poi scemano. Gli scritti in media non superano le dieci pagine circa, e sono in totale asincronia temporale. In questo, il senso di meravigliosa confusione, che è più apparenza dovuta all’alternanza degli anni, degli scenari e delle tematiche, eppure l’ebbrezza delle miscelazioni richiama molto gli appunti sparsi, scomposti, dei moleskine.
Le poesie sono per Berger fonte inesauribile di mistero. Da ognuno trae qualcosa di diverso, eppure rinnovabile e ne rende partecipe il lettore inserendone brevi stralci tra gli scritti, una condivisione forse necessaria che proietta chi legge verso un’altra dimensione e così sarà per gli altri elementi contaminatori.

Quando il coro della terra trova occhi nel cielo
e rivela gli uni agli altri nella fertile oscurità  
abbi cara ogni cosa
(Gareth Evans – pag.118-119)

C’è poi uno schizzo, riportato verso la fine del libricino, che lo stesso Berger fece di suo pugno a una donna in occasione di una cena. Ed è un disegno che nei suoi tratti semplici, tra le linee di un viso che ha visto molte espressioni e tanto sole, lì ci sono perfino delle parole. Frasi aggiunte dal Berger e che escono dalle linee, circondano lo schizzo come a volerlo illuminare. Purtroppo la riproduzione nel libro è troppo piccola, non si leggono le frasi eppure l’ho trovato così illuminante, miscelare volti tratteggiati con parole uscite dopo, come a voler fondere diverse forme d’arte. Il disegno si intitola ‘Alexandra’ e risale al 2007.
Berger non è un tuttologo, anche se a leggere questo libricino si potrebbe cadere nell’errore di considerarlo come quelli che si proclamano ‘capaci di dire e fare su ogni argomento importante’. Niente di tutto questo.
Berger è prima di tutto un osservatore, un ascoltatore acuto, una persona abituata a riflettere, a scavare tra le radici umide, i campi incolti e gli animali che pascolano a caccia di un ciuffo d’erba buona. Ama ogni forma d’arte e lo dimostra perfino in questo scritti appunto catalogati come ‘politici’ dove la maggior parte dei ragionamenti, in effetti, verte su dinamiche delle società moderne, scelte di governi, percezioni del vivere e lasciarsi vivere oggi, contraddizioni in termini religiosi, sociali ed economici. Tanto, molto davvero ma mai un ‘generalizzare’ gratuito. Ogni scritto ha in sé un suo peso specifico, un inizio e una fine che in un qualche modo scandiscono il ritmo al lettore, gli fanno voltare le pagine consapevole di cosa andrà a trovare.
E non c’è supponenza, tra le righe. Non c’è la volontà di convincere o lanciarsi in lunghe spiegazioni in favore di una tesi. E’ piuttosto un annotare. Scenari quanto pensieri. Berger non la manda a dire, questo è certo, e molte delle sue osservazioni sono anche palesi provocazioni.
Eppure – che il lettore sia d’accordo o meno, che non è affatto scontato – si finisce per seguirne i fili, quasi ammaliati.
E’ difficile oggi arrivare alla fine di un libro che non ha trama. E se si sceglie un saggio in genere è strettamente collegato a una passione o un’esigenza professionale.
Invece ‘Abbi cara ogni cosa’ si divora. Lo stile è senza dubbio scorrevole ma mai trascurato o lascivo. Preciso ma pulito, senza artifizi lessicali o strutturali. E’ un ‘parlare’ senza voler colpire chi ascolta, non attraverso linguaggi quanto meno. E’ un lanciare ami preziosi, parole pesanti ma sussurrate che richiedono tempo e pazienza per arrivare in fondo, per ‘attecchire’.

Cercare ogni mattina
quel poco
che ti fa sopravvivere un altro giorno.

Sapere quando ti svegli
Che in questa giungla di leggi
Non esistono diritti.
Sperimentare negli anni
che niente migliora
e tutto va peggio.

L’umiliazione di non riuscire
a cambiare quasi nulla,
e di afferrarti a quel quasi
che presto porta a un altro punto morto.

 (pag.13)

Questo stralcio poetica scritto dallo stesso Berger si trova dentro lo scritto ‘Sette livelli di disperazione’ scritto nel 2001 e non credo richieda molti altri chiarimenti storico culturali.
La guerra è per Berger un fenomeno ossessionante, un buco nero devastante che incombe. Separa eppure ritorna, alimenta l’industria del potere, del sangue e delle manovre. E lascia in silenzio una parte importante di questo nostro mondo sempre più sordo, cieco e vuoto.

“Per noi”, dice una madre palestinese a un checkpoint dopo che un soldato delle Idf le ha tirato dietro un lacrimogeno, “per noi il silenzio dell’Occidente è peggio delle loro pallottole”, e fa un cenno con la testa in direzione del mezzo blindato.
Probabilmente lo scarto tra i principi enunciati e real-polik è una costante della storia. Spesso i discorsi sono magniloquenti. Qui, invece, è il contrario. Ciò che si sta consumando è la meticolosa distruzione di un popolo e di una nazione promessa. E questa distruzione è circondata da parole inadeguate e da un silenzio evasivo. (pag.16)

Come questo, ce ne sono tantissimi davvero di spunti, constatazioni, analisi e descrizioni. Berger sa di cosa parla, è stato in tutti i posti di cui poi ha scritto, a tratti descrive scene che sta vedendo nel momento in cui scrive. Ed è un incontro spazio-temporale che lascia il lettore sospeso. Come esserci e allo stesso tempo sapere che non. E in quel ‘non’ è racchiusa tutta la filosofia di questi scritti. E’ un po’ come se Berger sottintendesse: ‘Tu, caro lettore, che non sei, non eri, non sai… almeno ragionaci, non chiuderti, non lasciarti accecare dai blablabla vuoti, dagli slogan ammaliatori tanto quanto dal consumismo che desensibilizza, distrugge. Tu che puoi, non smettere di (ascoltare, leggere, documentarti, riflettere…)’. Io l’ho sentito questo messaggio tra testi diversi quanto uniti da questo stesso comune denominatore.
Dal 2001 al 2007 molte circostanze sono cambiate, gli scenari si sono evoluti, le società tendono ad allontanarsi sempre di più dalle condizioni precedenti, anelano quello che non hanno, rifiutano di fermarsi. Vogliono ogni volta qualcosa più.
E Berger non si lascia incantare. Osserva, disegna, si imprime immagini quanto note e parole altrui poi le assembla.
Questi scritti sono anche questo. Assemblaggi sapienti ma mai deformanti. Non credo che il lettore potrà sentirsi manipolato o costretto verso una direzione che non vuole. Specialmente perché Berger non ragiona a vuoto, mostra scenari, racconti aneddoti, da un nome preciso a ogni ‘cosa’. Non la manda a dire, appunto.
Alcuni scritti, poi, sono vere e proprie analisi socio culturali, denudano i comportamenti di questa nostra società figlia del progresso e delle tecnologie ma incapace di capire dove sta andando. Un breve testo, ad esempio, intitolato ‘dove siamo?’ inizia così:

Vorrei dire almeno qualcosa sul dolore che esiste oggi nel mondo.
L’ideologia consumistica, che è diventata la più potente e invasiva del pianeta, vuole convincerci che il dolore è un incidente, qualcosa contro cui ci si può assicurare. (pag.42)

E’ impossibile non rimanere incollati a certe pagine. Quando le analisi diventano lucide proiezioni di realtà concrete, conosciute eppure così spesso deformate e ignorate che attraverso le parole di Berger sembrano riacquistare una propria identità pulsante, nuda.
Ci sono poi, per quanto mi riguarda, due specifiche tematiche che Berger osserva molto da vicino e che mi colpiscono personalmente: lo spazio e il muro.
Lo spazio è qualcosa che esiste perché senza l’essere umano non sarebbe, non esisterebbe, non si sentirebbe. Dare una collocazione a noi stessi quanto a tutto ciò che ci circonda ci è diventato indispensabile, senza ci sentiamo incompleti, mancanti forse. Eppure sempre più spesso è difficile sentirsi a proprio agio in un dato ‘luogo’, come se quegli tessi spazi così tenacemente etichettati si ribellassero alle distinzioni e ci rifiutassero. Ecco allora che Berger osserva e ne sottolinea le stonature.

Può darsi che il caos abbia le sue ragioni, ma è muto. Dalla capacità umana di disporre e dare  un posto alle cose nascono il linguaggio e la comunicazione. In inglese il termine place è sia verbo che sostantivo. (pag.81)

Tutti hanno un immediato bisogno di localizzarsi. Come se volessero sgombrare il campo dal dubbio di non essere da nessuna parte. Circondati da così tante astrazioni, hanno bisogno di inventare e condividere i proprio transitori punti di riferimento. (pag.116) da ‘Dieci dispacci a proposito dei luoghi – 2005’
Quindi i luoghi come bisogni. Le coordinate come imperativi per non perdersi, per non sentirsi invisibili, trasparenti e quindi irraggiungibili dagli altri quanto da se stessi. I posti diventano ancore, certezze entro cui rintanarsi e che – ogni tanto – si ribellano a questa deformata considerazione rifiutando, rifiutandoci. Poi ci sono i muri.
Berger attribuisce molti significati ai ‘muri’ che separano ma rappresentano anche la netta distinzioni tra i diversi lati di uno stesso ‘intero’. E non è una mera questione tra ‘bene e male’, questo non è un romanzo e Berger non ha nessuna intenzione di raccontare ‘una storia’ in nessun senso.
I muri rappresentano i confini di quelli scelte che ci danno modo di decidere chi vogliamo essere e come scegliamo di vivere.
C’è un passaggio, in particolare, che mi porto addosso come un amuleto. Non lo trascriverò per lasciare il piacere al lettore di trovarlo e farlo suo, se vorrà.  Inizia a metà di pagina 92. Spero un giorno di poter affermare che ho scelto il ‘rispetto di me’, quel particolare lato del muro più difficile da raggiungere, conquistare ma che ci riporta a una dimensione più ‘umana’ e meno standardizzata, catalogabile quanto targettizzata, governata da altri che ci illudono lasciandoci poi vuoti e soli.
Concludo con un passaggio che è una dichiarazione d’amore verso le storie intese come veicolo di diffusione, di intrattenimento certo ma soprattutto di denuncia, palesamento di situazioni e circostanze che diversamente rimarrebbero inascoltate, senza una voce così forte da arrivare lontano. Ed è straordinario come anche qui, Berger sposti l’attenzione, non si limita a sottolinea quanto ‘può’ uno scritto bensì ricorda anche quanto sia necessario leggere. L’uno e l’altro, dunque, contro i ‘lavaggi del cervello’ propinati da ogni direzione possibile, scrivere e leggere (non necessariamente entrambi, non necessariamente in quest’ordine) come strumento di ragionamento, per non lasciarci ingabbiare.

Osservo il volto di Alexandra seduta in giardino e ricordo una frase di Anton Cechov, che era un medico come lei: ‘il ruolo dello scrittore è descrivere la situazione in modo così veritiero… che il lettore non possa più eluderla’. Oggi noi, con le esperienze storiche che abbiamo vissuto e che le macchine politiche cercano di cancellare, dobbiamo essere sia quel lettore, sia quello scrittore… e possiamo farlo.

(giugno 2007)
(pag.135)

 

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

John Berger, 78 anni, inglese nato a Londra nel 1926, formatosi in primo luogo come pittore, poi divenuto critico d’arte, è autore di saggi (tra cui Ways of Seeing, che la rete televisiva BBC ha trasformato in una serie TV, romanziere (vince il Booker Price con G nel 1972), sceneggiatore (scrisse, tra l’altro, in collaborazione con il regista svizzero Alain Tanner, Jonah qui aura 25 ans l’an 2000 e quattro piece teatrali), giornalista (su El Pais, The Guardian, The Independent, Frankfurter Rundschau).
Da quasi trent’anni si è ritirato a vivere a Quincy, un piccolo villaggio alpino, da cui è disceso a Torino in sella alla sua motocicletta.

'Abbi cara ogni cosa' di John Berger - Fusi orari, 2007, Isbn: 9788889674307, Pag.150 - E.10
Traduzione a cura di Maria Nadotti.

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Barbara Gozzi

Dello stesso autore:

 

ISBN/EAN: 
9788889674307

Commenti

Lettori!
Nuovo articolo di Barbara. Sempre su John Berger.

grazie Barbara, avevo in mente di leggerlo e lo farò di sicuro dopo questo tuo pezzo.

"I muri rappresentano i confini di quelle scelte che ci danno modo di decidere chi vogliamo essere e come scegliamo di vivere": sì!

mi pare sia morto recentemente Berger, avevo letto qualcosa in sua memoria.

Grazie a ilbuonmago e goccia.
Sai che non lo so, goccia, se è morto? Mi metti un dubbio... on line ho trovato alcune sue partecipazioni in Italia risalenti alla fine dell'anno scorso...
La parte dei muri comunque è davvero qualcosa di incredibile. Di una potenza che non riesco a spiegare. I muri sono un simbolo da sempre. Ma il modo in cui li spiega e li descrive Berger quanto meno ci ridà un pezzetto di umanità in tempi che di umano sembrano avere ben poco (e mi riferisco un pò a tutto, alla cronaca fino al modo in cui viviamo ognuno chiuso e intento a correre a occhi chiusi verso mete luccicanti quanto, forse, inesistenti).
Berger lo sa, quanto può essere feroce l'uomo. E quanto lo sarà sempre.
Non si illude né tenta di indorare la pillola.
Eppure ci sono, le parole che parlano di speranza, di scelte possibili, di menti aperte quanto di libertà e battaglie senza armi.
Ci sono.
E tanto basterebbe.

Guarda, cara goccia, difficilmente consiglio on line un libro. Nel senso che ne scrivo, lascio appunti o magari posto impressioni o passi che mi sono piaciuti. Però quasi mai ho scritto neso su bianco 'compratelo'. Per tanti motivi.
Stavolta invece lo scrivo eccome, senza preoccuparmi di essere additata o altro.
E' una questione di pelle. Sensazioni che oltrepassano le parole, raggiungono i significati e mi fanno sentire così vicino a.
Che non è semplice, oggi giorno tra mitragliate di riviste patinate, maxi schermi e pc che praticamente ci parlano...
Si, è un libro per me fondamentale.

Barbara

Intanto, dopo rapidi controlli, confermo: l'autore è vivo.
http://en.wikipedia.org/wiki/John_Berger
e
www.johnberger.org/

(scheda intensa e personale. bellissimo lavoro. Grazie Barbara)

Ah meno male, non avevo trovato niente on line ma mi restava il dubbio...
Berger è un autore che non credo si possa analizzare in modo puramente 'oggettivo' (ammesso che sia davvero possibile farlo, in generale intendo). Poi certo, io leggo così, usando tutti i sensi e tutto il resto che mi sembra qui si sia già capito. Non potrei mai fare 'l'analizzatore' di testi. Mai. Perché quello che mi resta addosso è decisamente soggettivo. E' una questione di emorzioni - certo - ma anche di percezioni, di immagini, di suoni...
Comunque mi sembra 'interessante' il fatto che on line non sia facile reperire commenti, annotazioni su scritti di Berger, forse ho avuto poco tempo io, di cercare... per cui, se qualcuno trova altri punti di vista ben vengano.

Grazie per le aggiustature Gf, però hai visto che stavolta wordpress si è lamentato meno di me? Ehhhh... gli ho fatto i biscotti ieri sera!

Un saluto a tutti,
Barbara

"Mai. Perché quello che mi resta addosso è decisamente soggettivo. E? una questione di emozioni - certo - ma anche di percezioni, di immagini, di suoni?"

> Credo, ti dico, che la pretesa di analisi oggettiva e scientifica, in critica letteraria, rimanga appannaggio solo di chi si dedica all'analisi degli aspetti quantitativi di un'opera, in primis linguistici e lessicali. Quel che possiamo fare con relativo rigore è contestualizzare e comparare: il resto è filtro e trasfigurazione.
Ma se ti va se ne riparlerà meglio. Io sono felicemente eretico, come lettore, allineato a posizioni pontiggie o borgesiane o manganellidi:).
*
(wordpress va soltanto coccolato. hai ragione).
*
Integrati due link - entrambi diretti alla casa editrice, "Fusi orari" - ora sento se è possibile esaminare un po' di rassegna stampa.

Dario Olivero, Repubblica:

UNA STORIA SBAGLIATA
Basterebbe leggere quella manciata di pensieri dedicati a Pier Paolo Pasolini per avere la conferma che John Berger è una grande anima. Uno di quelli che riesce a vedere la luce dove gli altri non vedono che notte. Una luce ancora più abbagliante perché affidata soltanto alla fiducia nella volontà dell'uomo. Ma in Abbi cara ogni cosa. Scritti politici 2001-2007 (tr. it. M. Nadotti, Fusi Orari, 10 euro) c'è molto altro. I sette livelli di disperazione, per esempio. Uno per ogni giorno della settimana. Un ottimo motivo per non risvegliarsi in questo mondo specie se abiti in certe parti di questo mondo: che in questa giungla di leggi non ci sono diritti, che niente migliora, l'umiliazione di non riuscire a cambiare quasi nulla, vedere chi resiste ridotto in polvere dalle bombe, il peso degli uccisi che spegne l'innocenza per sempre.

Parla di posti precisi Berger, parla di Medio Oriente, parla delle sue esperienze dirette e della sua vicinanza ad Arafat e alla causa palestinese ma l'atto d'accusa ha un respiro più ampio quando dice che qualsiasi strategia elaborata da leader politici incapaci di immaginare una simile disperazione (tutte le disperazioni) non può che fallire e reclutare sempre nuovi nemici. Oppure che di questi tempi le richieste di giustizia vengono da così tante parti che l'infinito sembra essere finalmente dalla parte dei poveri.

Annarita Briganti su Napoli On The Road:

A Mantova Berger ha dialogato con la sua traduttrice italiana, Maria Nadotti, prendendo spunto dalla recente pubblicazione di Abbi cara ogni cosa (Fusi Orari), raccolta di articoli politici scritti tra il 2001 e il 2007, che è diventata per il festival Avere caro questo mutilato mondo e ha letto brani dai suoi libri con l?attore Giuseppe Cederna, l?uno in inglese l?altro in italiano, alla luce calante sul far della sera nel cortile del Castello di San Giorgio.
La Nadotti è affascinata dal ?sesto senso? dell?autore ovvero la porosità, la capacità di penetrare in ogni realtà e immedesimarsi nelle emozioni e nelle persone riuscendo a narrarle in modo più veritiero: ?porosità è quando durante un volo acrobatico la tua pelle diventa estensione del mondo che vedi, quando il tuo io si immedesima con la natura e con gli esseri che ti circondano.?
Capite quanto sia a suo modo rivoluzionario un intellettuale che nell?Era Virtuale inviti a compenetrare le cose per curare il mutilato mondo.

Quanto rivoluzionario sia cercare ad ogni costo un rapporto empatico con gli altri se là fuori dominano competitività, diffidenza e difficoltà di integrazione sociale e razziale.

Dalla conversazione mantovana è emersa una sua concezione della scrittura ugualmente incentrata sulla tradizione. Strumento per trasferire ai lettori le storie raccolte viaggiando, osservando e ascoltando la gente, si tratti di contadini a rischio di estinzione, potenziali terroristi o leader politici, piuttosto che pura invenzione (la famosa fiction).
Ovviamente Berger ha le sue idee e il fatto che riporti testimonianze e vicende reali non vuol dire che esse non siano filtrate da tali convinzioni. La ?verità? è difficile da raggiungere, per tutti.

Ad un uomo così colto abbiamo chiesto quali autori italiani conosca. Ecco la risposta impeccabile:?Pasolini, Leopardi, Pavese, Celati e Tomasi di Lampedusa?, ma si capiva che sarebbe andato avanti a parlarne per ore.

Annarita Briganti

'naggia, l'ho dato per morto, povero Berger, chiedo scusa (a lui, più che altro!)...quello che avevo letto doveva essere un omaggio, ma non alla sua memoria!
comunque grazie ancora, questo testo non me lo lascio sfuggire proprio.

a latere... tra uno o due articoli entri nei "top writers", mi pare che il tetto sia 21 pezzi. Questo significa che sarai sempre in homepage - manca poco a nche a Monnalisa! - nella pagina dello staff.
Mi fa molto piacere:)