Nina Berberova (1901-1993) appartiene alla "seconda generazione" di scrittori e poeti russi (così definita per distinzione rispetto ai grandi narratori dell'Ottocento e primo Novecento) che, giovani all'epoca della Rivoluzione d'ottobre, furono costretti all'esilio non tanto dalle cause del rivolgimento interno alla loro patria (la capitolazione dello zar e di tutto un sistema di ingiustizie feudali venne salutata con tetra soddisfazione), ma dagli effetti che essa determinò nella vita quotidiana di milioni di persone, ridotte dall'oggi al domani sulla soglia di una povertà nerissima, cornice impossibile per espressioni artistiche non allineate alla realtà politica che andava configurandosi.
Questa diaspora culturale porta dapprima soprattutto in Francia (oltre che in Germania e in Inghilterra, in seguito anche negli Stati Uniti) una miriade di persone delle estrazioni sociali più varie, anche se senza dubbio sono le classi medio-alte, borghesia piccola e grande, nobiltà più o meno decaduta, a potersi rifugiare tra le braccia di una Parigi indifferente ma necessaria alle esigenze di sopravvivenza di quella che in breve prende la forma di una comunità abbastanza chiusa e sufficiente a se stessa.
Il fortissimo senso di identità e di appartenenza a una Madre Russia ormai perduta per sempre indurrà molti artisti, che non vi faranno mai più ritorno, a cercare conforto fra i propri simili, fondando giornali in lingua russa, scrivendo solo in lingua russa e frequentando unicamente gli ambienti letterari ricostruitisi come isole di naufraghi in un mare sconosciuto.
I personaggi dei romanzi brevi di Nina Berberova consumano le proprie esistenze stentate e quasi sempre infelici nell'acqua nera di un sogno perduto, condannati a un eterno esilio interiore e geografico, come foglie al vento che non appartengono più veramente a nessun luogo.
I due racconti che costituiscono la raccolta "Alleviare la sorte", composti attorno al 1940, diventano paradigmatici della condizione di questa massa umana sradicata dalla propria terra e per questo destinata all'oblio, alla solitudine, alla morte. Quando essa cerca un riscatto sociale deve in qualche modo adattarsi al mondo matrigno, crudele e insensibile, nel quale si è occultata per sopravvivere, finché perlomeno l'istinto di conservazione mantenga un significato bastevole a se stesso (non a caso il suicidio serpeggia spesso tra le pagine della Berberova, specchio di quello che vede protagonisti molti suoi amici nella realtà).
Così Aleksej si procura da vivere "alleviando la sorte", ossia facendo sottoscrivere a facoltosi conterranei emigrati (la Parigi della Berberova - certo per spirito di contrappasso - non è mai popolata di Francesi: ella vede solo Russi, ricchi o poveri che siano, quali unici abitanti del nuovo mondo imposto dal destino e dalla storia) polizze di assicurazione sulla vita, che consentano ai parenti, privati del proprio congiunto, almeno un'esistenza decorosa dopo la sua dipartita. Il fascino e le argomentazioni di Aleksej ne fanno un agente ricercato e di successo, ma non lo esentano da contraddizioni e sotterfugi interiori, specie nel rapporto con le due madri (quella vera e quella acquisita con il secondo matrimonio del padre, veri emblemi di una Russia felix divisa fra tradizione e spregiudicatezza), e in quello con le donne in generale.
La giovane ?enja, che incarna l'archetipo femminile rivisitato in altri racconti (da L'accompagnatrice a Il giunco mormorante) della vittima sacrificale più di un sistema che di una persona, finisce per essere stritolata dall'immoralità spirituale di Aleksej e di tutta una società sull'orlo dell'abisso.
Saša, la stiratrice protagonista del secondo racconto, "Il pianto", è ancora più vicina a quel modello che definirei di "vite a rendere", in cui esistenze costrette dagli eventi ai margini della società, vengono sprecate nell'assistenza grigia a parenti anziani, nel ricordo nostalgico di un tempo e di un mondo diversi, forse non felici ma non mendicati al destino, e nell'attesa inutile di un amore (metafora soprattutto della rivincita su vite scialbe e prive di significato) che non verrà.
Nina Berberova dà voce a un intero mondo (femminile, ma non solo, poiché la sventura è universale) di gente sopraffatta dall'ineluttabilità di una sorte avversa superiore e tiranna, contro la quale non c'è scampo - se non, parzialmente, nell'intelligenza personale che spinge a compiere scelte di solitudine consapevole e coraggiosa.
Nessun lieto fine, nessuna redenzione a buon prezzo, perché davvero la vita non è - quasi mai - un bel romanzo.
Le piante sradicate dalla terra che le nutre e poste su terreno sassoso muoiono. Oppure si adattano, prendendo spesso l'aspetto delle pietre che non possono sgretolare.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Nina Nikolaevna Berberova (Pietroburgo 1901-Philadelphia 1993), poetessa e scrittrice russa. Nel 1922, dopo il matrimonio con Vladislav Chodasevi? emigra in Germania e subito dopo in Francia, dove vive fino al 1950, per poi stabilirsi definitivamente negli Stati Uniti – insegnerà per molti anni all’università di Yale che conserva oggi il maggior archivio dei suoi scritti post 1950 (quello antecendente si trova invece a Stanford). Muore nel 1993.
In Germania, Francia e in America pubblica tutte le sue opere in lingua russa, che cominciano a venire tradotte in Francia dagli anni Ottanta (L’accompagnatrice, 1982). In Italia è Feltrinelli che per primo pubblica la Berberova (L’accompagnatrice, 1987 e Alleviare la sorte, 1988), poi seguito soprattutto da Adelphi e Guanda e Passigli.
Nina Berberova, “Alleviare la sorte” , Feltrinelli, Milano 2004.
Contiene il racconto "Pianto" (orig. Pla?, 1941-42)
Tit. orig.: Oblegcenie u?asti (1938)
Traduzione di Bruno Osimo
Prima edizione italiana: “Alleviare la sorte”, Feltrinelli 1988
In francese appare con il titolo "Astachev à Paris"
Approfondimenti in rete:
Con un pizzico di autoreferenzialità segnalo che la bibliografia delle opere tradotte in italiano è ora disponibile per mia cura su Wikipedia, dove si trova una voce abbastanza completa relativa all’Autrice.
Berberova su Lankelot
Ilde Menis, agosto 2007
Commenti
Una delle mie scoperte recenti... prestissimo un secondo racconto lungo...
"ma dagli effetti che essa determinò nella vita quotidiana di milioni di persone, ridotte dall?oggi al domani sulla soglia di una povertà nerissima, cornice impossibile per espressioni artistiche non allineate alla realtà politica che andava configurandosi."
> è la straordinaria ingegneria sociale che ancora oggi vorrebbero li ispirasse, se avessero il potere:). Dal punto di vista culturale e artistico, piuttosto, quel che scrivi è molto chiaro e molto triste: allinearsi per sopravvivere, oppure vivere da esuli. Questo passo, in particolare, è impressionante:
"Il fortissimo senso di identità e di appartenenza a una Madre Russia ormai perduta per sempre indurrà molti artisti, che non vi faranno mai più ritorno, a cercare conforto fra i propri simili, fondando giornali in lingua russa, scrivendo solo in lingua russa e frequentando unicamente gli ambienti letterari ricostruitisi come isole di naufraghi in un mare sconosciuto."
"Nina Berberova dà voce a un intero mondo (femminile, ma non solo, poiché la sventura è universale) di gente sopraffatta dall?ineluttabilità di una sorte avversa superiore e tiranna, contro la quale non c?è scampo - se non, parzialmente, nell?intelligenza personale che spinge a compiere scelte di solitudine consapevole e coraggiosa."
> Quindi, in sintesi, è perfettamente necessaria: perché altrimenti voce quel mondo non ne avrebbe avuta, o sarebbe stata debole.
Grazie di cuore. Volo a vedere la pagina su wiki...
"Le piante sradicate dalla terra che le nutre e poste su terreno sassoso muoiono. Oppure si adattano, prendendo spesso l?aspetto delle pietre che non possono sgretolare".
Esuli, come denti privi di radice. Imbrigliati nel ricordo di un passato che non potrà più essere e che trasforma la vita in nostalgica sopravvivenza.
Bellissime entrambe le pagine. Grazie, Ilde.
Sì, Angela, è vero, hai colto perfettamente.
Grazie a te dell'attenzione.
"ma dagli effetti che essa determinò nella vita quotidiana di milioni di persone, ridotte dall?oggi al domani sulla soglia di una povertà nerissima, cornice impossibile per espressioni artistiche non allineate alla realtà politica che andava configurandosi."
> mi sembra molto efficace quest'affermazione.
Una pagina molto toccante davvero e ottima la chiusa.