La voce di Narciso è un testo pressoché introvabile. Abbiamo però dei frammenti nell’edizione Bompiani del 2002 che raccoglie gran parte dell’opera – romanzi, riflessioni, testi teatrali – di Carmelo Bene.
In questo testo sono ravvisabili le più efficaci chiavi di lettura per affrontarne la poetica. Innanzitutto egli è contro il teatro. Il teatro di stato, come lo chiama, vale a dire quello ufficiale o ufficializzato, con attori di prosa che si limitano a recitare (a leggere, come sostiene) e nulla più, impalmati e premiati da altrettanti ‘statali’, presidenti di Ministeri e affini che di teatro se ne intendono ben poco. Celebre fu l’antipatia verso Carmelo Rocca, il quale davanti a Bene una volta disse “Se non ci pensiamo noi alla mediocrità [degli attori], chi ci pensa?”.
Ma l’astio verso il teatro di prosa – naturalmente riconosceva i geni di Gassman, Fo, Eduardo o Aroldo Tieri – è riconducibile ad un ricordo d’infanzia raccontato dallo stesso Bene nell’autobiografia Sono apparso alla Madonna:
“Per me insomma il teatro era quello lirico: suoni, luci, fasti, sperpero, spettacolo dove innanzitutto non si parlava come nella vita […]
“Quando cantano?” importunavo la nonna.
“Ignorante, questi non cantano, parlano”
“Parlano e son pagati?”
“E perché no, vuoi che parlino gratis?” (pag. 1112)
Poi è la scoperta di Baudelaire, e i suoi tre sogni:
“solo vorrei che gli attori calzassero zoccoli altissimi
portassero maschere più espressive del
volto umano e, parlassero per mezzo dei megafoni” (pag. 1002)
Carmelo Bene si propone si ottenere il prototipo di attore sognato da Baudelaire, un uomo che venga amplificato, e che di conseguenza non sia più umano. Che non parli, dunque, ma canti. Sappia superarsi, annullandosi, anche. Oltre il rappresentabile. Non più attori che ripetono lo stesso testo a memoria da secoli, ma una voce che si compie, nell’atto teatrale. Ecco perché Carmelo Bene non si riconosce nella definizione di ‘attore’. Attori sono gli altri. Il lavorio sulle scene è lungo, ma mai è scevro di riflessioni, anche pleonastiche, sul proprio ruolo e sul senso di ciò che si rappresenta. Si è parlato di iconoclastia, per come ha ribaltato i classici, con ferocia ed ironia, ma mai con sterile scopo scandalistico. Ha impiegato l’intera vita per la ricerca, continua, esasperante, a scapito anche della salute fisica.
“Nel poverismo della rappresentazione si alternano più o meno grandi “attori” che imiteranno, senza mai riuscirvi, gli arroganti, improvvisati, egoguitti spettatori, incoraggiati dallo spettacolo dei ministeri dell’insensata quotidiana rappresentazione di stato. Nel teatro dell’irrapresentabile l’Attore è infinito”.
Metodo fondamentale per rendere l’Attore infinito è il lavoro sulla voce: la phonè dunque, il rumore. L’amplificazione della voce in un attore di prosa è ottenuta con la mera impostazione di questa, frutto di anni di dizioni e brucianti pressioni al diaframma. Ma per restituire quell’immagine altra, irrapresentabile, che Baudelaire tanto agognava, la voce dell’attore deve essere assolutizzata: con della strumentazione fonica, microfoni e volume alto al limite della percezione, la musica diventa phoné, diventa rumore: forma primigenia, arcaica del suono.
Per questo Carmelo Bene che legge Dante non sarà mai Dante recitato, ma sarà un processo assoluto di oblio, di sublime perdita di coscienza.
Shakespeare, Marlowe, non sono autori di teatro. Sono poeti.
“Bruciano eternamente nell’azzurro, è chiaro. Son già grandi poeti sulla pagina. Se poi qualcuno un giorno o l’altro […] vorrà metterli in musica, eh beh, l’eventuale spettatore non andrà certo (o almeno non dovrebbe) all’opera o a teatro a estasiarsi del valore del libretto – che può leggere a casa.” (pag. 1006)
Dunque il testo con cui lavorare non è il fulcro della rappresentazione. “Il testo è spazzatura”, disse una volta, per indicare la sua lateralità. È l’avvento che accade durante lo spettacolo ad interessare al Bene filosofo: il riuscire ad andare oltre. Smaterializzando il testo, la comprensione e soprattutto se stessi: per questo rifugge la coralità. Perché non è più un soggetto che si esprime, è lotta conflittuale tra più ego: l’io e il super-io a contrasto. Il soggetto non ha più alcuna unità, del resto svanisce il sé attore e il sé interpretato, tutto si fonde e contemporaneamente si frammenta. “Se siffatto attore è di già compromesso dal partner importuno che gli è dentro, come può tollerare ancora un’”altra” esteriorità che lo provochi al “discorso” con la scempiaggine della “finzione di prima mano”? Monologare è già concorso in rissa”
Ma è già dall’antica Grecia che il teatro è musica. Carmelo Bene ravvisa in Euripide e Socrate il germe della dialetticità del teatro tragico. Egli scavalca tutto ciò che ne è succeduto, per tornare alla purezza musicale dell’inizio, al fenomeno “miracoloso” dell’irrapresentabile.
Particolarmente ingiusto e insensato appare il ruolo del regista. Bene lo definisce un prete cialtrone che officia il funerale del teatro. Non solo, “cerca[…] un letto in un domicilio altrui”: se per Bene il grande teatro è il mettersi in scena per togliersi da questa (fondersi in un grande e comatoso gesto in musica, superando se stessi) è ovvio che il ruolo di un regista, un estraneo all’avvenimento, è salutato come un inutile vouyeur che niente dà alla rappresentazione. Shakespeare era poeta geniale ma saliva egli stesso sul palco. Si metteva in gioco, in certo modo. E il senso del ludico è ben radicato nella personalità (multipla, a questo punto) di C. B. Il regista invece “È nel meno deteriore dei casi, un direttore d’orchestra che, dopo l’ultima “prova generale”, abbandona la bacchetta alla “prima”, capacissimo di recriminare “che le cose non sono andate come dovuto a cominciare dagli interpreti”.
Un’altra figura non solo considerata inutile, ma disprezzata sinceramente, è quella del critico teatrale. Celebre il suo diverbio con Almansi. Mediatore auto autorizzato, egli influenza il fruitore dello spettacolo tentando di mediare appunto, rendere comprensibile, dunque volgarizzare e uccidere l’arte. Il teatro dell’incomprensibile non può essere spiegato, se non da altri artisti o filosofi. Solo questi possono fare critica, “la grande critica (Baudelaire, Poe)”. Ma anche Artaud, al quale Carmelo Bene deve tutto. Se l’io non ha più luogo, se il testo ha la stessa importanza laterale che può avere un particolare della scenografia o del trucco, se la voce diviene amplificazione asincrona e maestosa al limite della visibilità, se ciò che conta è l’avvenimento di questo complesso di fenomeni, è logico concludere che il teatro di Carmelo Bene è morto con lui. Ed è quello che negli anni ha sempre tentato di ottenere: spodestare se stesso e il teatro. Egli è il compiersi della sottrazione, nell’autenticità del compimento. Da giovane poeta, per poi passare all’artista, Bene si è trovato a condannare le sue precedenti vesti, figlie dell’ingenuità: “l’arte è tutta borghese”, ossia “di stato”. Il ripudio per il ruolo dell’attore, poi del poeta e dell’artista hanno un senso nella piena realizzazione di sé in un “capolavoro”. Non serve generare delle opere d’arte ma, è debitore di Nietzsche in questo senso, “bisogna essere dei capolavori, anche se mancati”. E questa continua ricerca sfocia nell’ultima fase del suo lavorio, cioè la macchina attoriale. Non più un soggetto, non più un attore: bensì un complesso di dinamiche relative alla rappresentazione, all’uscita di scena: astrazione totale dell’atto teatrale, che rielabora la poesia dello scritto in aurea musicalità. Campana e Leopardi divengono suono, svanisce il senso dei loro autori. Un io che non c’è, è un io che non è mai nato. Perfettamente in sintonia con il classico di Collodi – un burattino mai nato eppure esistente – Bene ha incarnato la fine del teatro. La voce di Narciso è un testo segreto, uno sfogo a latere, in cui, per un poco l’io torna a galla, un io naturalmente costruito da milioni di altri mai esistiti; poeti, filosofi, cantori e musici che fuggono ogni definizione. Così come Carmelo Bene, del resto, lo ha detto, o meglio è stato detto da Montale: “codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.
Commenti
Carmelo Rocca è stato mio docente, al dams. Credo sia morto qualche anno fa. Fumava in aula.
oh, bene...
“Per questo Carmelo Bene che legge Dante non sarà mai Dante recitato, ma sarà un processo assoluto di oblio, di sublime perdita di coscienza.
Shakespeare, Marlowe, non sono autori di teatro. Sono poeti. ”
> Puro MARTELLO.
"Così come Carmelo Bene, del resto, lo ha detto, o meglio è stato detto da Montale: "codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo"
> E su questo passo stanotte medito. Danke Luca.
"Ha impiegato l'intera vita per la ricerca, continua, esasperante, a scapito anche della salute fisica."
> Che esempio.
http://youtube.com/watch?v=V2g9KPbjlmc&feature=related
Contro Strehler. http://youtube.com/watch?v=uo2uZKJBN_0&feature=related
http://youtube.com/watch?v=f81t7xYaHtQ
La voce di Amleto... http://youtube.com/watch?v=cDIXIAjRYIw&feature=related
Credo fossero poeti proprio perché autori di teatro. Per quanto riguarda Shakespeare (Marlowe non so), l’Amleto che noi conosciamo è solo un collage degli Amleto conosciuti, dato che la filologia anglosassone permetteva di, come dire, prendere le parti ritenute migliori da varie versioni e metterle insieme…
sulle idee di teatro che ci sono in Italia il discorso è lungo, la presunta centralità o meno del testo…idee letterarie che hanno prevalso nell’opinione comune rispetto alle pratiche teatrali…e vabbè.
La lateralità del testo, poi. Basti ricordare che senza il testo, nessuna rielaborazione, in quanto “ri” è possibile.
Il testo è importante, ma non nel modo in cui siamo, forse, abituati a pensarlo.
Grande provocatore, il Carmelo.
;-)
"autore di teatro" nella poetica di Bene è un concetto che non ha più senso. In quanto egli era contro il teatro. Per quel che riguarda l'Amleto, il suo non è quello scespiriano, ma quello rielaborato da Laforgue, letterato di cui Bene stesso si occupò per più di trent'anni; a proposito della filologia c'è un "confronto" filologico spassosissimo tra lui e il critico Guido Almansi, in cui si discute la paternità di una frase di Freud. Carmelo Bene era provocazione in parte, il resto era patologia.
uhm. tu nel pezzo dici “Innanzitutto egli è contro il teatro. Il teatro di stato, come lo chiama, vale a dire quello ufficiale o ufficializzato…”
io, parlando di autori di teatro, non intendevo il teatro di stato, ufficiale o ufficializzato. ma di teatro.
nella storia teatrale italiana si è assistito ad una divisione che si è fatta sempre più di senso comune fra il teatro ufficiale, di stato, e il teatro più in generale (per cui c’è Goldoni, Pirandello, e dall’altra sarah kane, o il Living, o Barba, per dire). Teatro di stato ideato e idealizzato magari da amanti del teatro, ma non da teatranti. Da chi praticava il teatro. Come quando il critico di letteratura diviene scrittore, quante volte si assiste a ottimi risultati? In Italia l’idea di certo teatro è diventata così pervasiva che uno che fa teatro può dirsi allo stesso tempo “contro” il teatro.
D’altronde, ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.
Per Amleto, Laforgue. Ma senza un inizio..
(a me il sogno di Baudelaire ha fatto venire in mente un po’ il teatro greco, e tra l’altro lo citi, il teatro greco)
a proposito, bel pezzo epic. io Bene non lo conosco granché, quindi grazie;-)
Laforgue!
C'è un eroe che vuole scriverne? Forza amici, è agosto. Io sono oberato, ma ci penso spesso, a Laforgue.
12,
Sai ho provato prima a vedere le sue opere senza i presupposti di cui parlo nella (pseudo) recensione e ti assicuro che è un’esperienza molto difficile, inappagata, per quanto straniante. Riviste col senno di poi, come si dice, è tutta un’altra cosa. Forse per apprezzarlo si dovrebbe leggere i testi e poi vedere come li “maltratta”, li “espelle” dall’opera finale. Per quel che riguarda il Teatro, con l’andare avanti ebbe una sempre più totale avversione per quell’arte (e l’arte in genere) per cui non riconosceva valida nessuna forma di teatro. Sia prosa che off; arrivò a dissociarsi anche da Beckett. Nella recensione dico che riconosceva la grandezza di Gassman, be’, però non ne approvava comunque il lavoro. Diciamo che più che attore, Carmelo Bene va visto come filosofo/letterato. In quel contensto, tutto gli è perdonato :)
Sul critico che diventa scrittore, Bene ebbe a dire - lo si prende con le pinze, ovviamente - che l’opera di Raboni “non è degna d’un poeta. Non l’ho buttata via per non sporcare il cestino”. Del resto i suoi toni aspri sono eredi di Antonin Artaud. Ciò che quel geniale rivoluzionario fu nella teoria, Bene lo fu nella pratica. Ma Bene non ha mai rinnegato i suoi maestri, greci in primis.
13, Di Laforgue Bene disse pressapoco così “la traduzione italiana è ripugnante, ho dovuto tradurlo io per metterlo in scena”. Quindi, volendo essere puristi non si potrebbe recensire… :)
http://bompiani.rcslibri.corriere.it/bompiani/libro/6200_opere_bene.html
sorpresa.
Questo volume contiene:
Autografia d?un ritratto
LORENZACCIO
NOSTRA SIGNORA DEI TURCHI
CREDITO ITALIANO V.E.R.D.I.
da L?ORECCHIO MANCANTE
S.A.D.E.
RITRATTO DI SIGNORA
GIUSEPPE DESA DA COPERTINO
PINOCCHIO e PROPOSTE PER IL TEATRO
ARDEN OF FEVERSHAM
IL ROSA E IL NERO
RICCARDO III
OTELLO
MANFRED
EGMONT
da LA VOCE DI NARCISO
SONO APPARSO ALLA MADONNA
MACBETH
da L?ADELCHI
LORENZACCIO da A. de Musset
LA RICERCA TEATRALE
NELLA RAPPRESENTAZIONE DI STATO
PENTESILEA
HAMLET SUITE
Fortuna critica e riferimenti bibliografici
(50 euro e hai tutto.)
Non so che differenza ci sia tra questa da 50 euro e l'edizione del 2002 che posseggo io, che ne costava 16. Il contenuto mi pare il medesimo...
Naturalmente la mia edizione è rosicchiata dal coniglio.
ammazza:).
l'inflazione uccide. Mortacci...
Ma ibs dimostra che l'edizione da 16 esiste ancora. Viva il risparmio.
Rischia di andare all'asta la casa d'infanzia di Carmelo Bene
"Non c'è pace per il genio del teatro italiano. Partita una raccolta di firme con un appello al capo dello Stato per evitare che l'abitazione di Santa Cesarea, nel Salento, venga messa all'incanto E le ceneri del regista finiscono in tribunale"
Lecce, 31 gen. (Adnkronos) - Non c'è pace per Carmelo Bene (al centro nella foto tra Lydia Mancinelli e Franco Cuomo). Dopo le clamorose dichiarazioni sulla sua morte fatte dalla sorella Maria Luisa qualche settimana fa, arriva la notizia che potrebbe finire all'asta la bellissima casa d'infanzia che si affaccia sul mare, a Santa Cesarea, nel Salento, dove il genio del teatro italiano, scomparso nel marzo del 2002 trascorreva le estati e dove girò il film 'Nostra Signora dei Turchi''.
E non solo: anche le ceneri del regista sono finite in tribunale. Secondo le sue volontà avrebbero infatti dovute essere custodite proprio nella casa di Santa Cesarea, cosa che non è avvenuta.
''Sono davvero molto provata - ha dichiarato all'ADNKRONOS Maria Luisa Bene che nella residenza di famiglia di Santa Cesarea si è ritirata a vivere - questa casa è stata sempre il nostro punto di riferimento. Qui con Carmelo abbiamo lavorato a tanti progetti insieme, abbiamo trascorso momenti bellissimi. Qui è stato girato il film 'Nostra Signora dei Turchi', ed è qui che mio fratello sarebbe voluto tornare. E' la casa di tanti ricordi...e ora rischio di perderla''.
Intanto uno dei legali della Bene, l'avv. Felice Lecciso, ha annunciato che per evitare che l'abitazione venga messa all'incanto è partita una raccolta di firme con un appello al Presidente della Repubblica.
Dell'iniziativa si sta occupando il poeta e scrittore leccese Maurizio Nocera. ''Speriamo di farcela - dice l'avvocato - e che la villa che si affaccia sul golfo di Santa Cesarea non venga venduta. Ho preparato io, a suo tempo, tutti gli incartamenti che sono stati anche inviati al Quirinale insieme a una lettera della signora''.
Ma non è tutto. C'è anche la vicenda delle ceneri del regista. ''Ora l'urna si trova a Otranto - spiega il legale - proprio dove lui aveva scongiurato di non essere mai portato. E Maria Luisa Bene potrà anche spiegare il perché. Siamo nella fase istruttoria -ha detto l'avvocato Lecciso - abbiamo una causa pendente davanti al tribunale di Lecce (sezione di Maglie). Intanto abbiamo fatto passare la tesi, suffragata dalla Cassazione, che esiste la possibilità di un mandato orale post mortem. Quindi chiameremo dei testimoni a riferire quali erano le reali volontà di Bene''.
Quanto alla morte del fratello e alle reazioni suscitate dalla sua dichiarazione - secondo la Bene il fratello fu sottratto alle sue cure e lasciato morire - Maria Luisa si è detta amareggiata ''in particolare per le parole di Manuela Kustermann''.
''Pippo La Marca invece - ha tenuto a sottolineare - ha ragione per esempio quando sostiene che il maestro era in isolamento, ma quell'isolamento era forzato. Non gli veniva passato al telefono nessuno. Mentre Giancarlo Dotto - ha aggiunto - sappia che sono pronta a diffidarlo se continuera' ancora a dire di aver collaborato con Carmelo. Se ha potuto farlo, lo deve al fatto che io ero stata esclusa dalla vita di Carmelo, dopo essere stata per oltre 40 anni la sua unica aiuto-regista''.
E a questo proposito ha aggiunto: ''solo la Rita Sala, studiosa del Teatro di Carmelo, nonché critico teatrale, potrà chiarire il pensiero del maestro circa le donne''.
mi potresti prestare per domani questa edizione del testo in tuo possesso? devo terminare un'analisi per lunedi deve essere pronta.
Domani oggi o domani domani?
anche in questo istante...
fai stasera in facoltà, all'entrata
alle 4 e mezza?
e riportami il dvd dei Marx che ti prestai illo temporale, danke
perfetto quattro e mezza via zanfarino a dopo
[carmelo bene] Interessante
[carmelo bene] Interessante pagina su Nostra signora dei turchi...
http://it.wikipedia.org/wiki/Nostra_Signora_dei_Turchi
[bene] l'eterno ritorno.
[bene] l'eterno ritorno.
http://www.youtube.com/watch?v=lrlsDHzxGGg&feature=related
[bene-fofi] Grande intervento
[bene-fofi] Grande intervento di Fofi contro i manuali di sceneggiatura e parla un po' dell'anticinema di Bene.
[carmelo bene] buono questo
[carmelo bene] buono questo articolo, anche se più che una recensione è un chiosa, o un rilievo di poetica, comunque c'è da dire che non si può affermare come presupposto per affrontare Carmelo Bene che lui " fosse contro il Teatro" si dovrebbe dire, parafrasando il suo amico,salvador Dalì, che lui " fosse il teatro" , il pittore lo disse di sè e del surrealismo. Carmelo Bene riteneva, a buon diritto, di aver inventato il Teatro, un Teatro che sarebbe stato la rovina del " Teatro" ma è evidente che per Carmelo Bene come per Artaud il Teatro non è una questoione di Teatro" E' il mondo intero il problema, la questione, è la vita la rappresentazione che Artaud intendeva smantellare, il concetto stesso di predefinizione del mondo, un mondo prerordinato e organico, nemico di una libertà al di fuori del corpo er del mondo. Questo è Carmelo Bene, una rivolta contro l'esistenza, lo scritto raprresenta la memoria, e la memortia non è oblio, l'oblio è l'abbandono, uno stato di estasi, sucitato dalla phone, dalla voce, dalla frantumazione dell'immagine. Ma il depensamento presuppone il pensiero così come la rovina presuppone il Teatro. Certo Carmelo Bene era contro un idea di Teatro occidentale incentrato sull'idea della recita, il re-citare citato a memoria, appunto. Ma per rappresentazione di Stato va inteso un modo inautrentico di rapportarsi al mondo, non il teatro in senso stretto che lui detestava. Per Carmelo Bene il treatro è quella realtà unica al di fuori dell'irrealtà del mondo. il suo Teatro non si contrappone riduttivamente al Teatro, ma appunto alla vita stessa intesa come "rappresentazione"
[teatro di bene] Salve
[teatro di bene] Salve Andrea, grazie innanzi tutto :) Diciamo che il testo di cui parlo è un concentrato bignamesco della sua poetica, è il testo rivelatore scritto di suo pugno in cui mette i puntini sulle i. Per questo ho preferito parlare della Voce di Narciso più che di altri, secondo me anche molto più divertenti, come "Sono apparso alla Madonna" o la Nostra Signora. Quello che dici è molto vero, il fatto è che quando si parla di Bene si entra in ambito filosofico più che artistico e quindi è sempre una gran faticaccia perché bisogna trovare i termini giusti e soppesare maniacalmente le parole. E' stato un pezzo faticoso, non tanto per l'argomento, quanto perché ogni volta che si scrive "Carmelo Bene" tornano in mente i suoi occhi spiritati che ti sgridano dicendo "Io non sono io!". :) Preziosa integrazione, comunque, grazie.
[gassman e bene]
[gassman e bene] http://www.youtube.com/watch?v=WZgaOpieXe4&feature=related
[labranca segnala Bene] Da
[labranca segnala Bene] Da Filmtv di questa settimana, pag. 30: "Pochi sanno che Carmelo Bene, oltre a essere un genio del teatro, ha anche realizzato una manciata di film. Oggi si può in parte rimediare grazie a "Contro il cinema", un libro curato da Emiliano Morreale e appena pubblicato da Minimum Fax, che raccoglie diverse interviste fatte all'artista. Si parla di cinema e se ne parla malissimo. Bene distrugge senza pietà gli intoccabili della regia, da Chaplin a Bunuel a Pasolini. Tratta male l'intervistatore dei "Cahiers du Cinema" dicendo che non intende parlare di cinema. Al di fuori dei festival più prestigiosi, i suoi film li hanno visti in pochi perché, come specificava lo stesso Bene, nessuno li voleva vedere. I critici francesi lo amavano più di quelli italiani. Molti, intervistandolo, lo paragonavano a Jerry Lewis. Ciò fa presupporre che fossero opere folli, anti intellettuali e questo non fa che aumentare la curiosità verso le opere di uno che affermava: "Non vado mai al cinema, mai andato, non ci andrò mai".
Sembra che Labranca non abbia visto i film di Bene... E cosa aspetta? Su su!
[bene, contro il cinema]
[bene, contro il cinema] allora approfittiamo per segnalare scheda editoriale + rassegna stampa completa del libro, a beneficio dei tanti che vorranno curiosare... http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/489