Ben Jelloun Tahar

Notte fatale

Autore: 
Ben Jelloun Tahar

Il titolo originale di questo libro è “La nuit sacrée”, letteralmente: “La notte sacra”. Perché la vicenda inizia proprio durante una notte “sacra”: la ventisettesima del mese di Ramadan, la notte della “Discesa” del libro per i musulmani, la notte nella quale i destini degli uomini vengono suggellati. E’ la notte dei bambini, la notte dell’innocenza. In questa notte “fatale” un uomo che sta per morire chiama a sé sua figlia. Circa venti anni prima, alla nascita dell’ennesima femmina, quel padre aveva deciso che lei sarebbe stata cresciuta e considerata un maschio. Nella notte in cui i bambini ricevono gli angeli mandati da Dio, l’uomo confessa alla figlia la sua colpa: ammette di aver commesso l’errore più grande della sua vita. Poco prima di morire le chiede perdono e le consiglia di andare via da quella casa e da quella città.
Zahra è finalmente libera, finalmente donna in un mondo in cui la donna è considerata poco più di nulla. Va via, giunge in un'altra città. In un hammam conosce Assisa, la guardiana. Assisa le permette di andare a vivere da lei, per badare a suo fratello, il Console, un uomo cieco dal fascino misterioso e insolito. Il rapporto tra Assisa e il Console è morboso, viscerale, esclusivo, perverso. La presenza di Zahra guasta l’equilibrio esistente tra i due e, soprattutto, rende Assisa particolarmente cattiva. La guardiana dell’hammam cerca di allontanare la giovane sconosciuta e la induce a compiere un delitto. Un assassinio che la porterà in prigione: il carcere è un luogo in cui si simula la vita. E’ un’assenza. Ha il colore dell’assenza, il colore di una lunga giornata senza luce. E’ un lenzuolo, un sudario stretto, un volto bruciato, disertato dalla vita. La prigionia della ragazza è fatta di un buio volontario, di silenzi cercati e di tanta violenza. Le sorelle di Zahra vanno da lei e si vendicano per tutto quello che in passato hanno dovuto subire a causa di quella sorella trasformata in un fratello prepotente e arrogante. Le praticano delle mutilazioni.
Un giorno la prigionia di Zahra finisce: ero contenta perché i miei occhi erano pieni di lacrime. Era tanto tempo che non mi capitava. Le mie erano lacrime contente perché venivano fuori da un corpo che stava rinascendo, un corpo che aveva di nuovo la capacità di provare un sentimento, un’emozione. […] Ero libera. Ero sola.
La vicenda di vita raccontata da Zahra è arricchita da pagine dal carattere fortemente onirico. Ciò rende la narrazione ancora più magica e favolosa, ricordando le celebri fiabe delle “Mille e una notte”. Il libro è rappresentato da un intenso monologo attraverso il quale assistiamo ad un umanissimo percorso di mutazione ed evoluzione. Zahra si imbatte finalmente nel corpo e nella mente di una donna ma che, fino ad allora, è stata costretta a far funzionare come se fossero stati di un uomo. E’ il riappropriarsi di una fisicità, di una carnalità, di un universo di emozioni che sembrano essere state sospese, indurite e cristallizzate dall’imposizione paterna. Una libertà improvvisa e sconosciuta che, nonostante la volontà di distacco e una nuova percezione di sé, si trova ad impattare con un passato da cui non si prescinde e che non permette di dimenticare né di perdonare.
La scrittura di Tahar Ben Jelloun è preziosa e lineare. L’influenza della cultura e delle tradizioni islamiche si avverte intensamente. Essa si mescola alle conoscenze psicanalitiche che l’autore evidentemente possiede e che trasferisce nei sogni e nelle inconsce percezioni della protagonista.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Tahar Ben Jelloun nasce a Fès, in Marocco, nel 1944. Vive la sua adolescenza a Tangeri e studia Filosofia a Rabat. Dopo aver insegnato in alcuni licei del suo Paese, nel 1971, si trasferisce a Parigi, dove tuttora vive. Si laurea in sociologia e inizia, fin dal 1972, la sua collaborazione con importanti testate francesi. E’ autore di poesie, racconti, romanzi e drammi. Con “Notte fatale” ha vinto il prestigioso Premio Goncourt nel 1987. Alcuni suoi articoli sono pubblicati, in Italia, sul quotidiano “La Repubblica”. Tra i suoi libri più famosi: “Creatura di sabbia”, “A occhi bassi”, “Le pareti della solitudine”, “Il razzismo spiegato a mia figlia”.

Tahar Ben Jelloun, "Notte fatale", Einaudi, Torino, 2007.

A cura di Egi Volterrani.

ISBN/EAN: 
9788806189105

Commenti

Amices,
nuovo articolo di Monnalisa!

buona lettura
gf

"Essa si mescola alle conoscenze psicanalitiche che l?autore evidentemente possiede e che trasferisce nei sogni e nelle inconsce percezioni della protagonista."

> Dimmi, amica. Quali sono queste "conoscenze psicanalitiche che l?autore evidentemente possiede"?

Perché non leggi il libro e te le trovi da solo?
Sorrido...

Mi riferisco soprattutto alla dimensione onirica così forte nel testo. Un legame costante tra i sogni e il reale.

Perché ti farei vedere la scrivania e gli scaffali...
magari facendo una foto ogni settimana, tra manoscritti, vecchie edizioni, nuove edizioni e carte varie:).

Bachelard?

Forse perché non hai mai visto la mia scrivania, i miei scaffali, il mio comodino, un paio di librerie e qualche altro ripiano che nemmeno mi appartiene, ma che uso per lo scopo.

Bachelard cosa?

ahah:).

Bachelard Gaston.

Bachelard Gaston. Ho capito. E quindi?

"Un legame costante tra i sogni e il reale."

> E' Bachelard la "conoscenza psicanalitica che l?autore evidentemente possiede??

Non so se sia Bachelard. Non è detto. La "conoscenza psicanalitica", come sai, passa anche attraverso altri studi e altri percorsi.

Potresti cercare la mail di Ben Jelloun e chiedere direttamente a lui se ha mai letto o se conosce le teorie di Bachelard. T.B.J. ha studiato anche a Parigi e conosce la cultura europea, forse Bachelard rientra nel suo ambito di studi.

probabile.
ma io preferivo sapere cosa avevi riconosciuto tu. Non ho grande curiosità di dialogare con TBJ, almeno non per ora:).