Beah Ishmael

Memorie di un soldato bambino

Autore: 
Beah Ishmael

“Eravamo talmente infuriati con i prigionieri che decidemmo di punirli severamente... Consegnammo ad ognuno una pala e, tenendoli sotto tiro, gli ordinammo di scavarsi la fosse da sé. Seduti nelle capanne a fumare marijuana, restammo a guardarli scavare sotto la pioggia; quando rallentavano, gli sparavamo vicino, e loro riprendevano a spalare più veloci. Finito di scavare, li legammo e gli infilzammo le gambe con le baionette. Alcuni urlavano, noi ridevamo prendendoli a calci per farli tacere. Poi facemmo rotolare ogni prigioniero dentro la fossa e li ricoprimmo di fango. Erano terrorizzati,cercavano di rialzarsi e di uscire dalle buche, ma quando vedevano le canne dei fucili puntate sulla fossa si bloccavano e rimanevano a guardarci con occhi vuoti e tristi. Sottoterra si dibattevano con tutte le loro forze, li sentivo gemere alla ricerca di un po’ di aria. Pian piano si arresero e noi ce ne andammo”

È il 1991 quando il fronte unito rivoluzionario (RUF), un gruppo di assassini riconducibili al sanguinario dittatore liberiano Charles Taylor (se avete visto Lord of War sapete qualcosa di quest’uomo), sconfina in Sierra Leone con l’obiettivo di rovesciare il governo ed impossessarsi della zona dei diamanti che fa gola a numerosissime multinazionali occidentali. È l'inizio di una spaventosa guerra civile che durerà circa dieci anni e causerà centomila morti, la distruzione di svariati villaggi e due milioni e mezzo di profughi. Ma questi sono solo freddi numeri e purtroppo  ci siamo così abituati che non ci fanno più nessun effetto. Avete presente quando nel film ‘Hotel Rwanda’, Paul Rusesabagina è molto contento perché un giornalista occidentale è riuscito a rubare delle immagini delle violenze che si perpetrano nel paese ed è convinto che da qual momento sarebbero intervenute le forze internazionali? Vi ricordate la risposta che gli dà il giornalista? A me quella risposta è rimasta impressa. “Quando in Occidente all’ora di cena le persone vedranno queste immagini,  alzeranno la testa dal piatto  e diranno 'O mio Dio, è terribile!'. Poi abbasseranno la testa e continueranno la loro cena". Diciamoci la verità, la battuta di quel film ha colto nel segno, il nostro atteggiamento nei confronti di quello che succede in Africa è nei migliori casi una momentanea indignazione seguita da un assoluto menefreghismo, nei casi peggiori sono i nostri stessi governi che aiutano in modo più o meno diretto  questo o quel dittatore a seconda della convenienza ma noi facciamo finta di non saperlo e tiriamo avanti. Io mi chiedo ma è possibile che il contingente internazionale serva solo ad aiutare le forze della prima potenza mondiale nelle loro guerre senza senso ? Con questo non voglio dire che esistono guerre che hanno senso, ma diamine io sarei molto più in pace con me stesso sapendo che i nostri soldati difendono i profughi in Darfur piuttosto che occupare l’Iraq. Possibile che l’Onu decida di intervenire solo quando la catastrofe umanitaria ha raggiunto proporzioni immani? Un’altra domanda che mi faccio è: ma è possibile che il nostro telegiornale nazionale e i nostri maggiori quotidiani dedichino minuti e pagine sul divorzio di Sarkozy o sulle vicende di Corona etc, piuttosto che tempestarci di notizie su quello che succede in questi paesi martoriati in modo da costringerci a rifletterci almeno un po’? E dopo questo sfogo arrivo al libro. Meno male che esistono personaggi come Ishmael Beah che trovano il coraggio di scavare nei loro ricordi più dolorosi, fornendoci una ricostruzione straziante della sua storia e attraverso questa di quello che è avvenuto nel suo paese. La narrazione non procede seguendo un andamento temporale lineare. Il libro parte infatti nel descrivere i primi anni di vita dell’autore, un’infanzia tutto sommato felice turbata solo dalla separazione dei suoi genitori. Un’infanzia che assomiglia molto a quella di un bambino occidentale (escluse naturalmente le nostre comodità e i nostri marchingegni elettronici), scuola, amici, partite di pallone, visite alla nonna, favole e soprattutto musica. Ishmael Beah era infatti un’amante della musica, in particolare del rap (aveva formato anche un gruppo con cui si esibiva) e del reggae. La descrizione di questo breve piacevole periodo della sua vita viene però interrotta improvvisamente da un flash forward che ci lascia intravedere l’orrore che di seguito sarà descritto minuziosamente. Sembra quasi che l’autore voglia avvisare subito  il lettore che questo non è un libro con cui ci si può rilassare. Navigando nei ricordi di bambino combina guai si arriva alla guerra nel suo villaggio, alla sua fuga disperata insieme al fratellino e un gruppo di amici, alle atrocità viste lungo il cammino, alla vita nella foresta, all’inevitabile perdita del sonno a causa degli incubi, alla  ricerca disperata di cibo e di un rifugio in villaggi sconosciuti da cui generalmente i cittadini sono scacciati per paura. Avere paura di un gruppo di sei ragazzini tredicenni è possibile? Si, e già dal titolo del libro si intuisce il perché. La descrizione di questi eventi procede fornendo ogni tanto al lettore degli intervalli per riprendersi con dei flashback sempre inerenti la sua vita prima della guerra ( mi è piaciuto molto il rituale del nonno per aiutare Ishmael ad andare bene a scuola). Poi tra varie vicissitudini (tra cui il distacco dal fratello che non rivedrà mai più), l’arrivo della sfortunata banda ad un villaggio in cui un conoscente gli ha assicurato di aver visto i suoi genitori e suo fratello. Una piccola speranza che si infrange subito, il villaggio è stato incendiato e tutti i suoi abitanti sono stati arsi vivi. Quindi di nuovo fuga che però porterà i bambini all’arruolamento nell’esercito regolare della Sierra Leone. Sotto l’effetto di droghe di ogni genere (marijuana, lsd, cocaina, brawn brawn) e di un continuo bombardamento psicologico la fanciullezza del gruppo di ragazzini africani viene definitivamente estirpata. Ishmael Beah diventa una perfetta macchina di morte, insensibile al rimorso e senza paura di morire. Uno stralcio delle atrocità commesse dal suo gruppo lo ho fornito all’inizio di questo articolo e garantendovi che non è neanche il più cruento vi lascio immaginare a quale livello di follia erano spinti i soldati bambini. Poi finalmente l’Occidente si accorge di quello che stava succedendo in Sierra Leone (ma erano già passati diversi anni) e Ishmael e i suoi amici grazie all’intervento di alcuni funzionari ONU vengono riformati e sottoposti ad un processo di riabilitazione. Non vi racconto niente di questo processo però anche queste pagine servono molto a far capire cosa erano diventati questi ragazzini e con quali difficoltà possono essere riportati ad un sentiero di pseudo-normalità. Finalmente comunque spunta fuori uno zio dell’autore che lo adotterà , trattandolo in maniera che definire amorevole è riduttivo. Ah, finalmente! Ho pensato leggendo tutto di un fiato queste pagine, ma Ishmael Beah non vuole far rilassare troppo chi legge, ed ecco di nuovo un flash forward che ti fa capire che questi bei momenti finiranno presto con l’arrivo della guerra anche a FreeTown. Detto ciò, ho raccontato fin troppo del libro e non vi preoccupate non voglio svelare più altro. Voglio solo informare che nel libro è presente una cartina geografica utile a capire gli spostamenti del ragazzo e a fine libro sono presenti alcune informazioni sulla storia della Sierra Leone e sul susseguirsi degli eventi nella guerra civile. E’ un libro che va ASSOLUTAMENTE letto, per conoscere quello che la TV e i giornali non ci dicono forse perché pensano che non lo vogliamo neanche sentire. In molte pagine penserete: "basta, non ce la faccio più"; continuate, ché in fondo una speranza di cambiamento esiste, se Ishmael Beah è riuscito a scrivere e pubblicare questo libro.

Edizione esaminata:

Ishmael Beah, Memorie di un soldato bambino, edito da Neri Pozza, 2007. Traduzione a cura di Luca Fusari. Titolo originale: "A Long Way Gone"

Ishmael Beah è nato in Sierra Leone nel 1980. Ha raggiunto gli Stati Uniti nel 1998. Dopo aver terminato gli studi superiori alla United Nations International School di New York, nel 2004 si è laureato in Scienze Politiche all’Oberlin College. Membro dello Human Rights Watch Children’s Rights Division Advisory Committee, al Council on Foreign Relation e al Center for Emerging Threats and Opportunities. Vive a New York.

http://www.neripozza.it/collane_dett.php?id_coll=2&id_lib=350

http://www.alongwaygone.com/reviews.html

ISBN/EAN: 
9788854501768

Commenti

Da leggere!!!!

Ave Red!
Inserisco il tag-base, "Letteratura", e inverto nome e cognome nel titolo. Intanto, ben ritrovato!

Ho cominciato a inserire dei link e perfezionato i tag.
A stanotte per i commenti.

Grazie, non imparerò mai!

E' la seconda recensione, dai:). Ci vuole solo un po' di esercizio.
"Letteratura" è il tag base per ogni recensione di un libro.

Qui tutti i consigli per fare un link:
http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=1557.0

?Quando in Occidente all?ora di cena le persone vedranno queste immagini, alzeranno la testa dal piatto e diranno ?O mio Dio, è terribile!?. Poi abbasseranno la testa e continueranno la loro cena".
E' vero. Siamo così presi dalle nostre cose che spesso ci dimentichiamo chi sta peggio di noi. Ormai siamo insensibili al dolore. Direi, anestesia postmoderna.
L'Africa sta morendo per mille ragioni e, nonostante questo, raramente noi ci muoviamo in aiuto di quelle persone se non c'é un valido movente economico dietro.
Una triste realtà.
Stile asciutto e pratico, senza orpelli. Mi piace.

"E’inizio di una spaventosa guerra civile che durerà circa dieci anni e causerà centomila morti, la distruzione di svariati villaggi e duemilioni e mezzo di profughi."

 > Questi dati - impressionanti, incluso quello "svariati" - come sono stati raccolti? Qual è la fonte storica?

"?Quando in Occidente all?ora di cena le persone vedranno queste immagini, alzeranno la testa dal piatto e diranno ?O mio Dio, è terribile!?. Poi abbasseranno la testa e continueranno la loro cena". Diciamoci la verità, la battuta di quel film ha colto nel segno, il nostro atteggiamento nei confronti di quello che succede in Africa è nei migliori casi una momentanea indignazione seguita da un assoluto menefreghismo"

> Il problema è che quell'indifferenza si è ripetuta non solo per le recenti questioni belliche nella ex Yugoslavia; ma si ripete, tenacemente, nell'oblio (selezionato) dei genocidi e delle bassezze di tante guerre, che pure abbiamo testimoniato: almeno come discendenti diretti.

Quando in "Occidente" (chissà cosa si intende per Occidente: ma chiudiamo un occhio) un cittadino osserva quelle immagini... cosa può fare? Armarsi e partire? Manifestare in piazza? Domandare un intervento militare a una nazione che, ve ne sarete accorti, da una sessantina d'anni va dove dice il padrone americano?

Insomma: si aspettano che gli "occidentali" (americani? europei? europei, quali? Sino a dove si estende l'Europa? americani ed europei? Sudamericani? Australiani?) siano crociati?

"nei casi peggiori sono i nostri stessi governi che aiutano in modo più o meno diretto questo o quel dittatore a seconda della convenienza ma noi facciamo finta di non saperlo e tiriamo avanti."

> Vedi, ecco l'errore. "I nostri governi". Dici bene. Quale che sia il governo, ha ragione l'invasore. Non decidiamo autonomamente, in politica estera: rispettano sempre lo Stato egemone.

Noi - ad esempio - sappiamo qualcosa, non ancora abbastanza, della barbarie dei cinesi. Parlo della sofferenza dei tibetani. Molti di noi andrebbero volentieri a combattere per il Tibet libero. Eppure... se qualcuno decide che i cinesi diventano alleati... magicamente la Cina si avvicina. Strano, no?

" Io mi chiedo ma è possibile che il contingente internazionale serva solo ad aiutare le forze della prima potenza mondiale nelle loro guerre senza senso?"

> Senza senso? Dici sul serio? Piuttosto: "con un senso mai dichiarato realmente" non è meglio?

"Io sarei molto più in pace con me stesso sapendo che i nostri soldati difendono i profughi in Darfur piuttosto che occupare l?Iraq".

> "Missione Umanitaria". Noi siamo uno Stato che deplora la guerra, da Costituzione. Eh...

"Possibile che l?Onu decida di intervenire solo quando la catastrofe umanitaria ha raggiunto proporzioni immani?"

> Chi ha il diritto di veto?
Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina.

Hai i nomi dei responsabili. E dei padroni.

"Ma è possibile che il nostro telegiornale nazionale e i nostri maggiori quotidiani dedichino minuti e pagine sul divorzio di Sarkozy o sulle vicende di Corona etc, piuttosto che tempestarci di notizie su quello che succede in questi paesi martoriati in modo da costringerci a rifletterci almeno un po??"

> Parli delle Redazioni della Rai - che variano, in parte, a seconda dei governi - e dei quotidiani, sempre finanziati - in buona o totale parte - dallo Stato? Se lo Stato (il Governo...:) ) non ha interesse a informare su guerre o violenze, non succede niente. Anche qui, sai chi è a tirare i fili. Ne convieni?

"Sotto l?effetto di droghe di ogni genere (marijuana, lsd, cocaina, brawn brawn) e di un continuo bombardamento psicologico la fanciullezza del gruppo di ragazzini africani viene definitivamente estirpata"

> Impressionante. Cos'è il "brawn brawn"?

"E’ vero. Siamo così presi dalle nostre cose che spesso ci dimentichiamo chi sta peggio di noi. Ormai siamo insensibili al dolore. Direi, anestesia postmoderna."

> Dark, direi niente affatto. Per prima cosa, a partire dalla seconda metà abbondante del Novecento, siamo informati di eventi che prima conoscevamo per nulla, o poco e male ma in differita di mesi o anni. A volte molti anni. E questo lo dobbiamo alle nuove tecnologie.

In seconda battuta, non mi sembra che ci sia questa insensibilità al dolore di altri popoli. C'è solo coscienza dell'impossibilità di mutare - partendo al fronte, da soli: non so se hai letto Vollmann, Afghanistan Picture Show, anni Ottanta... ti piacerebbe - le cose da soli.

Proviamo a cambiarle prendendo coscienza dei problemi. Parlandone e informandoci. Cercando, come diceva quel partito mai morto, di "creare consenso": dal basso. Un po' più difficile... L'informazione non è mai adeguata e mai sufficiente, in certi casi. Vedo che Beah vive negli USA dal 1998. Diciamo che sarebbe stato miracoloso e giusto se un suo libro fosse arrivato qui dall'Africa, non dall'America.

"L?Africa sta morendo per mille ragioni e, nonostante questo, raramente noi ci muoviamo in aiuto di quelle persone se non c?é un valido movente economico dietro.
Una triste realtà."

> Non tutta l'Africa, immagino. Generalizzare non aiuta mai. Confonde le idee. Di quale Africa parliamo? Non di quella mediterranea, immagino. Né del Sudafrica. Per dire. Ne convieni?
Non è il caso di dare adeguato elenco di nomi di Stati sofferenti?

Grazie per la condivisione e per l'appassionato articolo. E per le interessanti domande. Hai appena fatto qualcosa per questa causa. Sei un occidentale, senza virgolette, che ha dato un contributo. Ora ti domando: quale altro contributo vorresti dare, concretamente, al dramma vissuto dalla Sierra Leone? E come?

Una lettura personale e sentita, complimenti.

Però cerchiamo di non farci prendere dall'onda del'entusiasmo che poi si smorza quando è passato qualche mese.

Esiste la possibilità di essere informati sui fatti d'Africa, leggi - anche online - il mensile Nigrizia, dichiarata come rivista dei Comboniani e in realtà una delle poche voci chiare su quello che ogni giorno accade nel Continente africano.
Ci sono articoli, dossier e notizie aggiornate sulla geopolitica, la società e l'economia di ogni Stato Africano. E sulle nostre "interazioni". Non credo - a parte i numeri monografici di Limes (vedi "L'Africa a colori" del 2006) che in Italia esista qualcosa di simile.

Poi: quanto sappiamo veramente delle enormi responsabilità dei governi africani? Ma ti sei dato la pena di approfondire l'argomento? Praticamente in tutti gli Stati africani negli ultimi 30 anni si sono avvicendati governi che hanno preso il potere con colpi di stato e massacri inenarrabili.

Prima di cercare l'Occidentale (o l'Arabo o ultimamente il Cinese) nascosto dietro ognuna di queste tragedie, cerchiamo di capire le "regole interne" di molti Paesi, divisi fin dall'antichità nelle loro guerre etniche a noi incomprensibili.

Ho letto molto in quest'ultimo anno, abbastanza da poter affermare che solo una parte dei problemi africani è COLPA dei governi "occidentali" (e guai se dimenticassimo il ruolo dell'Arabia islamica ad esempio in Sudan o della Cina che sta cercando di espandere la propria influenza economica sui paesi africani). Il resto, eredità del colonialismo ed eredità delle guerre tribali, è opera della stessa Africa.

Sugli aiuti umanitari e sull'operato delle forze internazionali consiglio il libro che ho già recensito qui su Lankelot, La guerra di Emma http://www.lankelot.eu/index.php/2007/06/23/scroggins-deborah-la-guerra-...

con i link di approfondimento delle problematiche africane.

Non è affatto facile neppure per l'ONU intervenire in modo efficace quando le forze politiche e militari degli stessi paesi "remano contro", sarebbe ora di rendercene conto.
Così come sarebbe ora di smetterla di dare la colpa ai nomi (Imperialismo, America, Drago Cinese - spero che tutti comincino a ricordarselo -).

E' stato dato il premio "Abolizionista dell'anno" al presidente del Rwanda Paul Kagarne da parte dell'associazione "Nessuno tocchi Caino", e il nostro Romano Nazionale era lì con lui.

Uno stralcio da Nigrizia
"Paul Kagame, presidente del Rwanda, che ha conquistato il potere con le armi nel 1994, è uno degli uomini politici più discussi d?Africa. Discusso perché non sono affatto state chiarite le circostanze che hanno scatenato il genocidio del 1994 (morirono almeno 500.000 tutsi e hutu moderati) e l?eventuale ruolo dello stesso Kagame. Discusso per come si è mosso in questi anni nell?area dei Grandi Laghi e, in particolare, nei confronti della Repubblica democratica del Congo, contro la quale ha condotto una guerra (1998-2003) per accaparrarsi risorse e fette di territorio. Discusso per come si rapporta con i vari tribunali che si occupano del genocidio. Discusso per come sta gestendo, all?interno del paese, l?amministrazione della giustizia in relazione ai sospettati e condannati per il genocidio. Discusso perché il suo regime non garantisce le libertà fondamentali."

Bene e noi siamo lì a premiare un tizio del genere...

Solo per dare un esempio di quanto sia estremamente difficile "giudicare" i fatti d'Africa alla ricerca dei colpevoli.

Su cosa si debba fare, giusta domanda di Franco, direi di cominciare a tenerci informati: un libro come questo è necessario, ma guai se ci fermassimo qui. Occorre capire perché poi anche le nostre decisioni politiche (e quindi il nostro voto che le determina) hanno influenza sui rapporti internazionali. Le associazioni umanitarie - pur con le mani legate - vanno sostenute perché proprio a causa di governi della follia di quelle zone tanta gente può contare davvero SOLO sugli aiuti che arrivano da qui.
Sapendo bene ovviamente che di tutto ciò che mandiamo arriva solo una parte. Ma guai se venisse a mancare anche quella.

Allora andiamo per ordine. Son contento che l'articolo abbia suscitato tutte questo interesse :-)
Domanda 7 vediamo se riesco a inserire il link:
http://www.warnews.it/index.cgi?action=topics&viewcat=sierra_leone
Ecco non ci sono riuscito

svariati è colpa mia deriva dal libro di Beah .

8) D'accordo con te siamo servi degli americani. Ma ad oltre sessanta anni di servitù non è arrivato il momento di dire basta? Mi sembra che abbiamo pagato con gli interessi l'aiuto alleato.
Io spero e sottilineo spero che l'UE serva in futuro anche a questo.

9)hai colto, il plurale era usato in quel senso.

10 e 11
Diciamo che come dice Gino Strada la guerra è uno strumento dell'uomo per risolvere controversie però come strumento si è dimostrato sbagliato e non funzionante. Perchè l'uomo continua ad usarlo, in questa accezione la guerra non ha senso. Ne convieni?

Missione umanitaria... lo dobbiamo al signor Presidente più amato degli ultimi anni l'egregio Ciampi, che ha suggerito chiamamola così la missione in Iraq e quindi rispettiamo la nostra Costituzione. Ecco a cosa serve avere un garante della Costituzione efficiente . Sigh!

13)Si, le ultime righe dell'articolo penso che vadano in quel senso.
Aggiungo che premettendo che non sono informato bene però a quanto pare con una nuova legge vogliono limitare anche chi fa informazione su internet con i blog. Grillo ha già detto che lui non chiude niente , anzi lo sposta in qualche altro paese.

Intanto mi scuso per come ho iniziato la replica 27. E' una cosa che odio diciamo che come dice! ArgH
Ma torniamo alle cose serie
17) Innanzi tutto già il fatto di parlarne serve a molto.
Segnalo poi l'esistenza di alcuni programmi di aiuto internazionale:
http://www.undesa.it/
Io feci domanda, ma non ebbi mai risposta,l'anno prossimo ci riprovo magari evitando di riportare nella lettera di motivazione citazioni di Georgescu Roegen o di Stiglitz che magari li hanno fatti spaventare.

14) E' una miscela di cocaina e di polvere da sparo. Puoi immaginare gli effetti che fa, comunque se leggerai il libro son descritti.

20) Son d'accordo anche i governi africani hanno la loro grossa parte di colpa, ci sarebbe da scrivere un articolo intero su chi è ad esempio Charles Taylor. Però non si può negare che ad esempio l'Italia è stata uno dei maggiori produttori di mine anti-uomo. Non si può negare l'esistenza di multinazionali del diamante che appoggiano questa o quella rivoluzione. A quanto ne so In Rwanda, la distinzione tra hutu e tutsi e quindi la suddivisione del potere tra questi due gruppi , è stata fatta in base a parametri estetici dagli europei colonizzatori. Son d'accordo con te su Kagame, in proposito magari metto sul forum un'intervista che ho trovato in rete a Paul Rusesabagina. Da premiare c'è solo quest'ultimo e quell'ambasciatore italiano di cui adesso non ricordo il nome.
L'ho già segnalato nei commenti di Hotel Rwanda, comunque mi ripeto esiste un libro dell'ex generale Onu Romeo Delaire: "Shake Hands with the Devil"

aggiungo alla 29 aiutare con qualche donazione emergency o altre organizzazioni senza scopo di lucro similari , non guasta di certo.

Mi sembra di aver risposto alle perplessità ringrazio per le segnalazioni di cui alla replica 21. Comunque se ce ne sono altre o mi son dimenticato qualcosa, riinvio a stanotte ulteriori argomentazioni.
Leggetelo il libro, è veramente agghiacciante.

Son d?accordo anche i governi africani hanno la loro grossa parte di colpa, ci sarebbe da scrivere un articolo intero su chi è ad esempio Charles Taylor.

Mi faccio un appunto da solo: un articolo? magari anche libri

ecce copertina!

ecce copertina!