Il dottor Sheppard, il narratore. Questo è il nome dell’assassino del vecchio e facoltoso Roger Ackroyd, per lo meno secondo le deduzioni di Hercule Poirot, che lo addita alla fine di una delle opere più famose di Agatha Christie: L’assassinio di Roger Ackroyd (1926).
Nulla di scorretto da parte di Pierre Bayard nello svelare ai lettori l’identità dell’omicida – il libro della Christie è talmente conosciuto che è un po’ come dire che la madre di Psyco è Psyco stesso, non si sconvolge nessuno –, quanto piuttosto una sfida coraggiosa a una delle più alte autorità del giallo e al popolo dei suoi ammiratori. Una sfida dall’esito sorprendente: Poirot ha toppato.
Avrebbe toppato. Ne L’assassinio di Roger Ackroyd di certezze ce ne sono davvero poche e è lo stesso Bayard a sottolineare come quella da lui avanzata non è che un’ipotesi di soluzione, una seconda via. Ciononostante, i suoi ragionamenti suonano talmente convincenti che siamo portati a dimenticarci presto del condizionale per tornare all’indicativo presente: l’investigatore belga dal baffo impomatato ha preso un abbaglio. Gonfio di prosopopea e vittima della smania di infallibilità, Poirot ha forzatamente indirizzato le indagini verso il soggetto che, nella sua mente, aveva predestinato alla colpa sin dall’inizio della vicenda, trascurando, così, tutti quegli indizi che avrebbero condotto facilmente al vero assassino.
Come ogni giallo che si rispetti, anche Bayard colloca il nome di quello che per lui è l’assassino di Roger Ackroyd nelle ultime pagine del volume. Un nome che in questa sede non verrà rivelato, sia perché di nome ne è già stato fatto uno in apertura (non se ne poteva fare a meno), sia perché si rovinerebbe la sorpresa a quanti vorranno avventurarsi nella lettura di un libro straordinariamente avvincente, oltre che mirabile per l’analisi e la confutazione della tesi che, satando a Poirot, inchioderebbe il dottor Sheppard. Una tesi che, senza pietà alcuna, viene smontata pezzo per pezzo.
Psicanalista e professore di letteratura all’Università Paris VIII e appassionato di romanzi polizieschi (come ha già dimostrato con Il caso del mastino dei Baskeville, Excelsior 1881, 2008), Pierre Bayard ha illustrato il proprio ragionamento chiamando in causa alternativamente fonti e precedenti illustri sia dell’ambito della psicanalisti che delle Lettere.
Così, se da una parte Chi ha ucciso Roger Ackoyd? offre una panoramica su grandi nomi che prima di lui hanno scritto su L’assassinio di Roger Ackroyd (Roland Barthes, Umberto Eco, Raymond Chandler, Georges Perec...), libro noto soprattutto per il “tradimento” perpetrato dalla Christie nei confronti del lettori, che solo all’ultimo realizzano di essersi affidati, per l’intera lettura, alle parole omertose del narratore-assassino; dall’altra, attraverso Freud, spiega al pubblico curioso i vari aspetti del delirio, fino ad affrontare quello del delirio paranoico.
Il delirio paranoico è quello più subdolo, quello più difficile da individuare, quello da cui sarebbe affetto Poirot che, nel sesto giallo della Christie, costruisce un ordito apparentemente rigoroso, ma che si regge su processi logici “non motivanti tanto dalla necessità di descrivere o di comprendere dei fatti, quanto sottilmente orientati dalla soluzione ultima che l’autore del delirio ha posto come premessa (per esempio: Sheppard è l’assassino)”.
EDIZIONE ESAMINATA
Pierre Bayard, Chi ha ucciso Roger Ackroyd?, Excelsior 1881, Milano 2009, pp. 241. Traduzione di Riccardo Bentsik. Seguito da Fermo-enigma di Josyane Savigneau. Titolo originale: Qui a tué Roger Ackroyd? I edizione: Les Éditions de Minuit, Paris 1998.
BIOGRAFIA AUTORE
Pierre Bayard, autore di Come parlare di un libro senza averlo mai letto, successo celebrato in tutta Europa, del Paradosso del bugiardo e de Il caso del mastino dei Baskerville, è psicanalista e professore di letteratura all’Università Paris III.
Altre opere: Il était duex fois Romain Gary (1990), Montpassant, juste avant Freud (1994), Le Hors-sujet (1996), Comment améliorer les oevres ratées? (2000), Enquete sur Hamlet (2002), Peut-on appliquer la littérature à la psychanalyse? (2004).
BREVI NOTE
Dello stesso autore la Excelsior 1881 ha pubblicato: Come parlare di un libro senza averlo mai letto (2007), nella collana Demarcazioni; Il paradosso del bugiardo. Su Laclos (2007) e Il caso del mastino dei Baskerville (2008) nella collana Dettagli.
Paola Biribanti, settembre 2009
Commenti
Giallo su giallo.
bentornata a Paoletta nostra:).
Grazie per questa nuova scheda, e lunga vita all'editoria di progetto.
Il tutto è dedicato a Gianfranco, che non è esattamente un fan del giallo-poliziesco, ma a cui, credo, una lettura critica di questo tipo potrebbe piacergli parecchio.
Sperimenterò e dirotti, amica mia:)
"Come parlare di un libro senza averlo mai letto": in questo sono molto bravo!
5 anche buona parte della stampa italiana :)
6 Purtroppo. Altrimenti avrei un lavoro. (-:
OT
mancano pochi giorni, Paola...
è nell'aria. E in libreria tra 3 settimane, credo:)
Qui si aspetta, si soffre e si mangiano cioccolatini. Tanti.