Bauman Zygmunt

Modernità e Olocausto

Autore: 
Bauman Zygmunt

Penso che nessuna recensione su “Modernità o Olocausto” possa essere realmente esaustiva né rendere pienamente il senso intimo di questo saggio. Le tematiche affrontante sono tante e tali che sviscerarle tutte e con la profondità che meriterebbero è opera decisamente complicata, forse nemmeno compatibile con un semplice lavoro critico.
Bauman confessa di aver deciso di fare i conti con l’Olocausto: una presenza storicamente ed umanamente ingombrante che lui, pur essendo un ebreo, non ha vissuto personalmente. Quando i nazisti, nel 1939, invasero la Polonia, la sua famiglia riuscì a fuggire in Russia, evitando gli orrori della prigionia e dello sterminio. La problematicità rappresentata dall’Olocausto si pone non solo come scoglio personale ma anche, e soprattutto, come un mancato oggetto di studio da parte dei sociologi. Bauman, infatti, lamenta una grave mancanza poiché i sociologi si sono spesso accontentati di spiegazioni superficiali ed approssimative: l’Olocausto è stato solitamente considerato come uno dei vari episodi di conflitto e di aggressione verificatisi nell’arco della storia umana. E’ evidente che tale approccio è del tutto marginale e quindi insufficiente poiché non fornisce spiegazioni né permette di acquisire una coscienza reale di cosa sia l’Olocausto e di come e perché esso si sia generato.
L’intento di “Modernità e Olocausto” è proprio quello di colmare questa lacuna o, quanto meno, di affrontare interrogativi rimasti troppo a lungo senza una risposta valida e convincente. “L’Olocausto ha da dire sullo stato della sociologia più di quanto la sociologia, nella sua forma attuale, sia in grado di contribuire alla nostra comprensione dell’Olocausto“.
Bauman passa quindi ad analizzare alcuni degli elementi che hanno reso possibile l’Olocausto. Primo fra tutti l’antisemitismo (termine coniato solo alla fine dell’800). Un fenomeno che non è nato col nazismo, ma che ha caratterizzato la storia umana dai tempi più remoti. Secondo molti storici l’avversione contro gli ebrei si è originata poco dopo la distruzione del Secondo Tempio (70 d.C.) e con la successiva diaspora. L’antisemitismo individua negli ebrei, e solo in loro, l’elemento estraneo e indesiderabile, sono “gli altri” per eccellenza, persone che, pur essendo assimilate ai “nativi”, mantengono immutata la loro appartenenza ad un gruppo peculiare e distinto. Facilmente individuabili, facilmente perseguibili. L’essere dei “senza patria” è uno degli elementi su cui il Terzo Reich basò la sua politica di distruzione del popolo ebraico. Un nemico senza terra non può essere invaso né conquistato, rimane pur sempre un nemico e va reso impotente con altri sistemi.
“Il primo effetto della modernità sulla situazione degli ebrei europei fu la loro selezione come bersaglio principale della resistenza antimodernista“. I nemici del capitalismo, della tecnologia e dell’industrializzazione furono avversi agli ebrei proprio perché questi ultimi rappresentavano un ordine sociale ai loro occhi inaccettabile. In verità il mondo andava esattamente in quella direzione e non era possibile arrestare il processo in corso. La borghesia ebraica, industriale e finanziaria, divenne presto una minaccia per le élite che basavano la loro ricchezza sulla proprietà terriera. D’altro canto gli ebrei godevano di extra-territorialità (stranieri in patria e diversi dagli altri stranieri) ed erano quindi percepiti al di fuori o al di sopra di certi sistemi politici o statali. La società moderna, formata prevalentemente da giardinieri (definizione cara a Bauman), è basata sul controllo e sulla sicurezza, l’elemento estraneo è visto come pericoloso e molesto. La diversità degli ebrei, fino ad allora semplicemente tollerata, poteva divenire un problema e una minaccia. Da qui la necessità di evidenziare le differenze tra i “nativi” e la “razza” ebraica.
“Il razzismo è impensabile senza lo sviluppo della scienza, della tecnologia e delle forme moderne di potere statale. In quanto tale, il razzismo è un prodotto specificatamente moderno”. Il razzismo esige che gli elementi avvertiti come avulsi vengano necessariamente allontanati o rimossi dal territorio, se ciò non è possibile, si procede allo sterminio. L’intento è quello di garantire la sopravvivenza e l’affermazione di un gruppo considerato migliore e perfetto. Ed è proprio il progetto di una società perfetta che è stato posto alla base dell’Olocausto: “la rivoluzione nazista fu un esercizio di ingegneria sociale su scala gigantesca”. L’obiettivo finale di sanità e perfezione doveva passare attraverso l’eliminazione dell’elemento estraneo e disturbante. Esattamente come veniva spiegato dalle scienze biologiche e mediche che, in epoca moderna, hanno compiuto progressi rapidissimi e rivoluzionari. Il processo è avvenuto attraverso momenti diversi, dalla separazione si è passati all’inevitabile soppressione. Lo sterminio degli ebrei è stato considerato e gestito come una sorta di misura igienica, ed è questo un fenomeno che poteva avvenire solo in età moderna.
Ma perché l’Olocausto attuato dai nazisti è tanto diverso dagli Olocausti che sono avvenuti nel corso della storia? Perché è stata un’operazione organizzata e riuscita in maniera ineccepibile. L’Olocausto moderno è metodico e calcolato, per questo ha fatto più vittime di quante ogni altro genocidio abbia mai generato. E ciò è stato possibile facendo ricorso non alla semplice brutalità o all’odio, ma alla razionalità e all’organizzazione capillare di un sistema burocratico impeccabile. Trasformare l’antisemitismo in politica di governo ha richiesto l’esistenza di un apparato potente e diffuso, oltre alla totale accettazione dei provvedimenti statali da parte della popolazione. Tutto ha seguito una tecnica precisa, anche la violenza. Gli effetti della burocratizzazione hanno portato, in tempi rapidi, alla disumanizzazione degli oggetti dell’attività burocratica stessa: gli esseri umani erano quantità, numeri, cifre. Nulla di più. E per il Nazismo tale meccanismo si è sviluppato in maniera esemplare ed efficace. Nessun burocrate doveva avere la percezione di gestire la deportazione o l’annientamento di un essere umano. E nessun burocrate, in effetti, ha mai avvertito nulla di simile. L’indifferenza etica era indispensabile al regime e profondamente diffusa.
Un’altra caratteristica dell’Olocausto moderno è stata la totale collaborazione da parte delle vittime. Le élite ebraiche vennero trattate da Hitler al pari di tutti gli ebrei. Non vennero decapitate, come sarebbe stato naturale in condizioni simili, ma vennero mantenute in vita perché considerate del tutto irrilevanti. Nei ghetti tutto era gestito dai leader delle comunità ebraiche che, a loro volta, mediavano i rapporti con i nazisti: “gli ebrei fecero il gioco dei loro oppressori, facilitarono il loro compito, avvicinarono la propria fine“. Quando iniziarono le deportazioni, i tedeschi avevano già da tempo rimosso gli ebrei dalla loro quotidianità. Attraverso una serie di leggi, infatti, il Terzo Reich aveva separato la società perfetta da quella dei parassiti e reso accettabile il proprio operato. L’indifferenza sociale era stata raggiunta con un po’ di tempo, trasformando in normalità una serie di eventi e imposizioni nient’affatto normali. La resa era totale e diffusa in ogni ambito. Pochissimi coloro i quali proclamarono il proprio rifiuto.
L’obbedienza ad un certo regime può essere vista, qui ed ora, con infinito disprezzo eppure Bauman, apportando gli esiti degli esperimenti di Milgram, riesce a far intendere come ogni essere umano, in certe condizioni, possa trasformarsi in boia. Il male è intrinseco in ogni società e non è legato ai tratti di un determinato individuo. Le SS non erano soggetti malati o reclutati in maniera particolare, erano, come spiega anche la Arendt, persone normalissime. Non è da escludere che molti fossero inclini alla crudeltà ma, più in generale, agivano all’interno di un sistema che li aveva de-responsabilizzati, che li aveva privati di una morale e che li autorizzava ad agire per un ordine superiore ed indiscutibile. Ovviamente ciò non basta a giustificare nulla, serve semplicemente a comprendere quali meccanismi scattano nella mente di un individuo nel momento in cui certe barriere morali vengono neutralizzate e certi comportamenti, atti a generare sofferenze atroci ad altre persone, vengono posti in atto. Non esistono sensi di colpa, non esistono preoccupazioni morali semplicemente perché le condizioni lo consentono.
“Modernità e Olocausto”, pubblicato per la prima volta nel 1989 riesce, a mio avviso, a raggiungere l’obiettivo prefissato: si pone come un interessante ed approfondito studio sociologico sull’Olocausto. Evidentemente Bauman ha tentato di colmare quella lacuna che ha evidenziato all’inizio del libro. Si tratta di un saggio decisamente interessante che, chiunque voglia avvicinarsi o approfondire la tematica, dovrebbe leggere. Le riflessioni di Bauman però lasciano sconcertati. Lo studioso, infatti, trasmette una inquietante consapevolezza: il fatto che l’Olocausto ci sia già stato, in quella forma e con quei metodi, non esclude che possa ripetersi nuovamente. Continuiamo a vivere secondo standard di vita “moderni”, gli stessi che solo qualche decennio fa portarono all’origine di uno degli stermini più feroci e spietati della storia del genere umano. La combinazione degli elementi sociali, politici, economici e storici che generarono l’Olocausto potrebbe ripresentarsi. Non siamo immuni.


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Zygmunt Bauman è nato a Poznan, in Polonia, nel 1925. Nel 1939, quando i nazisti invasero il suo Paese, lui essendo ebreo, fu costretto a fuggire in URSS. Si arruolò in un corpo di volontari per combattere l’esercito tedesco. Dopo la Guerra ha studiato sociologia nell’Università di Varsavia. Ha lavorato per diverso tempo con varie riviste specializzate in sociologia ma nel 1968, a seguito di una epurazione antisemita, fu costretto ad abbandonare la Polonia. Emigrò dapprima in Israele e, dal 1971, in Gran Bretagna dove iniziò ad insegnare nell’Ateneo di Leeds. Da questo momento ha scelto di utilizzare la lingua inglese in tutti i suoi numerosissimi testi. Bauman è considerato uno dei più grandi sociologi e pensatori contemporanei, continua ad insegnare a Leeds e a Varsavia. Questi alcuni dei suoi libri pubblicati in Italia: “Il disagio della postmodernità” (Mondadori), “La società individualizzata” (Il Mulino), “Dentro la globalizzazione” (Laterza), “La solitudine del cittadino globale” (Feltrinelli), “Società, etica, politica” (Cortina Editore), “Vite di scarto” (Laterza), “L’Europa è un’avventura” (Laterza), “La società sotto assedio” (Laterza), “Paura liquida” (Laterza), “Amore liquido” (Laterza).
 
Zygmunt Bauman, “Modernità e Olocausto”, Società Editrice il Mulino, Bologna, 2010. Traduzione di Massimo Baldini.
 
Modernità e Olocausto di Z. Bauman (testo integrale pdf)
BAUMAN in LANKELOT: qui.
 
Monnalisa
ISBN/EAN: 
9788815134158

Commenti

[bauman] monna scrive...

[bauman] monna scrive... "Penso che nessuna recensione su “Modernità o Olocausto” possa essere realmente esaustiva né rendere pienamente il senso intimo di questo saggio"

In appendice, archivio ZB

buona lettura!

"Ma perché l’Olocausto

"Ma perché l’Olocausto attuato dai nazisti è tanto diverso dagli Olocausti che sono avvenuti nel corso della storia? Perché è stata un’operazione organizzata e riuscita in maniera ineccepibile. L’Olocausto moderno è metodico e calcolato, per questo ha fatto più vittime di quante ogni altro genocidio abbia mai generato".

Questa considerazione è un falso storico, o comunque una grave imprecisione. Il genocidio degli Ucraini (ma non è l'unico), solo restando a quel periodo storico, ha partorito il doppio delle vittime. E anche nelle modalità, il genocidio degli ebrei non è diverso da molti altri.

Per quanto wiki sia una fonte

Per quanto wiki sia una fonte non sempre attendibile, ecco qui cosa dice a riguardo del genocidio ucraino:http://it.wikipedia.org/wiki/HolodomorSul numero di vittime lascio stare, perché non è chiaro, perché non ne ho voglia. Le modalità invece sono certo diverse. Qui si colpisce per fame.È, come dire, un'operazione "diversa" rispetto alle camere a gas. Comunque i risultati sono quelli. Diciamo così: ad affamare una nazione, sai che moriranno in tanti, non t'importa chi. A mettere qualcuno in una camera a gas, sai esattamente chi colpirai. Non so se ho spiegato quel che intendevo, ma va beh. Articolo interessante. E grazie Léon per il commento.

[bauman] in realtà il

[bauman] in realtà il genocidio delle popolazioni autoctone americane è il peggiore della storia. Ma rimango dell'avviso che la conta dei morti sia e rimanga qualcosa di troppo atroce, sempre. Uno solo, per me, è già grave.

Il problema con le

Il problema con le popolazioni autoctone americane è che sono morti in gran parte di morbillo e di vaiolo, che non ci sono dati attendibili sulla reale popolazione residente in quei paesi. Cortes e amici hanno aiutato, ma i danni fatti dai conquistadores sono decisamente secondari rispetto alle epidemie.

[bauman] e il raffreddore,

[bauman] e il raffreddore, amice. Ho letto che fu un flagello, perché era un virus estraneo a quei popoli. Sbaglio?

In ogni caso, fantastico che Monna scriva di Bauman. E' un intellettuale fondamentale.

No, non sbagli. Ma è

No, non sbagli. Ma è difficile parlare di genocidio, davanti a delle epidemie. Manca la premeditazione.

[bauman] davvero uno

[bauman] davvero uno splendido pezzo, Monna. Doloroso, necessario, chiaro. Applausi.

[Bauman] Grazie a voi.Gli

[Bauman] Grazie a voi.
Gli olocausti sono sempre terrificanti. Bauman pone l'accento su l'Olocausto moderno perché realizzato con sistemi e metodi propriamente moderni.
Probabilmente quello dei popoli indigeni del Sud America è stato tra i più gravi ma è avvenuto in un'altra epoca e a causa, come spiegato, di epidemie e malattie importate, anche involontariamente, dai conquistadores.
In merito all'Holodomor ucraino esso è stato "organizzato" in maniera decisamente diversa. Non ha richiesto molti "sforzi" da parte di una burocrazia, né la nascita di un apparato particolare. Tecnicamente è stata messa a punto una devastante carestia tramutatasi in genocidio. L'Olocausto nazista, per metodi, ma forse non per finalità, è stato diverso.
Ma non stiamo facendo una gara tra abominii...
 

[Bauman] Gran bella

[Bauman] Gran bella recensione. Sono sempre tentato dall'idea di leggere i suoi libri ma poi alla fine mi perdo.

Un appunto sulla questione genocidio nel Nuovo Mondo: sicuramente le malattie importate dagli Europei fecero strage dei nativi ma ci furono anche delle politiche scientificamente programmate. Basti solo pensare che alcune delle malattie come il vaiolo venivano diffuse volontariamente fra i nativi del nord america tramite l'invio di coperte e altri manufatti appartenuti a persone ammalate. Senza dimenticare le deportazioni, i confinamenti in zone scelte opportunamente fra quelle inospitali, la distruzione scientifica di ogni genere di sostentamento. Certo, si era in altri secoli, ma la politica di sterminio fu portata avanti con sapienza dei governanti. Facile leggerle con l'occhio dell'oggi ma è certamente un capitolo nero.

(Credo che Franco stesse

(Credo che Franco stesse parlando delle civiltà centro-americane. Cmq sì, estremo cinismo e massacri per oltre duecento anni)

[bauman] l'etimo non

[bauman] l'etimo non smentisce. E' stato l'unico assoluto geno-cidio (estinzione del ghenos, cioè della stirpe, una volta si diceva "della razza", e tutti capivano) della storia. Se consideriamo le vecchie popolazioni del Nord America e del Centro America come "diversi ghenos", e non come uno soltanto, il risultato è addirittura peggiore. Però fa parte della storia che non abbiamo coraggio di studiare e di scrivere, perché è troppo atroce e troppo lontana (e anche, a dirla tutta, a suo tempo troppo avallata dalla Chiesa. Ricordo un vecchio esame di Storia Moderna... ricordo bene come venivano descritti gli amerindi. Subumani. Se volete ci torno su).

Ciò non toglie che mi sembra centrale quel che scrive Bauman. L'età contemporanea è questa, e l'atrocità più vicina a noi tutti è successa nella nostra civile Europa, per mano nazista. E prima ancora nella civile Russia, a danno degli ucraini. E prima ancora nella civile Turchia, a danno degli armeni. Se vogliamo rendere immuni le prossime generazioni alla tentazione della pazzia e dello sterminio dobbiamo aiutare i governi a prendere atto della condotta delle loro vecchie nazioni. Tutti i governi.

[bauman] non ho letto

[bauman] non ho letto "modernità e Olocausto" ma altri due testi di Bauman per via di un esame... In realtà i due libri erano praticamente uguali (cambiava l'ordine dei paragrafi, qualche furbata editoriale secondo me...). In ogni caso è un pensatore molto fruibile (anche se ogni tanto gli scappa qualche inesattezza), e io solitamente trovo la sociologia spaventosamente noiosa.

(Bauman) Quella di Bauman è

(Bauman) Quella di Bauman è comunque una grave imprecisione (o forzatura) storica non supportata dai fatti. E poi basta davvero, col dire che i nativi americani si sono estinti per malattie o robe simili, li si è sterminata una civiltà, a differenza di quella ebraica che è viva e vegeta. Si sono distrutti luoghi di culto, tempi, cancellate tradizioni. Una civiltà annientata, azzerata. é solo che quella non è storia politicamente corretta, al contrario di quella che ci racconta l'autore in questione.

[bauman] aggiungiamo poche

[bauman] aggiungiamo poche cose ma sacrosante. Che se nessuno avesse fermato il nazismo avremmo testimoniato l'annientamento di un popolo con storia millenaria, radicato in tante nazioni europee. Grazie a Dio, i nazisti e chi avallava la loro strategia sono stati sconfitti. Senza la guerra contro quell'ideologia barbara, non sarebbe successo. E saremmo qui a scrivere altre cose. Quanto al resto, sulla questione nativo-americana sono pienamente con te.

(Bauman) Io non sono così

(Bauman) Io non sono così convinto, Franco. E comunque col senno di poi si può dire tutto e il contrario. Quel che resta sono i fatti, e i fatti dicono che il genocidio più spaventoso della storia conosciuta è quello dei nativi americani. Civilltà azzerata, lo ripeto. E su questo assunto incontrovertibile ogni falsificazione o forzatura storica incontra un muro invalicabile.

[Bauman] Non ho mai letto

[Bauman] Non ho mai letto Bauman, ma mia sorella ha molti dei suoi libri e me ne ha sempre parlato benissimo. Quando lo affronterò, partirò da questo saggio, Monnalisa, per ragioni che credo siano chiarissime visto il mio particolare interesse per il tema. Grazie infinite per questa pagina, quindi. Anche perchè non dev'essere stato affatto semplice recensire, ma hai fatto uno splendido lavoro. 
Ho particolarmente apprezzato la chiarezza con cui spieghi le radici della Shoah, specie quando scrivi "è stato possibile facendo ricorso non alla semplice brutalità o all’odio, ma alla razionalità e all’organizzazione capillare di un sistema burocratico impeccabile. Trasformare l’antisemitismo in politica di governo ha richiesto l’esistenza di un apparato potente e diffuso, oltre alla totale accettazione dei provvedimenti statali da parte della popolazione".


Mi permetto una piccola osservazione: la scelta del termine "Olocausto", mi vede un po' perplessa. In genere per indicare il genocidio degli ebrei ad opera dei nazisti, si predilige il termine ebraico Shoah. La motivazione la riprendo dal sito www.binario21.org 



Olocausto = dal latino holocaustum, che è il greco holòkauston, da hòlos “tutto” e kaustòs “bruciato”, dal verbo kaìein “bruciare”. Per estensione, Sacrificio, soprattutto della propria vita, ispirato da una dedizione completa al proprio ideale. Questa parola è stata impropriamente adottata per definire lo sterminio degli ebrei europei durante la Seconda guerra mondiale. Come si capisce dall’etimo, infatti, non definisce correttamente l’evento. Implicherebbe cioè una volontà delle vittime nell’offrirsi in sacrificio per un ideale, cosa ovviamente impensabile. Ecco perché si preferisce l’uso della parola ebraica Shoah.
Shoah = voce biblica che significa “desolazione, catastrofe, disastro”. Questo vocabolo venne adottato per la prima volta nella comunità ebraica di Palestina, nel 1938, in riferimento al pogrom della cosiddetta “Notte dei Cristalli” (Germania, 9-10 novembre 1938). Da allora definisce nella sua interezza il genocidio della popolazione ebraica d’Europa, perpetrato durante la Seconda guerra mondiale.
 


 


 

[Bauman] Angela, ho pensato

[Bauman] Angela, ho pensato anche io la stessa cosa. Perché Bauman avrebbe scelto la parola Olocausto (la stessa anche nel titolo originale del saggio) e non Shoah? Sarebbe interessante chiederlo a lui, in verità.
La mia ipotesi è che la Shoah è un termine col quale gli ebrei (è una parola ebraica, infatti) definiscono il genocidio, ma occorre ricordare che nei campi di sterminio, oltre agli ebrei, i nazisti rinchiusero ed uccisero anche molte altre tipologie di "nemici": zingari, gay, nemici politici, personaggi a loro avviso avversi al regime, ladruncoli, criminali, testimoni di Geova e via dicendo. Quindi, forse, la parola Olocausto vuole comprendere altre realtà umane.
D'altro canto in questo libro Bauman parla nello specifico degli ebrei, ma fa considerazioni più ampie che riguardano molte altre vittime naziste. L'ho scritto: la recensione non è esaustiva.

[Bauman] Certi commenti mi

[Bauman] Certi commenti mi lasciano sempre molto amareggiata. E' quasi come se l'argomento stuzzicasse la voglia (a parer mio infantile) di misurare l'orrore con continui paragoni sterili che non ridimensionano l'atrocità della Shoah, ma semplicemente ci dimostrano quanto in basso sia ripetutamente caduto il genere umano nel corso della Storia.


Tornando alla recensione, magari mi sbaglio, ma non è che forse in questo periodo manca un NON prima di "consentano"?
"Non esistono sensi di colpa, non esistono preoccupazioni morali semplicemente perché le condizioni lo consentono".
 

(Bauman) Ma quali voglie

(Bauman) Ma quali voglie infantili Angela, l'autore scrive falsità storiche, e io l'ho puntualizzato. Tutto qui. Questa te la potevi risparmiare.

[Bauman] Io non capisco 'sta

[Bauman] Io non capisco 'sta cosa di confrontare genocidi per numeri. Su quello ucraino, per esempio, non ci sono dati certi, e dire "il doppio delle vittime" vuol dire 12 milioni di morti. Cosa che non è attestata. Nel link che ho riportato prima, anzi, sembra che il numero ufficiale sia di 7, che c'è chi parla di vittime tra i 7 e i 10 milioni, chi tra 1,5 e 10, chi tra 3 e 3,5. Milioni. Sotto dunque al doppio ipotizzato da Léon. E ti chiedo, ti dovrei dire che hai scritto una falsità storica, no? Poi si parla della civiltà dei nativi americani. Cosa si intende? Quali nativi americani? Quelli del nord-america, del centro, del sud-america? Si potrebbe dire che c'erano più civiltà, e non una sola. Parlare di una sola mi sembra impreciso e riduttivo. Né so se avrebbero voluto che si parlasse di loro come di una sola civiltà. Di un solo popolo. Più popoli e più civiltà, più genocidi. Civiltà azzerata, vuol dire che non rimane niente: zero. A me invece sembra si possa dire che, seppure poco, qualcosa sia rimasto. C'è chi cerca di non scordare le proprie origini (ho in mente il nord america, poi spiego). Certo, a fronte di quanto è stato distrutto, si può dire forse che è ben poco, ma non zero. Come ne La storia infinita, a volte basta un granello di sabbia. Ma you may say I'm a dreamer.Inoltre dire che i nativi americani (ancora ho in mente il nord, è quello che conosco meglio) si sono estinti è inesatto. Sembra che alcuni, poche migliaia, vivano ancora. O è un'informazione errata? Sulle cause della loro non-estinzione, per altro, alcune malattie sono state portate coscientemente dagli europei, e sono state una delle cause principali. Non è una diceria. È stato fatto volontariamente. Quindi dire che "basta dire che si sono estinti per malattie o robe simili" è inesatto, poiché le "malattie o robe simili" hanno con sicurezza contribuito alla loro estinzione, che poi estinzione, a prenderne il significato esatto, non è.Altra causa fondante, l'alcol (almeno per quel che so, nel nord-america). Ne parlava sere fa a Pistoia l'autrice di un libro, sui nativi nord-americani, uscito da poco per Transeuropa. Alcol ancora oggi, eh. Io ho assistito alla presentazione, non ho il libro. Vi lascio il link per la recensione (con premessa personale) di Francesca Matteoni, su Nazione Indiana. Ripeto, parla solo del nord-america, e non di tutti i nativi americani.http://www.nazioneindiana.com/2010/01/23/il-mio-motorino-si-chiamava-geronimo-una-lunga-premessa-personale-e-un-nuovo-libro-sugli-indiani-d%E2%80%99america/Detto questo, Léon-Federico, a volte penso che potresti dire le stesse cose usando un tono diverso, perché ogni volta, in queste discussioni, penso che in più che buona parte sono d'accordo con te (qui, ad esempio, sul fatto che non si debba parlare del genocidio degli ebrei come più grande di un altro, per dire) solo che poi, per un motivo o per un altro, mi trovo ad essere in disaccordo (qui, sul voler tirare fuori numeri di morti e civiltà azzerate). D'altronde, fossimo tutti uguali, sai che palle. (-: Ciao.

(Bauman) 10 milioni di morti,

(Bauman) 10 milioni di morti, gli Ucraini, secondo gli studiosi più autorevoli. Ma c'è da immaginare siano stati anche di più, visto come L'Unione Sovietica è riuscita a occultare verità, a differenza della Germania sconfitta che non ha potuto occultare nulla e a cui, anzi, hanno affibbiato pure morti non suoi, come oramai ampiamente risaputo. Detto ciò - e sinceramente mi sono anche abbastanza scocciato di ribadirlo, ma evidentemente serve -, non capisco tutta questa sorpresa e questo risentimento se qualcuno dice delle verità non politicamente corrette. Bauman scrive una cavolata palese, punto e basta (ucraini o non ucraini, visto che i nativi sono stati annientati), e io l'ho scritto con modi più che corretti e affatto polemici, Andrea. Davvero mi è oscuro e incomprensibile perché la cosa ti faccia così strano.

[Bauman] Credo che questo

[Bauman] Credo che questo chiacchiericcio da bar su un tema tanto delicato non sia bello da ascoltare.

[bauman] patrick ha

[bauman] patrick ha ragione. Federico, si tratta semplicemente di rapportarsi con diverso e più profondo rispetto a tutti quelli che non la pensano come te: Andrea ti ha suggerito di cambiare toni. E' un suggerimento saggio e semplice; potresti dire cose simili ma argomentando con la stessa umanità e la stessa gentilezza che dedichi ai film. Evitando sciagurate riduzioni delle colpe dei regimi totalitari - alludo in primis a quello tedesco, che nessuno trova difendibile, da nessuna parte e per nessuna ragione - e ricordando sempre che nessuno ha voglia di dimenticare o di minimizzare il dramma della shoah. In compenso, tutti hanno voglia di saperne di più sulla questione armena e sulla questione ucraina. Ma servono documenti: servono libri: serve dibattito: serve cultura.

Se scrivi "hanno affibbiato pure morti non suoi" riferendoti al nazismo, servono dieci righe di spiegazione, con fonti accademiche e riflessioni. 

(Bauman)  A Franco, e non

(Bauman)  A Franco, e non facciamo a prenderci in giro. Io non ho usato toni scortesi, a differenza di qualcun altro verso di me, in questi commenti. Sono stato  solo preciso e puntuale, dicendo una verità conclamata, anche se non politicamente corretta. Io non mi devo giustificare e scusare proprio di nulla, al contrario altri dovrebbero farlo con me. Che alla Germania hanno affibbiato morti non suoi lo sai anche tu (Katyn, ma non soltanto). Che certa letteratura storica sia a senso unico, sai anche questo. Poi, sinceramente, mi sono rotto di questi commenti  a senso unico, il buonismo e il moralismo proprio non li sopporto, come è scritto peraltro nella mia inequivocabile presentazione. Ti dirò, mi sono anche tenuto, per non alimentare ulteriori polemiche. Pertanto, se c'è qualcuno che deve cambiare i toni sta altrove. Io li posso solo alzare, non certo abbassare. Spero di essere stato chiaro, perchè sto cominciando a stufarmi di queste polemiche sterili.

[ot, fede] sì: ecco un buon

[ot, fede] sì: ecco un buon esempio. Katyn. Katyn però non ha a che fare con la Shoah, è una questione ben diversa. E' stato il massacro della classe dirigente polacca per mano sovietica. Se invece il rilievo si fosse fondato su vittime della Shoah diverse da quelle sin qua addebitate ai nazisti, avrebbe avuto senso. Semplice - mi sembra che si sia usciti dal binario della discussione. Se rileggi l'articolo, scopri che il nodo di Bauman è diverso: non ridurre l'accaduto a una questione bellica. Perché non è stata una questione bellica.

Quanto al resto... Non è questione di buonismo o di moralismo. E' questione di comprensione, di empatia e di rispetto. E magari anche di solidarietà nei confronti delle esperienze e delle memorie di tutti. Niente ismi.

(Bauman) Pretendo lo stesso

(Bauman) Pretendo lo stesso rispetto per ciò che scrivo su questo tema, cosa che raramente trovo. I morti affibbiati alla Germania sono tanti, troppi: tutte le stime sono state fatte per eccesso. Al contrario i morti fatti dai sovietici non li sapremo mai veramente. La storia la scrivono i vincitori, e non ti devo dire altro. Solidarietà, mi dici? Quando cominceremo a trattare questi temi su un piano storico reale si potrà entrare - per quel che mi riguarda - anche nel discorso esperienze e memorie, ma finché il piano è alterato quello che mi preme è rispristinare la verità storica occultata a danno dei vinti. E questa sarà la mia linea, sempre. 

[Bauman] La verità è precisa,

[Bauman] La verità è precisa, la falsità no. Magari ci si può arrivare vicino, alla verità. Ma le supposizioni non sono verità. E smetto, davvero. Ciao a tutti.

(Bauman) Concordo, la verità

(Bauman) Concordo, la verità è precisa, una volta conclamata. Il mio intervento è a supporto proprio di questa tesi: ripristinare la verità ed evitare falsità.