Bassani Giorgio

L'Airone

Autore: 
Bassani Giorgio

“L’airone” è il romanzo del dolore definitivo, di un malessere esistenziale onnicomprensivo che pervade ogni aspetto della realtà: l’individuo, i suoi affetti, le cose, la natura. Soltanto dopo essere scesi nell’abisso più profondo sarà possibile risalire e progettare di nuovo. Bassani stesso dichiarerà di essersi sentito liberato dopo aver concluso quest’opera.

Edgardo Limentani, il protagonista, è un avvocato di quarantacinque anni, ebreo, sposato con la Nives, la sua ex-mantenuta, e padre di una bambina. Vive a Ferrara con la famiglia e sua madre, apparentemente non gli manca nulla. Una mattina d’inverno del 1948 si sveglia all’alba “risalendo non senza fatica dal pozzo dell’incoscienza” per recarsi a Volano sul Po per una partita di caccia in botte.
Fin dall’inizio è chiaro il suo senso di estraneità, si percepisce assurdo e meschino, avvilito, si osserva allo specchio e si trova antipatico, “ogni oggetto che gli cadeva sott’occhio, lo urtava, lo infastidiva”.
Edgardo sembra riassumere su di sé le caratteristiche dei precedenti personaggi bassaniani, portate a una dimensione esistenziale non rimediabile.
Il romanzo – in terza persona – accompagna Edgardo nei suoi spostamenti in quella che è l’ultima giornata della sua esistenza, indugiando nel descrivere con tecnica cinematografica i suoi gesti, anche minimi, accentuando la sua fisicità più prosaica, che contribuisce a sottolineare il senso di pesantezza che l’essere nel mondo gli trasmette. È la vita a risultargli insopportabile, fastidiosa.
“Bastava guardare le faccende della vita da una certa distanza per concludere che valevano tutte quante per quello che valevano, e cioè niente, o quasi”.
Da Ferrara Edgardo si dirige verso Volano, facendo tappa a Codigoro in un’osteria-albergo di proprietà del Bellagamba, un ex fascista repubblichino.
Edgardo si muove con continui ripensamenti, esita a lasciare casa sua, poi non vorrebbe più ritornarvi, a Codigoro si ferma sia prima che dopo la caccia. Questo paese è il punto intermedio tra lo spazio chiuso di Ferrara e quello aperto delle valli e viene descritto con accuratezza, ha un ruolo importante nella scelta finale del protagonista, che vaga finché non decide e programma il suo suicidio nei minimi dettagli. Allora si sentirà sicuro e felice, come sollevato per potersi liberare dalla sua materialità, finalmente padrone di sé. La sua lunga giornata, come la sua vita, si concluderà.
Edgardo pensa a se stesso come a una sopravvissuto: ebreo, è un proprietario terriero all’antica, impensierito per le rivendicazioni sociali comuniste, sospettoso, sempre preoccupato di fare qualche brutto incontro, memore del passato fascismo e dei pericoli attuali, soprattutto dopo che si è ritrovato, alla Montina – la sua tenuta – circondato dai lavoratori rabbiosi armati di vanghe e zappe.
In realtà la proprietà terriera è intestata a sua moglie Nives, ariana e cattolica, Edgardo è estraneo anche agli affari ormai, ma in cuor suo rimpiange il passato, quando la servitù era fidata e sapeva stare al suo posto e i proprietari si sentivano sicuri.
Di fronte alla spavalderia e all’arroganza dei comunisti, il protagonista è un perdente, come dimostra la partita di caccia. Giunto nelle valli del Po, appostato in botte, Edgardo non riesce a sparare neanche un colpo, se ne sta rintanato nel suo rifugio, mentre Gavino, il giovane che lo aspettava per fargli da guida, un ex partigiano comunista, abbatte numerose prede con mira sicura.
Moltissime immagini tipiche della narrativa bassaniana sottolineano la dimensione di chiusura e di angoscia: il pozzo. “freddo da pozzo” è quello che irrompe dal portico di casa Limentani la mattina, la sensazione di calarsi dentro un pozzo investe il protagonista mentre scende le scale; la caverna o il “budello sotterraneo”, la stessa botte è come una tana, un luogo appartato, chiuso, dal quale Edgardo esce con le premesse per la sua scelta finale.
Proprio al centro delle paludi – e al centro del romanzo – si colloca la scena dell’airone.
Con quest’animale, ferito a morte da Gavino, s’identifica Edgardo, che lo segue nei suoi ultimi spostamenti, ne immagina i pensieri, si pone raffiche di domande senza risposta.
È una scena molto crudele, descritta con maestria, che culmina nello scambio di sguardi tra Edgardo e l’airone, quando il personaggio si osserva proiettato nell’animale, si vede e di qui troverà la via per la liberazione. Prima di giungervi deve però scuotersi di dosso tutta la sua materialità, quella specie di gravame fisico che lo opprime fin dall’inizio della giornata.
Limentani prende sempre maggior coscienza di sentirsi un oggetto, prova un pesante disgusto di sé (ad esempio mentre mangia in trattoria), di tutte le necessità fisiche, è come se una lastra di vetro gli impedisse di partecipare realmente alla vita. È l’escluso, il diverso: non si integra con i nuovi ricchi imprenditori lombardi che, chiassosi e allegrotti, affollano la trattoria di Codigoro nei fine settimana, non prova nessuna affinità con il cugino Ulderico, uno che si è inserito, ha sposato un’ariana, si è convertito al cattolicesimo e ha generato sei figli.
Risuona l’eterna domanda fatale sull’identità: “ma lui, lui stesso, vestito da caccia, col berretto di pelo in testa, a quell’ora, sotto i portici, ma lui chi era, veramente?”
A Codigoro, dopo la caccia, di sera avviene la scena rivelatrice e catartica: Edgardo si sofferma davanti alla vetrina di un imbalsamatore. Gli animali gli appaiono perfetti, più belli di quando erano vivi, ormai non più deperibili, finalmente in pace.
“Per la prima volta, forse, da quando era al mondo, gli capitava di pensare ai morti senza paura. Soltanto loro, i morti, contavano per qualche cosa, esistevano veramente. Ci mettevano un paio d’anni a ridursi al puro scheletro: lo aveva letto da qualche parte. Ma dopo non cambiavano più, mai più. Puliti, duri, bellissimi, erano ormai diventati come le pietre preziose e i metalli nobili. Immutabili, e quindi eterni”.
Edgardo esce da quella dimensione estranea, trasognata in cui si era trovato finora e acquisisce una straordinaria lucidità, è felice, sa quel che deve fare. Torna a Ferrara, prepara tutto con cura, prende congedo dalla famiglia e dalla madre e si uccide, padrone ora del suo destino.
Romanzo cupo, “L’airone” dà voce a un malessere insinuante e profondo, che trova una catarsi nel suicidio finale, è come se l’Autore avesse riversato nella scrittura tutto il suo male di vivere per liberarsene, per oggettivarlo e poi allontanarlo da sé e aprire la strada a nuove creazioni artistiche. Quel senso di oppressione e di morte che l’ha accompagnato in molte opere raggiunge qui il suo culmine, il suicidio diventa una forma di autodeterminazione del personaggio, un suo liberarsi dalla schiavitù degli oggetti – lui stesso è divenuto un oggetto e perciò eliminabile – e della sorte – quel destino un po’ voluto, un po’ subito – che pareva esser connaturato alla stirpe ebraica.
Realizzato l’atto finale, l’Autore, liberato dal personaggio – non c’è più infatti l’io narrante, ma la terza persona – potrà rinascere e aprirsi a un nuovo mondo poetico.
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Giorgio Bassani,(Bologna 1916- Roma 2000) letterato, poeta, romanziere e sceneggiatore italiano.
Giorgio Bassani, L’airone, Milano, Oscar Mondadori 2009, nel secondo volume de “Il romanzo di Ferrara”.
 
Bassani in lankelot.eu: qui
 
 
Marina Monego, marzo 2010
ISBN/EAN: 
9788804447870

Commenti

[Bassani L'airone] penultimo

[Bassani L'airone] penultimo Bassani!

[bassani] grande marina!

[bassani] grande marina! http://www.lankelot.eu/forum/index.php?topic=3205.0 qui l'aggiornamento dello speciale. Poi magari verranno gli scritti di Movi sui suoi film, e chissà che non spunti fuori un'appassionata o un appassionato della sua poesia... (c'è un libro che raccoglie tutti i versi!)

[airone] ocio qua

[airone] ocio qua "riassumeresu di sé"

[airone] scrivi (a proposito:

[airone] scrivi (a proposito: bellissimo pezzo): "Romanzo cupo, “L’airone” dà voce a un malessere insinuante e profondo, che trova una catarsi nel suicidio finale, è come se l’Autore avesse riversato nella scrittura tutto il suo male di vivere per liberarsene, per oggettivarlo e poi allontanarlo da sé e aprire la strada a nuove creazioni artistiche."

> Mi sembra decisamente novecentesco... e molto in linea con tante cose che abbiamo studiato e schedato da queste parti. Vedrò di procurarmelo, suona tutto molto famigliare:). Bellissimo lavoro, Marina. Grazie.

[L'airone] sistemato. e

[L'airone] sistemato. e grazie!

Cara Marina, un po' ti

Cara Marina,


un po' ti invidio: Ma come fai? Vuoi gareggiare con GF?


In realtà Bassani non mi attira più. Dopo i tre anni passati a esaminare Micol all'Università di Lubiana, mi ha nauseato, specie Mondadori e quella sua edizione economica scolastica (proprio quella che Gf ha riprodotto). Viene ristampata ogni anno, segno che ci guadagnano. E ogni anno (almeno fino a fine millennio scorso, ora non me occupo più, ma a suo tempo l'ho segnalato ai susseguosi cialtronazzi abatini della Casa), ristampano i 54 errori di stampa che abbiamo individuato con gli studenti. Refusi ma anche svarioni dell'autore che faceva modifiche strasbattendosene delle concordanze, della sintassi ecc. Possiamo legittimamente affermare che con questa edizione Mondadori ha contribuito (e forse continua) allo sputtanamento della nostra immagine culturale all'estero, già deboluccia.


Narravo queste cose ed altre nel mio intervento dematerializzato. Approfitto per segnalare, se non è già stato fatto, che nella scena della cena dei Finzi-Contini, c'è un errore di coerenza sui coperti. Provare per credere (mi ricorda un  po' il Manzoni coi figli del sarto: prima"due fanciulletti e una bambina", poi "due bambine e un fanciullo".


Marina: diva e donna.

[L'airone] Ehilà! Grazie

[L'airone] Ehilà! Grazie Luciano! provo a fare un po' di tutto!


No, impossibile gareggiare con gf ! :) cerco di cavarmela, mi suddivido.....


Bassani: ammetto, a me è sempre piaciuto, nonostante lo svarione dei Finzi-Contini (ricordo, che me ne avevi parlato). Riguardo l'edizione, volevo dirlo alla fine di tutto (cioé dopo L'odore del fieno): ci sono refusi, è vero,  in sé è scialba, carta scadente, neanche un'introduzione (però ce ne dev'essere una con l'intro di Cotroneo), insomma potrebbero trattarlo meglio.


Di fatto ristampano quasi solo i Finzi-Contini, L'airone è introvabile, Gli occhiali d'oro si trova ancora, comunque è un autore che secondo me tende a venire affossatoe me ne dispiace.

[Bassani-L'airone] Romanzo

[Bassani-L'airone] Romanzo che ho letto qualche tempo fa pescando fra gli articoli lankelottiani. Poi l'ho visto citato di un'intervista a Montefoschi pubblicata nel Venerdì di Repubblica. Romanzo lucidissimo e straziante. adesso lo sta leggendo Eva. 

[Bassani- L'airone] Ho letto

[Bassani- L'airone] Ho letto anch'io l'intervista a Montefoschi, che , a sua volta, mi aveva incuriosito come autore (a proposito, da noi manca, qualcuno l'ha letto?). L'airone è un romanzo terribile, deprimente e inquietante, tra i lavori di Bassani è quello che mi è piaciuto meno, devo dire. Alla fine mi sentivo soffocare dal male esistenziale che lo pervadeva.

[montefoschi] personalmente

[montefoschi] personalmente non mi ha mai interessato - è una di quelle istintive, implacabili sensazioni di distanza-estraneità che poco può mutare.

[montefoschi] Io non lo reggo

[montefoschi] Io non lo reggo ma ricordo che quando lavoravo nella biblioteca ospedaliera era uno degli autori più richiesti.