“Il tempo ha cominciato a diradarli, eppure non si può ancora dire che siano pochi, a Ferrara, quelli che ricordano il dottor Fadigati (Athos Fadigati, sicuro – rievocano -, l’otorinolaringoiatra che aveva studio e casa in via Gorgadello, a due passi da piazza delle Erbe, e che è finito così male, poveruomo, così tragicamente, proprio lui che da giovane, quando venne a stabilirsi nella nostra città dalla nativa Venezia, era parso destinato alla più regolare, più tranquilla, e perciò stesso più invidiabile delle carriere...)”, p. 3.
Gli occhiali d’oro si apre con una sintesi di quella che sarà la storia contenuta nel volume. Proprio tutta la storia, dall’inizio, carico di buoni auspici, al drammatico epilogo. Poggiati sul naso del protagonista, un uomo dell’alta borghesia veneziana dai modi garbati e i gusti sopraffini, gli occhiali d’oro ne diventano presto il segno distintivo, l’indice di usi da viveur che lo portano a frequentare assiduamente i quattro cinema della città.
“Ficcando gli sguardi nelle tenebre, oltre la balaustrata della galleria, lo cercavano là, in basso, lungo le sordide pareti laterali, presso le porte delle uscite di sicurezza e delle latrine, senza trovar requie finché non avessero colto il tipico luccichio che i suoi occhiali d’oro mandavano ogni tanto attraverso il fumo e l’oscurità [...]” , p. 13.
Quella raccontata nelle 109 pagine di questo racconto lungo (o romanzo breve?) del 1958 è dunque la storia – splendidamente narrata – di Athos Fadigati, inizialmente ammirato come professionista e arbiter elegantiae nella Ferrara degli anni ’30, e poi sempre più emarginato man mano che strane, stranissime voci prendono a circolare. Introdotte da striscianti “ma lo sai che...” e “ho sentito che...”, le insinuazioni sulle preferenze sessuali del medico si diffondono e si inseguono fino a trovare la conferma in estate, sulle spiagge di una Riccione affollata di ferraresi in vacanza. In riva all’italico mare, nel pieno dell’epoca fascista, Fadigati viene avvistato in inequivocabile compagnia di ragazzo bello, spregiudicato e noto in città per la vita sregolata: Eraldo Deliliers.
“[Deliliers] Nel ’35 aveva vinto il campionato regionale di boxe, categoria allievi, pesi medi, e a parte questo era un bellissimo ragazzo, alto un metro e ottanta e con un volto e un corpo da statua greca, un reuccio locale vero e proprio. Gli si attribuivano, e non aveva ancora vent’anni, tre o quattro conquiste clamorose. [...] Per vestirci ci si regolava sui suoi abiti, che la madre gli spazzolava, smacchiava e stirava perfettamente. Stare accanto a lui la domenica mattina, al Caffé della Borsa, con la schiena appoggiata a una colonna del portico e guardando le gambe delle donne che passavano, era considerato un autentico privilegio”, p. 39.
Dal momento dell’avvistamento “degli sposini” sulla riviera più pettegola della Penisola, tutto cambia nei confronti del dottore: quello che fino a poche pagine prima era tacitamente tollerato perché solo immaginato diventa improvvisamente disgustoso perché manifesto. Non più dunque deferenza verso l’affermato professionista, ma solo fastidio nei confronti del “facoltoso finocchio”.
Per quanto già affrontata da alcuni grandi della letteratura italiana (Moravia aveva scritto Agostino nel 1944), la tematica dell’omosessualità in Italia negli anni ’50 non doveva certo essere facile o leggera. Da noi, lo sappiamo, certe cose hanno richiesto tempo prima di essere metabolizzate e trattate senza l’ammanto di una fitta coltre di ipocrisia. Ecco, Bassani in questo è stato moderno: non ha espresso giudizi. Senza partecipazione politico-ideologica ha voluto semplicemente qualificare una realtà storica ben precisa e una specialità umana sempreverde: il salto sul carro del vincitore del momento, che in quel momento era un Fascismo tutto muscoli e virilità.
Ferrara, dunque. Qui come nel resto delle opere di Bassani. E, come in tutta la produzione dell’autore, connotata non solo come una piccola città di provincia, ma come “la piccola città di provincia”, un microcosmo simbolo di un’intera società. A parte lo sfondo su cui si snoda la vicenda, numerosi altri solo gli elementi classici bassaniani che si ritrovano ne Gli occhiali d’oro: la prosa elegante e mai sovraccarica; la forte identità ebraica (l’io narrante è uno studente ebreo, oltre che un paziente di Fadigati); le memorie della vita del ghetto; il tema dell’emarginazione e i frequenti presagi, quasi preveggenze, che il futuro non riserverà niente, ma proprio niente di bello.
Il libro presenta tuttavia anche degli importanti elementi di novità. Il primo è l’apparizione dell’io protagonista, quando invece le altre storie del Romanzo di Ferrara “avevano offerto della città padana soprattutto l’ambiente, la scena, le vicende; l’autore aveva osservato dall’esterno i personaggi muoversi su un palcoscenico ove la vita era ricostruita dal suo rigore di storico” (p. 113, dalla Nota di Anna Dolfi). La seconda è l’aver dedicato una pagina intera (p. 89) a una famiglia della Ferrara bene intorno alla quale, nel ’62, Bassani avrebbe costruito il suo romanzo più celebre: i Finzi-Contini.
Più volte è stato detto che Gli occhiali d’oro è, oltre la storia di Athos Fadigati, anche e soprattutto la storia di due emarginazioni, quella derivata dall’indole sessuale (il protagonista) e dalla professione religiosa (l’io narrante). Le due diversità, sempre più invise con l’approssimarsi della promulgazione delle detestate leggi razziali (cfr. Una giornata particolare, Ettore Scola 1977), per un breve volgere di pagine e di tempo si incontrano e si supportano, tuttavia niente, neanche l’idea di un fronte comune tratterà il medico dall’estremo gesto. Un gesto, però, del quale non verrà riconosciuta la vera natura. Il giorno dopo il suicidio di Fadigati i giornali parleranno semplicemente di disgrazia. Stile dei tempi.
EDIZIONE ESAMINATA
Giorgio Bassani, Gli occhiali d’oro, Mondadori, Milano 2006, pp. 115. Nota di Anna Dolfi. Prima edizione: 1958.
CURIOSITÁ
Gli occhiali d’oro è stato portato al cinema nel 1987 ad opera di Giuliano Montaldo.
BIOGRAFIA AUTORE
Giorgio Bassani (1916-2000) nasce da una famiglia benestante di religione ebraica. A Ferrara, la città dei suoi genitori, compie i primi studi per poi spostarsi a Bologna, dove si laureerà in Lettere con un tesi su Tommaseo. Dopo la laurea inizia a insegnare e a svolgere attività di propaganda antifascista. Arrestato nel 1942, rimane in carcere fino alla caduta del Fascismo. Si sposta in varie città d’Italia tra cui Roma, dove prende parte alla Resistenza tra le file di Giustizia e Libertà. Tra gli anni ’40 e ’50 scrive alcune sceneggiature (con Flaiano, Pratolini, Age e Scarpelli Tempi nostri-Zibaldone n. 2 di Blasetti), collabora con La Romana di Zampa e a vari film di Mario Soldati. Dal 1948 è redattore della rivista “Botteghe Oscure” e dal 1956 diviene consulente editoriale di Feltrinelli, all’interno della quale è tra i sostenitori della pubblicazione de Il Gattopardo dell’allora sconosciuto Tomasi di Lampedusa. Dal 1957 è professore di Storia del teatro all’Accademia di arte drammatica di Roma e nel 1964 diventa vicepresidente della RAI. Oltre alle opere in prosa che l’hanno reso celebre (Il giardino dei Finzi-Contini, L’airone, Le storie ferraresi), Bassani ha pubblicato anche alcuni volumi di poesia: Storie di poveri amanti, Te lucis ante, Un’altra libertà, L’odore del fieno ecc.
Paola Biribanti, Giugno 2008
Per approfondire:
BASSANI in LANKELOT
Commenti
In lankelot.eu mancava Bassani. Non poteva mancare.
Ave Paola! Aspetta che sistemo un po' l'impaginazione (ottima l'idea di restituire Bassani partendo dai fianchi e non dai Finzi;) )
"à. A parte lo sfondo su cui si snoda la vicenda, numerosi altri solo gli elementi classici bassaniani che si ritrovano ne Gli occhiali d?oro: la prosa elegante e ma mai sovraccarica; la forte identità ebraica (l?io narrante è uno studente ebreo, oltre che un paziente di Fadigati); le memorie della vita del ghetto; il tema dell?emarginazione e i frequenti presagi, quasi preveggenze, che il futuro non riserverà niente, ma proprio niente di bello."
> allora si parte da qui per fondare l'archivio critico b in Lankelot. Bel lavoro.
l'ho letto ai tempi delluniversità, quando preparai un esame su Bassani, un bel libro. Bassani l'ho sempre trovato raffinato ed elegante. Hai avuto una bella idea a recensirlo, io l'avevo in mente da anni, ma poi si tende sempre a leggere libri nuovi e manca il tempo per tornare sui vecchi.
Più che per mancanza di tempo, tendo a non recensire i classici per sacro timore reverenziale nei confronti dei. E anche perchè non riesco a non pensare a tutte le grandi firme che ne hanno scritto su. Tu chiamale se vuoi... frustrazioni.
ti dirò che problemi di questo tipo me li sono sempre fatti anch'io, solo che se mai non si prova.....
e da questo unico pezzo prenderà il via lo speciale futuro;)
Onorata di aver fatto da apripista.
apro OT
a giorni pubblico articolo+intervista a Paola Biribanti, fresca autrice di "Boccasile", una biografia del genio che inventò la Signorina Grandi Firme.
[Gli occhiali d'oro-
[Gli occhiali d'oro- Bassani]"numerosi altri solo gli elementi classici bassaniani che si ritrovano ne Gli occhiali d’oro" segnalo un refusetto, "sono" al posto di "solo". Ho riletto perchè ho appena finito il libro e devo decidere se scriverne anch'io, ci penso, perchè molto hai già detto.
[occhiali d'oro] dai che
[occhiali d'oro] dai che aspettiamo;)