Folli corse, da un treno all'altro, dalla ferrovia alla metropolitana, gente impazzita che si accalca, spinge, incita, scalpita e parole, parole, parole. Le pubblicità si insinuano ovunque, ogni centimetro quadrato, che sia parete, soffitto o pavimento è pretesto per consigli imposti, o per piccole menzogne a fin di "commercio". Ormai posso dirmi impermeabile a tutto ciò: se un'immagine cattura la mia attenzione è anzitutto per l'idea, per la composizione, decido quindi se concedere una "chance" al messaggio - o forse mi illudo che sia così -. Un pennello da pittura, il manico rosso macchiato di colore, le setole grossolane…No, aspetta un secondo…non sono proprio setole... sono capelli dred, ovvero rasta, scuri e ribelli. "THE DARK SIDE OF THE ART" a caratteri bianchi campeggia al centro del manifesto. Uno sguardo di insieme e quello che a prima vista pareva ovvio o soltanto curioso, assume un significato completamente diverso. Ma certo! Non un pennello, bensì un ritratto, lo sfondo grigio della tradizione da cui si staglia un volto inconfondibile, squadrato, con la sua incredibile capigliatura. Il volto di JEAN-MICHEL BASQUIAT.
Perdonate il tono internazionale, "dark", "show", "art", al quale la Triennale non sa proprio resistere, un'inflessione provinciale ma tollerabile, infondo bisogna riconoscerle una serie di meriti, primo fra tutti quello di proporre frequentemente (e con infinita cura) personali di artisti che, seppur noti, non dispongono della visibilità meritata…E' più facile farsi un'idea di Warhol, Lichtenstein o Haring all'interno dei bookshop piuttosto che di fronte alle opere originali quando, per il graffitismo, aspetti come proporzione-colore dovrebbero essere fondamentali. Difficile, in realtà, studiarli sui libri.
Mentre il guardiano strappa la matrice al biglietto, gusto il "brivido" del primo impatto; sarebbe meraviglioso poter ripetere l'esperienza senza possedere conoscenze, lasciarmi affascinare dalla giungla di colori, dalla potenza del segno; nessun pregiudizio, per una volta il foglio bianco. Immagino la bambina che sono stata, decido che sarà lei ad accompagnarmi, sala dopo sala. Alcune fotografie di Jean-Michel ad introdurre, con le solite migliaia di parole… "[…] Protagonista emblematico della scena newyorchese degli anni '80, Basquiat è uno degli artisti più popolari dei nostri tempi.Ancora oggi, a quasi venti anni dalla morte, avvenuta quando non era ancora ventottenne nell'agosto del 1988, i suoi lavori e il suo linguaggio continuano ad affascinare il pubblico di tutto il mondo […]…bla, bla, bla…." La concentrazione sfuma dopo quattro righe, ma si può essere più prosaici?! La storia fortunatamente la conosco, la piccola Clarissa invece non è interessata al testo, preferisce le figure ed è già scappata nella stanza successiva. Basti comunque sapere che Jean-Michel, ha vissuto pochi anni, dal 1960 al 1988, ma che il suo "passaggio" non è passato inosservato già ai suoi contemporanei, in primis Warhol, affascinato dal talento primitivo del giovane, pronto a collaborare artisticamente e a promuovere l'astro nascente del graffitismo.

Locandina originale "Basquiat" (1996) da www.modern-art-reproductions.com
Anni fa ho avuto il piacere di trovare la pellicola dedicata alla biografia dell'artista - "Basquiat" di Julian Schnabel 1996 -, davvero spettacolare, non la narrazione sequenziale, nascita, gavetta-indigenza, successo, sballo, morte drammatica (benché l'ordine sia poi lo stesso) ma una successione di eventi inquadrata nell'ottica del protagonista. Una scena in particolare rimane impressa: il bambino Jean-Michel, con la madre, di fronte all'imponente "Guernica" di Pablo Picasso (esposto al Moma di New York per alcuni anni), entrambi silenziosi, quasi rapiti da questa visione emblematica, da questo assunto del dolore in chiave cubista. Quel bambino sarebbe stato il compagno perfetto per la piccola Clarissa, che ora strattona, ora indica, domanda, oppure intuisce e esclama a gran voce il suo pensiero…"Quel disegno sembra una scimmia…quello, uno scheletro…quello, un cane…" Basquiat, cosciente della tecnica accademica, opera la sintesi più drastica. Il colore stordisce, senza mezzi toni, saturo e squillante, come la musica jazz che invade le strade della Grande Mela, orgoglio per il popolo nero, che mai riesce ad affermarsi completamente, nonostante denaro e riconoscimento. I musicisti sulle tele si riducono a mucchi di ossa, si perdono qua e là nello sfondo ora azzurro, ora verde, oppure è lo stesso sfondo a cancellarli…Ovunque le scritte ossessive CHARLIE PARKER CHARLIE PARKER CHARLIE PARKER CHARLIE PARKER CHARLIE PARKER CHARLIE PARKER CHARLIE PARKER CHARLIE PARKER CHARLIE PARKER CHARLIE PARKER CHARLIE PARKER CHARLIE PARKER e gli altri "idoli" afro-americani Cassius Clay Sugar Ray Robinson fino alle figure centrali, Malcon X e Martin Luther King.

da www.expositions-exhibitions.com
E la firma SAMO, lo pseudonimo con il quale si firmava, "the same old shit".
Le pareti bianche della Triennale si "sporcano" di graffiti, diventano parte di un gioco metropolitano, rimandano l'una all'altra, creano da sé il percorso in totale libertà e con un dinamismo che realizza alla perfezione i suoni, i colori, i disagi della grande città americana anni '80. Ed è anche gioco di contaminazione tra occidente e cultura africana, con tutte le contraddizioni del caso dai valori secolari alla magia nera, dalle maschere sacre agli angeli caduti. La tela si ispessisce, strati e strati di pittura grossolana, parole, parole, parole, gente impazzita che si accalca, spinge, incita, scalpita…e quel ragazzo scuro, con i capelli arruffati che nelle fotografie non guarda mai l'obbiettivo, o se lo guarda tradisce una profonda fragilità e l'instancabile ricerca di una risposta. Mi chiedo se poi l'abbia trovata, e se forse sia stata questa la causa di tutti gli eccessi, delle droghe sotto i cui influssi ha dipinto visioni estreme, oppure l'inizio della fine sia invece dovuto a quel vuoto incolmabile, accresciuto ancor più dalla morte del mecenate Warhol.
«Non ascolto ciò che dicono i critici d'arte. Non conosco nessuno che ha bisogno di un critico per capire cos'è l'arte»
The Jean-Michel Basquiat Show a cura di Gianni Mercurio 20 settembre 06 - 28 gennaio 07 presso la Triennale i Milano
La relazione della mostra è pubblicata in versione leggermente modificata anche sul sito www.Ciao.it sul mio account ClarissaDalloway, con il titolo "RE SAMO è MORTO. VIVA IL RE:
Commenti
(recupero qualche arretrato e volo a leggerti. Benvenuta!)
scrivi: "se lo guarda tradisce una profonda fragilità e l?instancabile ricerca di una risposta. Mi chiedo se poi l?abbia trovata, e se forse sia stata questa la causa di tutti gli eccessi, delle droghe sotto i cui influssi ha dipinto visioni estreme, oppure l?inizio della fine sia invece dovuto a quel vuoto incolmabile, accresciuto ancor più dalla morte del mecenate Warhol.
«Non ascolto ciò che dicono i critici d?arte. Non conosco nessuno che ha bisogno di un critico per capire cos?è l?arte»
> non sempre è vero quel che scrive Basquiat a proposito dei critici; senza dubbio è l'approccio giusto in una prospettiva autoriale (e mi sembra piuttosto moderato ancora, a dirla tutta;) ).
Quel che scrivi del suo sguardo è sinceramente molto bello. Il tuo pezzo, in particolare, è appassionato ma non squilibrato. Si percepisce parecchio controllo - della scrittura, delle emozioni, della conoscenza. Aspetto le prossime;).
Ancora una volta, rinnovo... benvenuta;)
"Immagino la bambina che sono stata, decido che sarà lei ad accompagnarmi, sala dopo sala" (this is the way, step inside)
Piccole Clarisse crescono, ad una prima lettura. Visionarietà condotta con tocco sapiente, ed essendo nel campo delle arti figurative e scritta con misura il risultato è gradevole.
Su Basquiat, non avendo strumenti consoni, non discuto. Ma ho sempre una iniziale diffidenza sulla totale distruzione del patrimonio artistico e critico, in campo culturale, perchè una desertificazione del già detto mi suggerisce solo un tradimento di uno dei concetti portanti dell'arte: la trasmissione, svolta anche con la rottura ma pur sempre trasmissione.
A riparlarne, ovviamente :-)
Baolo tu sai dire quel che io non saprei dire con parole che non saprei usare. "standinovation"
ehm. :-)
ma che strano...mi pare di averla già letta da qualche parte..... che strane sensazioni......strane davvero....
si anche io l'ho letta. Però l'ho commentata qui :-)
bibliografia fondamentale:
PHOEBE HOBAN, "Basquiat. Vita lucente e breve di un genio dell'arte", Castelvecchi, Roma 2006. Prima ed US: 1998
(basquiat) verificare
(basquiat) verificare categoria...foto mancante
(lasciamo letteratura,
(lasciamo letteratura, altrimenti non può essere nemmeno visualizzato...)