Bas Juan

Trattato sui postumi della sbornia. Le ore dell'inutile pentimento

Autore: 
Bas Juan

“I postumi della sbornia bisogna averli – il meno possibile, questo sì – come necessario castigo, come equilibratore naturale dell’esistenza. Se la medicina un giorno arrivasse a sradicarli bisognerebbe distruggere il farmaco, a meno che non lo abbia inventato tu, perché ti faresti ricco. Un mondo senza postumi – lasciando stare i miracoli della chimica – sarebbe dunque un mondo senza bevitori, un mondo senza l’atteggiamento allegro e disinibito proprio dello stato d’ebbrezza. Un mondo triste e solo apparentemente più solenne.”

scrive lo spagnolo (basco) Juan Bas, scrittore e artista a tutto tondo nelle prime righe dell’epilogo del suo spassoso “Trattato sui postumi della sbornia – Le ore dell’inutile pentimento”, per poi chiudere con la seguente affermazione: “Comunque, alla fine, quello del bevitore è un comportamento coerente con la vita. Non prendi mai niente troppo sul serio e metti un filtro di cinismo e relatività di fronte al pesante scherzo dell’esistenza umana: la consapevolezza della morte e della sua inevitabilità. Un mondo senza risacca sarebbe ancora peggio di questo.”

Frasi che mi sento di sottoscrivere, seppure con l’amaro in bocca, perché le terribili pene del dopo sbronza non sono augurabili a nessuno e tantomeno mi sento di difendere a spada tratta i grandi consumatori di alcolici (non sto parlando dei sinceri amanti di questa straordinaria invenzione umana), a torto spesso incensati come esempi di vita o portatori di chissà quale verità e saggezza e lo scrivo avendo visitato in solitudine lungo le strade di quel mondo, pagandone un duro prezzo, proprio quando me lo sarei meno aspettato.

Una condizione che solo chi l’ha passata sa cosa significhi e, come puntualmente ricorda Juan Bas (assodato che sia un grande conoscitore di alcolici, sbronza, dopo sbronza & co.), non si tratta di quella condizione di leggero stordimento che magari ti prende la mattina dopo avere bevuto due birre dopo cena, no è quella che vivono quelli che esagerano, quelli che vanno oltre le semplici due birre, o i due cocktail, o che magari esagerano in occasioni speciali come matrimoni, addii al celibato, feste di capodanno. No, sto parlando di chi la conosce abitualmente, chi la affronta anche durante la settimana lavorativa, un giorno sì e tre no, chi, dopo tre cocktail, tre Martini Dry, tre birre, si sente ancora la gola asciutta. Non è ancora però la condizione dell’alcolizzato latente, come scrive tra l’altro l’autore, di colui che praticamente vive perennemente in una condizione etilica, no, si parla di chi trascorre momenti di sanità mentale, riesce ad avere una famiglia, un lavoro, dei figli, una donna, un uomo ma che comunque non sa resistere al fascino della bottiglia.

“E mi riferisco al bevitore abituale e adulto, non al povero diavolo che si prende una ciucca a regola d’arte solo a Capodanno o quando lo invitano a un matrimonio, né al pivello che s’intossica il sabato. Mi riferisco ancora all’individuo che, più o meno inconsciamente, divide l’anno in tre parti uguali di rigorosa alternanza: giorno di sbronza, giorno di postumi, giorno di riflessione e via da capo. L’aumento o la diminuzione dei giorni di riflessione durante l’anno costituisce un buon barometro per calcolare fino a che punto ci si dà anima e corpo all’alcool. Se il bevitore generalmente li rispetta e talora se ne permette persino due di fila, l’ago non segna bufera. Se, invece, troppi giorni di riflessione finiscono per trasformarsi in giorni di sbronza, anche latente, si naviga nel bel mezzo della mareggiata e c’è fondato pericolo di naufragio. E non mi riferisco all’alcolizzato professionista per il quale non esistono le stoiche ventiquattrore di postumi.” (pag. 23)

Ecco, nel trattato di Juan Bas troverete di tutto: le tracce lasciate lungo la storia, la differenza dei termini utilizzati dalle varie nazioni per il “dopo sbronza”, la presenza nell’arte (l’elenco di artisti dediti all’alcool credo che sia impossibile da stilare ma come l’autore, sono cresciuto in una famiglia dove si sprecavano i racconti pieni di invidia a proposito delle straordinarie capacità dei fegati di Elizabeth Taylor e Richard Burton), i consigli per attutirne gli effetti (“Non andare al Luna Park, Non viaggiare in aereo, Non prendere la metro, Non cedere al tentativo di un tassista di attaccare discorso, Non andare in discoteca, Scappa dalle feste popolari, Non contraddire il coniuge, Non andare a partite di calcio, concerti rock e altri spettacoli di massa, Non andare a teatro, all’opera né a spettacoli di danza, Liberati da cerimonie e festeggiamenti vari, Non andare dal medico” e per esperienza sottoscrivo l’ultimo consiglio, altrimenti siete davvero finiti), le categorie, le classi e sottoclassi dei postumi, i palliativi, il tutto frullato con uno stile ironico, punteggiato da racconti di vita chissà quanto vera e straordinarie invenzioni linguistiche e narrative.

E’ bene subito ribadire che ho utilizzato il termine dopo-sbronza proprio perché nella nostra lingua non esiste un termine preciso per questa condizione, anche se mi piace svelare il termine che una ragazza sconosciuta mi donò una mattina che mi risvegliai in un parco dopo una notte di bagordi”: “sbroccata”, che se da un lato stava a significare la condizione di chi va fuori di testa, dall’altro lato eliminando la “R” si arrivava al termine “sboccare” che penso sia inutile commentare. 

Nemmeno questo però raggiunge la perfezione del termine “risacca” utilizzato dall’autore:

“Il concetto di risacca alcolica si sposa armoniosamente con quello di risacca marina e, senza dubbio, in spagnolo prende il nome da questa riuscita metafora (l’etimologia di “resaca”, antica parola in disuso, sinonimo di “sacar”, “tirare fuori”). Le onde ormai minime che giungono a riva, per poi tornare indietro, retrocedono per ricongiungersi al mare. Ed è indicativo soprattutto l’uso più comune del termine, per cui si dice che c’è una forte risacca, una pericolosa corrente che ti vuole risucchiare portandoti lontano…Come la risacca alcolica, che ti travolge e ti vuole trascinare nel vortice vertiginoso dell’inerzia nera.” (pag. 29)

Anche se le mie due definizioni preferite e vicine alla mia “risacca” sono l’inglese “hangover”, letteralmente “sospensione” e l’invenzione peruviana:

“E anche in Perù si servono di un’immagine grafica “caldero”, “paiolo”. Ma poi, lì nasce il capolavoro, l’appellativo insuperabile, la più fantasiosa, inquietante al contempo divertente delle metafore, a metà strada tra il fantastico, il grottesco e l’horror. In Perù si svegliano “con los muñecos”, “con i pupazzi”, pupazzi nel senso di marionette. Il significato è duplice: che qualcuno durante il regno del dopo sbronza manovra i fili nervosi al tuo posto e che la condizione a te più consona e stare con i pupazzi.” (pag.40)

E allora ci si perde in questo libro, si finisce per sorridere leggendo situazioni limite, che quando poi le si ricorda si vorrebbe cancellarle (ma non si può) ma anche no, perché nella sbronza e nella risacca non è che per forza debba finire tutto in catastrofe, anzi, ci possono anche delle occasioni inaspettate, capaci di trasformare in meglio una vita o anche solo qualche ora. 

Si trovano descritti splendidamente i postumi di una bella notte passata a riempirsi le vene e lo stomaco d’alcool e ci sono davvero tutti: da quelli devastanti a quelli folli, da quelli libidinosi a quelli poltergeist, da quelli creativi a quelli ingordi, da quelli avventurosi a quelli claustrofobici, da quelli suicidi a quelli malpensanti e si finisce per ridere leggendoli, si ride anche quando non si dovrebbe, anche quando si sa che in molte di quelle situazioni magari ci si è malauguratamente ritrovati.

Mai conosciuto qualcuno che il giorno dopo svuota tutto il frigo o uno che non esce dal bagno o quello che a sorpresa vi vomita addosso una tale scarica di malignità e offese che vorreste cancellarlo dalla faccia della terra? Mai vissuto la sensazione di non saper più ricostruire quanto è accaduto la sera prima ma non ci riuscirete mai più? Non vi è mai capitato di chiedervi “Ma che cavolo ho combinato con questa ragazza? Ma chi è?”
Per superare questa condizione i rimedi sono totalmente individuali, empirici, inesistenti e Juan Bas stila un possibile elenco di rimedia, anche se molti di quelli citati sono completamente fuori dalla mia portata come il bagno in una jacuzzi, la magia vudù o la cervella di cavallo offerta in Cina ed altri che scanso volentieri.

Forse si potrebbe dire che il miglior modo per non cadere nella risacca è quello di stare lontano dagli alcolici, di diventare morigerati. Forse. Forse non tutti ce la fanno o non ne hanno voglia o sono troppo stupidi per riuscirci o forse perché gli alcolici sono veramente qualcosa di assolutamente meraviglioso per chi sa apprezzarli.

E per chiudere, il grande merito di questo libro sarcastico, inventivo, spassoso è però quello di non essere un’elegia dell’alcool, del bere come stile di vita da perseguire e consigliare. Sarebbe stato fin troppo semplice e sinceramente fuoriluogo. No.

"Trattato sui postumi della sbornia" è l’elegia di una condizione, un atto d’amore verso la condizione di solitudine mentale che caratterizza la risacca, quella in cui siamo necessariamente soli con noi stessi, le nostre paure, le nostre sconfitte, la nostra vigliaccheria, i nostri istinti più reconditi, i nostri sogni, le nostre pulsioni sessuali, durante la quale si può anche sfiorare la pazzia.

Una condizione da cui si può ripartire, uscire, risvegliarsi, continuare a vivere.(...in attesa di farsi un altro goccetto?...) 

Edizione esaminata e brevi note:

Juan Bas (Bilbao, 1959). Scrittore, sceneggiatore cinematografica, giornalista.

Juan Bas, "Trattato sui postumi della sbornia - Le ore dell'inutile pentimento", Alberto Castelvecchi editore, 2004, Roma. Traduzione di Chiara Artenio. Prima edizione, 2003. Titolo originale "Tratado sobre la resaca".

Andrea Consonni, febbraio 2011

ISBN/EAN: 
9788876150173

Commenti

[Juan Bas] Trattato sui

[Juan Bas] Trattato sui postumi della sbornia. Il tono della recensione è ironica e spassoso. Ogni tanto voglio divertirmi pure io. 

[5000° articolo di Lankelot!]

[5000° articolo di Lankelot!] è festa grande!

[Bas] Un grande onore. Grazie

[Bas] Un grande onore. Grazie a Lankelot e a tutti noi! 

[bas, andrea consonni] un

[bas, andrea consonni] un grande onore per tutti noi che sia stato proprio tu:). Destino! Avanti Andrea.

[juan bas] per

[juan bas] per approfondire...

CASTELVECCHI in lanke: http://www.lankelot.eu/castelvecchi

ALCOL in Lanke: http://www.lankelot.eu/Alcol

[juan bas] insomma, piaciuto

[juan bas] insomma, piaciuto direi:)

[Juan Bas] Sì, molto.

[Juan Bas] Sì, molto. All'inizio pensavo fosse una roba tipo "Cento regole per smettere di fumare o così ed invece si è rivelato davvero un libretto spassoso. Affatto moralista ma nemmeno l'inno all'alcool. 

[juan bas] Qualche anno fa mi

[juan bas] Qualche anno fa mi ha divertito e colpito veramente tanto. E credo che mi abbia anche influenzato, in qualche strano modo che devo ancora decifrare:).

Il secondo libro di Bas uscito in Italia, invece, non è stato affatto all'altezza. Si chiamava "Trattato sui postumi dell'amore", e non era così ispirato, proprio per niente.

[Juan Bas] Già il titolo mi

[Juan Bas] Già il titolo mi fa capire che non è tanto un libro per me.

E intanto dico, chissà quando arriverà il prossimo libro firmato Franchi. 

[bas, etc] quando ho scoperto

[bas, etc] quando ho scoperto bas stava per uscire anche l'altro titolo. Ero tutto gasato. Invece gran fregatura. Il must è questo qui, sui postumi della sbornia. Questo sì che rimane impresso.

Io sto per firmare un contratto, quindi bando alla scaramanzia: il mio nuovo libro uscirà in autunno, spero prima di novembre:)

[Bas] E vai! E vai! Questo mi

[Bas] E vai! E vai! Questo mi sa che sarà un anno grandioso per te, pieno di sorprese e stravolgimenti! 

[bas] speriamo:). Ma non

[bas] speriamo:). Ma non dimentico che sei tu che devi darci grandi notizie. Forza! dicci dicci. In uscita c'è.... eh?

[bas - gf] GRANDE GIANFRANCO!

[bas - gf] GRANDE GIANFRANCO! Quindi, attendiamo l'autunno (-;

[branco] grazie branco:). Sì,

[branco] grazie branco:). Sì, attendiamo l'autunno, magari fine settembre... non vedo l'ora. Tengo molto al messaggio del nuovo libro. E' la mia simpatica risposta allo stato delle cose:)