Traduzione di Clara Nubile
a M.
Sempre più spesso mi capita di intuire che sono i libri a scegliere noi, e non viceversa. Niente di nuovo sul fronte occidentale, ma ci tenevo a sottolinearlo.
Il titolo: La voce segreta dei corvi
L'originale è, invece, One for sorrow, e si riferisce ad una filastrocca che interpreta come segni divinatori la presenza dei corvi. È una filastrocca che si trova in rete tra i canti tradizionali dei paesi di lingua anglosassone. La versione completa è questa:
One for sorrow
Two for joy
Three for a girl
Four for a boy
Five for silver
Six for gold
Seven for a secret
Never to be told
Ne ho trovata anche una versione più lunga, che arriva fino a 10, qui
La scelta di tradurre il titolo in modo non letterale è comprensibile, non essendo questa canzone conosciuta da noi (ma i Counting Crows prendono il nome proprio da questa, ascoltata in un film del 1989, Signs of life e la mettono anche nel testo di una loro canzone) anche se, credo, non sia stato l'unico motivo (La voce segreta dei corvi, a parità di immediata incomprensibilità – nel senso che non mi innesca collegamenti particolari, a parte un, se vogliamo, pensierino al film “Il corvo”, e relative atmosfere dark, aiutato in questo anche dalla copertina della edizione italiana - risulta, per me, più accattivante della traduzione letterale).
La storia è quella di un ragazzino 15enne, Adam McCormick, che vive in una cittadina dell'Ohio e “se vivi in una cittadina dove tutti gli abitanti riempiono soltanto tre chiese, conosci tutti. Persino i morti.” (pag. 39) dove accade un delitto: un ragazzino pari età, Jamie Marks, viene trovato morto, sepolto vicino ai binari della ferrovia, nel bosco, da una ragazzina, Gracie Highsmith, che cercava pietre da collezione.
La famiglia di Adam: il fratello Andy “un metallaro scoppiato che bigiava le lezioni e odorava sempre di marijuana” (p. 17), di due anni più grande, la madre Linda, casalinga, che a volte beveva, il padre John, che beveva, lavorava come muratore ma veniva spesso licenziato (magari torna in mente John Fante, nel modo in cui viene tratteggiato questo muratore-bevitore) e la nonna che “veniva dal Vecchio Continente e aveva conservato quella strana mentalità, ma ho sempre pensato che le sue parole, in qualche modo, avessero senso” (p. 18).
La nonna sarà infatti la guida di Adam, le sue parole torneranno attraverso i ricordi (è morta) a tracciare gli avvenimenti, ad avvertire l'adolescente, che ci metterà del tempo prima di imparare ad ascoltarle. Ascoltarle davvero.
Poi ci sono Lucy Hall, una alcolizzata incattivita dalla vita, e da sé, e altri due ragazzini, Jamie Marks, miccia della storia, e Gracie Highsmith, che sono contento di aver potuto incontrare.
Il libro comincia in autunno, e termina in primavera. L'ultima indicazione temporale ci dice che siamo alla fine di marzo (cosa che me lo rende più caro, dato che sono nato alla fine di marzo). Non è, credo, un caso questa scansione. È infatti una storia scura, notturna (altro aspetto che me la rende vicina per via di certo tema universitario del momento) che corre costantemente verso la fine (ed uno mi ha scritto, una volta “meno pensiero della fine”. Io l'ho letto nel suo opposto, e mi piace), una fine che appare inizio, una fine anelata ma da cui si dovrà poi correre via perché si realizzi come inizio.
Jamie e Adam erano quasi amici. Sulla strada dell'amicizia, persone che avevano un sentire comune, anche se molto diverse, Adam campione in erba di atletica e buon studente, Jamie chiamato invece “lo Svampito”, indossava una divisa da boy scout, aiutava Adam ad informatica.
La morte di Jamie, all'inizio del romanzo, non tronca il loro rapporto, ed il libro (a differenza di ciò che ci si potrebbe aspettare) non è un'indagine su chi l'abbia ucciso, ma è la storia dell'amicizia tra i due. Se prima di morire i due erano “quasi amici”, dopo diventeranno anche “più che amici”.
Il fantasma di Jamie (sì, è una storia di fantasmi) appare prima a Gracie (che ne aveva trovato il corpo) poi a Adam, ed il loro legame si farà sempre più forte, diventeranno sempre più dipendenti l'uno dall'altro, il morto dal vivo, il vivo dal morto. Con Gracie in mezzo che è “girasole”, che cerca di trattenere Adam in ogni modo.
Se dovessi definire questo romanzo con un solo aggettivo, sarebbe: delicato.
Sfortunatamente per te che stai leggendo, mi posso dilungare a piacimento (mio). Ma è un romanzo delicato, è una scrittura “delicata” (nella traduzione di Clara Nubile, e credo sia così anche nell'originale, o meglio, spero) che ti prende per mano. Mentre leggevo era questa la sensazione, qualcosa che va aldilà delle mere abilità tecniche di chi scrive, che costituiscono solo il punto di partenza per uno scrittore, dicevo la sensazione di essere accompagnati, di essere con qualcuno, di poter avere fiducia in qualcuno, come quando si guarda un film in compagnia, si va al cinema, si legge a voce alta per qualcuno, si va a teatro, come quando si fanno le cose “insieme”. Sì, il fatto che sia scritto in prima persona aiuta questo, ma non solo.
Inoltre, Barzak ha un modo fisico di trattare con le parole, le rende concrete. Rende concreto parole, e pensieri. Rende concreto ciò che non pensi lo sia.
“Pensai all'aria e alla neve e al freddo, a com'è facile respirare d'inverno, quando il respiro è un soffio di vapore e capisci che non è soltanto un'idea, che la tua vita è proprio là di fronte a te e guizza dentro e fuori di te come la lingua di un serpente” (p. 95-96)
“Guardai quelle parole e le fermai a mezz'aria, strappandole dalla traiettoria fatale prima che potessero colpirmi nel profondo del cuore” (p. 96)
“L'organo aveva perso tutte le note” (p. 263)
“Lanciai quella parola come una monetina, senza esprimere alcun desiderio. Come fosse niente. Poi m'infilai la piuma in tasca assieme ai frammenti del cuore di Gracie, e seguii quella parola che rotolò giù per le scale” (p. 265-266)
D'altronde, Adam decide di collezionarle, le parole, ad un certo punto della storia. Gracie collezionava pietre, e lui, lui parole.
Adam è un personaggio che ti prende, con la sua ingenuità, la sua freschezza, la sua voglia di abbandono, e di correre verso, e c'è un gioco, che si snoda lungo il romanzo, e che è il confronto con “quel” libro, che non viene mai citato, ma si capisce benissimo qual è, che Adam legge chiuso in un armadio, e che parla di un ragazzino “che frequenta una scuola privata e finisce sempre nei guai e odia il mondo ma può permettersi di spendere tutti i soldi che ha per farsi un viaggio a New York e scappare dai suoi problemi. Una storia interessante, ma continuai a pensare: Perché diavolo si lamenta?” (pag. 150).
La cosa divertente che mi è successa è che già prima di questo passo nella mia testa aveva cominciato a volteggiare quel libro. Sensazioni.
Ma tutti i personaggi assomigliano in maniera tremenda a persone. La figura di Gracie è veramente divertente, spiazzante, e quando c'è lei, c'è sempre di che sorridere, anche nei momenti seri. Diviene riduttivo però parlare di uno solo, quando ti sei sentito così coinvolto.
Jamie, ad esempio, che è morto, e da morto diventa più che amico di Adam: i due diventano inseparabili. Il vivo e il morto, nel territorio di confine tra vita e morte, tra spazi reali e spazi “morti”, alle prese con gli “uomini senza pelle” ed i lupi, il bosco, un ponte, le storie di chi visse e morì anni prima. Adam e Gracie e l'amore adolescente, amore contrastato, amore che sogna altre realtà, amore oltre, amore aldilà.
Senza dimenticare la famiglia, con i suoi problemi, le relazioni che si intersecano, condizionano, le vicende della vita che segnano in maniera indelebile, ma che. La corsa. Il dolore. La voglia di morire, e sentirsi morire, la strada della morte percorsa fino a.
Perché cadere può essere una “grazia”. Ed alzarsi, ancora.
Ci sarebbero molte altre cose da dire di questo romanzo, perché è davvero una miccia per molteplici spunti. Solo che dovrei andare più nel dettaglio, e mi piacerebbe stare qui ancora, ma forse toglierei qualcosa alla scoperta di queste pagine, nelle quali trovo sia più giusto vi accompagni il suo autore (e la sua traduttrice).
[Non mi aspettavo un libro così, forse per questo mi ha colpito tanto]
Note biografiche e sulla casa editrice
Christopher Barzak è un giovane scrittore statunitense al suo esordio come romanziere, ma ha già pubblicato racconti in molte riviste. Dopo questo, il prossimo autunno sarà la volta di un altro romanzo, The love we share without knowing. Qui il suo blog.
Ha esordito in Italia grazie a Elliot, casa editrice nata lo scorso anno a Roma, che fino ad oggi ha pubblicato solo autori stranieri (speranza personale: l'ultimo romanzo di Tristan Egolf, Kornwolf. Frassinelli, che ha fatto uscire i suoi primi due, ancora non questo. Voglio dire, ma insomma, qui c'è gente che aspetta, eh!) ma che dal 2009 aprirà anche agli italiani.
In bocca al lupo!
Andrea Brancolini
Commenti
a voi.
(dopo due settimane senza internet, il ritorno)
buona serata a tutti quanti.
ciao!!
Oh! Finalmente si parla dei libri Elliot. Bene. Aggiungo il tag "opera prima" e il codice ean
"Ci sarebbero molte altre cose da dire di questo romanzo, perché è davvero una miccia per molteplici spunti. Solo che dovrei andare più nel dettaglio, e mi piacerebbe stare qui ancora, ma forse toglierei qualcosa alla scoperta di queste pagine, nelle quali trovo sia più giusto vi accompagni il suo autore (e la sua traduttrice)."
> Amplia, dai, almeno nei commenti;)
"dal 2009 aprirà anche agli italiani."
> Bravo Andrea.
http://www.elliotedizioni.com/catalog/pags/?page=news#28
per quanti fossero interessati.
"il fratello Andy ?un metallaro scoppiato che bigiava le lezioni e odorava sempre di marijuana? (p. 17), "
> Bigiare... traduttore milanese o comunque estraneo alla bella forma "marinare". Italiana, non settentrionale;)
beh, gf, lo stato in cui è ambientato il romanzo non è certo uno stato del sud. confina col canada. potrebbe anche essere cosa voluta, nord là, nord qua. inoltre, proprio sul termine che indica il non andare a scuola, l'italiano ha davvero molti termini. fare sega, segare, fare forca, da cui forcheggiare, fare chiodo (o qualcosa del genere). ma tu pensa a "andare ai pazzi"....ecco.
la traduzione della Nubile a me è sembrata molto buona. non fare il pedante, eh.
3. dunque. ci si immerge piano piano, nella storia, nei personaggi. ogni volta che torna sulle persone, ne mette in luce aspetti diversi. ed i luoghi. non siamo in città, non siamo a new york, los angeles, chicago, detroit. siamo in un distretto industriale, più o meno. il paese è piccolo, ma quando ci si sposta, ecco le fabbriche. ora abbandonate. per esempio.
6. La crusca mi fa una sega. :).
7. E poi?
8. la crusca non è liscia, stai attento durante la sega :)
8. e poi il problema di libri come questo, o come I nomi, è che li dovresti ribattere tutti sul computer, ecco. perché li sminuisci a dire cosa c'è, e come.
comunque.
Gracie è fenomenale. guarda, avessi 15 anni...
9, 8. ahahahah:))))
9, 8. Avessi 15 anni?
10, 9, 8. beh...
11, eh.
Facci un bel regalo, Branco. Presentaci altri libri Eliot.
Ti va?
13. carissimo, non leggo quanto te. devo finire Cortazar, e Purdy (altro adolescente 14-15enne, ma...eheheh!) e dopo mi dedicherò ad un libro che durante l'anno sono riuscito a leggere solo per 1/3, purtroppo. Elliot ha, per me, un catalogo molto interessante, da Drugstore Cowboy (da cui il primo, o uno dei primi, film di Van Sant con Matt Dillon) a Il grande uno rosso di Fueller (che ne girò il film) a Il seme della violenza, o Breve storia di una piccola città, o Il libro di Ebenezer Le Page, e anche Strade morte di Burroughs...
ed il teatro, eh. solo che, carissimo, purtroppo la qualità costa cara. 20 euro, o quasi, per un libro, è per me cosa rara.
ma mi stanno simpatici, quindi non si può mai dire ;)
Non hai nominato il libro migliore - così mi dicono - ossia, il libro della DUNN. Quello - per te - dovrebbe essere il must;).
Ma prendo nota di quel che mi dici, m'unisco all'auspicio dei tascabili;).
la Dunn. visto. sì, sembra interessante.
quelli che ho citato, come dicevo, sono per me interessanti, nel senso che mi incuriosiscono parecchio, di Fueller romanziere non sapevo, Il libro di Ebenezer Le Page è l'unico libro di quell'autore (mi piace chi scrive un solo libro) e Drugstore, il film era interessante....e così via.
Carnival Love, non ne avevo sentito parlare, ed a pelle non mi era venuto voglia di prenderlo in mano (il titolo non mi ispira troppo, e la copertina, rispetto ad altre Elliot, la metto un gradino sotto, sono un tipo superficiale, io!).
Ma ho letto la sua scheda, e la storia è effettivamente nelle mie corde (ne ho tante, di corde. ma una della chitarra è partita, le devo ricomprare).
vabbuò.
Ma leggete Barzak!!!
Vale la pena. E può migliorare. A me è piaciuto molto il suo libro, nonostante ciò di cui parla, la Morte, le Ombre, gli Uomini Senza Pelle, i lupi, nonostante molti elementi che potrebbero far pensare ad una storia che vuole scioccare il lettore, la scrittura accompagna dolcemente. Tratta le cose con naturalezza. Come la tua "cena", gf, nel tuo libro. Quei personaggi, avresti potuto trattarli in maniera più forte, ma lo hai fatto con naturalezza, come fossero un bicchier d'acqua. Barzak ti fa sentire le cose non con un'aura paurosa, eccezionale, etc, non punta sull'esagerazione, punta sul fatto che la Morte, i Ricordi, i Morti, queste cose non ci sono estranee, e non sono esagerate. Sono, semplicemente. Un titolo di un capitolo: La morte è la morte (è proprio la morte)
Adam fa una lista (che nel proseguio della storia aggiorna):
Le cose che so della morte e altre riflessioni
...
6. I morti non sono educati come i vivi. Lasciano sempre un gran casino nelle camere da letto degli altri.
Ancora nessuno l'ha letto? Forza!
Così poi rimanete delusi, non vi piace, e ve la prendete con me!
"Carnival Love, non ne avevo sentito parlare, ed a pelle non mi era venuto voglia di prenderlo in mano (il titolo non mi ispira troppo, e la copertina, rispetto ad altre Elliot, la metto un gradino sotto, sono un tipo superficiale, io!)."
> Un uccellino mi ha detto che le nuove Elliot avranno copertine formidabili. Da settembre se ne riparla;)
"Barzak ti fa sentire le cose non con un?aura paurosa, eccezionale, etc, non punta sull?esagerazione, punta sul fatto che la Morte, i Ricordi, i Morti, queste cose non ci sono estranee, e non sono esagerate. Sono, semplicemente. Un titolo di un capitolo: La morte è la morte (è proprio la morte)
Adam fa una lista (che nel proseguio della storia aggiorna):
Le cose che so della morte e altre riflessioni"
> Va bene, va bene. Leggerò e ne riparleremo. Dammi qualche mese che sono sotto valanga di libri meritevoli:)
levami una curiosità. Donnie Darko, in quarta... pizzica le corde giuste?
19. Donnie Darko. La quarta dice "struggente come Donnie Darko". In certo senso, sì. Volendo, la nonna può essere apparentata alla vecchia di Donnie, anche se qui è morta, ma lei aveva anticipato Adam, un po' come la vecchia di Donnie, come si vede dal libro che Donnie legge. C'è "il dito di dio puntato", che può far ricordare la scadenza del film. Ci sono, effettivamente, piccoli elementi che possono rimandare al film, per chi l'ha visto. Ma la quarta è intelligente, definendolo "struggente come". Perché lo "struggente" è qualcosa che si sente, non ti dice fatti, ti dice un sentire. Tu l'hai sentito "struggente", Donnie Darko? L'autore, nel blog, quando è uscita l'edizione italiana, se non ricordo male, disse che era stato pubblicizzato come affine a Donnie Darko, ma niente di più. Ad essere sincero, la copertina in questo caso svia, perché ad esempio quella dell'edizione americana...
http://ecx.images-amazon.com/images/I/41jEBBm6QrL._SL500_AA240_.jpg
mi faceva sentire di più Donnie, ecco. opinione personale. la copertina (ita) svia un po' anche perché c'è una bambina, una ragazzina, mentre nel libro il protagonista è Adam. Anche se.
Tornando a Donnie. Se non ce lo scrivevano, non so se mi sarebbe venuto in mente. Da un certo punto di vista, ci sono scene, episodi, nel libro, che mi ricordano E.T., per dire. Ma anche in Donnie ci sono episodi che sembrano fotocopiati da E.T (ad es: loro in bicicletta nella notte). Donnie è un film citazionista.
Sì, comunque, c'è un certo modo di sentire simile. Ci sono certe cose che si assomigliano, secondo me. Ma non sono dovute al fatto che uno si sia ispirato all'altro, sono dovute alla narrazione.
La somiglianza ci può stare, ecco.
Poi sai che quel film mi è piaciuto molto, e questo libro pure, quindi...
Decisamente, ti attendo a oltranza sul fronte Elliot. DIXI.
Suggestivo, interessante. Davvero. Bella pagina.
Sfida: qualcuno conosce Hanni Schaaf, I giorni della violenza? (Salani, 1979)
Ci sono delle analogie e siamo in terra di Germania...
22. eh. io non lo conosco. ho cercato un po' su internet ma rimanda a biblioteche. e Salani non ristampa. certo che potrei vedere in soffitta se c'è, ma mi sa di no.
contento che ti sia piaciuta la pagina.
23. Beh, pare che le biblioteche non siano abitate da mostri marini (neppure da sirene, me ne rendo conto, ehm!) però... suvvia, a parte qualche personaggio di Umberto Eco non mi risulta che ci sia mai mroto nessuno dentro.
TUTTI IN BIBLIOTECA, avanti!
24. ahahah. sì, scusa. è che volevo capire di cosa parlava il libro, ho guardato se trovavo recensioni o cose del genere, qualche informazione sull'autore, ma niente. non son stato capace.
bene che sia almeno in qualche biblioteca (però dovrò cercarlo in quelle un po' più vicine a dove sto ;)
ciao!!
Modificato leggermente. Spostato un paragrafo, aggiunto due o tre (di numero) parole. Lo volevo fare da un po' di tempo.
ciao.
(bravo Branco;). Ah, ho comprato il libro anch'io, mannaggia a questo articolo...)
27. davvero?? allora spero. io avevo proprio bisogno di leggere una storia così quando lo lessi (ma non sapevo di averne bisogno fin quando non lo lessi). è già uscito il suo secondo romanzo, storie d'amore in giappone, il cui titolo è "The love we share without knowing", che testimonia ancora la sua delicatezza (secondo me, ovvio). anche in La voce... ed è strano. Non so. io non sono molto abituato a questo tipo di scrittura, probabilmente è più comune di quanto pensi. tra l'altro, non sono sicuro, ma credo che in USA sia considerato di genere Young Adults...sai, storia di ragazzi etc etc. mah.
saprò dirti caro;)
promesso.
non sapevo del secondo romanzo. Buona notizia.
In questa intervista Barzak risponde sull'ambientazione de La voce segreta dei corvi. Da lettore americano, trova che certi luoghi siano non troppo esplorati dalla narrativa statunitense.
Riporto un passaggio:
"The dying steel city of Youngstown, Ohio and the small rural communities that surround it are in many ways forgotten places in the American landscape. There are many forgotten places that the rest of America has no context to understand them. If you asked someone who was an adult and paying attention to the news back in the late 70s and early 80s, you might encounter someone who knows these places and without very much need for prompting will be recall the devastating economic disaster that occurred in Youngstown, Ohio at that time. Bruce Springsteen wrote a song about it for his Ghost of Tom Joad album, which explored these forgotten and ignored aspects of American community. They are forgotten and ignored because communities such as Youngstown are working class, the underclass, and had no one of any articulate ability to speak for them, and to speak loud enough. In recent days, due to it being an electoral year, Youngstown pops up on cue in the political world, presidential candidates come here in those years to take pictures in front of decaying steel mills and factories that have been abandoned for the past thirty or forty years, and pretend as if they?re going to do something to help the people who live in these jobless, poverty-stricken communities. But if we count the years that have passed between the time Youngstown lost its steel economy to the attractive, exploitable third world, we know that they really don?t intend to do anything but use the place as a backdrop of the narrative they?re creating for themselves as politicians."
e quindi il link all'intervista completa:
http://christopherbarzak.wordpress.com/2009/01/31/qa/
forse collegabile con Pollock?? Chi sa.
direi di sì. E aggiungerei http://www.lankelot.eu/index.php/2007/08/02/shepard-jim-project-x/ SHEPARD, e tutto il discorso che facemmo sui luoghi delle sparatorie nelle scuole americane, sull'anomia, etc.
ma anche DENIS JOHNSON
www.lankelot.eu/index.php/2007/09/09/johnson-denis-cronache-anarchiche-r...
uno dei libri che è sulla scrivania questo. finora mi aveva un po' bloccato questa cosa di donnie darko. mi ci dedicherò con cura.
33. vedi commento numero 20, riguardo Donnie Darko. (-:
compreso...comunque il tuo commento complica ancora di più la situazione...
35. Azz. Speravo di semplificarla. Fai prima a leggerlo, a questo punto. Magari tra un po', senza pensare a tutte queste cose. Che poi, potrei aver scritto fregnacce, e certi collegamenti, beh, sono comunque personali. Potrei anche dire che la sua permanenza in Giappone si sente nella scrittura, in certi modi, secondo me. Ma anche forse certa fumettistica, ad occhio. Il fatto, a mio avviso molto buono, è che nel romanzo Barzak non inventa niente di straordinario, e presi singolarmente i vari elementi sono già stati trattati altre volte, ma è il modo in cui li combina, che li rende nuovi e, dal mio punto di vista, insoliti.
Per quella che è la mia esperienza di lettura, ecco.
Comunque leggere con tanti pensieri riguardo ciò che si sta leggendo non semplifica, no.
ho finito di leggerlo un'oretta fa. alcuni punti in contatto con Donnie Darko, o comunque all'immaginario di quel film, ce ce sono. e non solo. Fino a metà mi è sembrato un buon libro poi è diventato molto ripetitivo e anche noioso. poco emozionante.
37. e vedi, i gusti. a me è piaciuto molto, forse anche nelle sue ripetizioni, non so, noioso non l'ho trovato (ma venivo da full immersione da esame, quindi, eheh). Franchi mi sa che avrà il tuo stesso parere, però, anche perché ne ho parlato un po' troppo, probabilmente. Ma è la normalità di questo romanzo che mi ha preso, questo far sentire le cose in certa maniera. Vabbé. Ma ora smetto (-:
Grazie per il tuo parere (ma recensione? la farai? mi sa di no, mi sembra di aver capito così...sigh).
Ciao.
ma la tua recensione è chiara del valore che può assumere un libro. il libro è, forse sbaglio, una questione molto privata. si mischiano umori, stati d'animo momentanei o costanti, formazione personale, pareri di altri. e poi alla fine esce qualcosa di personale. in disaccordo spesso con gli altri. immaginati che monotonia se tutti la pensassimo nella stessa maniera. non ci sarebbero nemmeno termini di confronto.
forse il libro avrebbe potuto essere più breve.
e in alcuni punti mi ha ricordato stand by me.
39. stand by me mi manca. acc. King, vero? ho letto solo La bambina che amava Tom Gordon. E certo che abbiamo pareri discordanti, appunto cercavo di trascinarti a scriverne...eheh...
era un trappolone questo. il migliore di king per me è it. per esempio dal libro di barzak, se ci fosse un bravo regista, si potrebbe trarre un signor film. mi sembra un libro molto cinematografico. penso solo alla scena della città di fantsmi, etc. o il passaggio nella zona morta. scene di grosso impatto visivo.
http://www.youtube.com/watch?v=Xc9ZbS4KMdg&feature=related
Bella recensione. Il libro mi ha incuriosito così come le tue attente parole. Mi piace molto quando dici che le parole di questo giovane autore hanno carne, materialità. Mi piace il titolo: La voce segreta dei corvi. Sono convinta che questi uccelli volano e passeggino con movenze di allegri becchini. Messaggeri dei morti? Mi sta bene. So che lo sono e spesso mi fermo ad osservarli. Loro fanno gli indifferenti ma sanno tutto.
Complimenti per la recensione coinvolgente.
43. Grazie Renata. I corvi non tanto messaggeri dei morti, ma messaggeri. La filastrocca, oltre ad essere una delle tante enumerazioni (cosa non si fa per imparare a contare!) associa un messaggio diverso a seconda del numero di corvi che si vedono. Sono contento che ti sia piaciuta la recensione! Grazie mille.
41. Un signor film. Ora su due piedi penso a Burton, o a Gillian, mi sembrerebbero i più adatti. Un trappolone, sì. (-:
"Piegai il biglietto e lo feci scivolare sotto la porta. Poi m'incamminai verso sud, giù per la valle, dove il mondo era sottile come un velo. Però non passai per lo spazio morto, anche se in quel modo il viaggio sarebbe stato più corto. Presi invece i binari che attraversavano il mondo dei vivi e conducevano a casa" (326).
"Il fantasma di Jamie (sì, è una storia di fantasmi) appare prima a Gracie (che ne aveva trovato il corpo) poi a Adam, ed il loro legame si farà sempre più forte, diventeranno sempre più dipendenti l?uno dall?altro, il morto dal vivo, il vivo dal morto. Con Gracie in mezzo che è ?girasole?, che cerca di trattenere Adam in ogni modo.
Se dovessi definire questo romanzo con un solo aggettivo, sarebbe: delicato."
> Ho finito il libro venerdì, in autobus, e mi sono appuntato delle cose. La prima è rinnovarti i complimenti per la scelta e per l'articolo - questo, tra l'altro, fu il primo del sito a segnalare libri Elliot.
La seconda è che si tratta di una letteraria e giovanile "educazione alla morte": (cfr. p. 141, ad esempio).
La terza, questo passo:
"Osservai le mie scarpe. Erano logore, consumate: avrei dovuto buttarle via già da un pezzo. Ma mi avevano portato fin là. Non potevo abbandonarle. Le avrei indossate finché non si sarebbero staccate dai piedi. Le avrei indossate finché non avrebbero smesso di correre" (253)
- non so perché, ma mi è rimasta impressa come una delle immagini cardine dello spirito di questo romanzo.
La quarta, la musica dell'adolescenza, con spiegazione alla young BANGS:
"Ci sedemmo sul letto e ascoltammo il disco di un gruppo di Cleveland che non avevo mai sentito nominare, ma evidentemente a Gracie piaceva da morire perché il lettore Cd suonò lo stesso pezzo all'infinito. Era un pezzo molto punk. Ragazzi incazzati che conquistavano il mondo e si vendicavano della gente stupida e idiota. Ragazzi che non avevano bisogno di niente e nessuno se non di se stessi. Mentre Gracie ascoltava quel pezzo scuoteva la testa e stringeva i denti, con la fronte vicina alla mia e i capelli castani sparsi sul cuscino.
Mi piaceva stare da solo con lei in casa sua, ad ascoltare la musica e guardare le rocce. Era una situazione originale. Da adulti. Lo dissi a Gracie, lei annuì. "Ci considerano ancora bambini", disse. "Ma non sanno proprio un cazzo, vero?"
Poi parlammo del futuro (...)".
Ecco.
Poi, altro. Descrizioni liriche (primo par. p. 53);
le riflessioni su Casa, Conforto e Sicurezza (ultime dieci righe p. 186);
vivere in Ohio (ultimo par. p. 192);
armadi e cose (p. 251: prima metà)
etc et similia.
E' un libro molto intenso, capace di squarci lirici e adolescenziali. Un atipico romanzo di formazione, gotico sicuramente, à la Darko per la commistione vita/morte, per la natura della percezione della realtà; sicuramente, un libro di educazione alla "normalità della morte".
Un bell'esordio, promettente. Una buona personalità. E poi finalmente ho capito che vuol dire Counting Crows, ti pare poco?
grazie.
45 fino a 49: mi ero perso tutti questi commenti!
Prego.
Io attendo "The love we share without knowing", a questo punto (-: