Barthelme Donald

Biancaneve

Autore: 
Barthelme Donald

Leggere Donald Barthelme è un'esperienza unica. La sua scrittura è talmente originale che sfugge a qualsiasi accostamento. E' più facile dire quello che Barthelme non è, piuttosto che affannarsi a cercare scappatoie laterali. Barthelme riesce a non essere autoreferenziale. Barthelme riesce a spappolare la trama di una storia lineare e famosissima senza per questo diventare caotico. La lettura dei suoi romanzi non prevede altro accostamento o referenza alla realtà se non la volontà creazionista dell'autore stesso. Il che potrebbe significare che Barthelme è pura letteratura. Surreale, metafisica e metalinguistica si intrecciano a formare una fitta rete di possibilità, una più invitante dell'altra, diversi spunti buttati tra le pagine con noncuranza, come esche per pesci curiosi. Con altrettanta noncuranza - e qui sta la grande verve dello scrittore - Barthelme brucia tutto, non approfondisce nulla e dice tutto quello che c'è da dire in uno splendido vedo-non vedo narrativo.

La Biancaneve di Barthelme è lungi dall'essere simile a quella di Walt Disney. Questa Biancaneve scrive poesie erotiche segretissime, ha meravigliosi capelli d'ebano che suscitano visioni vorticose in chi li fissa, vive in una comunità insieme a sette uomini (non si parla di nani). E' una cavallinga (horsewife), non una semplice casalinga (housewife) - ode al traduttore fortunato. Sogna un principe azzurro senza volto nè nome, che potrebbe essere tranquillamente un signore della Baviera o l'anarchico russo Kropotkin (sic). Dovrebbe innamorarsi di Paul ma non ne è sicura, come del resto nulla lo è nel romanzo.

La trama finisce qui, per nulla influente nella struttura del libro. Barthelme non cerca la storia dietro la storia, anche se suonerebbe davvero bene. Barthelme ricerca la storia al di fuori della storia stessa, come se la vicenda cercasse il suo contrappunto nell'intero scibile umano. E allora vengono invasi tutti campi, dalla semiotica alla linguistica, dall'etica alla morale, passando anche per il nozionismo ed il nonsense. Scherzi linguistici cari a Queneau e a Calvino; episodi di delirio grammaticale e costruzioni pericolanti; un questionario a metà del romanzo in cui l'autore chiede al lettore se il libro è di suo gradimento, se trova che i personaggi siano ben caratterizzati, se il lettore pensa che l'uomo abbia bisogno di più paia di spalle. E' un universo di pura intelligenza votata alla sperimentazione, alla ricerca metaletteraria.

La trama, già detto, non è importante. Proprio per questo Barthelme sceglie una storia così conosciuta ed amata come Bianacaneve. Il romanticismo e lo stucchevole vengono rimpiazzati con dei "nani" uomini, malinconici, schizofrenici, lavavetri e cleptomani. Il principe azzurro è un artista senza dote, pittore/poeta/scrittore, possibile "fidanzato ufficiale" della sospirante Biancaneve. I "nani" sono sicuramente i personaggi maggiormente approfonditi: uomini che lavorano, hanno rapporti sessuali con Biancaneve, litigano, portano il loro passato sulle spalle, vivono di un'ironia pericolosa ma irresistibile (i migliori dialoghi mai scritti da Barthelme sono proprio quelli a tavola tra i sette e la bella pallidona).

Si potrebbe pensare ad un esercizio di stile o peggio ad un culto del nulla. Ma si sbaglierebbe. La natura della scrittura di Barthelme non è l'autocompiacimento, ma, al contrario, la ridicolizzazione dei significati. Per questo ogni rigo svergogna il precedente - si bruciano i ponti, dicevo più su - con un coraggioso senso del sacrilego. Barthelme sfida la sua stessa scrittura a mettersi a nudo, a ridicolizzarsi, a distruggersi quasi, sino ad arrivare ad una limpida cecità. Mi viene in mente quello che ne pensava Truman Capote. Barthelme era, secondo lui, "lo scrittore più falso ed ipocrita di tutti i tempi". Comprensibile il giudizio di Capote, un giornalista "serio" che non si sognava neppure lontanamente di raccontare del "bianchissimo culo di Biancaneve".

 Un capolavoro da riscoprire.

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Donald Barthelme (Philadelphia, 1931 - 1989 ), giornalista e romanziere americano.

Donald Barthelme, “Biancaneve”, Minimum Fax, 2007.
Traduzione di Giancarlo Bonacina. Prefazione di Ivano Bariani. Illustrazioni di Riccardo Falcinelli.

Prima edizione: “Whitesnow", Atheneum, 1967..   

Approfondimento in rete:                                                         

http://www.minimumfax.com/persona.asp?personaID=338  http://www.themodernword.com/scriptorium/barthelme.html

 

In Lankelot

 

ISBN/EAN: 
9788875211127

Commenti

Ave Paolo!
Ben ritrovato. Non vedo l'ora di leggerti...

lo sapevo lo sapevo lo sapevo!!!! porca ]+*****+[
la prima volta che ho sentito il nome di Barthelme, era da Carver. Poi Foster Wallace. Ma in Italia i suoi libri, sig. Ora Minimum Fax, prima dei racconti, poi questo. E sono stato così stronzo da non comprarlo.
Uffa.
Mille grazie;-)

ndr

"E? una cavallinga (horsewife), non una semplice casalinga (housewife) - ode al traduttore fortunato".

Traduzione di Giancarlo Bonacina > e io che pensavo che l'unico Bonacina memorabile fosse quel vecchio mediano della Roma:)

"Si potrebbe pensare ad un esercizio di stile o peggio ad un culto del nulla. Ma si sbaglierebbe. La natura della scrittura di Barthelme non è l?autocompiacimento, ma, al contrario, la ridicolizzazione dei significati. Per questo ogni rigo svergogna il precedente - si bruciano i ponti, dicevo più su - con un coraggioso senso del sacrilego"

> trasformarla nella donna dei nani è certamente molto vicino al culto del nulla, e soprattutto non è sacrilego. Al limite provocatorio... ciò non toglie che la segnalazione e la recensione siano molto interessanti. Ho l'impressione che su Barthelme passo la mano, Capote lo sento un pizzico più vicino dopo aver letto "A sangue freddo" e se uno come lui scriveva che c'era un autore falso e ipocrita non riesco a non prenderne atto. Magari un giorno lo smentirò, ma così su due piedi li vedo distanti - dai condannati a morte al culo di biancaneve - come la pasta e l'orzobimbo.

4. Franco, credo da quel che ti conosco che Barthelme non sia infatti tra le tue corde. Del Capote "critico" non mi fido per niente, m'ha stroncato troppi autori cari. Di Pynchon diceva "noioso", di Hemingway "vergognoso". Se la tira davvero troppo. Meglio il Capote scrittore.

Devi pensare che prima di Barthelme Biancaneve sotto i nani era solo una battutaccia... Carver lo adorava nonostante i due fossero agli antipodi.

Ps grazie per i codici ibs! Vorrei evitarti il disturbo, che faccio? Li inserisco direttamente io?

:).
Hemingway è il papà di parecchi di quelli che hai nominato, in primis Carver. Non mi stupisce che ce l'avesse con Hemingway, mi stupisce che criticasse in quel modo Barthelme. Dovrei leggerlo per poterti dare un responso diverso da questa suggestione, in ogni caso:).
Tieni presente che la letteratura mi ha portato dappertutto, ma io sono andato in profonda empatia con pochi testi. Tutto si può leggere, geniale o immortale è molto poco, forse niente.

6. E' facile... carichi la pagina su ibs.
Nell'url - ti porto questo esempio di Barthelme - trovi una serie di cifre. Basta copincollarla.

Andrea, la minimum fax continua a ristampare classici americani anni 50 e 60 - più o meno validi. Tipo John Barth, Yates e i libri di carver. Ci sono alcune perle nascoste. Ti consiglio assolutamente la raccolta "Ritorna, dottor Caligari".

7. Niente di più vero. Io ho sempre sostenuto che Hemingway fosse cresciuto a pane e Cechov. :)

eh, paolo. prima o poi...si dice così, no? che ci provo, ogni tanto, a seguire, dico, i gusti degli autori che scopro piacermi. tipo, quando ho scoperto carver sono andato a leggermi hemingway e cechov e faulkner. dopo un po' mi sono fermato. di barthelme, ne parlano sia carver che wallace, poi barth, yates. c'è un william gaddis che si dice abbia influenzato moltissimo il po-mo americano, in italia in vendita ora si trova solo la sua opera più famosa, Le peripezie, edita tra gli oscar mondadori. 1000 e passa pagine.
però a questo punto credo che questa estate la passerò con wallace, più che altro. altrimenti dovrei scegliere le mie letture secondo secoli, partire dai testi più lontani cronologicamente e piano piano avvicinarmi alla contemporaneità. ma non credo che vivrei abbastanza a lungo....ahahah!!!
però sì, barthelme è già sulla lista della spesa...
grazie;-)

http://www.lettera.com/libro.do?id=6426

qua ne scrivono con tanto di "provare per credere" alla Cesare Ragazzi:). Dai un'occhiata.

(nella home di Minimum sta in evidenza, questa uscita... )

Piuttosto: quand'è che Minimum Fax abbandonerà l'America per interessarsi, coraggiosamente, alle narrative europee? Perché questa mostruosa sudditanza culturale? Cui prodest? E con quali risultati, soprattutto?

gianfranco, è una scelta, quella di minimum fax. ora, mi sembra, si stia comunque un po' spostando, vedi olivier adam, di cui pubblicherà vari libri. ma a parte questo. se in italia ci fossero case editrici, specializzate ognuna nei vari paesi europei, come minimum fax sta cercando di fare con gli USA (e non con America in generale, eh) credo sarebbe un bene. Penso che le letterature di ogni paese nascondano molti tesori, e avrebbero bisogno di case editrici ad hoc (vedi Iperborea, altra casa specializzata, Cavallo di ferro per la letteratura in lingua portoghese). MF ha fatto una scelta, si può forse dire comoda, l'inglese è una lingua di cui ci sono molti traduttori, rispetto a, non so, lo slavo. però non si può dire che faccia male il suo lavoro, all'interno di questa scelta. poi possono stare antipatici e tutto quanto, può rimanere ostico il fatto che si dedichino così tanto agli USA, però.
Inoltre, se a me piace la letteratura turca, e riesco a metter su una casa editrice, perché non dovrei dedicarmi ad essa?
Credo ci siano state e scelte, come dire, emotive, e scelte legate anche al mercato, perché no? ma è un fatto che con i classics stia offrendo, o rioffrendo in italia, libri che altrimenti sarebbero rimasti sconosciuti a chi non avesse in casa edizioni degli anni 60 o cose così.
Ti dico, di minimum avevo due libri, ora uno che l'altro non so che fine abbia fatto. ho letto un libro che ora è stato riproposto da minimum, e anche solo per questi tre, beh, sono contento che ci sia. perché sono libri che vale la pena leggere. per me. a me hanno valso la pena di leggerli. e sono contento di questo.
un lungo commento OT.
non esaltiamo mf, ma neanche demonizziamola. ecco.

Pienamente d'accordo con te.
Mi rimangono tuttavia le domande poste al .14.
:)

perché non scrivi a minimum fax? magari ti rispondono. qui si possono fare solo congetture. i risultati sono dei buoni libri, a volte ottimi, altre scarsi, a quel che sento dire. però sta casa editrice è riuscita ad impiantarsi stabilmente, è diventata abbastanza grande e si è fatta un nome. i risultati mi sembrano evidenti. negli ultimi 15 anni è quella che si è sviluppata di più. guarda invece fandango, che pure non è male e ha dietro grossi nomi, si regge su baricco e la holden. sembra, almeno.

Beh, ti rispondo con un link.
Aspetta.
http://www.minimumfax.com/corsi.asp#inizio

Il discorso economico direi di accantonarlo:).

Questa poi è più eloquente ancora:
http://www.minimumfax.com/corsi.asp?corsiID=18

Per quello volevo concentrarmi sulla smania-states. Mi incuriosisce molto. Non mi interessa scrivere a chi risponde, di norma, solo alle mail sui corsi:). Con grande attenzione dedicata alle modalità di pagamento. Questo "corsaro" corsismo ha avuto inizio diversi anni fa.

Quindi ripeto le domande del 14.
e aggiungo... quale casa editrice italiana riesce a mantenere struttura, redattori, grafici, pagamenti delle tipografie etc soltanto con le vendite dei libri? A che gioco stiamo giocando?

14. Franco, io una domanda del genere proverei a fargliela anche alla Fernanda Pivano... che ormai è diventata una specie di Platinette degli scrittori americani.

Della minimum fax leggo soprattutto i "classici" americani anni '50. Se vai a sfogliare il catalogo troverai che i nomi italiani ci sono ma sono Christian Raimo e Valeria Parrella. T'ho detto tutto.

Quanto ai corsi, ti cito Carver quando parlava del "mestiere di scrivere"... ovvero: $$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$

Sì, direi che ci siamo.;).

ma solo loro possono risponderti sulla smania-states. non altri. secondo me c'è una parte di passione nei confronti di certa letteratura, e una parte di calcolo economico, why not?
però sono domande a cui ti possono rispondere solo coloro che ci lavorano. sui corsi, onestamente non ci vedo niente di male. non hanno prezzi proibitivi. poi, sono dell'idea che queste cose dipendano moltissimo dalle persone che li tengono, e anche da quelle che ci vanno. ho seguito dei corsi a pagamento, e davvero la loro bontà dipende solo da chi li tiene. piuttosto, come mai le facoltà umanistiche non fanno fare stage in case editrici? questa sarebbe una buona cosa.
e tu, gf, a che gioco vuoi giocare?
secondo me, nessuna casa editrice si mantiene con le vendite dei libri. solo con quelle. o le persone che ci lavorano non percepiscono stipendi (il che è anche possibile). i grossi gruppi editoriali, beh, c'è bisogno di parlarne?
i piccoli, si arrangiano, a quel che vedo. poi, non so, davvero.

23. Secondo me la passione c'è. Sicuramente. C'è da sperare tuttavia che questa non accecchi la credibilità e non vada ad intaccare il livello e la qualità delle pubblicazioni. Hanno preso certe cantonate con autori minori (americani e non)...

"piuttosto, come mai le facoltà umanistiche non fanno fare stage in case editrici? questa sarebbe una buona cosa.
e tu, gf, a che gioco vuoi giocare?"

> Potenzialmente sì, diverse Università hanno previsto accordi con vari enti o aziende (Rai incluse). Dipende dalla richiesta di entrambe le parti. Le agevolazioni sono chiare per tutte. Ma poi gli stage farlocchi o quasi figli dei Corsi periodici (c'è chi li fa senza sosta...) perdono l'unica ragione di frequentarli. La promessa - la speranza - di un lavoro.

Il mio gioco è la demistificazione delle tante troppe bugie, almeno nell'ambito che conosco meglio. Credo che l'editoria italiana sia un gran vaso di Pandora, basta stapparlo. Come si suol dire, "il più pulito c'ha la rogna". Io gli onesti li cerco da anni, col lanternino. Gli onesti e i trasparenti, dico.

Per ora ho trovato un pazzo e un suicida, Campana e Morselli.
Autori, non editori.

Avrei detto Bianciardi, se non mi suonasse curioso/odioso che il grande anarchico campasse con le traduzioni e non per i minori, e con tanto tanto Feltrinelli. Facile sputare nel piatto, a panza piena.

Goldoni scriveva tantissimo. Alfieri no.
Goldoni doveva camparci. Alfieri no.
Grandi entrambi, o no?
Credo che ci siano così tante cose da considerare, per ogni caso. Mettiamola così. Io non so. Mf ha cominciato a fare corsi in un periodo di magra. Aveva un suo nome, ma le vendite non andavano. Si son detti, perché no? proviamo. L'hanno fatto, che so, per non fallire. Per raggranellare dei soldi che gli servivano a pagare le persone che lavoravano per loro, al tempo stesso, iniziare al lavoro le persone, poteva essere una buona cosa. i prezzi che facevano, ora non so, non ho guardato, non erano alti. il livello dei corsi non ho idea. però mettiamo che siano nati, 'sti corsi, per motivi come questi. hanno funzionato e sono andati avanti. ne hanno fatti di nuovi. se li fanno bene, io non mi sento di dire che fanno male a farli. dicevo prima, la fandango si appoggia sulla holden. e per la holden si sborsano fior di quattrini. eppure, sempre meno che per un master mondadori. e dalla holden qualcuno fra quelli considerati delle buone promesse, son venute fuori, si dice. Tipo Pietro Grossi, e tipo Cristiano Cavina. Il primo per Sellerio, il secondo è su Marcos y Marcos. Non li ho letti, ma a quel che si legge in giro non sembrano così male. E parlo anche di recensioni non di. Poi, vattelappesca. Ecco. Non è editoria, ok. Ma allora, quelli che, non so, hanno un loro lavoro, normale etc, e si fanno editori per passione? Magari non è che sono entusiasti del loro lavoro, non so, e però gli serve per poter dedicarsi alla loro passione. E se uno sa giusto lavorare con i libri, ecco, si dice, aggiungo l'utile. Vorrei che questo fosse il mio lavoro, ecco, ho una casa editrice, è difficile mandarla avanti bene. Se mi trovo un altro lavoro, magari non riesco a dedicarci il tempo che vorrei, che sento necessario. Perché, allora, non lavorare, e nel frattempo insegnare a qualcuno a fare questo lavoro, facendo corsi di formazione? Ho un'entrata aggiuntiva, e posso dedicare a questo lavoro tutto il tempo. Faccio per dire, eh.

Si potrebbe pensare ad un esercizio di stile o peggio ad un culto del nulla. Ma si sbaglierebbe. La natura della scrittura di Barthelme non è l?autocompiacimento, ma, al contrario, la ridicolizzazione dei significati. Per questo ogni rigo svergogna il precedente - si bruciano i ponti, dicevo più su - con un coraggioso senso del sacrilego?

Ridicolizzazione dei significati: cioè? Due sono le direzioni aperte da questa affermazione; 1) il nichilismo letterario 2) il senso diciamo "ludico" della scrittura, cioè quello che io chiamo "lo scrivere per scrivere", ovvero una dimensione ludica dove non sempre quello che si scrive deve necessariamente essere inquadrato o avere un significato. This in my opinion, chiaramente dovrei leggerlo!

27. Interessante ma usciamo dal tema, andiamo nel forum...
apri un thread e poi ti seguo, volentieri.

28. Ti posso dire quello che ho capito leggendo. Barthelme mi sembra un gran malinconico, ma penso che ci creda, in quello che scrive. Non so quindi se si tratti di nichilismo letterario. Sicuramente era un "laico" letterario - passami il termine. Sono più propenso ad un'interpretazione aperta, diciamo un non-sense controllato - passami anche l'ossimoro. Si tratta credo di strafottenza lucida, verso il lettore - che si trova davanti un'opera ostica - e verso le forme narrative più ortodosse.