Barley Nigel

Il giovane antropologo

Autore: 
Barley Nigel

Opera prima dell’antropologo e scrittore inglese Nigel Barley, classe 1947, “The Innocent Anthropologist: Notes From a Mud Hut” (1983), tradotto in Italia dalle Edizioni Socrates nei primi mesi del 2008, “Il giovane antropologo” è un libro a metà strada tra il romanzo di formazione e l’atipico diario di un giovane studioso impegnato nella sua iniziatica prima missione all’estero.

Caratterizzato da una intelligente e dissacrante ironia, dal fascinoso intento di restituire tutti gli aspetti della cruda realtà di un viaggio come questo al centro dell’attenzione, demistificando l’aura di “sacralità e divino distacco” (p. 11) che avvolge gli antropologi, il libro è composto sia dalle memorie dell’incontro con la tribù camerunense dei Dowayo (nome che significa, curiosamente, “Nessuno”) sia da tutti quei dettagli che tendenzialmente troviamo solo accennati nelle opere di intellettuali e ricercatori come Margaret Mead e Claude Lévi-Strauss. Si parte proprio dalla ricerca dei fondi e dalla perplessità dell’autore sul prossimo viaggio: viene da anni di biblioteca, non capisce se la prospettiva di una ricerca sul campo sia un obbligo o un privilegio; non sa davvero come affrontarla. Convinto che in antropologia non manchino affatto i dati, ma manchi spesso l’intelligenza per leggerli, scosso dalla solitudine e dalla frustrazione e dai vizi rivelati nei Diari dell’auctoritas Malinowski, s’appresta a partire e ad affrontare, periodicamente: abnorme e mostruosa burocrazia, malaria e infezioni di ogni genere, invasioni di pipistrelli e scorpioni, denutrizione e solitudine e noia, tragicomici guasti nella comunicazione (basta sbagliare tonalità, nel dialetto Dowayo, per ritrovarsi a parlare di sesso. Nei momenti meno propizi), viaggi per strade sterrate o binari malconci, magari su un treno italiano della Prima Guerra Mondiale (!), e via dicendo.

Barley spiega bene come si spenda il tempo durante queste ricerche: “Nel periodo che ho trascorso in Africa, ho calcolato di aver passato forse l’un per cento del tempo a fare ciò che veramente ero andato a fare. Il resto del tempo lo passai a organizzare, ad ammalarmi, a socializzare, a fare preparativi, ad andare da un posto all’altro e soprattutto ad aspettare. Avevo sfidato le divinità locali con la mia urgenza indisciplinata di fare qualcosa” (cap. 7, p. 110). Mostrando una franchezza e una chiarezza così nette, conquista e convince: aumenta la credibilità del suo reportage sui Dowayo, e ogni singola informazione sul loro conto è come illuminata dalla consapevolezza dei sacrifici e degli sforzi affrontati dal ricercatore. E così, sarà davvero difficile non memorizzare gli appunti dell’antropologo sul culto dei teschi della tribù, ad esempio, o sulla leggenda dell’adozione della circoncisione; massacrato da tasse, dazi e vessazioni nei vari uffici dell’ex colonia tedesca, inglese e francese, regolarmente umiliato da tassisti e doganieri, ambulanti e burocrati, il giovane antropologo è un campione di umanità autentica e coraggiosa.

Destinato a venire incontro a quei lettori che si sono sempre domandati cosa significasse affrontare un viaggio del genere, e a chi crede ancora che la rivalità tra missionari e ricercatori universitari, nelle ex colonie, sia drammatica e fondata sugli antichi pregiudizi (cfr. p. 33), questo libro sa commuovere e divertire chi sta per tornare o per partire alla volta di tribù o popolazioni in difficoltà: assieme, demistifica e svela i retroscena che nessuno sembrava voler raccontare, per ragioni facilmente prevedibili.

Scoprendo quali siano gli animali più temuti dai Dowayo (i gufi!), quale la funzione dei tribunali (intrattenere la tribù) e delle elezioni (votare l’unico candidato dell’unico partito), quale la speciale dieta (miglio, miglio e miglio) e la differenza tra Dowayo di montagna (più ostili?) e di pianura, ci accorgiamo di quale sia il costo umano di questo tipo di ricerche. Anni di vita dedicati ad aggiungere qualche capitolo alle conoscenze su piccole tribù: patendo e rischiando, in primis l’equilibrio nervoso.

La ricerca è una missione. Leggerne non è soltanto divertente: è formativo. Altrettanto formativo e sicuramente triste, per noi italiani, è accorgersi che l’ultimo capitolo è dedicato a una tribù che ben conosciamo; quella dei nostri concittadini capitolini che tendono a sfruttare e saccheggiare i turisti della Città Eterna. I veri Dowayo, tutto a un tratto, sembrano essere i padroni dell’albergo che rifiutano ogni responsabilità sul furto di denari e documenti nella camera del ricercatore; e la triste processione di denunce, per commissariati e ambasciate, è accompagnata dall’osservazione sul campo del malessere e dell’incredulità di quei cittadini inglesi che hanno visto rovinata la loro vacanza da ladruncoli. A sentire Nigel Barley sembra sia prassi.

Ecco, mi sembra giusto segnalare che l’umiliazione del lettore è grande; quando si legge della fiducia con cui lo studioso riparte per l’Europa, convinto di ritrovare comfort e sicurezza e adeguate condizioni igieniche, ci si ritrova ad appurare che l’ultimo lembo di Africa Nera è proprio la nostra Italia. Ce n’è di strada da fare, la civiltà è una conquista continua. E la ricerca non conosce fine.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Nigel Barley (Kingston-on-Thames, Inghilterra, 1947), antropologo e romanziere inglese. Si è diplomato in lingue moderne a Cambridge e ha conseguito un dottorato in antropologia a Oxford. Tra 1981 e 2003 è stato nell’equipe di ricercatori del dipartimento di Etnografia del British Museum di Londra.

Nigel Barley, “Il giovane antropologo”, Edizioni Socrates, Roma 2008.
Traduzione di Paolo Brama e Francesca Sabani.

Collana: Paesi, parole. “Il nome della collana è un invito a emigrare verso altri orizzonti, abbandonandosi ai testi e alle immagini di paesi diversi, lontani nello spazio e nel tempo. Con la parola ‘paesi’ si evoca il senso positivo del confine che racchiude e definisce culture eterogenee, modalità diverse di pensare e di vivere. Questo confine può essere attraversato dalle ‘parole’ con cui le esperienze si confrontano e si arricchiscono a vicenda” – si legge nel catalogo delle Edizioni Socrates.

Prima edizione: “The Innocent Anthropologist: Notes From a Mud Hut”, 1983. 

Approfondimento in rete: Paradiso degli Orchi / Back in Black / Wiki en / Modus Vivendi.

LIBRI delle EDIZIONI SOCRATES recensiti in LANKELOT:

Trocchi Alexander - Giovane Adamo (a cura di G.F.)

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Aprile 2008

ISBN/EAN: 
9788872020319

Commenti

Opera prima dell?antropologo e scrittore inglese Nigel Barley, classe 1947, ?The Innocent Anthropologist: Notes From a Mud Hut? (1983), tradotto in Italia dalle Edizioni Socrates nei primi mesi del 2008, ?Il giovane antropologo? è un libro a metà strada tra il romanzo di formazione e l?atipico diario di un giovane studioso impegnato nella sua iniziatica prima missione all?estero...

"Anni di vita dedicati ad aggiungere qualche capitolo alle conoscenze su piccole tribù: patendo e rischiando, in primis l?equilibrio nervoso."
> ecco, quando si leggono (o si vedono i documentari o le foto) i frutti di certe ricerche, magari non si pensa a questo aspetto.
Ha l'aria di un libro piuttosto originale e di una voce fuori dal coro.

Ma come sei arrivato ad un libro come questo?

Mi è piaciuta molto questa pagina davvero originale come dice Marina e faccio mia la curiosità di epicentro...

Interessante tutto ma scioccante la conclusione.... soprattutto dove scrivi:
"ci si ritrova ad appurare che l?ultimo lembo di Africa Nera è proprio la nostra Italia".

...

"questo libro sa commuovere e divertire chi sta per tornare o per partire alla volta di tribù o popolazioni in difficoltà: assieme, demistifica e svela i retroscena che nessuno sembrava voler raccontare, per ragioni facilmente prevedibili."

Diverso e interessante.
Oltre l'idolatria del viaggiare, oltre la falsa patina dorata che nasconde il risvolto meno piacevole della medaglia.
Grazie sempre.

2. Esattamente. E la cosa affascinante è che la voce fuori dal coro proviene proprio dall'accademia...
qui c'è il suo curriculum:
http://en.wikipedia.org/wiki/Nigel_Barley

approccio atipico, humour inglese.

3, 4. Negli anni dell'Università, e subito dopo, avevo letto - per i soliti deviati percorsi personali - diverse opere di antropologia che mi erano rimaste impresse, per varie ragioni. Che so: Bateson, "Verso un'ecologia della mente" (segnalato dalla Prof.ssa Pagliano), Mead, "L'inverno delle more" (dono di mio padre), qualcosa di Levi-Strauss e l'ormai famigliare a tutti Volker Sommer (recensione di "Grazia", credo).
Se consideriamo Castaneda ancora un antropologo, avevo letto molto anche lui:) (biblioteca paterna).

C'è un lettore speciale di Lankelot che è molto attento alle mie schede e ai miei gusti, e mi ha parlato di questo libro mettendomi in contatto con l'ufficio stampa della casa editrice. Il resto è qui;).
http://it.wikipedia.org/wiki/Gregory_Bateson
e
http://it.wikipedia.org/wiki/Margaret_Mead
e
http://www.lankelot.eu/index.php?tag=volker-sommer

4. Purtroppo è la cosa più scioccante. In un libro che dileggia la burocrazia e affronta con umanità l'arretratezza e la civiltà "altra", chi ne esce peggio sono i romani. Credo che Barley abbia nutrito una certa nostalgia per la malaria, dopo tutti quei furti.

5. Ave Angela:). Grazie a te. Credo che sia un regalo ideale per gli innamorati dell'Africa e per gli appassionati di antropologia. Anche se, come romanzo di formazione, è ideale proprio per quegli universitari che si apprestano - soprattutto sociologi e antropologi - ad applicare il metodo dell'osservazione partecipante.
Sarebbe stato bello leggere Barley a 23 anni.

Barley è uno dei miei punti di riferimento da anni. La recensione è un po' prolissa, ma rende bene la poetica di fondo.

grazie, Charlie:)

Sempre sul Camerun: stavolta, narrativa.
Segnalo l'esordio di Elizabeth Tchoungui, "La pioggia sia con voi", sorta di romanzo di formazione: parte prima, infanzia e adolescenza in C; parte seconda, sbarco a Parigi e vicissitudini varie (anche editoriali). Narrativa Castelvecchi, volume 11.

bravo franchi. sto leggendo in questi giorni, se riesco ne posterò una nuova recensione.

ave Stefano:).
Ben ritrovato, e benvenuto su Lanke.