Baricco Alessandro

Seta

Autore: 
Baricco Alessandro

“Questo non è un romanzo. E neppure un racconto. Questa è una storia. Inizia con un uomo che attraversa il mondo, e finisce con un lago che se ne sta lì, in una giornata di vento. L’uomo si chiama Hervè Joncour. Il lago non si sa. Si potrebbe dire che è una storia d’amore. Ma se fosse solo quello, non sarebbe valsa la pena di raccontarla. Ci sono di mezzo dei desideri, e dei dolori, che sai benissimo cosa sono, ma un nome vero, per dirli, non ce l’hai…”
Baricco, come Flaubert, voleva scrivere “un libro fatto di niente”, afferma Pietro Citati dalle colonne de “la Repubblica”. Un niente che viene, però, tradotto in ventotto lingue diventando un successo internazionale.
Soie in francese, Seide in tedesco, Seda in casigliano: Seta conferma il successo dello scrittore torinese, che dopo “Castelli di Rabbia” ed “Oceanomare” sovverte il suo scrivere rinunciando all’andamento barocco, all’instancabile girandola di visioni coagulate in mille registri differenti, alle pagine sovraccariche di immagini stratificate in molteplici livelli stilistici per arrivare a giocare di sottrazione e puntare all’essenzialità che fa di questi cento fogli un ricamo lieve ed elegantemente semplice.
Il titolo, infatti, non si limita ad evidenziare il fulcro attorno al quale ruota l’intera vicenda ambientata tra le filande della minuta cittadina di Lavilledieu nel sud della Francia, riferendosi invece alla delicata trasparenza del racconto che, come un velo, sembra avvolgere il lettore in una carezza appena accennata, quasi sfiorando i suoi pensieri per condurlo in una dimensione lontana dall’attualità, immerso nella magia di un inchiostro che sa attingere al fiabesco riproducendone le atmosfere e le strutture. Con i personaggi che “si muovono in una bolla di vuoto” tra allusioni, sospensioni e silenzi materializzati nel bianco delle righe interrotte a mò di versi ed il grande motivo del viaggio a far loro da sfondo: “un viaggio di cui vengono semplicemente sciorinate le tappe in rapida successione, ripetendosi a distanza nelle sessantacinque brevi sequenze, come un refrain o un'eco”, quasi a sottolineare la ritualità tipica della fiaba appunto. La cornice incantata del Giappone con i suoi rituali legati alla tradizione millenaria, dona fascino ad una scrittura capace di dipanarsi con la preziosa solennità dell’haiku che non abbellisce, ma guarda ed in poche sillabe trasmette parole che colano dagli occhi facendo germogliare nella testa gocce di poesia. E lo sguardo si perde in quello che diventa un lago, lo stesso lago chiamato prima mare, poi il demonio, l’ultimo, il santo; lo stesso lago di fronte al quale Hervè consuma il resto del suo tempo “in una liturgia di abitudini che riescono a difenderlo dall’infelicità”.
Amore, dolore, erotismo, morte, bonaria follia, piovono davanti scrosciando languidi: spettacolo quieto eppure capace di inchiodarsi nella memoria con soave bellezza.
Hector Biancinotti, del resto, decanta l’innegabile valore di “Seta”, evidenziando quanto, attraverso questo libello, Baricco sembri accogliere e testimoniare l’eredità delle “Lezioni americane” di Calvino mettendo in pratica almeno tre dei cinque consigli per il duemila, formulati dallo scrittore di origine cubana. Leggerezza, rapidità ed esattezza costituiscono, infatti, caratteristiche fondanti della sua narrazione, ancora una volta figlia dell’ impeto irresistibile di voler dare voce ad una storia che questa volta, però, fa della brevità il suo cardine rispondendo perfettamente - come prima di lui avevano già saputo fare Kafka con le sue novelle, James con i suoi racconti e Borges - all’esigenza di chi, a fronte di una routine massacrante, avverte il bisogno di leggere opere concise, ma ben scritte, piccole e tuttavia dense di materia. Baricco dà vita ad un delicato racconto di altri tempi ambientato nel lontano 1861, quando “l’illuminazione elettrica era ancora un’ipotesi ed Abramo Lincoln, dall’altra parte dell’Oceano, stava combattendo una guerra di cui non avrebbe mai visto la fine”. Il lontano 1861, anno in cui Flaubert stava scrivendo il suo “Salammbò”, puntualizza l’autore, quasi a voler rimarcare la sua fratellanza col francese, unico esplicito riferimento letterario presente all’interno di queste pagine cesellate con meticolosa precisione, pagine capaci di oscillare con maestria tra la trasparenza dei dialoghi e lo splendore delle immagini regalandoci un libro gioiello, limpido come il suo stesso titolo.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Alessandro Baricco (Torino, 1958), romanziere, critico e saggista italiano. Laureato in Filosofia con una tesi su Adorno e la Scuola di Francoforte, diplomato in pianoforte al Conservatorio. Ha scritto cinque romanzi (Castelli di rabbia, Oceano mare, Seta, City, Senza sangue), due testi teatrali (Novecento, Davila Roa) e due libri di saggistica (Il genio in fuga, L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin). Ha raccolto alcuni suoi articoli in Barnum, Barnum 2 e Next. Recenti i successi a teatro di Totem e City Reading Project.

Ha creato a Torino la scuola di scrittura “Holden”, dedicata alle tecniche narrative. Omero, Iliade, il suo ultimo lavoro pubblicato.

Alessandro Baricco, “Seta”, Rizzoli, Milano, 1999.
Prima edizione: 1996.

Approfondimento in rete:Rcslibri

Baricco in Lankelot:
Baricco Alessandro - Castelli di rabbia - AngelaMigliore
Baricco Alessandro - City - AngelaMigliore
Baricco Alessandro - Novecento - rapace
Baricco Alessandro - Oceano Mare - AngelaMigliore
Baricco Alessandro - Questa storia - emma
Baricco Alessandro - Senza Sangue - acherusa
Baricco Alessandro - Seta - AngelaMigliore
Baricco Alessandro - Seta - Salerno

Angela Migliore, marzo 2005
Originariamente apparso su Lankelot.com

ISBN/EAN: 
8817106259

Commenti

Un testo noioso, nonostante l'esiguo volume di pagine. Baricco è, a mio personalissimo parere, un sopravvalutato: Castelli di rabbia e Oceano mare sono accettabili, il resto è da dimenticare.

La reale possibilità di confronto, ora potenziata anche attraverso i commenti, è tra le caratteristiche più belle del sito per cui scriviamo. Sapevo del tuo parere negativo su Baricco, Léon. Ne ho letto sul forum del vecchio Lankelot.com. Personalmente ho aspettato che passasse di moda, per leggerlo. Con City ho registrato il declino, ma per i libri precedenti ho una considerazione altra rispetto alla tua, che traspare in maniera nitida anche da queste mie pagine. Per cui credo sarebbe interessante avere delle tue recensioni sugli stessi romanzi. Che ne dici?

Ho letto Baricco molti anni fa, ammetto: Oceano mare, Castelli di rabbia, Seta e Novecento. é possibile che mi avvicinai anche ad un altro suo scritto di cui ora non ricordo. la sensazione sui primi due fu: "carino, ma manca qualcosa". "Seta" l'ho trovato pesante. Più in generale, non mi ha convinto il retrogusto che i testi mi hanno lasciato. E dubito che mi coinvolgano oggi, ma, sai, non si può mai dire. Piuttosto, ho visto (già in Lankelot 1) che hai recensito tutto Erri De Luca, di cui ho letto solo "Non ora, non qui". é un autore dalle indubbie doti narrative, ma non ho ancora capito se mi piaccia o meno. Va be', questo è argomento da sviluppare in un post su De Luca (magari li mi dici di più...). Tornando a Baricco, che dirti? i libri li ho ho ancora qui, a portata di mano. Vedremo...

Ok, vedremo.
*
Quanto a De Luca, mi mancano ancora i libri meno noti e quelli pubblicati presso case editrici minori. Piano piano, conto di completare. Si punta all'opera omnia.

Si vede proprio che De Luca ti ha rapito:) Complimenti per le recensioni: leggerò le prossime con attenzione e vediamo se aquisto altri testi.

:)

Ho cominciato a zoppicare come lettore di Baricco proprio a partire da questo testo. Tu parli di "Amore, dolore, erotismo, morte, bonaria follia, piovono davanti scrosciando languidi: spettacolo quieto eppure capace di inchiodarsi nella memoria con soave bellezza" > io trovai artificio, e debolezza, e silenzio dell'ispirazione. Forse avevo attese eccessive; o forse ero cambiato negli anni, e di questa sua scrittura ero saturo. Sentiamo gli altri.

scrittura leggera leggera, una didascalia lunga cento pagine : peccato manchi la foto.
manca persino di precisione, molte parole sembrano scelte a caso, molto male per un filosofo.
pretesa poesia, cioè negazione della poesia.
trama interessante, cioè : spunto interessante : verrebbe da farci un libro.
anche calvino, a volte, non è che..

Caro Marco, che piacere ritrovarti e rileggerti.
Un abbraccione.