Baricco Alessandro

City

Autore: 
Baricco Alessandro

«Il mio libro l’ho intitolato “City”, perché dice cosa questo libro è sempre stato, nella mia testa. Una città. Non una città precisa. L’impronta di una città qualsiasi, piuttosto. Il suo scheletro. Pensavo alle storie che avevo in mente come a dei quartieri. E immaginavo personaggi che erano strade, e alle volte iniziavano e morivano in un quartiere, altre attraversavano la città intera, infilzando quartieri e mondi che non c’entravano niente uno con l’altro e che pure erano la stessa città. “City”».
Baricco sforna il suo ennesimo romanzo ad incastro, dove la realtà si mescola alla fantasia e dove più voci si fondono in un canto unico. Ma la magia di “Castelli di rabbia” ed il fascino del pur discusso “Oceano mare”, sono ben lontani. È polifonia disarmonica, stavolta, e l’orecchio avverte acuti striduli, note dissonanti, battute in affanno, ritardi e tempi morti: le storie si stendono una sull’altra accavallandosi in una melodia confusa, sincopata e disomogenea. Non riesce l’incantesimo della favola moderna, non riesce la contaminazione di generi e l’impressione è quella che l’autore abbia voluto troppo insistere su un meccanismo ormai abusato, dando vita ad uno scrivere che finisce col risultare forzatamente eccentrico. Più che riprodurre l’ossatura di una città il romanzo sembra delineare i contorni del pittoresco universo circense, sgargiante di trucchi, di lustrini e di luci che si spengono nella malinconica finzione dell’allegria dipinta sul volto dei clown.
Cantastorie ed illusionista di talento, lo scrittore torinese danza sulla pista viscida della narrazione in bilico tra verità e menzogna, alternando pagine che potrebbero esser quasi definite veriste, all’irrealismo sul quale si fonda l’architettura dell’intero libro, non mancando di inciampare nel frammentario susseguirsi di episodi che spesso, per sua stessa ammissione, paiono avere nessuna attinenza gli uni con gli altri. Episodi che tratteggiano profili appartenenti ad un’umanità stravagante, composta da personaggi che non si fatica ad accostare a figure venute fuori da cartoni animati, da fumetti, da film e dalla cronaca sportiva. Baricco li definisce le strade della sua “City”, grandi e piccole: vie del destino, alcune; sentieri di passaggio che sfumano nel nulla, altre. E ce ne sono così tante che diventa facile perdersi. «C’è un barbiere che il giovedì taglia i capelli gratis, uno che è un gigante, un altro che è muto. C’è un ragazzino che si chiama Gould, e una ragazza che si chiama Shatzy Shell (niente a che vedere con quello della benzina). Ci sono dei professori, della gente che gioca a calcio, un bambino nero che tira a canestro e ci becca sempre, e c’è anche un generale dell’esercito. Gente. Strade».
Gould (da sottolineare l'omonimia col famoso e altrettanto precoce pianista): il ragazzino difficile, il genio disadattato, impegnato a far la spola tra casa ed università, scortato dai suoi amici immaginari Diesel, l’armadio ambulante e Poomerang il forzato taciturno. Lontano dai genitori, ad inseguire la conquista di quel Nobel che pare più un premio da ottenere per senso del dovere che non per soddisfazione personale. Chiuso in bagno a fantasticare sulla boxe.
Shatzy: trentenne sgangherata, improvvisatasi baby-sitter. Con le foto di Eva Braun e Walt Disney perennemente dietro e con in testa la fantasia di voler realizzare un western.
Boxe e western: le due fughe di Baricco dalla contemporaneità in cui è ambientato il romanzo, «i due quartieri della “City”, spostati un po’ indietro nel tempo» a far da scena all’epopea a puntate del pugile Larry Gorman nella sua scalata al titolo mondiale; a raccontare la polvere ed il vento di Closingtown. Tutte storie, barlumi di vite vissute e non, che compaiono ad intermittenza per poi sparire rapidamente, nel tentativo di confluire in un'unica grande trama, che però sembra svilupparsi con eccessiva tortuosità. Un po’ come passeggiare per i vicoli della bella Napoli, volendo insistere sul parallelo urbanistico proposto dall’autore in primis.
Squarci meravigliosi, ma scarsa linearità, discese e salite che si inseguono, squallore e poesia, e sampietrini dispettosi a sfidare i tacchi e i passi. Ci si ferma dinanzi ad alcune immagini, si assapora la suggestione di uno stile che a tratti conquista e a tratti stanca e si arriva ad anelare la conclusione, non senza aver riportato lo sguardo sulle righe attribuite al professor Kilroy. Quel “Saggio sull’onestà intellettuale” capace di rappresentare un’interessante forma di ventriloquismo, consentendo a Baricco di esporre le sue riflessioni su un argomento di grande rilievo. «Io ci sto spesso a pensare, a quella faccenda, a cosa significhi essere onesti se sei un intellettuale. È una storia complicata. Non sono mai riuscito a capirci molto. Però so che tutto passa da lì, che è lì che si decide quanto facciamo schifo, o quanto, invece, riusciamo a essere uomini giusti. Così ho preso Mondrian Kilroy e gli ho fatto scrivere quel Saggio: mi sembrava un tipo abbastanza ingenuo, e pulito, per poterlo fare. A leggerlo sembra una denuncia dei vizi altrui, ma non è solo quello: è anche un’autodenuncia, e un modo di guardarmi allo specchio. Non è che quello che si vede sia una meraviglia. Ma chiudere gli occhi, quello non mi va di farlo. Così quelle pagine le ho scritte e poi non le ho tolte».


EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Alessandro Baricco (Torino, 1958), romanziere, critico e saggista italiano. Laureato in Filosofia con una tesi su Adorno e la Scuola di Francoforte, diplomato in pianoforte al Conservatorio. Ha scritto cinque romanzi (Castelli di rabbia, Oceano mare, Seta, City, Senza sangue), due testi teatrali (Novecento, Davila Roa) e due libri di saggistica (Il genio in fuga, L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin). Ha raccolto alcuni suoi articoli in Barnum, Barnum 2 e Next. Recenti i successi a teatro di Totem e City Reading Project.

Ha creato a Torino la scuola di scrittura “Holden”, dedicata alle tecniche narrative. Omero, Iliade, il suo ultimo lavoro pubblicato.

Alessandro Baricco, “City”, Rizzoli, Milano, 1999.

Approfondimenti in rete: Wikipedia

Baricco in Lankelot:

Baricco Alessandro - Castelli di rabbia - AngelaMigliore
Baricco Alessandro - City - AngelaMigliore
Baricco Alessandro - Novecento - rapace
Baricco Alessandro - Oceano Mare - AngelaMigliore
Baricco Alessandro - Questa storia - emma
Baricco Alessandro - Senza Sangue - acherusa
Baricco Alessandro - Seta - AngelaMigliore
Baricco Alessandro - Seta - Salerno

Angela Migliore, aprile 2005
Originariamente apparso su Lankelot.com

ISBN/EAN: 
9788817865630

Commenti

"Più che riprodurre l?ossatura di una città il romanzo sembra delineare i contorni del pittoresco universo circense, sgargiante di trucchi, di lustrini e di luci che si spengono nella malinconica finzione dell?allegria dipinta sul volto dei clown" - sai che sui clown dovremmo ricrederci? A partire da quel saggio di Starobinski, sul saltimbanco...:)
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"Squarci meravigliosi, ma scarsa linearità, discese e salite che si inseguono, squallore e poesia, e sampietrini dispettosi a sfidare i tacchi e i passi" - sì, ma quando scriveva di boxe qui era davvero grande. Soltanto in quei momenti là, se non ricordo male. Letture di anni fa:)

Sto finendo di leggerlo. L'ho trovato un po' macchinoso, alti e bassi a rotazione veloce, molto eterogeneo. La sottotrama sulla boxe ti cattura, molto accattivante, e anche qualche trattato scientifico-filosofico appare interessante. Per il resto però mi ha lasciato perplesso.

"Cantastorie ed illusionista di talento, lo scrittore torinese danza sulla pista viscida della narrazione in bilico tra verità e menzogna, alternando pagine che potrebbero esser quasi definite veriste, all?irrealismo sul quale si fonda l?architettura dell?intero libro, non mancando di inciampare nel frammentario susseguirsi di episodi che spesso, per sua stessa ammissione, paiono avere nessuna attinenza gli uni con gli altri."

Ecco. Io un senso concatenante ho tentato di trovarlo, ma quando poi questo appare come una forzatura mi rendo conto che siamo lontani da Castelli.

Staff > (Angela, ho trovato la gabola per inserire l'ean riconosciuto da Ibs: basta puntare Bol, dà subito i codici giusti).
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