Barbery Muriel

L'eleganza del riccio

Autore: 
Barbery Muriel

Due le voci narranti de “L'eleganza del riccio”. Renée: Mi chiamo Renée e ho cinquantaquattro anni. Da ventisette sono la portinaia al numero 7 di rue de Grenelle, un bel palazzo privato con cortile e giardino interni, suddiviso in otto appartamenti di gran lusso, tutti abitati, tutti enormi. Sono vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi e, se penso a certe mattine autolesionistiche, l'alito di un mammut. Non ho studiato, sono sempre stata povera, discreta e insignificante. Vivo sola con il mio gatto, un micione pigro che, come unica particolarità degna di nota, quando si indispettisce ha le zampe puzzolenti. Né lui né io facciamo molti sforzi per integrarci nella cerchia dei nostri simili. Siccome, pur essendo sempre molto educata, raramente sono gentile, non mi amano. Tuttavia mi tollerano, perché corrispondo fedelmente al paradigma della portinaia forgiato dal comune sentire. E Paloma: Io ho 12 anni, abito al numero 7 di rue de Grenelle in un appartamento da ricchi. I miei genitori sono ricchi, la mia famiglia è ricca, di conseguenza mia sorella e io siamo virtualmente ricche. Mio padre è un deputato con un passato da ministro, e finirà senz'altro presidente della Camera a svuotare la cantina dell'Hotel de Lassay, la sua futura residenza. Mia madre... Beh, mia madre non è proprio una cima, però è istruita. Ha un dottorato in lettere. Scrive gli inviti a cena senza errori e non la smette di scocciare con i suoi riferimenti letterari.
Renée e Paloma vivono nello stesso condominio, si conoscono appena eppure condividono la stessa “clandestinità”: entrambe fingono di essere esattamente conformi allo stereotipo che sanno di rappresentare e fanno di tutto pur di non uscire dallo schema sociale, mentale e familiare nel quale gli altri le vedono. Eppure tutte e due, separatamente, hanno creato un mondo perfetto e ignoto a chi le circonda, un mondo fatto di libri, di arte, di filosofia, di musica, di riflessioni. Renée, da autodidatta, ha costruito col tempo la sua immensa cultura, ma continua a recitare la parte della portinaia ignorante, antipatica, sciatta e scontrosa. Paloma è cosciente di essere in possesso di un'intelligenza superiore alle sue coetanee, ma continua a fingere di essere un'adolescente nella media. Renée e Paloma osservano ciò che le circonda e la narrazione è affidata ai due personaggi separatamente. I loro mondi, così diversi eppure tanto simili, vengono a contatto grazie a Kakuro Ozu, un elegante e ricco signore giapponese che si trasferisce nel condominio al numero 7 di rue de Grenelle a seguito della morte di uno degli inquilini. Con l'arrivo di Ozu le vite di Paloma prima e di Renée poco dopo ricevono una vivace e stimolante sferzata. Ozu intuisce la reale natura di entrambe e sa creare un contatto tra la portinaia e la ragazzina. Ed è sempre al signor Ozu che Renée riesce a mostrare chi è realmente e a rivelare un suo doloroso segreto.
“L'eleganza del riccio” è un libro che ha avuto, in Francia, ma anche in Italia, un immenso successo. La lettura è facile, il testo scorre leggero, anche se le pagine sono arricchite dal linguaggio sofisticato delle protagoniste e dai rimandi continui ad altre opere e ad altri autori. L'uso dell'ironia arguta e penetrante da parte di Renée e di Paloma è un divertente rimprovero all'ipocrisia classista dei ricchi, i cui pregiudizi e la mania per le apparenze tendono a cancellare l'essenza reale di cose e persone. La figura di Renée surclassa quella di Paloma. Il personaggio della portinaia è forte ed affascinante, riesce a calamitare l'attenzione del lettore. E' proprio lei, infatti, che ci conduce attraverso un suggestivo viaggio alla ricerca della pura bellezza. 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Muriel Barbery è nata a Casablanca, in Marocco, nel 1969. E' docente di filosofia presso l'IUFM, l'Institut universitaire de formation des maîtres (Istituto universitario di formazione degli insegnanti) a Saint-Lô. Vive in Normandia. E' autrice del romanzo “Une gourmandise”, pubblicato in Italia da Garzanti col titolo “Una golosità”. “L'Élégance du hérisson” (L'eleganza del riccio) è stato un caso letterario in Francia e si è aggiudicato diversi riconoscimenti tra cui il Premio Georges Brassens 2006 ed il Premio Rotary International.

Muriel Barbery, "L'eleganza del riccio", Edizioni e/o, Roma 2007.

Traduzioni di: Emmanuelle Caillat e Cinzia Poli

Barbery Muriel - L'eleganza del riccio di monnalisa
Barbery Muriel - Una golosità di angelamigliore

ISBN/EAN: 
9788876417962

Commenti

Amices, segnalo il nuovo articolo di Monnalisa, dedicato all'ultimo libro di Muriel Barbery. Integrato l'archivio Barbery, opera prima inclusa;)

buone letture
gf

A dire il vero la Barbery ha scritto solo due libri. E "L'eleganza del riccio" è il suo unico romanzo. A quanto ho visto sembra che sia ai primi posti delle classifiche di vendita. E' un bel libro, ma non immaginavo lo leggessero in così tanti.

Errata corrige: anche "Una golosità" è un romanzo!

"un immenso successo. La lettura è facile, il testo scorre leggero, anche se le pagine sono arricchite dal linguaggio sofisticato delle protagoniste e dai rimandi continui ad altre opere e ad altri autori. L?uso dell?ironia arguta e penetrante da parte di Renée e di Paloma è un divertente rimprovero all?ipocrisia classista dei ricchi, i cui pregiudizi e la mania per le apparenze tendono a cancellare l?essenza reale di cose e persone."

> Sono rimasto impressionato dalle vendite, mi era rimasta molta curiosità di sapere di cosa si trattasse. Grazie a te e ad Angela il quadro è finalmente completo.
Domanda - quali autori e quali opere vengono più "omaggiati" direttamente o indirettamente?

Letto durante le vacanze di Natale, mi riproponevo da tempo di scriverne, ma sono contenta mi abbia anticipata. Un titolo in meno nella mia lunga lista di libri che aspettano di essere recensiti. Quindi, grazie :)
Quanto al bestseller della Barbery, secondo me è un buon libro, ma nulla di tanto eccezionale da farlo assurgere a caso letterario dell'anno.
Buona l'idea della scrittura bifronte col doppio diario delle due protagoniste, sampato in due diversi font e la cui traduzione, tra l'altro, è stata curata da due persone distinte, con conseguenti stili volutamente differenti.
Buono l'espediente del condominio per reggere l'architettura del romanzo e la girandola dei vari personaggi che gravitano attorno a Renée e Paloma. Buono l'intreccio.
Lettura scorrevole e piacevole.
Tuttavia qualche difettuccio lo evidenzierei.
Anzitutto ho trovato a dir poco sciatta l'edizione. L'editor che lavora per Edizioni e/o probabilmente doveva essere in sciopero quando han mandato in stampa questo romanzo. Ci sono errori grossolani, che mi sono tolta lo sfizio di evidenziare durante la lettura e che riporto qui per piacere di pignoleria.
Pag. 147 (un'incomprensibile scatto)
Pag. 198 (sogniamo)
Pag. 244 (Esattamente come ogni tavolo partecipa di un'essenza che le imprime una forma...)

A parte le sviste ortografiche, ho trovato pedanti ed autocompiaciute alcune "riflessioni" di carattere filosofico-esistenziale, intervallate al racconto.
Nel senso che, apprezzo l'intento di dare alle protagoniste un certo spessore sul piano psicologico, ma non occorre sciorinare compendi di filosofia in stile accademico. L'impressione, a tratti, è stata che la Barbery volesse utilizzare il romanzo come mero espediente per mettere in mostra il proprio sapere. E la cosa mi ha stuccata alquanto.

Ultimo appunto: sgradevoli contraddizioni.
L'eleganza del riccio sembra voler ribadire quanto l'apparenza sia ingannevole, quanto bisogna emanciparsi da certi stereotipi, ma poi non evita di cadere vittima di consumati cliché.
Ricchi dipinti esclusivamente come arrivisti, insensibili, privi di ogni qualità (genitori Paloma).
Adolescenti massificate, vuote e schiave delle mode (Colombe, sorella Paloma).
Anziano giapponese manierato e di gran cultura (Ozu)
Figlio del grande critico che cede alla droga per compensare gli squilibri derivanti dal rapporto di amore-odio verso il padre.
Profonde amicizie tra i meno abbienti, esclusivi rapporti di interesse tra altolocati.
Ecc ecc... 
Insomma l'autrice insiste sulla necessità di arrivare all'essenza, svelandoci l'interiorità di Renée e Paloma, entrambe distanti anni luce dall'immagine che di loro si ha dall'esterno.
Invita a scardinare certi luoghi comuni, ma non si accorge di avallarne altri, non meno infelici.
Un paradosso che sa di facile populismo, di demagogia spicciola. No?

4- Quanto alle opere omaggiate, se on ricordo male cita "Alla ricerca del tempo perduto" di Proust, "L'ideologia tedesca" di Marx. Occhio di riguardo per la letteratura russa, con i gatti di Renée che ereditano i nomi dai personaggi di Tolstoj.

6, 4.
Siamo sulla scolastico, quindi, niente di inatteso o di degno di stupore. Mmm.
5. Ammazza che appunti che avevi:). Potente approccio all'opera, Angela. Scrivine lo stesso, se ti va. Mi sembra che la carne al fuoco sia tanta... e il profumo è buono.

Non so se Angela ne scriverà (personalmente amo leggere sempre cose nuove, ho un po' di orticaria verso l'obbligo morale - che spegne la curiosità - del dover leggere, magari a troppo breve distanza - recensioni sulla stessa opera) ma qui direi che il suo commento integra già molto bene la presentazione del libro fatto da Monnalisa.
Confermo il successo di vendite: anche noi, nel nostro piccolo circolo, abbiamo procurato ben tre copie di questo libro (un successo di poco inferiore - per dire - ad Alberto Angela e alla sua Roma antica, o alla Casta di Stella o al Cacciatore di aquiloni di Hosseini ...)

Sapete che Una golosità non mi era piaciuto, per cui ho evitato l'ulteriore prova. Lo sfoggio di cultura come espediente è di tanti autori (mi viene in mente un altro francese, Peju, di qualche anno fa - magari un giorno recupero la recensione) ed è francamente fastidioso. Così come le sviste ortografiche, concordo con Angela.

A parziale difesa di un testo che comunque non ho letto direi che probabilmente si possono individuare come sempre piani di lettura diversi (tesi sostenuta dal fatto che a trovarlo molto bello sono state colleghe non lettrici forti), per cui (dovreste dirmelo voi che lo conoscete) è probabile si possa rimanere alla superficie del romanzo gustando la trama che a questo punto può non essere infastidita troppo dai riferimenti culturali altri.
O no?

Concordo con Angela in molto punti. E' un libro gradevole ma, come ho scritto, non mi spiego come mai siano in tanti a leggerlo. Evidentemente un passaparola che ha funzionato. L'edizione è piena di piccoli, grandi errori che mi sono divertita a correggere a matita. Operazione filologica che compio sempre!

I riferimenti sono ad autori come Tolstoij, Dostoevskij, Marx, Proust, Guglielmo di Occam, ecc.

P.S. per Angela: "sogniamo" non è un errore. La desinenza della prima plurale è -iamo e non -amo. Anche se può sembrare sbagliato, non lo è. Alcuni accettano entrambe le forme. Un sorriso.

9- Grazie M., per la delucidazione su "sogniamo", sono andata a rispolverare la regola.
Fortuna sia ammessa anche l'altra forma, perchè quella "i", "suona" malissimo.

7/8- Non credo ne scriverò. Ho cercato di sintetizzare la mia opinione nel commento. Sono troppo pigra per bissare un libro di cui è già stata fatta la recensione, devo smaltire gli arretrati. Ma sempre coi miei tempi da bradipo :)

Non l'ho letto. L'ho regalato alla mia ragazza per Natale e l'ha trovato delizioso, molto rosa ma per niente frivolo.

9. Un passaparola che funziona molto bene. Alla mia ragazza l'hanno prestato, poi noi l'abbiamo preso per una nostra amica, quindi...

Io non l'ho letto, e sui refusi, ahimé ultimamente oltre a trovarne nei libri ne leggo anche sempre più spesso nelle recensioni in giro. Anche, ad esempio, nel libro sul Rat Pack, la rece che ho letto su Pulp ne evidenziava un numero fastidioso. Poi parlava anche di un libro...Guanda, mi sembra, che aveva lo stesso problema. Vabbé.

Peccato per questa storia dei refusi in "Rat Pack" - se riesci a rimediarmi copia dell'articolo ti sarò grato.

Ho visto il film,

Ho visto il film, ieri.
Fedele, ma privo di quelle esagerazioni che nel romanzo mi avevano fatto storcere il naso. E' raro, ma in questo caso: celluloide batte carta 1-0.

davvero? merita così tanto?

davvero? merita così tanto?

Il film l'ho visto con

Il film l'ho visto con piacere. Ha il suo spessore e non diventa pedante come invece accadeva col libro. Ma è un mio personalissimo parere da profana, eh! :)

[Barbery - Eleganza del

[Barbery - Eleganza del Riccio]


Mi ha un po' infastidito. Il fatto che sia ben scritto e sia di facile lettura non lo eleva dall'essere un tipico "prodotto" che vende bene perchè spaccia con pillole di saggezza alcune notevoli banalità.


Capisco che potrebbe avere un appeal tra i lettori con voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, ma a mio avviso, soffre di uno schematismo di fondo un po' irritante. Nell'ottica della scrittrice, le persone veramente colte, quelle che non fanno sfoggio della loro cultura, non possono appartenere alla upper class, fatua per definizione; tant'è che l'unico soggetto che vi fa parte, la ragazzina, è un'aspirante suicida, tanto disadattata nella famiglia di provenienza quanto saccente per la presuntuosità di aver capito tutto della vita (i capitoli che si riferiscono alla ragazzina sarebbero da saltare in tronco).


Per il resto, alcune uscite, specie nei capitoli della portinaia, colgono nel segno perchè, per quanto "schierata", la scrittrice le fa dire alcune innegabili verità.  E' un libro furbo, la scrittrice è certamente abile ma, ecco, mi ha infastidito la presuntusità dell'intellettuale.

[riccio-man on] Ottimo Man On

[riccio-man on] Ottimo Man On Jupiter, apro parentesi: grazie per questo tuo magnifico contributo al dialogo e alla riflessione sugli autori già schedati. Sognavo che qualcuno si dedicasse anche a questo. Diventerai un esempio:). Ci stai permettendo di rivalorizzare a dovere i commenti. Ti sono veramente grato. Io ai commenti tengo da matti.