“La parola “un avi ossa e rumpi l’ossa” (la parola “non ha ossa e rompe le ossa”). La parola onesta rompe le ossa al ladro di Stato. Di conseguenza la parola onesta è proibita e quella disonesta agevolata. Tre sono i comandamenti dell’uomo di comando: primo, non hai altro dio che la latitudine; secondo, il comandare è meglio del fottere; terzo, per annebbiare la testa alla popolazione organizza una commissione. E, così, dopo dieci anni di furti, spuntò la commissione.” (pag. 174)
Quante volte ci è capitato di ascoltare frasi come “Se la sono cercata”, “Non fanno nulla per migliorare la loro situazione”, “Campano sullo Stato”, “Sanno solo lamentarsi”, “Paghiamo le tasse e loro si godono le pensioni d’invalidità”, “Senza di loro staremmo meglio”, “Perché non votano qualcos’altro?” ?
Tante, troppe volte e talvolta queste frasi saranno uscite anche dalle nostre bocche, le avremo pensate, avremo applaudito chi le avrà pronunciate e forse le avremmo pronunciate anche noi se non avessimo avuto il timore di essere tacciati come razzisti o qualunquisti. Su questo sentimento condiviso qualcuno ci ha costruito un partito, consensi, fortune politiche, un fantomatico stato nordico, qualcun altro le avrà condannate salvo poi scuotere il capo sconsolato di fronte a situazioni che non fanno che ripetersi quotidianamente.
Non sto certo affermando che non esistano situazioni imbarazzanti nel nostro Paese, che non esistano individui che bellamente se ne infischiano della collettività, che esistano ampie zone della penisola che senza farsi troppi problemi vivano sulle spalle degli onesti (si veda anche l’evasione fiscale diffusa da nord a sud), che esistano meccanismi ben oliati che succhiano sangue alle Istituzioni e perciò agli stessi cittadini. Affermare il contrario sarebbe da stupidi, per non utilizzare epiteti peggiori. Ma è anche vero che ridurre determinati fenomeni e situazioni che imperversano in tutto il Paese è forse l’operazione che fa più comodo allo Stato e al perseverare di questi fenomeni. Le lamentele restano spesso lamentele, vengono assorbite e le situazioni non cambiano, perché per cambiarle bisognerebbe stravolgere ogni cosa.
Spesso affermazioni del genere sono frutto anche della totale ignoranza relativa ad alcuni fatti storici, dell’insidiosa abitudine di ridurre la complessità a slogan, a titoloni sui giornali, a divertite chiacchiere fra una partita di calcio e un aperitivo al bar.
Ignoranza che alberga anche nella mente del sottoscritto che umilmente fa ammenda e ringrazia pubblicamente l’editore Due Punti di Palermo per aver ripubblicato quest’anno un libro straordinario del sociologo Lorenzo Barbera “I ministri dal cielo – I cittadini del Belice raccontano”, uscito precedentemente nel 1980, con la prefazione di Goffredo Fofi e la postfazione di Alessandro La Grassa, presidente del Centro di Ricerche Economiche e Sociali per il Meridione.
Perché ringraziarli? In prima battuta perché non sapevo assolutamente nulla del terremoto del Belice, in Sicilia, che nel 1968 causò quasi 400 morti, un migliaio di feriti e almeno 70 mila sfollati, una catastrofe immane che sconvolse una terra già martoriata da piaghe come la mafia, la mancanza di lavoro e le conseguenti ondate di emigrazione verso il Settentrione d’Italia e il Nord Europa.
Goffredo Fofi nelle prime righe della prefazione spiega così l’importanza della ripubblicazione di questo eccezionale documento in forma di narrazione orale che ripercorre in maniera quasi cronologica il terremoto, con le sue conseguenze e la lotta nonviolenta dei cittadini per richiedere giustizia, un giusto piano di recupero di questi territori distrutti, liberandosi dai tentacoli della mafia e da uno stato ingiusto e vessatore:
“I ministri dal cielo meritava una nuova edizione per molti motivi. Il principale, a parer mio, è l’attualità delle sue conclusioni: di fronte a un governo ingiusto, a una classe dirigente ipocrita e autoreferenziale, cui importano solamente o innanzitutto i propri privilegi, e che è oggi più distante che mai dai bisogni profondi del paese e da qualsiasi proposito di giustizia sociale, il fondamentale strumento di lotta che rimane a chi non accetta questo iniquo stato delle cose è la disobbedienza civile, di cui questo libro narra uno degli episodi più belli e luminosi della nostra storia civile. E su questo bisognerà insistere. Il secondo motivo è la ricostruzione che vi viene fatta a più voci di un “disastro naturale” e dei modi di reagirvi. Tanto più importante, mi pare, se la si confronta a quanto è poi accaduto in situazioni consimili e in particolare all’ultimo grande disastro italiano, quello del terremoto aquilano, che ha rivelato l’infamia –sì, proprio infamia – della classe dirigente attuale e in particolare dei meccanismi di quello “Sciacallaggio di Stato” chiamato protezione civile.” (pag. 7, Goffredo Fofi)
Sciacallaggio di Stato è quello che si respira anche in questo libro, nulla insomma di troppo diverso da quanto è accaduto a L’Aquila e si sta male perché ci si accorge di come nulla sia cambiato in quarant’anni di storia della penisola. Di fronte al disastro, all’emergenza, a cittadini rimasti senza casa come si comporta lo Stato? Arriva in elicottero, atterra dal cielo (da qui il titolo):
“In tutta la Valle del Belice il giorno 16 gennaio c’era fame e freddo, morti e feriti e bambini senza latte. Perciò quando si sentì il motore di un elicottero tutti gli occhi guardarono il cielo e c’era il corri corri dove l’elicottero calava. E finalmente l’elicottero si posò a terra e tutti ci affollammo verso l’apertura. Da lì uscirà la nostra salvezza, pensammo. E invece uscì Moro, Capo del Governo con la faccia da funerale e con gli occhi che guardavano tutti e non vedevano nessuno. Dietro di lui altri che gli tenevano la cosa. Ma quale latte, quali medicine, quali coperte? E l’aria si fece nervosa. Qualcuno gridò:”Governo magnaccia, qua si muore”. E la massa gridò.”Latte, medicine, coperte”. Moro capì l’antifona e, con una musica lamentosa che pareva padre Pulcino, parlò.”Ora che ho visto coi miei occhi il terremoto, ora che ho sentito con le mie orecchie la vostra voce, ora che ho toccato con mano la vostra tragedia, lo Stato non dormirò fino a quando ci sarà una sola persona che avrà ancora bisogno di aiuto”. Tanta gente pensò e disse.”Al parlare, onesto pare”. Altri pensarono e dissero:”Aranci aranci, cu l’have li guai si li chianci”. E Moro, stretta di mano al sindaco, stretta di mano all’arciprete, stretta di mano al maresciallo, poi gira la faccia di qua, gira la faccia di là e ti saluto il popolo. Dentro l’elicottero e volò via a rifare la scena in un altro paese.” (pag. 28,29),
comportandosi come peggio non potrebbe: lavandosene le mani, arricchendosi ovunque ce ne sia la possibilità, opponendosi ai cittadini, stringendo la mano alla mafia e utilizzando le peggiori strategie repressive per mantenere lo status quo.
E gli abitanti del Belice e tutti coloro che si unirono alla loro lotta rigorosamente non violenta? Non chiesero assistenzialismo, non si sedettero per terra in attesa della pappa pronta, no, si diedero da fare per far valere le proprie ragioni: andarono fino a Roma per chiedere giustizia, parlarono coi politici, organizzarono assemblee partecipate dove tutti avevano il diritto di esprimersi, proposero validissimi piani di recupero della Valle del Belice, pretesero di avere un futuro nella propria terra senza essere costretti ad emigrare, offrirono piani di sviluppo economico del territorio, lottarono a viso aperto contro la mafia.
La loro fu una lotta così appassionata e libera da schemi precostituiti (la quasi totalità dei partiti politici mostrò freddezza e chiusura nei loro confronti) che le mie parole non possono restituire appieno la bellezza e il coraggio di questi uomini che in prima persona sfidarono tutto e tutti per costruire un futuro migliore, non solo del Belice ma di tutta l’Italia. Una storia quella di questo libro che mi ricorda quelle raccolte da Rebecca Solnit nel suo “Un paradiso all’inferno” (Fandango, 2009) dedicato alle catastrofi che hanno sconvolto il mondo, focalizzando la propria attenzione sulla reazione della popolazione, delle persone comuni.
Dai racconti raccolti da Barbera e dalla Solnit emerge un punto in comune: la vitalità e la solidarietà espressa dai singoli cittadini o dalle piccole reti preesistenti e di contro la totale inefficienza dello Stato che mira esclusivamente a creare il panico e ad instaurare una sorta di legge speciale, coi cittadini che da vittime si trasformano quasi in colpevoli, che vengono spogliate di qualsiasi possibilità di partecipare alle sorti del proprio territorio, che devono affidarsi quasi ciecamente nelle mani di uno stato palesemente incapace di risolvere i problemi o quantomeno incapace di risolvere i problemi nella maniera che ci si augurerebbe più corretta e trasparente possibile.
È per questo che “I ministri dal cielo” ha un valore incredibile perché racconta di come il Sud non sia mai stato un corpo inerte in mano solo alla mafia, ai potentati locali, abitato da persone che preferiscono farsi mantenere pur di non fare nulla ma che sono esistiti e che esistono tuttora cittadini che si battono fra mille difficoltà per costruire un futuro migliore per la propria terra.
Se mai qualche simpaticone dalla frase facile dovesse mai leggere questo libro mi auguro che si accorga finalmente che non è così semplice cambiare le cose quando si ha contro lo Stato, le forze di polizia, la mafia, gli interessi locali, quando si comincia ad avere paura per se stessi e per i propri cari, perché non tutti sono uomini come Lorenzo Barbera che non hanno paura di essere arrestati o malmenati, non tutti sono disposti sempre a perdere ogni cosa, perché le minacce fanno male, perché quando di fronte allo spettro dell’emigrazione, della povertà più completa ti propongono qualcosa, alla fine è dura rifiutare per continuare a combattere.
Arrivato all'ultima pagina il mio stato d’animo mescolava rabbia e profonda tristezza ma conservava anche un germoglio di speranza perché la lotta di questi contadini, giovani, madri, meccanici, vecchi, disoccupati, professori è una lotta che non è mai terminata e l’importante è saperla riconoscere, valorizzarla e continuare a raccontarla affinché gli sforzi degli uomini liberi non vadano mai sprecati.
Edizione esaminata e brevi note:
Lorenzo Barbera (Partinico, 1936), sociologo. Il suo impegno lo ha reso uno dei protagonisti della grande esperienza di azione politica non violenta promessa da Danilo Dolci. Ha dato vita nel 1972 al CRESM (Centro di Ricerche Economiche e Sociale per il Meridione).
Lorenzo Barbera, "I ministri dal cielo - I cittadini del Belice raccontano", :Due punti edizioni, Palermo, 2011. Prefazione di Goffredo Fofi. Postafazione di Alessandro La Grassa. Collana Cronografie. Prima edizione, 1980.
Sul web: Cresm:
Andrea Consonni, giugno 2011.
Commenti
[I ministri dal cielo]
[I ministri dal cielo] Cercate questo libro. Regala emozioni che sono difficili da restituire con una recensione. C'è impegno civile, documentazione, racconto orale, passione, tristezza, dolore, sconforto. Una pagina importante della nostra storia da conoscere.
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[barbera] un recupero nobile. Un bellissimo pezzo.
[Barbera] Sì, è davvero un
[Barbera] Sì, è davvero un recupero importante. E' un libro foriero di insegnamenti e spunti interessanti, oltre che una valida ricostruzione di quegli anni. Fra gli spunti anche ridicoli c'è l'incontro dei terremotati coi vari politici, compreso Pertini, e il quadro che ne esce è davvero desolante...e poi ci si chiede perchè esistano alcuni territori in stato di completo abbandono. Desolante è anche constatare come da allora non sia cambiato poi molto...prima, seconda o terza repubblica non è cambiato mai nulla...e quanto accaduto a L'Aquila è sotto gli occhi di tutti.
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[barbera, terremoti] soltanto in Friuli è successo qualcosa di diverso, nel 1976. Qualcosa potrebbe significare, ma servirebbero tanti studi per documentarlo e spiegarlo a dovere...
[Barbera] So poco del
[Barbera] So poco del terremoto del Friuli, qualche servizio visto in tv e poco altro ma dopo aver letto questo libro mi è spuntata la voglia di leggere altro su questi episodi e non solo. Ho citato nella recensione il libro della Solnit proprio perchè esamina le reazioni della popolazione durante varie tragedie, facendo notare come queste tragedie spesso facciano sbocciare relazioni umane per molti inaspettate e una capacità di cooperare in maniera solidale per uscire dalle difficoltà.
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[rai, friuli] segnalazione emotiva e sintetica. Però ci stava...
(I ministri dal cielo).
(I ministri dal cielo). Riflessioni assolutamente trasparenti, soprattutto nel finale; ottimo pezzo e bella segnalazione.
[barbera-ministri dal cielo]
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