Ballard James Graham

Un gioco da bambini

Autore: 
Ballard James Graham

Visivo, “Un gioco da bambini” avanza per immagini. Niente preamboli, nessun giro di parole. Ballard non conosce indugi: costruisce un noir agghiacciante quanto quella verità, nella versione italiana, annunciata sin dal titolo, eppure sulle prime impossibile da accettare. Quella verità a cui il consulente psichiatrico della polizia, Richard Greville, arriverà dopo ripetute indagini e che solo a pensarci sembra incredibile.
Pangbourne, villaggio residenziale a pochi chilometri da Londra, icona dell’ostentata perfezione alto borghese british, diventa teatro di una strage inspiegabile e senza sbavature, consumatasi in dieci brevissimi minuti. Trentadue persone vengono uccise con assurda brutalità e il lettore si trova immediatamente catapultato lì, sulla scena del crimine, sin dalla primissima pagina di questo romanzo costruito per inquadrature man mano sempre più dettagliate.
Verrebbe da pensare si tratti di sceneggiatura cinematografica: in realtà mi piace considerarla scrittura corneale. L’autore sceglie l’occhio come canale di comunicazione privilegiato: l’occhio vitreo della telecamera della polizia, quello apparentemente distaccato del sergente Payne, quello delle macchine da presa della BBC che avrebbero dovuto filmare la splendida realtà del Pangbourne, quello dei video girati dai ragazzi residenti nel villaggio, con scene di vita quotidiana delle loro famiglie intervallate da immagini di lager nazisti, incidenti automobilistici ed esecuzioni nelle camere a gas. Infine quello attento del dottor Greville, capace di scoprire i colpevoli del massacro proprio mediante lo studio caparbio di un fotogramma più volte visto in televisione e intuitivamente captato come possibile chiave di risoluzione del mistero.
La mano di Marion Miller, differentemente da quanto creda l’opinione pubblica, suffragata dalle teorie degli esperti del caso, non apre nessuna serratura. La mano di Marion Miller conduce alla verità. A dirlo, ancora una volta, sono gli occhi. Quello sguardo vacuo nascosto dietro la frangetta bionda e accompagnato dal sogghigno sinistro che sbriciola la sua presunta innocenza.

Perché quel gesto la riporta indietro, dritta alla colpa.

Crollano le ipotesi sulle esercitazioni militari, sul killer solitario, sugli extraterrestri e sul terrorismo internazionale quali possibili spiegazioni della strage, la realtà è meno fantasiosa e più atroce: gli assassini sono i tredici ragazzi del Pangbourne. I presunti figli impeccabili e devoti, ribellatisi al “dispotismo della bontà”, trasformatisi in parricidi e matricidi “per liberarsi dalla tirannia dell’amore parentale”.
Ballard non gioca alla caccia al colpevole, il romanzo va oltre la ricerca della verità, punta a motivarla e renderla plausibile agli occhi dei suoi protagonisti, prima ancora che dei lettori. Frantuma l’aura di tenerezza che gravita attorno alla concezione dell’universo infantile e ne fa la rappresentazione della crudeltà, tanto più intensa, quanto inattesa. Sceglie quella che per antonomasia è riconosciuta come età dell’innocenza per dare volto al male. Inventa tredici spietati assassini e soprattutto un movente che gela il sangue nelle vene.
“Per un atroce paradosso, la vera causa della morte di quei padri e di quelle madri fu il regime d’affetto e di premure ch’essi avevano instaurato nel Village. Quei ragazzi avevano realmente subito un lavaggio del cervello, poiché l’illuminata tolleranza e comprensione dei genitori aveva finito per privarli d’ogni autonomia e per cancellare in loro ogni traccia di emotività”.
Il massacro spezza le catene di un amore esasperato al punto da diventare strumento di coercizione.
E l’esile romanzo dello scrittore nativo di Shangai, centra il punto rottura: ci porta oltre l’apparenza, oltre le vite esemplari, gli ottimi voti e le eccellenti prestazioni sportive di quei figli, cresciuti quasi in uno “stato di deprivazione sensoriale”.
Ci mette di fronte ad un desiderio di fuga che è bisogno dell’errore, dello scontro, del fallimento per arrivare all’affermazione di sé. Crea tredici marionette viziate che recidono il filo dei loro burattinai rei di soffocarli in un universo perfetto.
Ci mostra come l’equilibrio si disintegri arrivando al cortocircuito totale, perchè “in una società totalmente sana, l’unica libertà è la follia”.
 

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

James Graham Ballard (nato il 15 novembre 1930 a Shangai) è uno scrittore inglese di derivazione surrealista, autore di romanzi e racconti di fantascienza, autobiografici e di satira sociale. Fortemente ispirato dalla pittura surrealista, Ballard è prossimo agli autori postmodernisti.

(Fonte: Wikipedia)

James Graham Ballard, “Un gioco da bambini”, Feltrinelli, Milano, 2007

Traduzione di: Franca Castellenghi Piazza
Titolo originale dell’opera: “Running wild”, 1988


Approfondimento in rete:
Intercom  /  Recensione di Buttazzi su Intercom


Ballard in Lankelot:


 

Angela Migliore, luglio 2007

 

ISBN/EAN: 
9788807819766

Commenti

Non ho rispettato l'elenco delle recensioni promesse sul forum, ma prima o poi scriverò anche quelle. Intanto eccovi Ballard, in attesa che Simone pubblichi anche qui le oldies del puntocom.

"Verrebbe da pensare si tratti di sceneggiatura cinematografica: in realtà mi piace considerarla scrittura corneale. L?autore sceglie l?occhio come canale di comunicazione privilegiato:"

> "Scrittura corneale" mi pare definizione nuovissima e molto affascinante. Gran bella scelta.

"?in una società totalmente sana, l?unica libertà è la follia?."

> antitesi della famosa battuta di Evola, a proposito del ribelle come unico individuo sano in una società come questa:).

Aspetto con piacere le impressioni del Ballardiano Paolo. Quanto a Simone, dubito che tornerà a pubblicare le vecchie pagine, mi sembra che abbia deciso diversamente. Prima di chiudere il .com, vedremo di tentare un'ultima opera di convincimento, in Marzo.

Ave, e buon tutto!

2> "Scrittura corneale", mi sembrava rendesse l'idea e tutto sommato suonasse anche bene. Se siamo in due a pensarla così, vuol dire che probabilmente non mi sbagliavo. :)

3> Non ho letto Evola, grazie per aver spiegato il parallelo. Quanto a Simone, conto sulle tue doti persuasive.
A presto.

allora è vero che i genitori perfetti allevano figli matti?
meglio sbagliare qualcosa allora, se poi i risultati sono questi.
Sono rimasta colpita anch'io dalla definizione di scrittura corneale, non l'avevo proprio mai sentita, mi sembra ben scelta.
Di questo libro aveva scritto anche Simone mi pare....

Credo non esistano genitori perfetti, nè tanto meno figli pefetti. Bisognerebbe imparare ad accettare le reciproche mancanze. E' l'ossessione per la perfezione che porta alla "follia".

Scrittura corneale, è un mio "neologismo", a quanto pare azzeccato, visto il consenso riscosso :)

Sì Simone adora Ballard, avevo messo il link ai suoi pezzi sul fu Lankelot.com, ma ora non sono più attivi e quindi li ho eliminati.
Spero prima o poi riproponga le oldies.

(a proposito: adesso, a maggior ragione considerando che lankelot.com è diventato lankelot.eu, prova a convincerlo a ripubblicarli. Io ho fallito nell'impresa più volte. Sarebbe magnifico se (ri)tornasse(ro)).

Proverò, ma non credo di avere un particolare ascendente.

6 la mia era poco più di una battuta, comunque credo che probabilmente Ballard possa riflettere l'ossessione per la perfezione che aleggia nella nostra società (corpo perfetto ad esempio, basta guardare i modelli proposti in sede pubblicitaria. Oppure appunto modelli comportamentali che vorrebbero esser esenti da errori).

OT: Sì, Marina, lo avevo capito. E' che il tuo commento mi ha fatto tornare in mente frasi sentite più di una volta in ambito scolastico. Lì il rapporto genitori-figli è spesso alla base di comportamenti e disagi non indifferenti.

http://xoomer.alice.it/simbuttaz/beaumont.htm

Simone ha linkato, tramite la sua pagina personale, tutti i vecchi pezzi del .com in questo articolo.

http://it.wikipedia.org/wiki/James_Graham_Ballard

Ballard ieri notte se ne è andato..